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Salvatore Fergola


Storia e Ricerche

Salvatore Fergola

di Giuseppe Zingone

Salvatore Fergola, autoritratto

Salvatore Fergola, autoritratto

Salvatore Fergola, nasce a Napoli il 24 aprile 1796 e qui muore il 7 marzo 1874, è considerato il pittore della veduta borbonica.

Fergola è tra i maggiori esponenti della pittura di paesaggio nell’Italia meridionale dell’Ottocento. Figlio di Luigi Fergola, incisore e pittore paesaggista, ispirato da Jakob Philipp Hackert, Salvatore proseguì la tradizione familiare, specializzandosi nella rappresentazione di vedute e paesaggi. Continua a leggere

Accadde Oggi (26 luglio)

Accadde Oggi a Castellammare di Stabia

a cura di Maurizio Cuomo

Accadde oggi a Castellammare di Stabia

Accadde Oggi


Accadde il 26 luglio

Cimitero vecchio di Castellammare (foto Maurizio Cuomo)

Cimitero vecchio di Castellammare (foto Maurizio Cuomo)

Nel 1827 entra in funzione il cimitero comunale

Il 26 luglio 1827, Castellammare di Stabia inaugurava ufficialmente il suo cimitero comunale, realizzato in applicazione della legge dell’11 marzo 1817. Con tale disposizione, re Ferdinando I di Borbone ordinava la costruzione di un Camposanto in ogni Comune del Regno delle Due Sicilie, ponendo così fine alla consuetudine delle sepolture nei pressi delle chiese cittadine.

Per dare attuazione al decreto, l’Intendente della provincia di Napoli incaricò l’architetto D. Francesco Carpi, Commissario ai Lavori del Senato, e l’ingegnere D. Saverio Mastriani. I due professionisti si recarono a Castellammare per procedere con i rilievi e la progettazione dell’opera.

La scelta del sito, le modalità costruttive e la concezione architettonica del cimitero rispecchiarono i criteri di salubrità e decoro previsti dalla normativa vigente. Il nuovo camposanto, infatti, sorse fuori dal centro abitato, in un’area idonea e ben ventilata, in linea con le moderne concezioni igieniche dell’epoca.

Così venne inaugurato il Cimitero di Castellammare di Stabia: un’opera nata per decreto reale.
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Il naviglio borbonico varato a Castellammare

Storia e Ricerche

Il naviglio borbonico varato a Castellammare

Le principali navi da guerra costruite nel Regio Cantiere di Castellammare fino al 1861

a cura di Antonio Cimmino

Il naviglio borbonico varato a Castellammare

Il naviglio borbonico varato a Castellammare: l’Armata di Mare

Tra le acque del Golfo di Napoli, Castellammare di Stabia si affermò, fin dal XVIII secolo, come un fulcro nevralgico della cantieristica navale. Qui, sotto il vessillo del Regno delle Due Sicilie, nacquero le più imponenti navi da guerra dell’Armata di Mare. Grazie alla perizia dei maestri d’ascia stabiesi e alla lungimiranza della monarchia borbonica, il Regio Cantiere navale divenne una vera e propria fucina di potenza e prestigio.

Antonio Cimmino, storico appassionato e profondo conoscitore della tradizione marinara stabiese, accompagna il lettore in un viaggio tra vele, cannoni e scafi possenti. Attraverso una serie di agili schede, egli ricostruisce la genesi delle principali unità navali costruite a Castellammare fino al 1861, anno che segnò la fine dell’indipendenza borbonica e l’inizio di una nuova epoca.

Cimmino non si limita a elencare dati tecnici; al contrario, restituisce voce e dignità a ogni bastimento varato. Così, nave dopo nave, emerge il profilo di una flotta che fu non solo strumento bellico, ma anche simbolo di una nazione orgogliosa del proprio mare.

In conclusione, la rubrica curata da Antonio Cimmino non solo documenta, ma illumina una pagina fondamentale della storia navale italiana. Le navi costruite a Castellammare non furono semplici imbarcazioni: esse solcarono i mari come testimoni di un’epoca, forgiate con sudore e maestria in una città che ha sempre guardato all’orizzonte.


Schede disponibili:

Vascello Partenope (1786)

Vascello Archimede (1795)

Vascello Capri (1810)

Vascello Vesuvio (1824)

Brigantino Valoroso (1837)

Vascello Monarca (1850)

Avviso a ruote Sirena (1859)

Pirofregata Borbona (1860)


Per approfondimenti scrivere a: cimanto57@libero.it

Vascello Monarca (anno 1850)

Storia e Ricerche

Il vascello Monarca

a cura di Maurizio Cuomo

Varo del vascello Monarca

Varo del vascello Monarca

Il vascello Monarca, poi rinominato Re Galantuomo, appartenne inizialmente alla Real Marina del Regno delle Due Sicilie. Successivamente, la Regia Marina ne acquisì il controllo dopo l’Unità d’Italia.

