Archivi categoria: Storia & Ricerche

In questa rubrica (anima del sito), sono pubblicate brevi storie e le ricerche  
effettuate dal Libero Ricercatore nella città di Castellammare di Stabia.

Varo del vascello Partenope (autore Filippo Hackert)

Il glorioso Cantiere navale di Castellammare

( a cura di Antonio Cimmino )

Brevi cenni dalle origini ai giorni nostri
I parte (dalle origini al 1860)

Varo del vascello Partenope (autore Filippo Hackert)

Il cantiere di Castellammare di Stabia (coll. Gaetano Fontana)

Già dalla fine del 1500 nella zona di Castellammare di Stabia erano presenti numerosi cantieri navali artigianali, tutti in grado di realizzare imbarcazioni più complesse rispetto alle semplici barche da pescatore. Nel 1780 il primo ministro del re di Napoli, Giovanni Eduardo Acton, a conclusione dell’indagine per individuare il sito dove far nascere il grande e moderno cantiere in grado di dotare la Regia Flotta di nuove navi, identificò in Castellammare la località ideale per i seguenti requisiti: estrema vicinanza ai boschi di proprietà demaniale di Quisisana che dalle pendici del Monte Faito, garantivano legname da costruzione, le numerose ed abbondanti fonti di acque minerali in loco, che permettevano un trattamento del legno altrove impossibile, i favorevoli collegamenti con Napoli (che avvenivano su una strada larga e comoda) e non ultima la consolidata competenza dei maestri d’ascia stabiesi (che si tramandavano il mestiere di padre in figlio) che assicurava disponibilità di manodopera qualificata e duratura. Continua a leggere

lo-storico-risponde

Lo storico risponde

Lo storico risponde
( in memoria del prof. Giuseppe D’Angelo )

Per dare giusta e doverosa continuazione ad una rubrica cardine di LR, che si è pregiata per lunghi anni dell’importante collaborazione del compianto prof. Giuseppe D’Angelo (nella certezza che così anche lui avrebbe voluto), la redazione, in punta di piedi, tenterà di dare risposta ad eventuali quesiti di pertinenza storica (inerenti la città di Castellammare di Stabia).

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Certo che la presente iniziativa possa risultare utile ai tantissimi cultori, agli studiosi e agli innumerevoli appassionati di storia locale, “Libero Ricercatore” resta in attesa di eventuali domande a carattere storico, cui rispondere.

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Info & Contatti:
Sottoponi un quesito all’esperto di redazione: liberoricercatore@email.it

.Avvertenze: al fine di dare spazio a tutti e di non abusare della disponibilità,
i richiedenti sono invitati a porre quesiti specifici e a restringere il tema della domanda.


sabato 8 giugno 2019

Domanda: Complimenti per il sito, “semplicemente”  eccezionale. Il quesito che le pongo riguarda il toponimo Ponte Persica. Da dove viene? Perché questo luogo si chiama cosi? Grazie infinite per la sua risposta. Maria Longobardi.

Risposta: Carissima Maria, innanzitutto grazie per i complimenti (sempre ben graditi). Andando al dunque su notizie afferenti la località Ponte della Persica, diremo sin da subito che ci troviamo davanti ad un antichissimo toponimo risalente al sec. XIII. Vi è infatti, notizia (tratta da: R. Filangieri, I Registri della Cancelleria Angioini Ricostruiti, vol. VI, Napoli 1970 (ristampa), p.138) che nel mese di luglio dell’anno 1271, vi fu una lite sorta tra Mazziotto Vaccaro e tale Iacobo de Sancto Marco, entrambi stabiesi, ai quali la Regia Corte aveva locato la Bagliva della Dogana e Fondaco di Castellammare di Stabia, contro il nobile Signore Radulfo de Suessione, conte di Loreto e Signore di Scafati (ossia feudatario di Scafati), il quale affermava che i territori del Ponte della Persica e della Marina (territorio detto anche della Matina locato un po’ più a nord), appartenevano al territorio di Scafati. E ciò al solo scopo di non pagare i diritti di Dogana. Con ogni probabilità il toponimo ebbe origine per la presenza in zona di numerosi alberi di pesca, in dialetto napoletano: persica.

Note: notizie tratte da: “Le strade di Castellammare di Stabia i luoghi, i personaggi, le storie”, di Giuseppe D’Angelo. Nicola Longobardi editore, anno 2000. Pag. 105.

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Documento a firma Marchese de Turris, collezione Gaetano Fontana

Il Marchese de Turris e la Bolla della Crociata

Il Marchese de Turris e la Bolla della Crociata

di Giuseppe Zingone

Nei giorni scorsi ci è stata offerta, da un caro amico, la possibilità di visionare un documento ottocentesco (24 Novembre 1810), che reca la firma autografa del Marchese Giuseppe de Turris, già di per sé, il documento si rivela unico nel suo genere, ma la carta oltre la firma in originale, a margine reca la scritta ad inchiostro: Signor Priore di San Nicola di Bari, ci spinge ad una più attenta disamina dello stesso.

Documento a firma Marchese de Turris, collezione Gaetano Fontana

Documento a firma Marchese de Turris, collezione privata

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Attacco al Monarca

a cura di Gaetano Fontana

Attacco al Monarca (coll. G. Fontana)

Il Veloce ed il Monarca (coll. G. Fontana)

Sono passati circa 150 anni da quando il porto di Castellammare la notte tra il 13 ed il 14 agosto 1860 è stato teatro dell’unica battaglia navale tenuta dai garibaldini durante la Spedizione dei Mille.
Vi chiederete perché fu “l’unica”. La risposta è molto semplice: le navi a disposizione di Garibaldi erano poche. Il “Piemonte”, ormai vuoto, fu devastato dai colpi di cannone ed andò in secca. Il giorno 12 maggio 1860, lo “Stromboli” lo prese a rimorchio e lo portò prima a Palermo e poi a Napoli ove, restò inutilizzato nella darsena militare. Successivamente passò alla Marina Sarda.
Il “Lombardo” ebbe una differente storia. Restò in secca, semi affondato, a Marsala fino all’11 luglio 1860 finché, un certo Napoleone Santocanale, provvide al recupero utilizzando duecento operai e ben trenta pompe. Rimorchiato a Palermo fu iscritto nella Marina da Guerra Sarda.
Da qui l’esigenza di Garibaldi di riorganizzare la sua flotta seguendo il consiglio di Carlo Pellion Conte di Persano che diceva: “le navi Borboniche conviene pigliarsele e non distruggerle”. Continua a leggere

Il Largo del Quartuccio in un dipinto inedito di Consalvo Carelli

di Salvatore Gallo

Fig.1 Consalvo Carelli, Castellammare di Stabia, Largo del Quartuccio (sul retro: Napoli 1842)

Fig.1 Consalvo Carelli, Castellammare di Stabia, Largo del Quartuccio (sul retro: Napoli 1842)

Di recente l’amico e liberoricercatore Giuseppe Zingone, instancabile indagatore nelle principali case d’asta nazionali ed internazionali di opere riconducibili al contesto stabiese, mi ha partecipato il ritrovamento sul web di un dipinto inedito della scuola di Posillipo dell’artista Consalvo Carelli recante sul retro la scritta “Napoli 1842”, il cui soggetto è costituito da un panorama di Castellammare di Stabia ritratto dall’area nord della città. Continua a leggere