Archivi categoria: Storia & Ricerche

In questa rubrica (anima del sito), sono pubblicate brevi storie e le ricerche  
effettuate dal Libero Ricercatore nella città di Castellammare di Stabia.

Santa Maria della Sanità

Santa Maria della Sanità

a cura di Maurizio Cuomo

Il rito delle “incoronazioni mariane” si fa risalire al nobile Alessandro Sforza Pallavicini, il quale lasciò cospicui beni al Capitolo di San Pietro in Vaticano purché dopo la sua morte, come scritto nel testamento del 3 luglio 1636, provvedesse a incoronare le immagini più celebri della Vergine1.

A Castellammare ci sono sei Immagini della Madonna che, per i loro pregi artistici, per l’antichità e per la grande devozione dei fedeli, sono state incoronate con decreto del Rev.mo Capitolo Vaticano, in accoglimento del desiderio del popolo stabiese. A seguire ve le proponiamo corredate da una breve descrizione.


Le immagini incoronate della Madonna:

Santa Maria della Sanità

Santa Maria della Sanità

Titolo dell’Immagine: Santa Maria della Sanità
Data del rito dell’Incoronazione: 21 aprile 1912
Prelato che ha proceduto al rito: (*) Vescovo Michele De Iorio


Note:

(*) da Michele Palumbo – Stabiae e Castellammare di Stabia – Aldo Fiory Editore Napoli 1972;

  

  1. da: Luoghi dell’Infinito – “Val d’Ega, la fede delle Dolomiti”, articolo di Paolo Simoncelli
Fig. 3 Da una cartolina d’epoca. Si nota a dx in continuazione dell’attuale palazzo Cascone il portone con l’arco di piperno dello Stallone (coll. priv.)

Perche’ “Palazzo Cardone”?

articolo di Lino Di Capua Gelda Vollono

Alla fine del ‘700 il susseguirsi e l’intrecciarsi di diversi avvenimenti innescarono delle reazioni a catena, che in meno di un secolo trasformarono completamente la topografia, l’urbanistica e l’economia di Castellammare. In particolare la demolizione delle mura difensive, la concessione da parte dello Stato al Comune di alcuni suoli lungo il litorale, appartenuti in passato agli ordini religiosi, e l’accrescimento degli arenili, causato dal naturale accumularsi di materiale di sedimentazione trasportato nel corso dei secoli, ne determinarono la naturale espansione lungo la direttiva di nord-ovest per tutti gli anni a venire. Il processo di urbanizzazione, che ne conseguì, con la costruzione di interi nuovi quartieri da parte di privati sui suoli a loro alienati dal comune, non a caso, interessò particolarmente la zona a nord di Castellammare, iniziando proprio dall’odierna piazza Principe Umberto I. Infatti, nel 18281 la Giunta Comunale decise di alienare alcuni suoli con fabbriche al Largo del Quartuccio e la valutazione di dette superfici fu affidata all’Ingegnere del Comune D. Michele Jennaco. Tuttavia il Consiglio dell’Intendenza di Napoli, non avendo ritenuto tale stima completa e soddisfacente, la respinse e per elaborare una nuova pianta geometrica, con le relative valutazioni e stime dei luoghi da alienarsi, diede mandato all’architetto stabiese2 Policarpo Ponticelli, all’epoca ispettore generale della Direzione Generale di Ponti e Strade e delle acque e foreste e della caccia.3 mentre precedentemente era stato ingegnere comunale (cfr. A.S.C.C.S. Volume IV del decurionato).]
Il Ponticelli, andò ben oltre i suoi doveri di tecnico e, preoccupandosi di dimostrare, che la costruzione di altre fabbriche su tali suoli non avrebbe avuto alcun impatto ambientale negativo sulla piazza, nel suo lavoro disegnò il complesso della piazza, comprese le strade, che si dipartivano da esse e le fabbriche già costruite (fig. 1 e 2).

Fig. 1 Pianta elaborata dell’ing. Policarpo Ponticelli

Fig. 1 Pianta elaborata dell’ing. Policarpo Ponticelli

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  1.  Archivio storico comunale Catello Salvati da ora A.S.C.C.S. 1828 Busta 311
  2.  C. Parisi Cenno storico-descrittivo della città di Castellammare di Stabia. Firenze 1842
  3.  Carica che gli era stata conferita il 21 gennaio 180[3
Il Colonnello Antonino Calabretta

Ugo Cafiero e il Caso Calabretta

Ugo Cafiero e il Caso Calabretta

Storia di politica e malaffare nel Regio Cantiere di Castellammare di Stabia nel 1910

articolo del dott. Raffaele Scala

Egr. Maurizio buonasera, eccomi dunque con la mia nuova fatica di ricercatore storico incallito presentare ai miei quattro lettori una storia inedita di politica corrotta e corruttrice e di non meno truffaldini arsenalotti, con Governo e istituzioni che annaspano, nascondono, occultano, si vendicano, perchè lupo non mangia lupo. Una storia amara del 1910, e non solo, ambientata nel nostro bisecolare Regio Cantiere, onore e vanto di noi stabiesi, ma pozzo di San Patrizio per quanti lo hanno usato e abusato per i loro lerci scopi di arricchimento personale, per scopi affaristici e finanche elettorali, ieri come oggi.

