Archivi tag: Stabiae

paesaggio villa san marco

Cenni Storici

Castellammare di Stabia: cenni storici

( a cura del prof. Giuseppe D’Angelo, testo tratto da: “Rivivi la Città” )
paesaggio villa san marco

paesaggio villa san marco

Di antichissima origine (sannitica, etrusca,greca, romana) Castellammare è oggi una città moderna e attiva. Grazie al mite clima, alla riparata posizione del porto e, innanzitutto, all’abbondanza e alla qualità delle sue acque sorgive, fu sempre intensamente abitata e frequentata da patrizi e potenti, che vi costruirono residenze fastose.

Stabiae fu conquistata da Roma nel 340 a.C. Il poeta latino Silio Italico ricorda la partecipazione di giovani stabiesi alla II guerra punica su una nave della flotta di Marcello. Distrutta da Lucio Cornelio Silla nell’89 a.C., alla fine della guerra sociale,

Stabiae risorse non più come città fortificata, racchiusa e difesa da mura, ma in un aggregato di ville. Nel 62 d.C. fu devastata dal terremoto; poi, nel 79 d.C. si ebbe la seconda distruzione ad opera del Vesuvio. Continua a leggere

Ricordi giovanili di uno stabiese

Gli anni ’30 a Castellammare
( nei ricordi dello stabiese Gigi Nocera )

Breve premessa dell’autore:

Caro Maurizio, in questi giorni si celebra la Festa della Liberazione. Nel raccogliere i ricordi relativi ai primi 6 – 7 anni del mio “esilio” in Patria sono compresi anche quei giorni felici della fine della guerra e del riscatto nazionale. Se ritieni che questi ricordi possano interessare i lettori di Libero ricercatore puoi pubblicarli. In allegato ho aggiunto la copia dell’attestato che il Comando Alleato consegnò a tutti i partigiani che avevano partecipato alla guerra di Liberazione. Un abbraccio, Gigi.
gigi nocera

gigi nocera

Prendendo spunto della biografia del marinaio Mario Cascone (mio coetaneo. Lui è nato il 22 io il 18 febbraio del 1923) pubblicata dal Libero Ricercatore nei mesi scorsi mi sono detto: poiché anche io ho vissuto intensamente e non banalmente quel periodo che va dal 1937/1938 al 1945/1946, con in mezzo la seconda grande guerra, perché non lasciare traccia delle mie a volte ridicole e a volte anche tragiche avventure? Se il buon Maurizio avrà la bontà di pubblicare questo scritto, molti giovani di adesso si faranno una idea di come hanno vissuto coloro che allora erano giovani, come lo sono loro adesso.

Sono nato a Castellammare il giorno citato più sopra, in un appartamento che s’affacciava sulla Piazza dell’Orologio e le prime cose che hanno visto i miei occhi sono stati la torre dell’orologio, il mare ed il Vesuvio; vi pare poco?
Questa piazza è stata la palestra dove mi sono allenato per diventare uomo. Vi ho trascorso la fanciullezza e la prima giovinezza. Poi il destino mi ha portato molto lontano da quel luogo, che è rimasto sempre nel mio cuore, e nei miei occhi sono rimasti ancora quella torre, quel mare, quel Vesuvio. Dopo aver fatto le scuole medie Bonito, l’ultimo anno che sono rimasto a Castellammare ho frequentato la Scuola allievi operaio i cui corsi si tenevano presso il Regio Cantiere Navale: al mattino si studiava in aula e al pomeriggio si faceva pratica in cantiere per imparare un mestiere. Non ricordo se fu mio padre o io a scegliere di fare il saldatore elettrico.
Questa scelta fu la mia fortuna, perché (il come lo scopriremo in seguito) mi evitò di finire in campo di concentramento tedesco, o addirittura in un Lager nazista e magari finire col mangiare l’insalata dalla parte delle radici… Continua a leggere

Dolci della S. Pasqua di F. Sorrentino

Tiempe belle ‘e ‘na vota

“Tiempe belle ‘e ‘na vota, tiempe belle addó’ state? Vuje nce avite lassate, ma pecché nun turnate?”, parafrasando per intero il ritornello di una vecchia canzone di Aniello Califano, rimettiamo all’attenzione degli affezionati lettori la presente rubrica in cui vengono raccolti, numerosi documenti che testimoniano in modo semplice ed affascinante un passato stabiese non molto remoto. Un passato che sembra essere distante anni luce dai giorni nostri e dal nostro moderno modo di vivere (o sopravvivere) in una società sempre più frenetica e opprimente, che impone un modus vivendi affannoso e alla continua ricerca della modernità o di una acclamata effimera moda del momento. Al fine di salvaguardare, in una vera e propria “banca del ricordo”, il passato tracciato dai nostri padri (il cui solco, purtroppo, per i motivi di cui sopra, sembra svanire e perdersi come le tracce sulla sabbia di un bagnasciuga battuto dalle onde di un incontrollabile burrascoso progresso), verranno qui raccolte e proposte delle rare immagini, locandine d’epoca e quant’altro possa testimoniare l’indiscutibile e fervente attività economica svolta a Castellammare di Stabia, nei bei tempi che furono…