Nel 1846, l’ingegnere Sabatelli progettò il vascello. I cantieri navali di Castellammare di Stabia iniziarono subito la costruzione. Il 5 giugno 1850, vararono l’unità alla presenza di Ferdinando II e della regina Maria Teresa.

Cinque giorni dopo, i tecnici rimorchiarono il Monarca all’Arsenale di Napoli. Lì completarono l’allestimento. La nave entrò in servizio nel novembre 1852.

In origine, il Monarca era una nave di linea a tre ponti, con propulsione esclusivamente a vela. Montava tre alberi a vele quadre. Lo scafo era in legno, con carena rivestita in rame.

L’armamento comprendeva 84 bocche da fuoco: 50 cannoni da 30 libbre, 28 obici Paixhans con palla incendiaria e 6 cannoni Myllar da 60 libbre. Tutti a canna liscia. I pezzi erano distribuiti su tre ponti, due dei quali chiusi.

L’equipaggio contava 15 ufficiali e 688 tra sottufficiali, fanti di marina e marinai. All’epoca, il Monarca risultava la più grande nave da guerra italiana. Tuttavia, la mancanza di motore lo rese presto superato.

Per colmare questa lacuna, nel 1858 il Monarca tornò ai cantieri di Castellammare. I tecnici installarono quattro caldaie tubolari e una macchina alternativa a vapore Maudslay & Field da 450 CV. Aggiunsero un’elica bipala, poi sostituita con una quadripala. Ridussero l’armamento a 64 pezzi ad avancarica.

Infine, il 10 luglio 1860, il Monarca rientrò in servizio. In quel momento era in corso la spedizione dei Mille. La nave fu coinvolta nelle operazioni che portarono al crollo del Regno delle Due Sicilie e all’Unità d’Italia.


Per approfondimenti si consiglia:

Attacco al Monarca

La pirofregata Torquato Tasso

La pirofregata Torquato Tasso

Un gioiello della marina borbonica varato a Castellammare di Stabia

a cura di Maurizio Cuomo

Pirofregata Torquato Tasso

Pirofregata Torquato Tasso (immagine rielaborata con IA)

Il 28 maggio 1856, dai cantieri navali di Castellammare di Stabia, fu varata la pirofregata Torquato Tasso. Costruita per la Real Marina del Regno delle Due Sicilie, rappresentava una sintesi tra tradizione velica e innovazione meccanica. Aveva uno scafo in legno, rinforzato da una carena ramata. Era lunga oltre 63 metri e armata con 10 cannoni di varia tipologia, tra cui obici Paixhans e cannoni da sbarco.

Facente parte del naviglio borbonico, la nave montava una macchina a vapore da 300 cavalli, prodotta nel celebre opificio di Pietrarsa. Aveva anche due alberi a brigantino-goletta, per la navigazione a vela. Il suo equipaggio contava 178 uomini. Con queste caratteristiche, la Torquato Tasso si rivelò moderna e potente.

Nel 1859 fu impiegata nel mar Adriatico. Operava tra Brindisi e il Tronto per contrastare eventuali sbarchi garibaldini. Il 21 settembre dello stesso anno trasportò truppe borboniche da Taranto a Giulianova, sotto il comando del capitano Napoleone Scrugli.

Purtroppo, pochi mesi dopo, il destino colpì. Il 21 febbraio 1860, una tempesta la fece incagliare alla foce del Tronto. Un secondo fortunale, il 5 marzo, ne decretò l’affondamento definitivo.

Oggi, il relitto giace a otto metri di profondità, a circa 800 metri dalla costa. È meta di immersioni subacquee e soggetto a monitoraggi da parte delle autorità. Così, la Torquato Tasso continua a raccontare la sua storia, tra mare e memoria.


Caratteristiche tecniche:

– dislocamento: 1450 tonnellate;
– scafo in legno con carena ramata;
– dimensioni: 63,3 x 9,9 x 4,9 metri;
– due ponti;
– due alberi a brigantino – goletta con bompresso;
– 4 caldaie Guppy e macchina alternativa da 300 cavalli costruita a Pietrarsa (Napoli);
– armamento all’origine: 1 obice da 117 libbre con canna a ferro liscio, 1 cannone da 60 libbre a omba Myllar con canna a ferro liscio, 8 obici Paixans da 30 libbre con canna a ferro liscio, 2 cannoni da 12 libbre in bronzo su affusto (da sbarco);
– equipaggio: 178 uomini.