Archivi tag: Giuseppe D’Angelo

Edit. E. Ragozino, Napoli - 3536 - La stazione ferroviaria

Il rione di piazza Ferrovia

Il rione di piazza Ferrovia
( a cura del prof. Giuseppe D’Angelo, testo tratto da: “Rivivi la Città” )
Edit. E. Ragozino, Napoli - 3536 - La stazione ferroviaria

Edit. E. Ragozino, Napoli
3536 – La stazione ferroviaria (coll. Carlo Vingiani)

Il 31 luglio del 1842 viene inaugurato il tratto ferroviario Napoli-Castellammare. Questo avvenimento favorì e determinò il primo vero sviluppo industriale ed urbanistico della zona del rione Spiaggia. In origine questo luogo era abitato da sparse casette di pescatori che operavano tra la foce del Sarno e la costa. Con l’apertura della linea ferroviaria, essa divenne il punto di carico e scarico di tutte le merci provenienti dall’interno, sin dalla Calabria e la Puglia. Difatti, all’epoca esistevano solo reti stradali, poco comode e mal tenute, al cui confronto la moderna linea ferroviaria Napoli-Castellammare dovette sembrare quanto di più comodo, moderno e veloce il secolo scorso potesse offrire. Su questo luogo, così, sorsero molti depositi e varie industrie, mentre le famiglie di pescatori, che qui abitavano, ben presto si trasformarono in famiglie di operai. Fino al 1876, poi, al posto dell’attuale Piazza della Ferrovia esisteva una piccola strada, poiché tutta l’area di fronte alla Stazione era di proprietà della fabbrica di Cuoi del francese Francesco Bonnet, poi della famiglia Jammy, fabbrica istituita in Castellammare sin dal 30 agosto 1809.

Nel 1876, appunto, il Comune, per rendere più elegante, accogliente e razionale tale luogo, decise la costruzione di una piazza, convenendo con i fratelli Jammy, eredi di Bonnet, la cessione di parte del suolo. La piazza fu consegnata al Comune l’11 gennaio 1877. Continua a leggere

Ettore Tito

Ettore Catello Tito

brevissima biografia a cura di Maurizio Cuomo

ETTORE CATELLO TITO, nacque a Castellammare il 15 dicembre 1859, dal capitano Ubaldo e Luigia Novella, ma lasciò presto la città per trasferirsi a Venezia, ove frequentò l’Accademia di Belle Arti. Ispirato alla pittura del Tiepolo, ben presto raggiunse un’ottima fama, esponendo a Parigi, Berlino, Stoccolma. Ebbe il Gran Premio della Biennale di Venezia del 1897 e la Medaglia d’Oro all’esposizione Mondiale di Parigi del 1900.

Ettore Tito

Ettore Tito

L’affinità ideale che lo univa al Tiepolo fece si che fosse affidato a lui l’affresco della volta della chiesa degli Scalzi a Venezia che era stata distrutta nel 1915 da un aereo austriaco. Sue opere si trovano in tutti i musei italiani ed europei. Morì a Venezia nel 1941 all’età di 82 anni. Continua a leggere

Cattedrale

La Cattedrale di Castellammare di Stabia

articolo pubblicato il 22 novembre 2015

articolo del prof. Giuseppe D’Angelo

( testo tratto da “Rivivi la Città” )

In seguito al terremoto del 1456 che sconvolse il napoletano, la Cattedrale, sita al Quartuccio, era rimasta fortemente lesionata e sin d’allora si pensò ad una riedificazione delle fondamenta. Dopo numerosi tentativi incompiuti, nell’anno 1581 il vescovo stabiese mons. Ludovico Maiorano di Gravina risolse il problema cattedrale: tre anni dopo vendette quell’antica sita al Castello per investirne il ricavato nell’edificazione di una nuova. E in effetti, con delibera comunale del febbraio 1587, la Città ne decise la riedificazione, eleggendo all’uopo una commissione comunale.

La Cattedrale (opera del prof. Stefano Buonocore)

La Cattedrale (opera del prof. Stefano Buonocore)

Il Vescovo pose la prima pietra A dì 22 de novembre 1587. La costruzione procedette lentamente. Nell’anno 1643, può considerarsi virtualmente terminata; tanto è vero che la città concesse cappelle gentilizie a varie famiglie. La nuova cattedrale fu costruita sullo stesso sito della precedente, perché quella fu diruta… per farsi la nova forma della chiesa.

