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Castellammare sede del 68° Raduno Nazionale Ferrovieri del Genio

Castellammare – Il 68° Raduno Ferrovieri del Genio

di Corrado Di Martino

Stemma Ferrovieri del Genio

Il 24 giugno 2018, si è celebrato a Castellammare di Stabia il 68° Raduno Nazionale dei Ferrovieri del Genio.

Si ricorda che il primo impiego di trasporti a scopo militare, in Italia risale al 1859, quando alcuni reparti del Genio Pontieri, furono addestrati all’esercizio della Ferrovia per il trasporto di reparti, attrezzature e merci militari. La 6° compagnia del Reggimento Genio, il 20 ottobre del 1860 ottenne la prima decorazione: una Medaglia di Bronzo al Valor Militare. Successivamente a luglio del 1895 fu costituita il Battaglione Ferrovieri al comando del Maggiore Giuseppe Fassini; nell’ottobre 1910 acquisì il titolo definitivo di Reggimento Genio Ferrovieri. Oggi l’Unità militare, si occupa della formazione del proprio personale ed esegue la manutenzione ordinaria e straordinaria dei raccordi ferroviari militari. Provvede inoltre al montaggio di piani caricatori militari scomponibili per incrementare le capacità di carico e scarico delle stazioni ferroviarie, costruisce ponti metallici stradali e ferroviari e invia in rinforzo alle Ferrovie Volontari capistazione, macchinisti, deviatori-manovratori ed operai all’armamento. Il reggimento è alimentato da volontari. Ovviamente un reparto militare con tanta storia non poteva non avere un’associazione di corpo: L’Associazione Nazionale Ferrovieri del Genio, ha lo scopo di: Organizzare il Raduno Nazionale dei Soci celebrando i fasti del Reggimento Genio Ferrovieri. Rievocare e mantenere vivo il ricordo del Reggimento Genio Ferrovieri; Realizzare la più ampia e fraterna assistenza possibile nei riguardi dei Soci. Indire annualmente Raduni d’Area, di Circolare, e gite turistico culturali dei Soci.

Kitesurf a Castellammare

Kitesurf a Castellammare

di Corrado Di Martino

KITESURF

15-06-2018. Quante volte vi sarà capitato di ammirare le evoluzioni delle vele del Kitesurf proprio di fronte la passeggiata del lungomare. Alcuni atleti, giovani e non, si cimentano in uno sport del tutto nuovo per la nostra città: il Kitesurf o più comunemente Kite. Il Kite, è uno sport d’azione (moderatamente estremo) praticato sull’acqua in superficie.

Si scivola su di uno specchio d’acqua, attraverso una Wakeboard: una tavola rettangolare, dotata di agganci o  “calzature”, per assicurarvi i piedi all’interno, e delle piccole alette (pinne) poste nei pressi dei vertici dei quattro angoli della tavola. Questo sport, velico, nato intorno al 1999, si pratica lasciandosi trainare da un aquilone “Kite”, che sfrutta la forza del vento come propulsore, guidato da una barra di controllo, legata a dei fili o “linee” lunghi dai 22 ai 27 metri.

Qui di seguito, le foto di alcuni appassionati.

Antico fu l’uso trainante dell’aquilone, già in  Cina (dove pare si sia fatto tutto prima) nel 1200 si rimorchiavano oggetti e persone, tramite una vela. Successivamente un brillante inventore inglese (1820-1830) pensò di far muovere una carrozza nelle campagne del Sud-Ovest inglese, col geniale uso di un aquilone, un KITE. Dopo di lui Franklin Cowdery, uno showman americano, acrobata, appassionato di volo, nel 1901 attraversò lo stretto della manica su uno oggetto un po’ kite un po’ mongolfiera (perì in un incidente aero nel 1913).

Questi gli inizi; intorno agli anni ’70, prese vita, qualcosa di molto simile all’attuale kite. Poi venne Ian Day, che riuscì a raggiungere una velocità di circa 40 km/h, lasciando trainare il suo catamarano da un aquilone. Negli anni ’80 gli aquiloni furono applicati agli sci, allo skate, alle canoe ed altro ancora.  Oggi ad esempio, col Kitegen, si riesce a produrre energia elettrica grazie all’uso di immensi aquiloni che si librano ad alta quota in cieli ricchi di vento. Nel 1995 Jimmy Lewis, famoso shaper (modellista) hawaiiano, provò le primissime tavole bidirezionali per  Kitesurf, assieme ad uno dei pionieri del Kite, Lou Wainman, passando alla storia nel 1999 come il primo kitesurfer ad aver sviluppato in maniera concreta il primo bidirezionale funzionale. Con i fratelli transalpini Bruno e Dominique Legaignoux, la trazione tramite aquiloni divenne più sicura, più praticabile e più accessibile a tutti.

