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Editoriale saluti a don Antonino

A don Antonino D’Esposito

Liberoricercatore saluta e ringrazia Don Antonino D’Esposito

Editoriale saluti a don Antonino

Don Antonino D’Esposito

Caro don Antonino, abbiamo avuto il privilegio di aver vissuto il tuo ministero nella nostra Castellammare. Sei uno di noi da ben ventuno anni (in cattedrale da 9 anni!). In questo tempo ci hai insegnato l’importanza delle relazioni tra le persone: delle relazioni vere e autentiche che arricchiscono e fanno crescere, con parole pacate gesti semplici e atti coraggiosi. Sei stato per la nostra martoriata città Costruttore di Pace; nei momenti difficili e bui che hai vissuto a Castellammare hai sempre richiamato al senso civico i nostri politici. Amorevole è stata la tua dedizione nei confronti degli ultimi di questa comunità: gli anziani, gli ammalati, i poveri che hanno trovato in te un porto sicuro nel naufragio della loro esistenza. Grazie a te numerose opere del patrimonio culturale sono state recuperate: il restauro delle campane, della Cappella di San Catello, della Cappella di San Michele, dell’organo a canne e la realizzazione del Presepe stabile stabiano sono solo alcuni esempi dei doni che resteranno a futura memoria in questa città. Ci hai mostrato la via da seguire insegnandoci che i beni sono della Comunità e che chi li gestisce ha il dovere di renderli fruibili, incentivando iniziative che mirano alla loro valorizzazione. I tuoi insegnamenti hanno, indubbiamente, contribuito a formare le coscienze, a renderci consapevoli delle nostre potenzialità. La tua opera di tutela e valorizzazione del glorioso passato è stata fondamentale per aggregare e far sentire unici e importanti tutti noi fedeli, ma anche per progettare il nostro futuro. È stata questa tua caratteristica di uomo che costruisce il cambiamento tutelando il passato, che ti ha reso unico ai nostri occhi. Il tuo prezioso esempio ha ispirato tutti noi e in modo particolare i nostri giovani, che ti hanno sempre dimostrato il loro affetto. Hai lasciato qualcosa di te in tutti noi stabiesi. Mai dimenticheremo la splendida preghiera da te scritta per l’amata Castellammare di Stabia in occasione della festa dell’Immacolata:

“Maria proteggi dal male la nostra città” Vergine Immacolata ti affidiamo la nostra Città, che da sempre ti onora, e fa’ che non ti porti solo impressa nel civico stemma, memoria di antenati credenti, ma ti porti soprattutto impressa nel cuore!  Aiutaci a costruire una città fondata non sull’egoismo che uccide, ma sull’amore che edifica! Aiutaci Maria ad avere anche noi, un cuore immacolato, una mente attenta, e mani sporche e callose perché sempre all’opera nel cantiere mai chiuso del bene comune. Maria vergine Immacolata, prega per noi!  Don Antonino Parroco.

 Solennità del Corpus Domini                                             Enzo Cesarano

 

 

 

La Cappella di Gesù Cristo del Rivo

Questa volta Libero Ricercatore vi invita ad una passeggiata nel verde, alla riscoperta della Cappella del Gesù Cristo del Rivo. Davvero a pochi passi dal centro antico, si ammira questo gioiello d’arte dimenticato. La Cappella di Gesù Cristo del Rivo è parte del patrimonio artistico dimenticato della nostra città. Castellammare di Stabia è una città ricchissima… di opere d’arte, di posti incantevoli, di luoghi ameni; ma come per un destino infame, non riesce a godere in pieno delle sue stesse bellezze. L’ultimo editoriale del Libero Ricercatore ha mostrato quanto l’incuria, il malaffare e, soprattutto l’ignoranza, ci stiano depauperando pezzo, dopo pezzo, delle nostre ricchezze.

Il video presentato oggi, conduce il lettore in una passeggiata verso la Cappella di Gesù Cristo del Rivo, gli farà da guida la signorina Concetta De Simone, che del tutto volontariamente, tiene viva la tradizione di famiglia, occupandosi personalmente della cura della cappella, con un amore come di antica e fedele ancella. Continua a leggere

Nicola De Simone

Nicola De Simone: il calciatore sfortunato

di Corrado Di Martino 30-05-2019

Nicola De Simone - Immagine d'epoca

Nicola De Simone – Immagine d’epoca

Chi lo ha conosciuto dice che era schivo, generoso, serio, coraggioso; lo stabiese sfortunato e illustre, di cui vi parliamo oggi, era Nicola De Simone. Di sportivi famosi e fortunati, la nostra città ne ha generati tanti. Ad esempio il più decorato fra tutti il grande Ciccio Esposito, vogatore, a cui hanno fatto eco talmente tanti ragazzi che è praticamente impossibile farne la totale citazione. Non ultima Giovanna Schettino, campionessa mondiale nel quattro di coppia pesi leggeri. Atleta fra le quattro prime italiane e, prima stabiese nella storia, a raggiungere questo obiettivo. Numerosi sono anche i nomi dei calciatori famosi nati a Castellammare di Stabia: Roberto Di Martino, Ione Spartano, Gennaro Olivieri, Salvatore Di Somma, Roberto Amodio, Raffaele Ametrano, Antonio Mirante, Fabio Quagliarella, Gennaro Iezzo, Luigi Imparato, Luigi Vitale, i più giovani fratelli Donnarumma, e il promettente Sebastiano Esposito. Nicola De Simone, che vogliamo ricordare oggi, non è arrivato alla fama di Quagliarella ed altri, non è stato così fortunato, tuttavia a 40 anni dalla sua scomparsa, il ricordo di lui è ancora forte nei cuori giallo-blé.

