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Anni '60 - Pescatori stabiesi sulla banchina prospiciente l'hotel Montil (foto gentilmente concessa dalla sig.ra Lidia Bifulco)

Le immagini della memoria

( della città di Castellammare di Stabia )

Nella rubrica “Le immagini della memoria”, esponiamo per il piacere di poterle rivivere (sia pur soltanto mentalmente), alcune vecchie immagini (inquadrature inedite, particolari interessanti e scorci suggestivi) della città di Castellammare di Stabia.

ultime immagini inserite:

Anni '60 - Pescatori stabiesi sulla banchina prospiciente l'hotel Montil (foto gentilmente concessa dalla sig.ra Lidia Bifulco)

Anni ’60 – Pescatori stabiesi sulla banchina prospiciente l’hotel Montil

Anni ’60 – Pescatori stabiesi sulla banchina prospiciente l’hotel Montil
(foto gentilmente concessa dalla sig.ra Lidia Bifulco)

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Zi Ciccione (con cicatrice)

Catello Maresca detto Ciccione

Vicissitudini di un marinaio stabiese più volte scampato alla morte

di Antonio Cimmino

Uomini semplici spesso sono stati protagonisti inconsci di avvenimenti storici di enorme importanza ed hanno descritto le esperienze vissute, con naturalezza, senza enfasi e senza dare giudizi di sorta. Uno zio di mia moglie, marinaio della Regia Marina, mi ha raccontato la sua storia, articolata in ben otto anni di servizio militare, in pace ed in guerra. Ha rischiato la vita diverse volte riuscendo, quasi per miracolo, a sopravvivere. Pescatore prima e dopo, non ha mai ricevuto medaglie e/o riconoscimenti di sorta e, solo nel 2006, a 90 anni d’età, presomi in simpatia perché anch’io avevo prestato servizio militare in Marina, si decise a raccontarmi gli episodi che seguono, per lui tutti fatalisticamente inevitabili secondo il suo modo di vedere la vita. Così ebbi modo di sapere cosa gli aveva procurato quella grossa cicatrice che aveva sotto il mento. Quando, dopo i primi incontri, gli portai un quadretto con la fotografia dell’incrociatore Pola, Zi’ Ciccione l’accarezzò e si mise a piangere. Con lo stesso tono di voce, le medesime parole e i ringraziamenti alla Madonna di Pompei per essersi salvato, egli mi ha ripetuto la sua storia diverse volte, contento finalmente di trovare un attento ed interessato ascoltatore. Zi’ Ciccione è morto il 5 maggio 2012.

Antonio Cimmino

Zi Ciccione (con cicatrice)

Zi Ciccione (con cicatrice)

Mi chiamo Catello Maresca, sono nato il 14 dicembre classe 1916, ma tutti fin da piccolo, mi hanno sempre chiamato Ciccione.
Sono analfabeta e ho sempre fatto il pescatore e, in estate, ho lavorato alla Cirio.
Nel 1936 sono partito per il servizio militare di leva nella Regia Marina e sono tornato a casa solamente nel 1945.
A Taranto mi assegnarono la categoria di “Marò servizi vari” con la matricola 28496; non sapevo né leggere né scrivere, altrimenti mi avrebbero dato la categoria di nocchiere perché facevo il marinaio già da piccolo. Continua a leggere

