Archivi tag: Liberoricercatore

Il Santuario di San Michele

Storia e Ricerche

Il Santuario di San Michele

di Giuseppe Zingone

Padre Antonio Vivoda e Alcide De Gasperi, 1 Gennaio 1951, Grand Hotel Monte Faito, immagine restaurata

Vorrei intrecciare questa breve ricerca, sia con altri articoli precedenti, aventi lo stesso argomento, sia con un’interessante approfondimento comparso nelle pagine de IlMediano.com a firma di Alessandro Masulli: Padre Antonio Vivoda, l’eremita del Monte Faito. Continua a leggere

Ettore Fieramosca

Storia e Ricerche

Ettore Fieramosca

a cura di Giuseppe Zingone

Ettore Fieramosca, pirofregata di II rango

Breve storia: Pirofregata a ruote, del Regno delle Due Sicilie Ettore Fieramosca, istituita a Castellammare di Stabia il 12 febbraio 1849, varata il 13 novembre 1850, si unì il 6 settembre 1860 (cioé) disertò a favore del Regno di Sardegna e il 24 gennaio 1861 fu inserita nella flotta come fregata a vapore su ruote Ettore Fieramosca. Il 17 marzo 1861 fu introdotta nella Regia Marina Italiana, ammodernata nel 1861 a Tolone.

Dal 14 giugno 1863, divenne una corvetta a vapore di 2° grado (Corvetta a ruote di II ordine), ammodernata nel 1878. Nel 1881 divenne Nave idrografica soppressa il 5 dicembre 1883,adibita a blocco di addestramento a Napoli e successivamente adibita a magazzino galleggiante per razzi e lanciarazzi, venne demolita nel 1895.1 Continua a leggere

Il Legno Sacro di piazza dell’orologio

Il Legno Sacro di Piazza dell’Orologio

articolo di Corrado Di Martino

Durante la turbolenta Rivoluzione francese, i sostenitori della Repubblica celebrarono la caduta della monarchia e il ritorno della libertà. Essi introdussero una consuetudine simbolica e solenne: piantare nelle piazze e nei villaggi i celebri “alberi della libertà”.

CROCEFISSO PIAZZA OROLOGIO

Albero della Libertà

Albero della Libertà

Albero della Libertà

Questa usanza aveva radici in antichi riti popolari e religiosi. Essa simboleggiava la rinascita ciclica della natura e il rinnovarsi della vita. Durante il fervore rivoluzionario, specialmente in epoca giacobina, gli alberi divennero potenti simboli politici. Essi rappresentavano una sorta di totem della nuova fede repubblicana. Di solito erano semplici pali sormontati da un berretto frigio rosso, adornati con bandiere e coccarde tricolori1. Attorno a questi alberi si svolgevano cerimonie civili: danze, matrimoni e giuramenti di fedeltà alla patria.
Erano considerati veri e propri altari di una proto religione laica.

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TEATRO – Il Gruppo Teatro Quarto Piano, 50 anni e non li dimostra

Cultura stabiese

Gruppo Teatro Quarto Piano – 50 anni e non li dimostra

Gruppo Teatro Quarto Piano

Gruppo Teatro Quarto Piano

Gli anni Sessanta e Settanta ci hanno visti crescere per strada, a giocare a pallone, marinare la scuola, vivere i primi amori adolescenziali. Poi, quasi naturalmente, è arrivato il teatro.
All’inizio tutto nasce in famiglia: in alcuni vecchi locali adiacenti alla chiesa di San Giacomo, con piccoli sketch e scene improvvisate, ci esibivamo davanti a parenti e amici. Loro, benevoli e generosi, ci incoraggiavano con entusiasmo, anche se non avevamo ancora compiuto diciott’anni.

  1. Il primo vero spettacolo: due atti unici di Eduardo De Filippo, Farmacia di turno e Sik Sik l’artefice magico. Un successo strepitoso, dovuto alla grandezza dell’autore ed anche all’entusiasmo di tutti i giovani attori. Nello stesso anno, e fino al 1983, arrivano anche le prime esperienze radiofoniche su Radio Tirreno Sud (“L’altra rete” e “Onda su Onda”), due trasmissio ni di punta di una delle prime cento radio libere d’Italia. L’esperienza è stata ripresa nel 2009 sul web cone la stazione web radio Radio Free. (https://radiofreelive.com/)
  2. Il gruppo cresce e decide di darsi un nome: nasce così il Gruppo Teatro Quarto Piano, in onore del luogo dove si svolgevano le prove, al quarto piano di un condominio in via Plinio.
    Totalmente autofinanziato, il gruppo affronta con determinazione ogni difficoltà, sostenendosi e producendo spettacoli con le proprie forze. Il debutto ufficiale avviene con Non ti pago di Eduardo De Filippo, rappresentato al Teatro dei Salesiani di Castellammare di Stabia. Da quel momento, anno dopo anno, il gruppo porta in scena commedie dei De Filippo come – Quei figuri di trent’anni fa; Gennariniello; Cupido scherza e spazza.– come ‘O tuono ‘e marzo di Scarpetta.
  3. Arriva il primo lavoro in lingua: Sarà stato Giovannino di Paola Riccora, un dramma leggero che segna la piena maturità artistica del gruppo. Lo spettacolo viene replicato con il patrocinio dell’International Inner Wheel al Teatro delle Rose di Piano di Sorrento. In quella sede saranno premiati gli attori e l’autore delle musiche originali il maestro Ivo Pennino.

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‘O Vuttaro

Antichi mestieri

‘o Vuttaro
( a cura di Maurizio Longobardi )

Vuttaro

Vuttaro (immagine generata con IA)

Introduzione dell’autore
A distanza di qualche annetto torno su questa rubrica per portare un brandello di collaborazione. Da qualche giorno ho ripreso, nelle pause del lavoro, a scivolare tra le pieghe di questo bellissimo sito per annusare l’aria, sentire il sapore, vedere scorci, ascoltare le voci della mia amata terra. E così mi sono imbattuto nella rubrica “Antichi mestieri”, densa di godibile materiale.
Rimuginando, poi, ho recuperato un ricordo della mia adolescenza che, credo, sia degno di una menzione all’interno del decalogo da Voi elaborato.

I Costuttori di Botti, in dialetto napoletano i Vuttari

I Costuttori di Botti, in dialetto napoletano i Vuttari

‘O Vuttaro ( il bottaio, ovvero l’artigiano che fabbrica le botti )

Voglio ricordare che Castellammare ha avuto un suo “epigono” esperto di tale attività, uno degli ultimi in Campania e forse in tutta l’Italia del Sud. Il personaggio in questione, ma sul nome i miei ricordi sono vaghi, tale Don Ciro o Don Ciccio… (un nostro visitatore, Umberto Pepe, avendo letto con attenzione il presente articolo, a onor di cronaca, ci comunica in data 07/05/08, che l’artigiano in questione si chiama Mario Esposito, oggi ottantenne che vive tutt’ora in via Raiola.

Accudito amorevolmente dalla propria moglie Lucia De Martino e dai suoi tre figli, Luigi, Roberto e Lucia), è rimasto in attività fino ai miei 18-20 anni (oggi ne ho 44 ahimè!!!) ed operava in via Raiola che in illo tempore era meglio nota come via Napoli o, più espressivamente, “‘A via d’‘o cimitero) più o meno all’altezza del civico 19, ma sul lato opposto della strada (in sintesi, abitava ed operava di fronte casa mia, attuale residenza dei miei cari vecchietti). Continua a leggere