Archivi tag: Cantiere Navale

Varo del vascello Partenope (autore Filippo Hackert)

Il glorioso Cantiere navale di Castellammare

( a cura di Antonio Cimmino )

Brevi cenni dalle origini ai giorni nostri
I parte (dalle origini al 1860)

Varo del vascello Partenope (autore Filippo Hackert)

Il cantiere di Castellammare di Stabia (coll. Gaetano Fontana)

Già dalla fine del 1500 nella zona di Castellammare di Stabia erano presenti numerosi cantieri navali artigianali, tutti in grado di realizzare imbarcazioni più complesse rispetto alle semplici barche da pescatore. Nel 1780 il primo ministro del re di Napoli, Giovanni Eduardo Acton, a conclusione dell’indagine per individuare il sito dove far nascere il grande e moderno cantiere in grado di dotare la Regia Flotta di nuove navi, identificò in Castellammare la località ideale per i seguenti requisiti: estrema vicinanza ai boschi di proprietà demaniale di Quisisana che dalle pendici del Monte Faito, garantivano legname da costruzione, le numerose ed abbondanti fonti di acque minerali in loco, che permettevano un trattamento del legno altrove impossibile, i favorevoli collegamenti con Napoli (che avvenivano su una strada larga e comoda) e non ultima la consolidata competenza dei maestri d’ascia stabiesi (che si tramandavano il mestiere di padre in figlio) che assicurava disponibilità di manodopera qualificata e duratura. Continua a leggere

La storia delle cartoline a Castellammare di Stabia (Prima parte, 1898-1910)

LA STORIA DELLE CARTOLINE A CASTELLAMMARE DI STABIA (Prima Parte, 1898-1910)
collezione del Dott. Carlo Felice Vingiani

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La storia delle cartoline a Castellammare di Stabia

La storia delle cartoline postali ha inizio verso il 18891, ma su di esse compare l’illustrazione solo nove anni più tardi, nel 18982, e prende piede di pari passo col consolidarsi di una borghesia sempre più facoltosa, colta e desiderosa di viaggiare e mostrare ad amici e conoscenti i tanti luoghi visitati. Questo nuovo bisogno viene soddisfatto proprio dalla cartolina illustrata, che diviene fin da principio oggetto da collezione.
Risulta abbastanza semplice riconosce gli esemplari più antichi di cartolina, ossia quelli stampati durante il primo decennio del ‘900, caratterizzati dal cosiddetto “retro indiviso” (vedi foto 1), privo cioè della linea divisoria verticale, destinata a separare l’area riservata all’indirizzo del destinatario da quella del messaggio del mittente. In questa fase pionieristica sul retro della cartolina si poteva apporre esclusivamente il recapito del destinatario, mentre i più o meno brevi messaggi di saluti trovavano posto sul fronte della stessa, andando talvolta a deturpare il soggetto raffigurato.

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  1. Furio Arrasich, “Regionalismo Italiano 1889-1950”, Ediz. Millecartoline, 2003
  2. Furio Arrasich, “L’ABC della cartolina. Tutto sul mondo del collezionismo cartofilo” Ediz. Millecartoline, 2001

La “Resistenza” e noi stabiesi

a cura di Francesco Ferrigno

Ricerca di famiglia intrapresa in memoria dello stabiese Attilio Uvale

La Resistenza: lapide

La Resistenza: lapide

In questa lapide affissa nell’Istituto Farmaceutico Militare di Firenze compare anche il nome di Attilio Uvale, di anni 23.  Continua a leggere

Centro Antico Acqua Ferrata

Dal Cantiere Navale al Centro Antico

Dal Cantiere Navale al Centro Antico

( a cura del prof. Giuseppe D’Angelo, testo tratto da: “Rivivi la Città” )
 Centro Antico Acqua Ferrata

