Archivi tag: Castellammare di Stabia

biblioteca stabiana del liberoricercatore

La biblioteca del “Libero Ricercatore”

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In questa pagina si è pensato di tenere a raccolta e di rendere pubblico l’elenco di tutti i libri di cui “liberoricercatore” dispone e che utilizza per le proprie ricerche territoriali. Chiaramente qualora lo vogliate, questo piccolo archivio accoglierà, anche i libri non ancora presenti in elenco, che giacciono inutilizzati o a doppione sulle mensole della vostra libreria di casa (sono ben gradite anche le tesi ed eventuali lavori cartacei di cui siete autori, ed in tutti i casi la donazione recherà sempre il nominativo del donatore).
Va da sé, che verranno presi in considerazione solo i libri e gli scritti trattanti argomentazioni d’ispirazione “stabiana”. L’invito al contributo è rivolto a tutti indistintamente ed ha lo scopo di migliorare qualitativamente l’archivio di questo fondo librario che con ogni probabilità (in un prossimo futuro) sarà messo a disposizione di “affezionati visitatori”, studenti e studiosi che ne faranno eventuale richiesta.
Nella certezza che l’iniziativa possa risultare anche a voi utile e gradita, si ringrazia con anticipo per le eventuali donazioni.

Cordialmente. Lo staff di liberoricercatore.it

 – 459 tra volumi, libri ed opuscoli archiviati a scaffale (censimento: 22 giugno 2021) –


 Ultimo volume inserito:

Titolo: Piazza Principe Umberto 3
Autore: Paolo Del Gaudio
Editore: Mel Print S.r.l. di Genova – 2020
Note: Si ringrazia l’autore per la gentile donazione


Biblioteca completa:

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L'estate a Castellammare

L’estate nella mia terra

L’estate nella mia terra

di Giuseppe Zingone

L'estate a Castellammare

L’estate a Castellammare (foto Giuseppe Zingone)

È sempre estate nella mia Città, basta un raggio di sole, la risata chiassosa di un bambino. Ma, in effetti la bella stagione non tarda a giungere, così come la ricordo: asfissiante, umida, boccheggiante, Castellammare è “un dolce inferno” verrebbe da dire. Ai primi accenni di cambiamento di tempo le nostre case nel Centro Antico si schiudono, come le rose a Maggio, ed estendono i loro confini reali fin sulle strade, torniamo ad essere una grande famiglia, la cui vita si svolge per le vie, qui nascono nuove storie belle e brutte; i nostri figli giocano infinite partite di calcio nei vicoli e al porto; più volentieri ci si affaccia e i nostri sguardi s’imbrigliano negli occhi del vicino oppure nella casa del dirimpettaio. A qualcuno viene subito in mente la violata privacy, ma per noi è normale, è retaggio antico, del resto in posti come questo è nato il teatro napoletano, le canzoni, le tragedie. La sera, poi, la rassicurante frescura del Faito scivola giù a capofitto tra le strade antiche, lenendo le infuocate ferite scavate dal tempo nei muri; carne e polvere antica, fatta di uomini e fabbricati che chiedono incessantemente a Dio il giusto riposo eterno. Continua a leggere

stabiaeventi

stabiaeventi

“Stabiaeventi” è un calendario che si prefigge di mantenere aggiornato il lettore sugli eventi che interessano la città di Castellammare di Stabia e il circondario stabiese.

N.B.: Chiunque abbia delle date/evento da segnalare, è pregato di contattare la nostra Redazione (liberoricercatore@email.it), che sarà ben lieta di aggiungerle al calendario…

Ultimo evento inserito:

Memorial Correale – sabato 19 giugno e domenica 20 Giugno 2021 presso l’Hotel Queen Daisy ubicato alla via Schito n°185 in Castellammare di Stabia (Napoli)

XVI Memorial Correale

XVI Memorial Correale

Associazione Circolo “Tempo Libero” Dal 1994 punto d’incontro di studiosi e collezionisti del Sud d’Italia

Per informazioni: ☎ (+39) 3498125912 – Attilio Maglio


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Viviani e il maestro Vincenzo Gemito

a cura di Enzo Cesarano

In questo brano estratto dall’autobiografia “Dalla vita alle scene“,  il grande autore e attore stabiese descrive della conoscenza col Maestro Vincenzo Gemito. Raffaele Viviani sostenne nel 1926 venti lunghe sedute di posa nello studio dello scultore per il suo ritratto da modellarsi in argilla. La terracotta, oggi esposta nella sala museale della Certosa e Museo Nazionale di San Martino dedicata a Viviani.

Vincenzo Gemito (foto archivio Carbone)

Vincenzo Gemito (foto archivio Carbone)

“Papà” come affettuosamente io lo chiamo, ha avuto per la mia testa, per ripetere le sue parole, “sempre ‘na passione”. Ed io ebbi sempre l’ambizione di farmela tramandare ai posteri da lui.

Quale sogno! Lasciare una testa di Viviani eseguita da Gemito! Sarebbe stata per me una vera soddisfazione, ma le molteplici mie occupazioni non mi avevano mai consentito di attuare la cosa, per non potermi dedicare a posare. Lui, bontà sua, aveva avuto una simpatia specialissima per me e per l’arte mia, tanto che ebbe la bontà di farmi tenere una sua piccola fotografia, in data dell’11, con dedica: “Al caro Raffaele, il suo Gemito”, fotografia che è, tra i miei cimeli, al posto dovuto. E una sera che venne a sentirmi al teatro Fiorentini, nel gennaio del ’25, fu talmente preso dalla mia napoletanità e dalla mia maschera, che venne sul palcoscenico per darmi un bacio e mentre io glielo ricambiavo, carezzandogli la folta barba bianca, soggiunse:

Io t’aggi’a fà ‘na bella capa ‘e terracotta guagliò!

