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La riscoperta delle Ville di Stabia

La riscoperta delle Ville di Stabia

a cura di Giuseppe Zingone

La riscoperta delle Ville di Stabia

Il prof. D’Orsi mostra un frammento di pittura sulla parete del grandioso peristilio di una villa da lui scoperta.

Correva l’anno 1950.1 Mentre l’Italia si rimetteva in piedi dopo le ferite della guerra, a Castellammare di Stabia un uomo, il preside Libero D’Orsi, iniziava un’impresa che avrebbe cambiato per sempre la fisionomia archeologica del nostro territorio. Continua a leggere

Elezioni del 2 giugno 1946 a Castellammare di Stabia

Storia e Ricerche

Elezioni del 2 giugno 1946 a Castellammare di Stabia

E per la prima volta le donne conquistano il diritto al voto

articolo del dott. Raffaele Scala

Elena Amalfi, anni 60

Elena Amalfi, anni 60

Premessa

    In questa ricerca sono presenti due figure, due protagonisti della storia di Castellammare di Stabia che meritano ulteriori approfondimenti, ma sui quali, purtroppo, non sono riuscito a trovare ulteriore documentazione.

Mi riferisco a Ernesto Barbato, Partigiano Combattente in Umbria, nato a Castellammare nel 1915 e qui scomparso nel 1960. Barbato fondò il 25 aprile 1947 la prima sezione stabiese dell’ANPI, l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, e ne fu il primo Presidente per diversi anni.

      Il secondo protagonista è una donna, Elena Amalfi, una donna nubile, candidata nel primo consiglio comunale ed eletta il 7 aprile 1946 e rimanendovi per sei consecutive consiliature, fino ad essere nominata assessore nella quinta, nella prima metà degli anni Sessanta. Anche su di  lei – in attesa che si riapra al pubblico l’Archivio Storico Comunale, di cui si avverte la pregnante mancanza –  mancano notizie certe, documentazione sicura sulla sua vita pubblica e privata.

Di lei, allo stato, rimane una foto conservata nell’Archivio, Immagini della Memoria di Libero Ricercatore che la ritrae nella prima metà degli anni Sessanta accanto a Enrico Pappalardo – entrambi assessori con il sindaco Francesco Saverio D’Orsi –  e circondata dai vigili urbani sulla scalinata della Cattedrale per una manifestazione ecclesiastica.

      Ecco un aiuto per reperire nuove, importanti, fondamentali notizie  su entrambi potrebbe venire dai lettori di questo importante, storico sito. Chiunque, dunque abbia notizie, conoscenza, documenti su Elena Amalfi e Ernesto Barbato può contattarmi tramite lo stesso sito di Libero Ricercatore, oppure direttamente scrivendomi sulla mail, raffaelescala1954@gmail.com.

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Pescatori stabiesi sulla banchina 'e zi' Catiello

I pescatori della Banchina ‘e Zì Catiello

Castellammare si racconta

I pescatori della Banchina ‘e Zì Catiello

Aniello Lascialfari racconta

Si ringrazia il prof. Luigi Casale per la preziosissima revisione di bozza

Barche di pescatori alla Banchina 'e zi' Catiello (Cartolina d'epoca - coll. G. Zingone)

Barche di pescatori alla Banchina ‘e zi’ Catiello (Cartolina d’epoca – coll. G. Zingone)

Ed ecco che mi vengono in mente tutti i racconti di pescatori, i quali usavano questo poggio per avvistare i branchi di alici che trasevano ‘a fore. Venivano dal mare di Sorrento, molto più profondo della nostra costa; da Capri. Alici più affinate, più azzurre dello stesso mare limpido, entravano nel nostro seno e si portavano al di qua dello scoglio di Rovigliano, dove sfocia il fiume Sarno: acqua roce e pulita, acqua ‘e tantu tiempe fa. Là queste alici sciamavano e si nutrivano per ore, alla fine prendevano il largo riportandosi nel mare profondo della penisola sorrentina.

Da questo muricciolo, che cinge il belvedere, i pescatori si sono appostati fino a pochi decenni fa. Venivano ad avvistare ‘a trasute r’e pisce, specialmente nel mese di settembre. “Quanne ‘o pesce azzurre – ‘a lice – è una mesure, mò ti ha salà”. E quando la nuvola azzurra accumpareva fore a carcara, r’a Calce e Cementi, subito arrivava la notizia: “Guagliù so’ trasute tonnellate ‘e pisce. Allestimmo ‘e barche”. E quando il mare diveniva scuro come il cielo (senza luna) partivano le barche, ognuna con cinque o sei uomini a bordo: “Senza fa’ rummure pe’ nun se fa scorgere a llate”. Continua a leggere