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Il Presepe Stabile Stabiano

Giovedì 19 settembre alle ore 18,30: conferenza stampa di presentazione dell’opera monumentale stabile

A Monsignor Francesco Saverio Maria Petagna1 si devono le origini del Presepe Monumentale di Stabia. La sua collezione di pastori è del XVII-XVIII secolo. L’antico Presepe, per varie vicende non fu più esposto al pubblico.
Oggi, col progetto del Presepe Stabile Stabiano, si ridonerà alla città un’opera d’arte unica nel suo genere. Giovanni Irollo, Maurizio Santoro, Riccardo Scarselli, Massimiliano Greco e Flavio Morvillo, sono i componenti del comitato di lavoro, che su idea di don Ciro Esposito e don Antonino D’Esposito, sulla scorta delle memorie di Mario Vanacore, provvederà alla realizzazione, del Presepe Stabile Stabiano. L’opera monumentale voluta da Francesco Petagna, ritornerà ai clamori culturali degli anni ’60.

Ricordiamo comunque che nel 1919 don Angelo Torre e Domenico Santoro, ripresentarono alla città il Presepe Stabiano. Tutta la navata destra diveniva scenografia della natività. Le maestranze del Cantiere Navale sul progetto scenografico di Domenico Santoro, contribuirono agli allestimenti. Purtroppo gli eventi bellici impedirono le rappresentazioni del Natale stabiese, in tale periodo oscuro della storia del nostro Paese alcuni pezzi vennero danneggiati, altri trafugati. Solo negli anni ’50, la passione e la fede di Antonio Greco (maestro di arte presepiale, la cui passione vive attraverso l’impegno di suo figlio Massimiliano), dopo uno scrupoloso restauro, restituirono l’opera munumentale alla città. Quindi, Don Paolo Cecere, l’avvocato Scarselli e l’allora Direttore dell’Azienda di Cura Soggiorno e Turismo Francesco Pandolfi, nel Natale del ’62, riportarono il presepe monumentale ai vecchi splendori. Terremoto dell’80, abbandono e incuria, inflissero un altro duro colpo al presepio. Ad inizio del terzo millennio, attraverso i finanziamenti di Giovanni Irollo e l’aiuto della Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici di Napoli e Provincia, l’opera fu sottoposta ad un nuovo attento restauro.

  1. Monsignor Francesco Saverio Maria Petagna nacque a Napoli il 13 dicembre 1812, fu eletto vescovo di Castellammare di Stabia a 38 anni, rimase alla guida spirituale della Diocesi stabiese per 28 anni, dal 1850 al 1878.

‘O cunto d”o cecere

di Chiara Del Gaudio

Pur conoscendo il significato della caratteristica espressione: “Me staje facenno ‘o cunto d”o cecere!”, con la quale si palesa la mancata disponibilità ad ascoltare un racconto (ragionamento) lungo e futile e si sprona l’interlocutore (che temporeggia) ad essere chiaro e conciso, mai prima di oggi, mi era sembrato utile di avviare una ricerca a tema per far conoscere la trama di questo particolare racconto quasi del tutto dimenticato (un tempo molto radicato nella tradizione locale).

Cunto d''o cecere

Cunto d”o cecere

L’esigenza di una ricerca è nata quando una nostra affezionata visitatrice (Chiara Del Gaudio, che saluto e ringrazio), ha richiesto espressamente aiuto al “Libero Ricercatore”, per ricostruire la parte tronca di questo curioso racconto che sin da piccola le veniva narrato dalla nonna materna. Fortunatamente dopo aver chiesto e ricercato “in lungo e in largo” siamo riusciti nell’intento, abbiamo rintracciato una versione del “Cunto d”o cecere”, che vi proponiamo a seguire (il racconto dal titolo “Il cece” della scrittrice Angela Matassa, estrapolato dalla raccolta “Leggende e racconti popolari di Napoli” edito dalla Newton & Compton Editori). Continua a leggere

Mmieze a ô Ggesù (Gesù)