E poiché, ripeto, in me questa idea era un desiderio già lungamente vagheggiato, accettai con entusiasmo e pochi giorni dopo incominciò il mio pellegrinaggio al suo studio di Parco Grifeo. Venti sedute di un’ora ciascuna, ecco tutto!

Vivere in compagnia di Vincenzo Gemito costituisce, per un artista e per un sensibile, uno spettacolo di schietta bellezza spirituale. Egli vi spoglia di ogni soggezione e vi porta subito nell’atmosfera placida della sua anima buona. Vi dice cose sapienti, benché frammentarie, parole pronunciate a metà che hanno la loro logica appunto, perché dette così. Si esalta ed esaltandosi vi scopre momenti magnifici del suo profondo sapere, del suo scultoreo dire. Ci si convince che Gemito, anche parlando, scolpisce.

Quanti hanno accennato al suo dire dinamico e quanti hanno concluso che il periodo di semistasi mentale abbia lasciato nell’artista tracce evidenti di una certa discontinuità.

No, non è così: Vincenzo Gemito, con la stecca in mano o con la matita, o con lo scalpello o con i due pollici affondati nella creta per dare vita immortale a un suo soggetto, parla il suo migliore linguaggio, sfoggia la sua suadente eloquenza che non ha l’uguale nel mondo! Vi convincerete, osservandolo lavorare, che il suo spirito d’artista domina il suo cervello ed inverdisce i suoi 75 anni. Chi lavora con quello sguardo, con quella mano, chi cerca il dettaglio, chi cura il particolare più minuto, chi impazzisce alla ricerca di un ultimo capello che completi l’incanto di una chioma non è un vecchio, è un genio senza età: a cento anni sarà sempre Gemito che disegnerà.

Il periodo che io ho posato per il mio busto è stato d’infinito gaudio per il mio spirito, perché ho potuto vivere le sue ansie di ricerca e la sua soddisfazione, direi da “guaglione”, quando con un colpo di stecca poteva decidere magistralmente qualche particolare che dava all’opera maggiore evidenza e i suoi occhietti cerulei sfavillavano di gioia.

Chesta statua faciarrà addventà statue a tutte l’ati statue!

Si può essere più scultore di così?

Lo studio di Gemito, prima del riconoscimento governativo e della giusta ricompensa, era una cameretta, non più di 10 metri quadri, ingombra di vecchie cose, ma carica di modelli in cera originali, che per se stessi valgono una fortuna.

A vedere il vegliardo con forza muscolare magnifica, sollevare da una base all’altra bronzi enormi, con mossa rapida e sicura, come se si fosse trattato di piccoli gingilli, sentivate che non era il settantacinquenne patito per la sua lunga pausa di incertezza mentale, ma era il Maestro – Lui aveva la forza del Maestro – era il grandissimo artefice che abbracciava e sollevava l’opera sua, fosse stata questa anche di più quintali, era Vincenzo Gemito, l’anima sua che sosteneva lo sforzo e che dominava l’opera sua: spettacolo di forza artistica veramente stupefacente!

Le lettere scrittemi da Gemito, che io conservo come reliquie, sono brani dell’anima sua sensibile: si trovano massime e pensieri che sono assiomatici, parole dette alla buona che sonano sentenze.

Lui, pur non parlando di sé, ha già detto abbastanza con l’opere sue: L’Acquaiolo, Il Pescatore, il Filosofo, La strega, il Fortuny, il Verdi, i suoi disegni, le sue terrecotte sono il suo linguaggio migliore. Beati coloro che possono parlare così, con l’opera data d’immortale splendore per l’arte e per l’Italia.

Raffaele Viviani

1943: I “turisti” del Terzo Reich a Castellammare

articolo del Dott. Carlo Felice Vingiani

Già sul finire del 1942, a causa del precipitare degli eventi bellici, il regime fascista cominciava ad incontrare difficoltà nella gestione dell’ordine pubblico. Al fine di supportare l’alleato italiano e prevenire l’eventuale rischio di attentati ad obiettivi sensibili, il governo del Terzo Reich inviò proprie truppe a presidiare tali siti.

A Castellammare di Stabia, sede di numerose industrie, prime fra le quali i cantieri navali e quelli metallurgici, il contingente germanico, costituito da unità dei disciolti Deutsches Afrikakorps,  fu acquartierato nella odierna via De Gasperi, in quello che, ancora oggi, è conosciuto come “il Palazzo dei Tedeschi”.

5 febbraio 1943: Palazzo dei Tedeschi, il cortile interno

14 febbraio 1943: Il Palazzo dei Tedeschi visto dal mare

Gli scatti fotografici raccolti da un anonimo soldato che, nel corso del 1943, alloggiò in quella temporanea caserma, ci mostrano scene decisamente inusuali, se paragonate a quante siamo soliti vedere nei film di guerra, e ci trasmettono un’immagine assai più “umana” di quei militari.

Queste foto raccontano di giovani che suonano i loro strumenti musicali, che prendono il sole sul tetto della caserma, o che, a bordo di gommoni, simulano uno sbarco, ma il tutto finisce in goliardici giochi acquatici, nonché di escursioni a Quisisana, su Monte Faito e di socializzazione coi ragazzini del posto.

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