Nel 1668 vi fu istallato anche il nuovo organo, a destra dell’altare maggiore, ma mancava ancora di atrio, costruito nel 1713 a spese della città. Tale atrio “poggiato sopra quattro pilastri, che reggono tre archi, e dietro a questi appoggiate tre lamie a vela”, dopo una cinquantina d’anni, rischiando il crollo, fu costruito ex novo nel 1774.

Dopo la costruzione dell’Atrio e dell’Altare Maggiore, l’amministrazione comunale decise anche, nel 1774, la rifazione dell’antico campanile. Ma il vescovo si oppose perché avrebbe dovuto cedere dieci palmi di terreno. Dopo varie polemiche, anche con l’intervento del re, nel 1782 la città decise di ricostruirlo su suolo comunale, ove è al presente, per una spesa complessiva di 7323 ducati.

Fino al 1875 la cattedrale non subirà ulteriori interventi radicali. Nel 1880 viene recuperato dal monastero della Pace l’antico Coro ligneo e sistemato nell’abside, ove è tuttora. In tale anno inizia anche la costruzione della nuova cappella di S. Catello. Tutti i lavori avranno termine nel 1893, tanto che il 13 agosto il vescovo Sarnelli consacrerà solennemente la cattedrale.

All’interno si possono ammirare tele di Giuseppe Bonito, Nunzio Rossi, Lanfranco, lo Spagnoletto, sculture di Jerace, splendidi pastori del settecento napoletano a grandezza naturale.


N.B.: per eventuali ulteriori approfondimenti, si rimanda ad uno studio ben articolato ed esaustivo dal titolo “Il Duomo stabiese”, del prof. Giuseppe D’Angelo, pubblicato su www.gdangelo.it.

S. Maria dell'Orto

Da S. Maria dell’Orto al “Summuzzariello”

da S. Maria dell’Orto al “Summuzzariello”

( a cura del prof. Giuseppe D’Angelo, testo tratto da: “Rivivi la Città” )
 S. Maria dell'Orto

S. Maria dell’Orto

Salendo per S. Maria dell’Orto, ed oltrepassando la chiesa che dà il nome alla strada, c’imbattiamo nei banchi di vendita dei pescatori, che conferiscono un colore caratteristico a questa strada.

Proseguendo per via Nocera (che ha tal nome perché ricalca il tracciato urbano dell’antica strada Nuceria-Stabiae), non si può fare a meno di soffermarsi al mercatino di via Principe Amedeo, dove, con modica spesa, si può trovare un po’ di tutto: dall’abbigliamento ai commestibili. Camminando in direzione di via Cosenza, giungiamo di fronte al Liceo Classico Plinio Seniore, che per anni è stato punto d’incontro della gioventù stabiese. Alle spalle dell’edificio, in via Marco Mario, vi è l’Antiquarium Stabiano, in cui sono custoditi, in attesa di altra sede più consona, i reperti archeologici (circa 8.000 oggetti) provenienti dagli scavi effettuati, a partire dal 1950, nell’ager stabianus. A poche centinaia di metri si trova il mercato ortofrutticolo, costruito agli inizi del ‘900 su un antico ippodromo cittadino. Per cui, ancora oggi gli stabiesi indicano tale luogo come “fora ‘a corsa”.

La torre di piazza Orologio

articolo del prof. Giuseppe D’Angelo

Nel sec. XVI il luogo ove oggi si erge la torre dell’orologio aveva il nome di Marina Grande, così afferma una Delibera comunale del 20 maggio 1519, ed ivi esisteva anche una delle porte della città. Difatti la nota tavola del Pacichelli, incisa nel 1703 e raffigurante la città a tal epoca, la indica come porta della marina grande.

Piazzetta dell'Orologio

Piazzetta dell’Orologio (coll. Carlo Felice Vingiani)

Dopo la sua demolizione, insieme a tutta la muraglia difensiva, si apriva al pubblico uno spiazzo molto ampio e prospiciente il mare, a ridosso del porto, punto naturale di riferimento per chi avesse voluto esporre in vendita la propria mercanzia. La zona, in tal modo, ben presto divenne un discreto centro commerciale, per cui il toponimo da marina grande si trasformò in quello di Largo Mercato.

Intanto si manifestava l’esigenza da parte dei cittadini della zona di avere un orologio luminoso che potesse essere visto da lontano dai pescatori e dalle navi alla fonda, non essendo a tal epoca diffuso, come oggi, l’uso personale dell’orologio.

Il Consiglio Comunale nella seduta dell’11 marzo 1869, approvò all’unanimità il progetto dell’architetto Giuseppe Vanacore per la torre dell’orologio la cui costruzione fu collaudata e consegnata al Comune il 17 novembre 1871. Non mancava che l’orologio e le due campane per suonerie. Continua a leggere