Archivi categoria: Articoli

Zemberiniello

Zemberiniello: la vera pizza stabiese

Zemberiniello
di Andrea Di Martino

Introduzione dell’autore
Ciao Maurizio, mi piace molto il tuo sito e saltuariamente lo seguo godendo della tua capacità di ricerca che è veramente encomiabile. A seguire dal mio blog personale www.baol70.splinder.com ti posto un mio ricordo (scritto un paio di anni fa) di un vecchio luogo da stabiesi: “Zemberiniello”. Ciao con affetto. Andrea Di Martino.

Zemberiniello

Un giovane Zemberiniello sul posto di lavoro (foto d’epoca di Giovanna Zembrino)

Zemberiniello

l’antica arte di fare la pizza

L’improvviso risveglio di un desiderio. Tornare nei luoghi dell’infanzia, risentire quei sapori, riannusare quegli odori di quando infante con i miei genitori mi recavo da Mario Zembrino, per reiterare il magico rito della Pizza. Così questa sera entrando in questo locale ho fatto un vero e proprio tuffo nel passato. Qualche rinnovo, ma gli stessi tavoli di legno, le stesse sedie, qualche antico trofeo: quegli specchi logori della Peroni, le pubblicità della Coca Cola anni ‘50, qualcuna è ancora lì in bella mostra altre, chissà perché soppiantate da orrendi quadri, segno del passaggio di un incauto innovatore (le figlie?). La Pizza è sempre quella, rigorosamente lavorata a mano dall’impasto alla stesura. Il lievito naturale che fa la differenza. Il fiordilatte dei Monti Lattari, tagliato da Mario con un vecchio coltello, sul marmo che la perseveranza del gesto ha irreversibilmente solcato. Ho rivissuto antichi riti rivisto noti volti. Eravamo in tre una margherita, una profumatissima marinara, e un Continua a leggere

casttorre

Storia prefilatelica di Castellammare di Stabia

a cura del prof. Michele Naclerio

“Molti sono i collezionisti di francobolli, ma pochi quelli che curano la storia postale prefilatelica, cioè prima della loro introduzione, avvenuta in Inghilterra il 6 maggio 1840. In Italia, i francobolli vennero introdotti prima nel Regno Lombardo-Veneto, il 1° giugno 1850, e poi nel Regno di Sardegna il 1° gennaio 1851. Nel Regno delle Due Sicilie questo evento si verificò il 1° gennaio 1858 per i “domini al di qua del Faro”, e il 1° gennaio 1859 per i “domini al di là del Faro”. Fino alle suddette date, le lettere viaggiavano senza francobolli”.

casttorre

Da Castellammare a Gioacchinopoli.

* * *

La posta, con le comprensibili difficoltà delle varie epoche, funzionava mediante Corrieri ordinari, Corrieri straordinari, Staffette e Procacci. Il servizio era curato dallo Stato o appaltato ad abili organizzatori come i Tasso (o de Tassis). I Corrieri ordinari trasportavano la corrispondenza in orari prestabiliti, mentre i Corrieri straordinari e le Staffette lo facevano per conto di privati. Ai Procacci erano affidati merci e denaro sia dei privati che dello Stato. I locali, dove la corrispondenza veniva raccolta e smistata, erano detti officine di posta, ed erano ubicati al centro della città o lungo la via principale, dove passavano diligenze e corriere. Essi erano presidiati anche di notte. Accanto all’officina, diretta da un Maestro di posta, vi era sempre una stalla che disponeva di cavalli e carrozze. Continua a leggere

Castellammare di Stabia (pitture nostrane)

La pagina raccoglie le pitture che ritraggono Castellammare di Stabia. Opere senza tempo di vari autori che hanno celebrato una bellezza paesaggistica unica al mondo.

a cura di:
Maurizio Cuomo & Giuseppe Zingone

Ultima opera inserita:


The Road to Castellammare, Alessandro La Volpe

Artista: Alessandro La Volpe

Titolo: The Road to Castellammare

Periodo storico del pittore: Lucera, 27 febbraio 1820 – Roma, 2 agosto 1887

Opera apparsa sul web

Galleria Completa:

Continua a leggere

Piazza Spartaco: La strage impunita

articolo del dott. Raffaele Scala

Capitolo I

L’altra faccia di Piazza Spartaco (1921 – 2021). La strage impunita.

piazza municipio (anni ’20)