Mmieze a ô Ggesù

a cura di Corrado Di Martino – 30 luglio 2019

La chiesa intitolata a Maria Santissima del Soccorso e il convento adiacente furono istituiti da Pirro Giovanni de Nocera, nobile stabiese, il 22 agosto 1609. Il de Nocera, concesse, chiesa e collegio, a P. Geronimo Barisone, provinciale dell’Ordine dei Padri Gesuiti. Nel 1618 fu costruita la Sacrestia, i Gesuiti che si impegnarono con l’Università stabiese a tenere scuola per i cittadini di Stabia, stettero in questa sede fino al 1766, anno in cui furono espulsi dal regno di Napoli. Ad essi subentrarono i Padri Carmelitani, poiché nell’anno 1783, per ampliare il Regio Arsenale, la chiesa dell’Annunziata al Molo, dove i Carmelitani officiavano dal 1741, fu abbattuta. Ai Carmelitani, subentrarono i Padri di San Giovanni di Dio e infine nel 1785 l’Università Stabiese chiese al Re di poter trasferire su detta chiesa il patronato sulla chiesa dell’Annunziata al molo. Successivamente, nel 1786 l’Università Stabiese concesse la chiesa del Gesù, al clero cittadino, consegnando ad essi, anche la statua della Madonna del Carmelo che era prima nella chiesa del molo, dichiarandola loro patrona e particolare protettrice. Da quell’anno, si officia in questa chiesa, che via, via nel tempo, è stata arricchita di stucchi e pitture pregiate. In questo modesto video alcune viste singolari della navata e degli stucchi.

Le vostre fotografie

Remigio Russo

Le fonti di Stabiae (foto Remigio Russo)

Ispirata da “Le fonti di Stabiae”, prima foto giunta in redazione, gentilmente inviataci dal carissimo Remigio Russo, la rubrica propone una Castellammare ritratta dai nostri visitatori (esponiamo esclusivamente le fotografie che ritraggono: scorci, panorami e particolarità della città di Castellammare di Stabia). La raccolta è doverosamente dedicata a Mimì Paolercio, compianto amico d’animo cordiale, la cui brillante e luminosissima carriera di fotografo ha reso onore alla nostra Castellammare di Stabia, sua città di adozione. La galleria verrà ampliata in corso d’opera, eventuali collaborazioni sono estremamente gradite.

Chiunque volesse esporre sarà il benvenuto ed è pregato di contattarci alla seguente email: liberoricercatore@email.it

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La Cassarmonica (foto Mariarita De Simone)

La Cassarmonica (foto Mariarita De Simone)


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N.B.: tutte le immagini fotografiche (gentilmente concesse dai rispettivi autori indicati in calce) sono tutelate dal ns. Copyright e non possono essere utilizzate per scopi commerciali ( leggi disclaimer )

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Affresco Madonna del Carmine del soppresso monastero della Pace - foto M. Cuomo

La Madonna del Carmine

a cura di Corrado di Martino – 16 luglio 2019

Sulle origini

Il Monte del Carmelo, già nove secoli prima della venuta di Cristo era luogo di fede, secondo l’Antico Testamento, il profeta Elia si stabilì su un colle, fra quelli che compongono il Monte, detto Cheren El, che in ebraico significa orto di Dio, giardino di Dio. Nel 1154 Bartolomeo Avogadro1, per dare seguito ad un voto, si recò sul Monte Carmelo, presso la fonte di Elia e vi costruì una cappella dedicata alla Beata Vergine del Monte Carmelo e, assieme ad altri dieci compagni, condusse vita contemplativa da eremita in celle costruite attorno alla cappella. Essi si chiamarono i “Fratelli di Santa Maria del Monte Carmelo”. Aimerio di Limoges, Patriarca di Antiochia dal 1140, nominò Bartolomeo di Avogadro Primo Priore generale del Carmelitani. In seguito, nel 1235, i Saraceni indussero i Carmelitani ad allontanarsi. Essi approdarono sulle coste del Sud Italia (ma anche in altri luoghi del Mediterraneo), fondando il primo convento carmelitano a Messina; convento e città che hanno lasciato nel 2015. Guglielmo Sanvico, storico dei carmelitani, così scrive: …I Carmelitani che primi vennero dalla Palestina a fondare conventi in Occidente furono siciliani e provenzali: quelli edificarono un convento nei sobborghi di Messina, questi fondarono un altro nei pressi di Marsiglia; l’emigrazione degli uni e degli altri avvenne nel 1238...

Bartolomeo di Avogadro

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  1. nato a Solignac, Francia del Sud nel XII secolo, da nobile famiglia; studiò all’Università di Parigi dove si laureò in teologia.