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‘E furastiere

Gli Anni '30 a Castellammare

‘E furastiere
( nei ricordi dello stabiese Gigi Nocera ) 

Furastiere alle Terme Stabiane (particolare di una cartolina d'epoca).

Furastiere alle Terme Stabiane (particolare di una cartolina d’epoca).

Come tutti i miei concittadini sanno, una volta le Terme stabiane si trovavano “fora ‘o cantiere”: proprio di fronte all’entrata principale del Cantiere Navale. L’interno delle Terme era architettonicamente armonioso e ben proporzionato tra gli spazi coperti e quelli all’aperto. Con pochi angoli e con dei graziosi padiglioni retti da colonne. Niente a che vedere con il freddo e squadrato cemento delle attuali terme.

Quelle preziose acque, che da secoli arrecano tanti benefici alla salute di chi ne fa accorto uso, avevano colà trovato degna residenza. Quel luogo ameno e tranquillo veniva raggiunto al mattino presto da molti stabiesi. Chi vi arrivava a piedi, chi col tram (quando esisteva ancora e che attraversava tutta la città, dalla Ferrovia al Cantiere) o con l’autobus.

Ci si andava per curarsi dai veri o presunti acciacchi, ed anche per incontrarsi con gli amici, i conoscenti e magari pettegolare sugli uni e sugli altri, sui risultati calcistici delle “vespe”, cioè dello Stabia, la squadra di calcio locale, della situazione generale del paese e del Cantiere il cui lavoro non sempre era assicurato. Continua a leggere

Il naviglio borbonico varato a Castellammare

Storia e Ricerche

Il naviglio borbonico varato a Castellammare

Le principali navi da guerra costruite nel Regio Cantiere di Castellammare fino al 1861

a cura di Antonio Cimmino

Il naviglio borbonico varato a Castellammare

Il naviglio borbonico varato a Castellammare: l’Armata di Mare

Tra le acque del Golfo di Napoli, Castellammare di Stabia si affermò, fin dal XVIII secolo, come un fulcro nevralgico della cantieristica navale. Qui, sotto il vessillo del Regno delle Due Sicilie, nacquero le più imponenti navi da guerra dell’Armata di Mare. Grazie alla perizia dei maestri d’ascia stabiesi e alla lungimiranza della monarchia borbonica, il Regio Cantiere navale divenne una vera e propria fucina di potenza e prestigio.

Antonio Cimmino, storico appassionato e profondo conoscitore della tradizione marinara stabiese, accompagna il lettore in un viaggio tra vele, cannoni e scafi possenti. Attraverso una serie di agili schede, egli ricostruisce la genesi delle principali unità navali costruite a Castellammare fino al 1861, anno che segnò la fine dell’indipendenza borbonica e l’inizio di una nuova epoca.

Cimmino non si limita a elencare dati tecnici; al contrario, restituisce voce e dignità a ogni bastimento varato. Così, nave dopo nave, emerge il profilo di una flotta che fu non solo strumento bellico, ma anche simbolo di una nazione orgogliosa del proprio mare.

In conclusione, la rubrica curata da Antonio Cimmino non solo documenta, ma illumina una pagina fondamentale della storia navale italiana. Le navi costruite a Castellammare non furono semplici imbarcazioni: esse solcarono i mari come testimoni di un’epoca, forgiate con sudore e maestria in una città che ha sempre guardato all’orizzonte.


Schede disponibili:

Vascello Partenope (1786)

Vascello Archimede (1795)

Vascello Capri (1810)

Vascello Vesuvio (1824)

Brigantino Valoroso (1837)

Vascello Monarca (1850)

Avviso a ruote Sirena (1859)

Pirofregata Borbona (1860)


Per approfondimenti scrivere a: cimanto57@libero.it

Vascello Archimede (anno 1795)

 ( a cura di Antonio Cimmino )

Varo del vascello Archimede (dipinto di L. Ducros posto nel Museè Cantonal Des Beaux-Arts di Losanna).

Varo del vascello Archimede (dipinto di L. Ducros posto nel Museè Cantonal Des Beaux-Arts di Losanna).

Il vascello ARCHIMEDE fu varato nel Regio Cantiere navale di Castellammare, il 10 settembre 1795. Costituita da uno scafo in legno con carena ricoperta di lastre di rame (per la protezione dall’acqua marina e dai parassiti), la nave aveva tre ponti. I 74 cannoni ad avancarica ed a canna liscia, erano sistemati in batteria: una scoperta sul ponte e due coperte. L’armamento marinaresco era formato da tre alberi (trinchetto, maestro e mezzana) con vele quadre, più il bompresso all’estrema prua. Fu disarmato il 4 febbraio 1809 a Palermo e venduto per la demolizione intorno al 1813.

La curiosità: dal dipinto di L. Ducros si evince che l’Archimede venne varato “di prua” e verso il mare aperto.

Note:
Le informazioni contenute nella presente scheda sono tratte da: Ragogna L., Cronistoria delle unità da guerra delle Marine preunitarie, Ufficio Storico della M.M., Roma, 1981, pag. 35. 


Per approfondimenti scrivere a: cimanto57@libero.it

Anonimo (poetica stabiese)

Poetica stabiese

Anonimo (poetica stabiese)

Prosa tratta da autori diversi, ma senza illusioni né pretese; adattata per gli amanti delle
escursioni in montagna, affinché amino sempre più il nostro stupendo e meraviglioso… Faito!