Come sempre, con infinita simpatia i miei fraterni saluti. Raffaele Scala.


Cantiere

Premessa

Il Cantiere navale di Castellammare di Stabia, il più antico del Mediterraneo, sorto come è noto nel 1783, orgoglio e vanto della nostra marineria per l’impressionante serie di primati mondiali che si è aggiudicata nei suoi quasi duecentoquarant’anni di vita, è stato teatro, purtroppo, anche di  non poche spiacevoli vicende di scandali, corruzioni e ruberie di varia natura, coinvolgendo politici, istituzioni e dipendenti truffaldini. Truffe, naturalmente che non erano monopolio del solo cantiere stabiese, ma riguardavano anche gli altri siti nazionali, anzi l’intera Regia Marina come dimostrarono diverse, clamorose  inchieste nazionali, ma a noi interessa solo quando accadde a Castellammare di Stabia. Potremmo ricordare lo scandalo scoperto nel 1899, quando vennero a galla almeno tre anni di camorra e ruberie scoperte  dall’ispettore del Genio Civile, poi nominato senatore nel gennaio 1910, Edoardo Masdea (1849 – 1910), inviato a Castellammare per indagare sulle varie denunzie pervenute al ministero della marina. L’indagine si chiuse con il trasferimento di alcuni capi operai senza toccare il livello politico, avendo coinvolto lo stesso deputato locale, l’Ammiraglio napoletano, Giuseppe Palumbo (1840 – 1913), uno dei tanti in cerca di voti facili utilizzando il bacino elettorale, facilmente ricattabile, dei duemila operai del Regio Cantiere, continuamente sottoposti ad angherie e sorprusi di ogni genere, dalle sospensioni ai trasferimenti in altri Cantieri, come capitò, per esempio agli operai socialisti, Guida e D’Auria, trasferiti il primo alla Maddalena e il secondo a Taranto, colpevoli di essere tra gli organizzatori della sezione Arsenalotti.[1] Continua a leggere

filosa1906

L’eruzione del Vesuvio del 1906

articolo a cura di Maurizio Cuomo

Nella pagina riportiamo la cronaca dell’eruzione del Vesuvio avvenuta nell’aprile del 1906, sicuramente uno degli eventi più suggestivi ed intensi di vita cristiana, vissuti nella città di Castellammare di Stabia negli ultimi secoli. La suddetta cronaca estrapolata da due scritti d’epoca è tratta dagli archivi della Cattedrale stabiese.

Particolare di un dipinto di Francesco Filosa (Cattedrale stabiese)

Protezione della liberazione ottenuta nella terribile eruzione del Vesuvio mediante l’intercessione del nostro Protettore San Catello (libro VI delle conclusioni del Capitolo Stabiese pag. 18).

Fin dal giorno 2 aprile di questo corrente anno 1906 il vicino monte Vesuvio manifestò segni precursori di una eruzione. Aumentò l’attività nei giorni 5, 6, 7, con emissione continuata di lava di fuoco in vari punti, con sbuffi di cenere e sabbia, accompagnati a brevi intervalli da forti boati. Nella notte però dal 7 al 8 di detto mese, giorno di Domenica delle Palme, l’eruzione pigliava tali proporzioni da ridestare la più grave costernazione ed il più intenso terrore, in un tratto si aprivano varie bocche che gittavano laghi di fuoco, sicché tutto il Vulcano sembrava diventare una massa di fuoco presentando terrificante spettacolo. Allo spuntare dell’infausto giorno 8 immensa folla di gente di questa nostra città corse nella nostra Cattedrale fatta aprire ben per tempo e supplicava l’aiuto del nostro amato Protettore S. Catello, e più nostro vivo il desiderio che il venerando simulacro fosse portato fuori la Chiesa a vista del … monte. Continua a leggere

Gli Scarpetta, Eduardo e Castellammare

Gli Scarpetta, Eduardo e Castellammare

di Giuseppe Zingone

Al fraterno amico, Vincenzo Cesarano

Antonio Petito in abiti di scena, foto tratta da Comoedia

Alla morte del più grande Pulcinella, Antonio Petito, sul palco del San Carlino di Napoli, l’impresario Luzi esclamò: “Nun è n’ommo ch’è muorto, è nu teatro… è San Carlino”. Tra i soccorritori del momento anche un giovane Eduardo Scarpetta correva alla casa del medico e amico personale di Petito, Capparelli, il quale dichiarò: “Ė inutile che venga. Povero Petito! Non lo troveremo vivo.” Era il 24 marzo 1876.

Idealmente Pulcinella lasciava il palcoscenico a Felice Sciosciammocca, anzi in un certo senso anch’egli contribuì a materializzarlo.

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