Autore dell'articolo Antonio Cimmino

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Archivi autore: Antonio Cimmino

Informazioni su Antonio Cimmino

Collaboratore di Redazione Già dipendente del cantiere navale di Castellammare di Stabia, si interessa della storia delle navi militari ivi costruite dalla sua fondazione. Appassionato, della Marina Militare e della marittimità in genere. E' socio della locale Associazione Nazionale Marinai d'Italia.

foto attentato

Il ’48 a Castellammare

a cura di Antonio Cimmino

Manifesto

Manifesto

18 aprile 1948. Data fatidica con la quale iniziò l’era dell’egemonia democristiana, è legata anche a un simbolo e ad un ricordo, quello del Fronte Popolare Democratico. Di quella stretta alleanza che legò in un blocco elettorale il P.C.I. e il P.S.I. presentatisi con il simbolo della testa di Garibaldi in una stella a cinque punte. Esperienza disastrosa dal punto di vista elettorale che contribuì a creare situazioni di rigetto nei due partiti della sinistra: il PCI accettò il Fronte senza entusiasmo perché non ci credeva fino in fondo e, il PSI solo per motivi legati alla ricerca affannosa di una propria fisionomia.  Il Fronte registrò un calo elettorale del 10% rispetto ai risultati che i due partiti separati e il Partito d’Azione (confluito nel PSI) avevano ottenuto nelle elezioni del 2 giugno 1946. I più penalizzati furono i socialisti che ottennero solo 42 deputati su 183 e videro distrutta la generosa prospettiva di riunificare i due partiti della sinistra voluta da Nenni, Morandi e dal gragnanese Lizzadri. Continua a leggere

Banca della Memoria dei Marinai

Banca della Memoria dei Marinai

( archivio Antonio Cimmino )

Un archivio aperto che si prefigge di raccogliere e di arricchirsi giorno per giorno con le vostre testimonianze.

Banca della Memoria dei Marinai del Compartimento Marittimo di Castellammare di Stabia

Banca della Memoria dei Marinai del Compartimento Marittimo di Castellammare di Stabia

“Da secoli, Castellammare è legata alla Marina, a cominciare dall’Armata di Mare, passando per la Regia Marina per approdare alla Marina Militare. Migliaia di suoi cittadini hanno servito, in pace ed in guerra, sulle navi e nelle postazioni a terra, indossando il solino blu. Centinaia di essi sono morti e riposano in fondo al mare ed altrettanti sono stati decorati per episodi di valore legati principalmente alla solidarietà che tra la gente di mare trova la sua massima espressione. Estremamente affascinato da questo mondo ho iniziato a raccogliere: foto, storie e testimonianze, sia dai diretti interessanti che dai loro familiari, ed ho riscontrato con stupore che tutte palesano il profondo amore che gli stabiesi nutrono per la Marina e l’indissolubile legame per il naviglio varato nel nostro glorioso cantiere”.

Antonio Cimmino


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Ammirati Pasquale

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Palumbo Angelo

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Scala Catello

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Vingiani Gennaro

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Galeotti nel Real Arsenale stabiese

Bagno penale e le prigioni galleggianti a Castellammare di Stabia

articolo di Antonio Cimmino

Nel Real arsenale borbonico di Castellammare di Stabia, cosa ben nota, si utilizzavano, per i lavori pesanti e pericolosi, galeotti giudicati dal tribunale di Napoli. Essi alloggiavano in un apposito bagno penale ricavato nell’ex convento dei frati carmelitani: l’attuale stabilimento produzione cordami (ex Maricorderia in funzione dal 1796) di Via Acton1.

Galeotti nel Real Arsenale stabiese

Galeotti nel Real Arsenale stabiese

I condannati alla cosiddetta pena de’ i ferri, erano addetti a “fatiche pesanti a profitto dello Stato”; durante il lavoro nel cantiere navale “si trascinavano ai piedi una catena, o soli, o uniti a due, secondo la natura del lavoro cui verranno addetti”. La coppia di galeotti era chiamata in gergo “calzetta”. La pena da scontare era di quattro gradi uguale ciascuno di sei anni (7-12, 13-18, 19-24, 25-30)2. Anche la lunghezza e il peso della catena era in funzione della pena da scontare con leggere differenze nei vari Stati preunitari. Nel “Regolamento di disciplina e di interno ordinamento dei Bagni” del 1860 applicato dal subentrante Regno d’Italia, ad esempio, i galeotti erano classificati in quattro Divisioni, distinte dal colore di una striscia di lana apposta sul berretto. La lunghezza e il peso della catena era così stabilito:
1° categoria: catena di maglie 6 e 1,300 chili;
2° categoria: catena di maglie 8 e 1,700 chili;
3° categoria: catena di maglie 9 e 1,900 chili.
4° Per accogliere i galeotti nuovi giunti egli incorreggibili, erano utilizzate catene di 18 maglie del peso di 6,000 chili3.
Già dal 25 febbraio 1836 nel Regno delle Due Sicilie era stata abolita la pena ai lavori forzati perpetui; l’ergastolo fu ripristinato dai Savoia dopo il 1861 per i briganti meridionali non fucilati sul posto. Anche la pena di morte era stata abolita di fatto. Continua a leggere

