Archivi tag: hotel quisisana

Un respiro sospeso

Un respiro sospeso

di Giuseppe Zingone 

Un sospiro sospeso

Dalla terrazza del Quisisana

Guardate questa fotografia. Non è solo carta e sali d’argento è un respiro sospeso. È quella “napoletanità” che non si urla, ma che si siede a tavola con la compostezza di chi sa che la bellezza, in fondo, è per noi un diritto di nascita.

Siamo sulla terrazza della Reggia di Quisisana, che pare un palcoscenico. Sopra di noi, quel tendone a strisce arancioni non serve solo a riparare dal sole: è un filtro magico che trasforma la luce del Golfo in una carezza color miele. E fuori? Fuori c’è “Lui”, il Vesuvio, che osserva sornione come un vecchio pescatore che aspetta il caffè alla fine del pranzo, avvolto in una foschia azzurrina che confonde il mare con il cielo.

Osservate i commensali. C’è una dignità antica in queste giacche chiare, in queste acconciature composte che resistono alla brezza marina che sale dall’azzurro specchio sottostante. Non è solo un pranzo, è un rito.

Il bambino ci guarda, ci interroga e si mette in posa per rubare lo scatto che lo sta per immortalare, si fa beffa di noi, ci sfida, pare quasi chiederci “E voi, che ne sapete di questa pace?”.

Le donne, con quella severità dolce che nasconde la saggezza di chi regge le fila di intere dinastie tra una forchettata di maccheroni e un consiglio sussurrato, sono le nostre polene, che tagliano la storia del mondo.

Qui sulla terrazza del Quisisana, non si mangia per nutrirsi, si mangia per stare al mondo. C’è quella “lentezza pensante” tanto cara alla gente del sud, a quella non fretta che si gode ogni bicchiere di vino. È una virgola in un discorso infinito sulla vita, ogni sguardo verso l’orizzonte è un punto esclamativo di gratitudine.

È nostalgia del presente. Guardando questa immagine, sentiamo la mancanza di un tempo che forse non abbiamo nemmeno vissuto, ma che ci appartiene nel DNA. È la Castellammare delle grandi occasioni, della “matinée” che diventa pomeriggio, dell’odore di mare che si mescola al ragù che ancora profuma nell’aria.

View of Vesuvius from Villa Quisisana, natinalmuseum Sweden

Johan Christian Dahl,View of Vesuvius from Villa Quisisana,

Questa terrazza è il nostro Albergo dell’Anima. Questa terrazza sfidava il Vesuvio. Siamo qui in un mondo che oggi corre senza sapere dove va, mentre questi signori seduti ci insegnano che il paradiso non è un luogo lontano, ma un tavolo apparecchiato con cura, una sedia di paglia, una buona compagnia e il Vesuvio che ti fa da testimone.

Vedete, certi angoli di Castellammare non sono fatti di mattoni, sono fatti di sguardi. E finché ci sarà qualcuno pronto a guardare questa foto con l’emozione di chi ritrova una vecchia lettera d’amore, Quisisana rimarrà aperta. Il tavolo è ancora apparecchiato, il Vesuvio è sempre lì a fare da testimone, e noi siamo ancora quegli stabiesi che, davanti a tanta bellezza, sanno restare in silenzio. Per rispetto.

Articolo del 27 febbraio 2026


La storia delle cartoline a Castellammare di Stabia (Prima parte, 1898-1910)

LA STORIA DELLE CARTOLINE A CASTELLAMMARE DI STABIA (Prima Parte, 1898-1910)
collezione del Dott. Carlo Felice Vingiani

Scan10474

La storia delle cartoline a Castellammare di Stabia

La storia delle cartoline postali ha inizio verso il 1889[1. Furio Arrasich, “Regionalismo Italiano 1889-1950”, Ediz. Millecartoline, 2003], ma su di esse compare l’illustrazione solo nove anni più tardi, nel 1898[2. Furio Arrasich, “L’ABC della cartolina. Tutto sul mondo del collezionismo cartofilo” Ediz. Millecartoline, 2001], e prende piede di pari passo col consolidarsi di una borghesia sempre più facoltosa, colta e desiderosa di viaggiare e mostrare ad amici e conoscenti i tanti luoghi visitati. Questo nuovo bisogno viene soddisfatto proprio dalla cartolina illustrata, che diviene fin da principio oggetto da collezione.
Risulta abbastanza semplice riconosce gli esemplari più antichi di cartolina, ossia quelli stampati durante il primo decennio del ‘900, caratterizzati dal cosiddetto “retro indiviso” (vedi foto 1), privo cioè della linea divisoria verticale, destinata a separare l’area riservata all’indirizzo del destinatario da quella del messaggio del mittente. In questa fase pionieristica sul retro della cartolina si poteva apporre esclusivamente il recapito del destinatario, mentre i più o meno brevi messaggi di saluti trovavano posto sul fronte della stessa, andando talvolta a deturpare il soggetto raffigurato.

Continua a leggere