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Santa Maria di Portosalvo

Santa Maria di Porto Salvo

a cura di Maurizio Cuomo

Il rito delle “incoronazioni mariane” si fa risalire al nobile Alessandro Sforza Pallavicini, il quale lasciò cospicui beni al Capitolo di San Pietro in Vaticano purché dopo la sua morte, come scritto nel testamento del 3 luglio 1636, provvedesse a incoronare le immagini più celebri della Vergine1.

A Castellammare ci sono sei Immagini della Madonna che, per i loro pregi artistici, per l’antichità e per la grande devozione dei fedeli, sono state incoronate con decreto del Rev.mo Capitolo Vaticano, in accoglimento del desiderio del popolo stabiese. A seguire ve le proponiamo corredate da una breve descrizione.


Le immagini incoronate della Madonna

Santa Maria di Portosalvo

Santa Maria di Portosalvo

Titolo dell’Immagine: Santa Maria di Porto Salvo
Data del rito d’Incoronazione: 8 agosto 1897
Prelato che ha proceduto al rito: (*) Vescovo Vincenzo Maria Sarnelli


Note:

(*) da Michele Palumbo – Stabiae e Castellammare di Stabia – Aldo Fiory Editore Napoli 1972.

  

  1. da: Luoghi dell’Infinito – “Val d’Ega, la fede delle Dolomiti”, articolo di Paolo Simoncelli

Giovanna II d’Angiò

Giovanna II d’Angiò

di Giuseppe Zingone

Giovanna II di Napoli, immagine tratta da: Scipione Mazzella, Descrittione del Regno di Napoli, pag. 447, Napoli, 1601.

Tra i regnanti ai quali la nostra Città fu fedele nel tempo vi è la regina Giovanna II, figlia di Carlo III di Napoli e Margherita Durazzo. Nacque a Zara il 25 giugno 1373 e morì a Napoli il 2 febbraio 1435, le sue spoglie sono conservate nella Basilica dell’Annunziata1: “La sua lapide era costituita da una pietra semplice con sopra il suo nome, i titoli e la data della morte”.2

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  1. Giovan Antonio Summonte, Dell’Historia della Città, e Regno di Napoli, Tomo Secondo, Libro Quarto, pag. 618, Napoli MDCLXXV.
  2. Alan Ryder, Giovanna II d’Angiò, in Dizionario degli Italiani, Treccani, Volume 55, (2001).
Salita via Visanola

Catello Esposito Sansone

Grande appassionato della cultura e delle tradizioni locali, lo stabiese Esposito Sansone Catello, che collabora da diversi anni alle attività di ricerca del “Libero Ricercatore”, ha voluto omaggiarci con delle opere poetiche.

Salita via Visanola

Salita via Visanola

‘Ngoppa Visanola

‘E faccia ‘a chiesa ‘e Puortosalvo,
ce sta ‘na sagliuta,
ca poco se vere,
pe’ chi passa.
Chi vene re’ Terme,
vere ll’acqua Acitusella,
chella ra’ Maronna,
‘o spiazzo ‘e ll’acqua Ferrata,
‘a Funtana Grande
e ‘a chiesa ‘e San Ciro,
‘n’atu poco gira e se ne va’;
e chella sta sempe llà.
‘Na sagliuta accuvata,
stretta e appesa,
eppure porta ‘ngoppa
‘o Castello, ca ce fa tanto
e tant’onore. Continua a leggere

Cassarmonica

Cartoline: la Cassarmonica

Collezione fronte/retro “Catello Coppola”cassa armonica 28 fronte

La bellezza paesaggistica di Castellammare di Stabia, un tempo celebrata dai più grandi filosofi, scrittori e pittori, oggi è il soggetto di una vastissima raccolta di cartoline che ne illustrano, seppur molto più modestamente, le sue magnificenze architettonico/monumentali. A tanti risulterà già noto che sul nostro portale sono ospitate diverse gallerie di cartoline, molti sono infatti i collezionisti stabiesi che ci onorano della loro collaborazione, per ampliare la già vasta raccolta, ospitiamo in questa pagina le cartoline della collezione ” Catello Coppola “, una collana fronte/retro dalle cui immagini possiamo delineare il nostro passato urbanistico e una miriade di ulteriori informazioni dal retro, un dettaglio da non trascurare, che ci farà accedere ad un vero e proprio diario, dal quale si possono attingere notizie su usi e costumi della nostra popolazione, sugli ideali delle varie generazioni e sulla trasformazione culturale del popolo di Stabia.

Maurizio Cuomo

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Le bottiglie di pomodoro in cottura (foto Maurizio Cuomo)

Bottiglie di pomodoro

articolo di Maurizio Cuomo

Sempre più rara da vedersi, purtroppo, questa tradizione è destinata tra non molti anni a scomparire totalmente dai nostri costumi. La causa principale di tale situazione è da imputare soprattutto ai bassi costi delle conserve industriali di pomodoro in barattolo, raffrontati alla sempre minore disponibilità delle giovani famiglie ad affrontare il “faticoso impegno” della conserva artigianale. Prima che tale tradizione possa scomparire del tutto, tracciamo in linea di massima, ciò che fino a non molti anni fa era la conserva di pomodoro artigianale per lo stabiese, con la speranza possa essere di buon auspicio alla continuazione di questa tradizione.

Le bottiglie di pomodoro nella tradizione stabiese

Le bottiglie di pomodoro in cottura (foto Maurizio Cuomo)

Le bottiglie di pomodoro in cottura (foto Maurizio Cuomo)

La pianta di pomodoro importata in Europa nel lontano XVI secolo, per il gradevole sapore dei suoi frutti e per l’apprezzata versatilità culinaria, ebbe sin da subito i favori della popolazione italiana. Oggi il pomodoro, nelle sue molteplici varietà, è parte integrante di moltissimi piatti locali, per cui lo si può definire alimento principe della cucina napoletana. La conserva di questo frutto, raccolto in tarda estate, è quindi operazione essenziale per garantire anche in inverno la preparazione di alcune tipiche pietanze partenopee, quali ad esempio: pasta al ragù, carne alla pizzaiola, gnocchi alla sorrentina e la pizza. Il metodo di conserva artigianale in uso fino ad inizio anni ’80, che oggi rischia di scomparire totalmente dai nostri costumi, era quello dell’imbottigliamento casereccio del pomodoro; l’intera famiglia era mobilitata, Continua a leggere