Premessa. Questa che raccontiamo, in due capitoli distinti, è una nuova versione, rispetto a quanto pubblicato dieci anni fa, in occasione del novantesimo anniversario dei fatti e della strage di Piazza Spartaco. L’abbiamo arricchita di fatti e personaggi, provando ad entrare nella vita di alcuni protagonisti, inserendone altri, raccogliendo  inedite notizie, mai troppe su una tragedia rimasta senza colpevoli. Purtroppo chi uccise il maresciallo Clemente Carlino, innescando la furiosa reazione delle forze dell’ordine, sparando oltre duecento colpi e provocando di fatto altre cinque innocenti vittime, ha portato nella tomba il suo inconfessabile segreto.  Si poteva evitare la strage? Probabilmente si, se chi diede l’ordine ai carabinieri di aprire il fuoco, il capitano dell’Arma, Romano, avesse soltanto per un attimo riflettuto che tra Palazzo Farnese, occupato da 120 militanti socialisti, e loro vi era qualche migliaio di operai che manifestava pacificamente a difesa del loro Municipio, tutti disarmati. Erano in quel posto unicamente per scoraggiare un eventuale aggressione da parte del corteo composto da nazionalisti e fascisti, mai immaginando che si potesse arrivare all’omicidio di un carabiniere, ad una strage architettata a tavolino da chi voleva ad ogni costo abbattere l’odiata amministrazione socialista. Così come era già accaduto  a Bologna il 21 novembre 1920, dove a morire furono dieci militanti di sinistra, ed in altre città d’Italia, provocando morti, feriti e tanta disperazione. Alla strage si aggiunse la beffa che ad essere accusati e processati furono i socialisti, come se le vittime non fossero state, ad esclusione del maresciallo, tutte di militanti di sinistra. Una scelta immediata, a senso unico, fin dal giorno successivo alla strage, i colpevoli e condannati dovevano essere obbligatoriamente i diavoli rossi e su questo si scatenò senza ritegno l’intera stampa borghese.[1] Una strategia della tensione utile a preparare il terreno per la marcia su Roma, per la presa del potere e l’instaurazione della dittatura di Benito Mussolini. Una strategia che i fascisti hanno portato avanti anche nei decenni successivi, nell’Italia repubblicana, seminando violenza, terrore e morte dal 1969 al 1984, tentando almeno due volte un impossibile colpo di Stato nel 1964 (mascherato da piano d’emergenza a difesa dell’ordine pubblico assicurando ai carabinieri il controllo militare dello Stato) e nella notte tra il 7 e l’8 dicembre 1970, fortunatamente falliti sul nascere.

Forse fu proprio la strage di Bologna a galvanizzare i fascisti locali, a voler fare a Castellammare di Stabia quanto stava accadendo altrove: se non erano stati i primi della classe, provarono a non essere secondi ad altri. E fu la strage passata alla storia come l’eccidio di Piazza Spartaco.


L’antefatto. Il biennio rosso, con i grandi scioperi del 1919, poi esauritosi con l’occupazione delle fabbriche dell’agosto settembre 1920, aveva sconvolto i precari equilibri sociali, preoccupando non poco i cosiddetti benpensanti, ma soprattutto industriali ed agrari che videro  per la prima volta seriamente messa in discussione la loro posizione predominante nel panorama politico ed economico del Bel Paese. La grande paura del bolscevismo, di una possibile rivoluzione proletaria in Italia –  del resto preventivata dallo stesso Lenin come possibile ed imminente –  da parte della grassa borghesia fu la fiamma che diede linfa al sorgente fascismo, innescando il clima di violenza, di sangue e di morte che portò inevitabilmente alla presa di potere di Benito Mussolini nell’ottobre 1922 e al definitivo regime dittatoriale dopo l’assassinio di Giacomo Matteotti nel 1924. Ad aggravare la situazione sociale vennero le elezioni amministrative del 31 ottobre 1920 con la valanga di vittorie socialiste in oltre duemila comuni su ottomila, 25 province su 69 ed i grossolani, puerili errori di troppi amministratori locali e dirigenti di partito inebriati dalla vittoria, confondendo  il trionfo elettorale municipale con la presa del Palazzo d’Inverno. Esempi negativi nel circondario di Castellammare vennero dalla vicina Torre Annunziata, dove il nuovo sindaco socialista, Gino Alfani (1866 – 1942), tra i primi atti del suo mandato tolse il quadro del sovrano d’Italia, Vittorio Emanuele III, dalla sala del consiglio comunale sostituendola con emblemi del soviet, mentre sulla torretta del municipio stabiese Pietro Carrese fece  sventolare al vento la bandiera rossa, provocando in entrambi i casi l’ira dei nazionalisti e ancor più dei fascisti.[2]  In queste stesse città la bandiera rossa era stata issata sui muri delle più importanti industrie cittadine, occupandole tra agosto e settembre del 1920: dai Cantieri Metallurgici Italiani (oggi Meridbulloni o quello che resta) alle Officine Coppola (poi Avis), fino allo stabilimento Cirio, mentre a Torre Annunziata sventolava alle Ferriere del Vesuvio sotto la sicura guida dell’operaio socialista, Diodato Bertone (1867 – 1921). A Gragnano ad essere occupate erano diversi pastifici guidati dal Segretario Generale della locale Camera del Lavoro, Domenico Sacristano (1885 – 1969). Continua a leggere

San Catello in processione

San Catello in processione

articolo del dott. Carlo Felice Vingiani

San Catello in processione

San Catello in processione

Probabilmente, nella storia di Castellammare di Stabia, non era mai accaduto che San Catello non uscisse dalla Cattedrale, per le consuete processioni di gennaio e di maggio, per due volte consecutive.
Le misure di prevenzione resesi necessarie per fronteggiare l’epidemia di Covid-19, così come accaduto lo scorso maggio, impediscono il regolare svolgimento anche della processione di gennaio e, così, la redazione di Liberoricercatore.it ha pensato bene di presentare una carrellata di vecchie immagini che ritraggono il nostro Santo Patrono nel corso delle sue regolari uscite, con l’auspicio che tutto possa tornare alla normalità fin dal prossimo appuntamento primaverile.

Archivio immagini (collezione Carlo Felice Vingiani): Continua a leggere