  1.  Parisi C., Cenno storico descrittivo della città di Castellammare di Stabia, anno 1842. Palumbo M., Stabiae e Castellammare di Stabia, Aldo Fiory Ed., Napoli, 1972
  2. Capo I “delle pene criminali” art.8, Codice per lo Regno Delle Due Sicilie, Leggi penali, Stabilimento tipografico di D. Capasso, Napoli, 1848
  3. http://www.museocriminologico.it/index.php/documenti2/2-non…/46-bagni-penali-catene
Varo del vascello Partenope (autore Filippo Hackert)

Il glorioso Cantiere navale di Castellammare

( a cura di Antonio Cimmino )

Brevi cenni dalle origini ai giorni nostri
I parte (dalle origini al 1860)

Varo del vascello Partenope (autore Filippo Hackert)

Il cantiere di Castellammare di Stabia (coll. Gaetano Fontana)

Già dalla fine del 1500 nella zona di Castellammare di Stabia erano presenti numerosi cantieri navali artigianali, tutti in grado di realizzare imbarcazioni più complesse rispetto alle semplici barche da pescatore. Nel 1780 il primo ministro del re di Napoli, Giovanni Eduardo Acton, a conclusione dell’indagine per individuare il sito dove far nascere il grande e moderno cantiere in grado di dotare la Regia Flotta di nuove navi, identificò in Castellammare la località ideale per i seguenti requisiti: estrema vicinanza ai boschi di proprietà demaniale di Quisisana che dalle pendici del Monte Faito, garantivano legname da costruzione, le numerose ed abbondanti fonti di acque minerali in loco, che permettevano un trattamento del legno altrove impossibile, i favorevoli collegamenti con Napoli (che avvenivano su una strada larga e comoda) e non ultima la consolidata competenza dei maestri d’ascia stabiesi (che si tramandavano il mestiere di padre in figlio) che assicurava disponibilità di manodopera qualificata e duratura. Continua a leggere

La "Latteria romana" (foto gentilmente concessa da Massimiliano Greco)

Test d’onestà nella Latteria Romana

di Antonio Cimmino

Peppino della Latteria Romana (per gentile concessione del nipote Massimiliano Greco)

Peppino della Latteria Romana (per gentile concessione del nipote Massimiliano Greco)

Rafiluccio ‘e Scanzano era un bambino orfano di padre, e la mamma per toglierlo dalla strada, lo mandò a garzone nella Latteria Romana di don Catello Greco a Castellammare. Si era alla fine degli anni ’20 del secolo scorso. Rafiluccio, piccolino di statura e di appena 11-12 anni, si fece subito ben volere e, spesso, alla chiusura dell’esercizio, il padrone gli dava qualche mozzarella rimasta o una bottiglia di latte da portare a casa. Una vera manna per l’epoca. I clienti, spesso forestieri, erano soddisfatti della correttezza ed educazione del piccolo garzone e, non di rado, lasciavano una lauta mancia. Un giorno a Rafiluccio fu dato l’incarico di spazzare per terra, in quell’occasione, sotto al bancone trovò una mezza lira. Il bambino subito la consegnò a don Catello e questi, dispiaciuto, gli disse che non l’aveva messa intenzionalmente per appurare la sua onestà, di cui non aveva dubbio alcuno (pratica ricorrente di allora per testare se i garzoni avessero il vizietto di rubacchiare nelle botteghe). Fattosi grande Rafiluccio mantenne sempre un buon rapporto con don Catello e, negli anni ’50 portava alla Latteria Romana i suoi figli per comprar loro la squisitissima coppetta di panna fresca.

Antonio Cimmino


Il ricordo degli affezionati lettori di LR:

Enzo Veropalumbo: Fu anche un punto di riferimento d’incontro e di appuntamenti: “ce verimm’a’ latteria Romana”: Quando la compagnia era al completo facevamo la conta degli spiccioli per ordinare “pizzelle cu pummarole e muzzarelle o che cozzeche o che sciurilli” e poi “panzarotti” o panini “che muligname sott’uoglio”. Furono tempi, anni 60, di un vivere semplice dove coltivavamo sogni e speranze nel fascine di una Castellammare stupenda.

Ferdinando Morgoglione: Mia madre spesso ci portava me e mia sorella. Calzone fritto al pomodoro e mozzarella o panino con würstel e salsa, poi rigorosamente bicchiere di latte perché ancora piccoli. Che nostalgia di quei tempi!!! Continua a leggere