La lingua di Sant’Antonio
di Giuseppe Zingone
Sant’Antonio e quel Prodigio della Lingua

La lingua di Sant’Antonio, conservata nella Basilica di Sant’Antonio di Padova, foto di Elmiralaleh
Il calendario liturgico, si sa, è una bussola che orienta non solo l’anima ma anche la memoria storica dei nostri territori. Se il 13 giugno è il giorno del tripudio e dei gigli, la festa di Sant’Antonio, esiste una data, il 15 febbraio, che per i devoti antoniani riveste un fascino quasi magnetico, sospeso tra il rigore della cronaca medievale e il soffio del miracolo: la Festa della Lingua.
Era l’8 aprile del 1263. Padova era in fermento. Sotto la guida di San Bonaventura da Bagnoregio, allora Generale dei Francescani, si procedeva alla traslazione dei resti del “Santo dei miracoli” nella nuova Basilica sorta in suo onore.
Tutto avvenne al momento dell’apertura della cassa di legno (così è documentato) con lo stupore tipico delle cronache dell’epoca. Mentre il corpo di Antonio, morto da ben trentadue anni, era ormai tornato alla terra seguendo le leggi della natura, un suo organo apparve ai presenti come se il tempo si fosse fermato: la sua lingua.2
“O lingua benedicta, quae Dominum semper benedixisti et alios benedicere fecisti, nunc manifeste apparet quanti meriti fueris apud Deum.” (O lingua benedetta, che sempre benedisiti il Signore e lo facesti benedire dagli altri, ora appare chiaro quanti meriti avesti presso Dio).
Con queste parole, San Bonaventura accolse quel muscolo ancora rosso, umido e integro, riconoscendovi il sigillo divino su quella che fu una predicazione infuocata, capace di convertire cuori di pietra e mettere a tacere gli increduli.
Perché la “Lingua”?
Per chi, come noi di Libero Ricercatore, ama scavare nel significato profondo dei simboli, questo prodigio non è un semplice “fatto bizzarro”. La lingua di Antonio rappresenta lo strumento della Parola. In un’epoca di analfabetismo e smarrimento, Antonio parlava ai pesci quando gli uomini non volevano ascoltare, e parlava ai potenti per difendere i poveri.
Il fatto che proprio quell’organo sia rimasto incorrotto è il messaggio che il Santo continua a inviare: le parole passano, ma la Parola di Verità resta salda, non marcisce.
Oggi, chi visita la Basilica del Santo a Padova, può sostare dinanzi al magnifico reliquiario in oro e argento, opera d’arte orafa che custodisce la Lingua.
La Festa del 15 febbraio (spostata rispetto alla data del ritrovamento di aprile per esigenze liturgiche) attira migliaia di pellegrini che, con la stessa umiltà dei padovani del XIII secolo, chiedono una grazia o ringraziano per un “favore ricevuto”.
Questa festa oltre a quella del 13 giugno, era cara a Fiorella Longobardi “Onna Sciurella” come apprendiamo da un articolo tratto da: Echi di Stabia, a firma B. Caso.

Festa dell’Oratorio a Castellammare
L’Oratorio in festa
Anche quest’anno, il 14 febbraio, s’è celebrata solennemente e con grande devozione la popolare festa in onore della «Lingua di Sant’Antonio nell’ Oratorio Antoniano di Donna Fiorella, dove continuano ad affluire i fedeli, i quali, graziati dal Santo dei Miracoli, non si allontanano dai Suoi piedi, sicuri della Sua validissima protezione. Numerose Sante Messe sono state celebrate nella splendida Cappella fino a mezzogiorno e molti fedeli si sono accostati alla S. Comunione. Ha tenuto un vibrante discorso in onore del Santo il sacro oratore P. Vincenzo Gervasi dei Francescani di Napoli.
Alle ore 12,30 è intervenuto l’Ece.mo Vescovo Mons. D’Arco per benedire i poveri che, numerosi, hanno partecipato ad un abbondante pranzo, preparato con cura ed affetto da Donna Fiorella Longobardi che, memore del grande affetto che S. Antonio nutriva in vita per i poveri, nulla tralascia per venire incontro ai loro bisogni.
Neppure gli ammalati dell’ospedale ed i carcerati sono stati dimenticati: anch’essi hanno ascoltata la S. Messa e si sono accostati alla S. Comunione; anch’essi hanno goduto dei doni di S. Antonio, piangendo di commozione, mentre nei loro cuori rinasceva la speranza.
Intanto, anziché diminuire, aumentano i pellegrinaggi al Santuario Antoniano, centro di fede e di beneficenza, dove tutti, ricchi e poveri, sperimentano che sono vere le parole del Responsorio:
«Chi geme in duri vincoli, oppresso da disgrazie, Ricorra a S. Antonio e tutte avrà le grazie ». B. CASO3
Caro lettore, se hai ricordi legati a questa festività celebrata da Onna Sciurella, non esitare a scriverci.
Articolo del 31 gennaio 2026
1. Sebbene il miracolo sia avvenuto ad aprile, la festa è stata fissata a febbraio per permettere una celebrazione più raccolta fuori dal periodo pasquale.
2. Anche se il cuore del culto è Padova, la devozione antoniana permea ogni angolo d’Italia, dalle grandi città ai piccoli borghi, dove il pane di Sant’Antonio e la benedizione della Lingua restano pilastri della pietà popolare.
3. B. Caso, L’oratorio in festa, tratto da: Echi di Stabia, Anno 3, numero 3, del 25 Marzo 1954, pag. 7.