Abbagnale

“Fratelloni” Abbagnale ora i remi sono appesi in ufficio

di Marco Ansaldo

Carmine e Giuseppe Abbagnale con il timoniere Peppiniello Di Capua

Carmine e Giuseppe Abbagnale con il timoniere Peppiniello Di Capua

Per tutti erano i Fratelloni. Non è che fosse un soprannome particolarmente geniale per due ragazzi con 90 chili di muscoli e nati dagli stessi genitori ma forse Giampiero Galeazzi non poteva coniarne uno più adatto ad esaltare la leggenda di Giuseppe e Carmine Abbagnale, che alcuni ritengono i più grandi canottieri della storia e noi un pezzo della nostra, di storia. Banyoles è un posto su un lago a 90 chilometri da Barcellona, quasi in Francia, dove cominciano i Pirenei. In quell’estate del’92 bisognava mettersi in auto dalle Ramblas alle 6 di mattina per arrivare in tempo per l’inizio della gare e godersi un minimo di fresco prima che cominciasse la calura. I Fratelloni erano già lì. Peppiniello Di Capua, l’omino che li guidava dalla prua, con la testa rivolta al traguardo, scegliendo i ritmi e la direzione del timone, si aggirava nervoso vicino alla barca. «Non sono tranquillo, ho una brutta sensazione», disse Galeazzi. Lo guardammo straniti. Che Giuseppe e Carmine potessero perdere la loro terza medaglia olimpica consecutiva sembrava a noi tutti impossibilissimo: dal trionfo di Seul nell’88 davanti ai tedeschi dell’Est e a sir Redgrave non avevano mai perso una gara importante, compresi gli ultimi tre Mondiali. Invece l’incredibile successe. Nel modo più straziante. «Fu l’unica volta in cui ho affrontato gli ultimi 250 metri con la sensazione di avere già vinto. E perdemmo» racconta Giuseppe.

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Nuova Iskra copertina

Emeroteca stabiese

a cura di Gaetano Fontana

L’emeroteca stabiese (raccolta di giornali, riviste e pubblicazioni periodiche, edite e distribuite nella città di Castellammare di Stabia), nasce da una idea di Gaetano Fontana. A lui, già autore di importanti iniziative e rubriche contenute nel nostro portale web, va un particolare plauso per l’impegno profuso nella non facile costruzione di questa rilevante sezione, risorsa da oggi fruibile per la lettura e la consultazione, che di certo farà la felicità di: studiosi, studenti, ricercatori e semplici appassionati di storia locale.

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Alessandro Manzoni

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titolo vaco

Vaco’ e pressa…

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L'apostolo di Stabia

L’apostolo di Stabia

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Macchina della Festa

15 agosto 1807: Castellammare in festa

di Lino Di Capua e Gelda Vollono

Gli apparati festivi, intesi come macchine da festa, videro la luce nel XVI secolo, raggiungendo in breve tempo un’espressione artistica di straordinario livello in tutta Europa.
Tuttavia queste vere e proprie opere d’arte, tanto belle quanto effimere, al termine delle manifestazioni erano smontate di modo che oggi è possibile ammirarle solamente in dipinti e stampe coevi. Si può parlare di vere e proprie opere d’arte perché alla loro realizzazione contribuirono i maggiori ingegneri, scultori e pittori del valore di LEONARDO, del PALLADIO, del BRUNELLESCHI, del VASARI, del BERNINI, del SANFELICE, del VACCARO e tantissimi altri ancora.

Macchina della Festa

Castellammare in Festa

L’uso di macchine in occasione di feste o cerimonie nel 600 e 700 si diffuse nelle maggiori città italiane ed europee e certamente non lasciò indifferente la Castellammare di fine ‘700 che, grazie alla politica illuminata dei Borboni, pensiamo alla costruzione del Regio Arsenale, agli scavi archeologici, alla Reggia di Quisisana, era presente sulla scena nazionale ed internazionale: la macchina per l’esposizione del SS. Sacramento che si può ancora ammirare nella chiesa del Gesù e che rappresenta per di più l’unica superba testimonianza attualmente esistente in Campania di un apparato festivo barocco, ci fa intuire la portata del coinvolgimento della nostra città a questa forma d’arte che certamente non dovette essere di scarsa importanza e che sicuramente dovette entrare nella tradizione popolare. Ciò malgrado in nessuna cerimonia, religiosa o profana che fosse, era stata a tutto oggi trovata notizia in fonte documentale, letteraria o grafica dell’impiego di macchine da festa. L’aver quindi reperito la cronaca minuziosa di una festa con impiego di allestimenti trionfali organizzata dal Comune di Castellammare il 15 agosto 1807 per ringraziare Dio della pace ritrovata in Europa e per celebrare l’onomastico di Napoleone 1., è di una tale importanza ed eccezionalità che abbiamo ritenuto opportuno riportarla integralmente. Continua a leggere