Monte Faito

Faito fronte 54

Faito

Te voglie fa’ venì ‘ncoppe Faito,
tra migliaia d’albere e castagne,
abbete, querce, platane e lucigne;
te voglie fa’ saglì ‘ngoppe ‘o Mulare,
attraversanno tutte ‘sti sentieri;
te voglie fa’ tuccà cu ‘e mane ‘o cielo,
chest’aria fresca ca rallegre ‘o core!

A coppe Faito vire… Praiano
Capri e Faragliune, Positano
l’isola de’ Galle,
muntagne e muntagnelle,
e, se vere pure,
Santa Maria ‘o Castiello!
… ma si nun te vaie a fa’ sta cammenata,
nun putarraie mai dì: “Chist’é Faito”!!!

 

In questa rubrica pubblichiamo le poesie dedicate alla città di Castellammare di Stabia in provincia di Napoli. La raccolta Poetica Stabiese potrebbe essere ampliata anche grazie al vostro contributo, per tale ragione invitiamo a segnalare l’iniziativa a quanti possano essere interessati, o eventualmente a recapitarci mediante ricercatoredistabia@libero.it un componimento poetico pronto.

Monte Faito

Dorsale montuosa della Campania (altezza max 1131 m), parte della catena dei Monti Lattari, che formano l’ossatura della Penisola Sorrentina. Una strada (16 km) e una funivia collegano la cima a Castellammare di Stabia. Poco al di sotto (900-1000 m) si estende il villaggio di Monte Faito.

Il Santuario della Basilica di Pozzano

Storia e Ricerche

Il Santuario della Basilica di Pozzano

articolo a cura di Maurizio Cuomo

Basilica Pontificia di Pozzano

Basilica Pontificia di Pozzano

In prossimità del rinomato Cantiere Navale stabiese, a ridosso della strada Panoramica che da Castellammare conduce a Sorrento, sorge (sulla omonima collina) il Santuario della Basilica di Pozzano.

Probabilmente il toponimo Pozzano deriva dal celebre pozzo (oggi conservato nell’ipogeo della Basilica), dove i fedeli rinvennero la sacra tela raffigurante la Madonna, un’opera che gli storici datano tra l’XI e il XIII secolo.

Si racconta che, per proteggerla dalla furia distruttrice degli Iconoclasti — movimento avviato da Leone Isaurico contro la diffusione di immagini e icone sacre — i fedeli nascosero la tela, che venne ritrovata secoli dopo in seguito a una prodigiosa apparizione.

Cartolina della Basilica di Pozzano

Cartolina della Basilica di Pozzano

Nell’opera Castellammare di Stabia – Rievocazioni e rivendicazioni storiche (1), l’autore descrive in questo modo il miracoloso ritrovamento della tela:

“Una notte, dei contadini che abitavano nei pressi del pozzo tutto coperto da virgulti e pruni, rimasero sorpresi ed impauriti nel vedere ardere una fiammella sempre immobile sul medesimo sito.

Né ebbero coraggio di avvicinarsi al luogo per rendersi ragione del fatto che per varie notti continuamente si ripeteva. Senonché, in una delle notti seguenti, mentre nella sottostante marina ad alcuni pescatori che erano intenti a tirare sulla spiaggia le loro barche e gli attrezzi da pesca per metterli al sicuro dal temporale che minacciava scoppiare, apparve una immagine di donna, avvolta in bianco velo, circonfusa da candida luce e che intimò loro di recarsi dal Vescovo ed invitarlo a suo nome di recarsi sulla collina soprastante, di cercare di un pozzo coperto di erbe, virgulti e pruni e nel cui fondo era nascosto una sua preziosa immagine. Ed aggiunse: “in quel sito voglio in mio onore edificata una chiesa, e gli stabiesi possono essere sicuri che in essa godranno tutto il favore del mio patrocinio”.

E scomparve. I marinai credettero ad una allucinazione e l’indomani non si curarono di avvertire il Vescovo, per timore di essere derisi o passare per simulatori e superstiziosi. L’arcana apparizione si rinnovò nella notte seguente con la minaccia da parte della immagine di severi castighi ove si fossero mostrati disobbedienti.

Il mattino dopo i pescatori si portarono dal Vescovo e gli riferirono quanto gli era loro accaduto, veduto ed udito, il pio Vescovo, che in sogno aveva avuto la stessa visione, alla narrazione fatta dai marinai, immediatamente organizzò una devota e solenne processione recandosi al luogo indicato.

Dopo accurate ricerche e la rimozione di virgulti e sterpi in più punti, i ricercatori scoprirono finalmente l’orlo di un pozzo costruito. In fondo al pozzo, trovarono un involto sorprendentemente intatto, nonostante l’umidità.

Quando i sacerdoti lo aprirono, alla presenza del popolo accorso in processione, apparve un’immagine della Beata Vergine Maria dipinta su finissima tela di bisso. Tuttavia, sebbene questa versione contenga elementi suggestivi e forse frutto di fantasia, gli studi recenti di Parascandolo — pubblicati postumi — l’hanno messa in discussione.


Testi consultati:

(1) TOMMASO DE ROSA, 1937. Castellammare di Stabia – Rievocazioni e rivendicazioni storiche, pagg. 9-10.