Centro Antico Acqua Ferrata

Dopo aver percorso via Acton, dove ha sede la Corderia di Stato, giungiamo in piazza Amendola, con a sinistra il Cantiere Navale e, a destra, le Antiche Terme Stabiane.
Usciti dalle Terme, ci troviamo nel borgo marinaro dell’Acqua della Madonna, costituito da due strade parallele: via Duilio, sul lungomare e via Brin all’interno. Via Duilio è ricca di chalet (particolarmente rinomato è quello di Immacolata), nei quali si può gustare la famosa caponata (un misto di gallette, olive, sottaceti conditi con olio, sale e peperoncino), nonché i celebri biscotti inzuppati nell’acqua minerale di cui la zona è piena. Nel tratto compreso, come si è detto, fra via Duilio e via Brin, ci si può abbeverare con l’Acqua della Madonna, l’Acidola e l’Acetosella, alle quali, un tempo, si aggiungeva quella Ferrata.
Da via Duilio, imboccando un vicoletto sulla destra, incontriamo in via Brin – dove ha sede il complesso idrico per l’imbottigliamento per l’Acqua della Madonna – dapprima l’antica cristalleria borbonica, detta Cristallina (la prima fondata in Campania) e poi la chiesa di Portosalvo. Alle sue spalle, sul lungomare, vi è la sorgente dell’Acqua della Madonna, cosiddetta per la vicinanza con la chiesa. Fra i beneficiari dei suoi miracolosi effetti curativi, ricordiamo Eduardo De Filippo. Ancora pochi passi ed arriviamo nella piazza di Fontana Grande, cosiddetta per la presenza della sorgente di acqua potabile che alimenta l’acquedotto cittadino. Nell’ampia piazza antistante, fino a non molti anni fa, insisteva un palazzetto, nel quale vi era la fonte dell’Acqua Ferrata del Molino.
Superata la piazza, entriamo in via Bonito, con a destra il palazzo del Marchese e poco più avanti, sempre sullo stesso lato, il palazzo con la scala di Tatone, cosiddetta dal nome del vecchio proprietario dell’immobile, certo Tatone Pappalardo.
Alle spalle di via Bonito vi è la strada forse più antica di Castellammare, via S. Caterina, che ospitava due notissime case religiose, i cui fabbricati conservano ancora vestige monacali.
Al civico 55 c’era la casa dei monaci, un convento di frati nel cui seminterrato furono rinvenuti resti umani. Poco più avanti, al 79, esisteva un monastero di suore.
Ritornando in via Bonito, dopo pochi metri ci troviamo in piazza Cristoforo Colombo, soprannominata dagli stabiesi piazza Orologio per la presenza di una torre con orologio. Sulla banchina prospiciente la piazza fu costruita alla fine dell’800, la Capitaneria di Porto, già allocata in un antico immobile, nei pressi della Fontana Grande, demolito nel 1905 per farvi passare la linea tranviaria Castellammare-Sorrento.
Percorrendo calata Cristoforo Colombo, sbuchiamo in largo Gelso, che anticamente accoglieva i pubblici parlamenti per il governo della città.
Fatti pochi passi, giungiamo in un piccolo largo circondato a nord dal monastero di San Bartolomeo, a sud dall’ottocentesca casa Somma, ad ovest da palazzo Mannara e vico del Pesce e ad est da piazza Pace con l’omonima chiesa. A palazzo Mannara aveva sede il Fondaco del sale. In vico del Pesce, invece vi era il mercato ittico, detto anche Pietra del pesce, poiché la mercanzia pescata veniva esposta su di una grossa pietra. Prendendo via S. Bartolomeo, incontriamo, sulla destra, l’ingresso della chiesa d’ugual nome e, sulla sinistra, largo S. Bartolomeo. Proseguendo per via del Gesù giungiamo alla chiesa ed al collegio dallo stesso nome. A lato vi è un vicoletto, detto calata del Gesù, che immette su via Bonito. Ci troviamo in tal modo di fronte al cinema-teatro Montil in cui si esibirono, tra gli altri, Totò, De Filippo, Dapporto, il pianista Semprini ed il maestro Angelini. Alle sue spalle il prestigioso Circolo velico. Ritornando in via del Gesù, sulla sinistra eccoci al cospetto della settecentesca chiesa delle Anime del Purgatorio.