Il Comandante Cassone, e i Cannoni Borbonici

Il Comandante Cassone, e i Cannoni Borbonici

Un video interessante e ricco di fatti poco noti, vi condurrà all’interno della Storia; quella del Vascello Monarca e dei Cannoni Borbonici.

di Corrado Di Martino

La sensibilità dell’intera Redazione di Libero Ricercatore, verso la memoria storica, è nota ormai a tutti.

Nel 2009, su segnalazione del naturalista dott. Ferdinando Fontanella, componente il Comitato di Redazione di LR, chiedemmo dei ragguagli sulla destinazione delle bitte da ormeggio (cannoni borbonici del XIX secolo) rimosse durante la parziale ristrutturazione del Porto Commerciale.

Dopo la nostra segnalazione pubblica, varie testate locali, siti e blog di ogni genere, batterono la notizia, fino a quel punto sconosciuta.
Ci fu spiegato, che usare i Cannoni come bitte da ormeggio, era un dispregio verso la Storia, lo svilimento di una vicenda cittadina molto importante, la dissipazione di oggetti memorabili. Per cui, essi una volta rimossi dalla loro sede e dalla loro mortificante mansione, erano stati riposti, nel deposito della Capitaneria di Porto, in attesa di una dislocazione più dignitosa.
L’Associazione Nazionale Marinai d’Italia, ha ripreso a trattare l’argomento, cercando di far accogliere dall’Amministrazione Comunale, l’onere del restauro e della giusta sistemazione a scopo museale dei cannoni.
Oggi, con la cordiale disponibilità del Comandante la Capitaneria di Porto, C.F. Guglielmo Cassone; che auspica a sua volta una rispettabile e decorosa sistemazione dei reperti; rispolveriamo l’argomento, dando conto degli eventi storici che videro primi interpreti, i Cannoni Borbonici di Stabia, e la temeraria reazione di quanti furono a guardia del Real Cantiere, e del vascello Monarca, al tempo in addobbo presso il cantiere dove era stato costruito, durante il mese di agosto del 1860.

Portosalvo: Il Canto della Delizia

Domenica 27 maggio 2018, nella chiesa di Porto Salvo, al solo scopo di far conoscere sempre meglio il cosiddetto Santuario dei Marinai, si è svolto un concerto di musica classica, organizzato dalle Suore Francescane Alcantarine e dall’Associazione Funiculart (Libero Schettino; Maria Cristina Napolitano; Lorenzo Vollaro)

Un quartetto d’archi di grande qualità, ed una soprano dagli eccezionali colori vocali, hanno proposto brani di J. S. Bach; Antonín Dvořák; Riz Ortolani; Johann Pachelbel; Giuseppe Verdi; W. A. Mozart; Giulio Caccini.

 

Struggente l’interpretazione di Rossella Vingiani (soprano) dell’Ave Maria di Caccini.

I professori d’orchestra intervenuti erano: Manuel Attia – violoncello; Francesco Spagnuolo – viola; Erica Malafronte – violino; Marco Manduca – primo violino.

Un ringraziamento speciale va rivolto a Tommaso Porzio, che dietro le quinte ha fatto un lavoro eccezionale. La grande affluenza di pubblico e lo smisurato gradimento hanno allietato i cuori delle Suore Alcantarine (suor Gabriella; suor Michela; suor Valeria e suor Lucia)

Mostra fotografica – Faito, un sogno tra Storia, Natura e Cultura

Mostra fotografica – Faito, un sogno tra Storia, Natura e Cultura

Libero Ricercatore, in sinergia con E.A.V. (Ente Autonomo Volturno), espone una mostra fotografica, dal titolo: – Faito, un sogno tra Storia, Natura e Cultura. –

L’esposizione si terrà per l’intera stagione estiva, nella stazione base della Funivia per il Monte Faito. In essa, ritroviamo dei quadri che riassumono alcune caratteristiche peculiari della montagna più alta fra i Monti Lattari, un diario storico-ecologico. La Storia, con protagonisti e vicende; la Natura, ricca e rigogliosa nonostante l’uomo; la Cultura, con miti, miracoli, meraviglie e prodigi.