Siracusa calcio 1978-79 purtroppo senza Nicola De Simone

Siracusa calcio 1978-79 (purtroppo senza Nicola De Simone)

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La produzione di gallette (foto Enzo Cesarano)

Galletta stabiese, storia di un celebre prodotto da forno

La Galletta stabiese, storia di un celebre prodotto da forno

secondo gli antichi dettami preparatori dello storico panificio “Casa del Pane Maresca”

( articolo di Enzo Cesarano )

Galletta

Galletta stabiese (foto Ferdinando Fontanella)

Il territorio stabiano grazie alla favorevole posizione geografica ha da sempre assunto un ruolo fondamentale negli scambi commerciali mediterranei.

La prospera attività del trasporto marittimo ha contribuito in modo determinante allo sviluppo dell’arte panificatoria che notoriamente caratterizza, insieme alle tantissime acque sorgive, la città di Castellammare di Stabia. Non è un caso, dunque, che fin dal Medioevo i mulini posti lungo la costa tra Torre Annunziata e Stabia sono stati di grande importanza, rifornendo la Capitale con la loro produzione di farina1.

La galletta stabiese, tra i prodotti da forno più celebri, nacque proprio intorno al 1300, il suo nome deriva da termine francese galet, ciottolo2 come allusione alla particolare forma tonda, schiacciata e dalla superficie bucherellata (originariamente i buchi erano ventotto, oggi molto meno). Continua a leggere

  1. N. Faraglia: “Storia dei prezzi in Napoli dal 1131 al 1860”. In atti del Regio Istituto di Incoraggiamento, Napoli 1878, pp. 82.
  2. Cortellazzo Zolli: “Dizionario etimologico” . Zanichelli, Bologna 1980.
Vincenzo Giordano (ritratto del m° Antonio Gargiulo)

Vincenzo Giordano

articolo del dott. Raffaele Scala

Premessa dell’autore:

Caro Maurizio, dopo lunga assenza ritorno con una nuova, inedita biografia: stavolta mi sono occupato di Vincenzo Giordano, tra i protagonisti di Piazza Spartaco, la scellerata strage perpetrata dai fascisti causando la morte di sei innocenti nell’assalto a Palazzo Farnese del 20 gennaio 1921 e uno degli antifascisti più perseguitati dal regime di Mussolini, subendo soprusi e violenze di ogni sorta, fino al carcere e la condanna a tre anni confino politico. Una sorte che toccò a molti altri stabiesi, oggi tutti dimenticati. Non vado oltre. Come sempre a te l’onere di decidere sulla pubblicazione di un altro tassello di questo piccolo dizionario del movimento operaio stabiese, cui mi dedico ormai da anni e che proseguirà prossimamente con altri notevoli personaggi della nostra storia cittadina. Al momento non faccio nomi.

Con affetto, Raffaele Scala


Vincenzo Giordano (ritratto del m° Antonio Gargiulo)

Vincenzo Giordano (ritratto del m° Antonio Gargiulo)

Vincenzo Giordano

Il muratore Francesco Giordano (1864 – 1950) aveva sposato a Mercato San Severino il 28 aprile 1888 Giovanna Spisso (1866 – 1933),una ragazza originaria di Castel San Giorgio, portandosela nella sua città, Castellammare di Stabia e andando ad abitare in via Cognulo, nel cuore del Centro Antico, la prima delle tante case che avrebbe cambiato nel corso della sua lunga vita. E nella città stabiese nacquero i  primi figli della sua numerosa prole: Agnese, Luigi e Teresa. Intanto aveva trovato impiego nel Regio Cantiere, quando per motivi che non conosciamo fu trasferito nell’Arsenale di Taranto. Norma largamente usata dalla direzione del Regio Cantiere per motivi punitivi, quasi sempre per allontanare sovversivi in grado di aggregare e dirigere i compagni di lavoro allo scopo di intimidire gli altri ed evitare di seguirne l’esempio. Nel lontano novembre 1869 fu usato nei confronti di Luigi Maresca, il capomastro che aveva fondato a Castellammare una sezione della I Internazionale, forte di oltre 500 soci, ispirata ai principi dell’anarchico russo, Michele Bakunin e per questo trasferito nell’Arsenale di Venezia nel giro di poche settimane dalla sua costituzione. Di Maresca, già noto rivoluzionario, non si avranno ulteriori notizie.[1] Continua a leggere