Maurizio Cuomo

Dolci della S. Pasqua

Dolci della S. Pasqua

Locandina: Dolci della S. Pasqua di F. Sorrentino
( per gentile concessione di Alessandro Sorrentino )

vespucci

Il varo della Vespucci

Gli anni ’30 a Castellammare
( nei ricordi dello stabiese Gigi Nocera )

Caro Maurizio, nel febbraio del 1931, 18 di qual mese avevo compiuto 8 anni, durante la festa di compleanno un mio zio, Antonio Celotto, che era impiegato al Cantiere non so con quali incarichi, mi promise che qualche giorno dopo mi avrebbe portato ad assistere al varo della Vespucci. E difatti, così avvenne. Quattro giorni dopo, mia madre mi addobbò di tutto punto e preso per mano da questo mio parente entrammo al Cantiere, dove subito mi portò sul palco posato accanto alla nave. La stessa vista da vicino e dal basso ai miei occhi di bambino mi sembrava enorme. Dopo poco giunsero le autorità e iniziò la cerimonia. Ascoltai alcuni discorsi dei quali non capii nulla, sia per la pessima acustica (sai allora non esistevano i mezzi tecnici appropriati), sia per la lontananza da chi parlava. Dopo pochi minuti vidi questo gigante muoversi prima lentamente poi più velocemente, ma non tanto, da non ammirarlo nella sua grandiosità e bellezza. Fra grida di gioia ed entusiasmo dei presenti sul palco me lo vidi sfilare davanti, maestoso. Avendo avuto il tempo e la possibilità di ammirarlo da vicino, mi avevano colpiti certi particolari, come per esempio i fregi che adornavano la prora e la poppa, seppur non completati. Io sono sempre stato molto curioso, fin da piccolo, e per completare la mia “conoscenza” della nave chiesi a mio zio se potevo andarci a bordo. E una delle domeniche successive, quando non erano presenti gli operai addetti all’allestimento, mi porto a bordo mentre la nave riposava placida nella rada davanti allo scalo.

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Annibale Ruccello - particolare del busto posto in Villa Comunale (foto Maurizio Cuomo)

Annibale Ruccello… Il ricordo

Annibale Ruccello - particolare del busto posto in Villa Comunale (foto Maurizio Cuomo)

Annibale Ruccello – particolare del busto posto in Villa Comunale (foto Maurizio Cuomo)

Franco Cuomo (settembre 2021: da lettere alla Redazione):

Ci conoscemmo nel corridoio dell’Istituto di Storia Medioevale, a Napoli. Io ero li con Franco Autiero, altra figura indimenticabile e impossibile non ricordare quando si parla di Annibale. Lo incrociammo, agitatissimo con le mani passate frequentemente in quella pesante e folta capigliatura nera: fare Storia Medioevale con Mario Del Treppo non era un’impresa facile. Superammo tutti e tre l’esame. Di dove siete, lui? Di Vico Equense, noi. Io Castellammare. Qualche parola su La Nuova Compagnia di Canto Popolare e Roberto De Simone e scoprimmo di avere un mondo di interessi in comune. Da quel giorno cominciò un’avventura irripetibile. Ricordo con precisione il luogo dove ci si incontrava per fare le prove della Cantata dei Pastori: il garage di una nostra amica a Gragnano. Io non dovevo recitare, poi una volta feci un paputo incappucciato, quindi non venivo riconosciuto, e un’altra volta interpretai Cidonio il cacciatore. Ero sempre con tutta la compagnia insieme a Vanni Baiano, Francesco Autiero, Dora Romano, Paola De Luca, Lello Guida, Michele Di Nocera, Anita Capelluti, Carlo De Nonno (compositore delle musiche di molti lavori di Ruccello), Rosalia Giardino, Luisa, Tito, Mimmo ed altri, insomma un gruppo di giovani animati dalla passione del teatro, coordinati dal più giovane di tutti: Annibale Ruccello, che oltre alla passione del teatro aveva anche quella e delle ricerche antropologiche. Continua a leggere