Accadde Oggi a Castellammare di Stabia
a cura di Maurizio Cuomo
Accadde Oggi a Castellammare di Stabia
a cura di Maurizio Cuomo
Sir Henry Elliot e Castellammare
articolo del dott. Roberto De Simone
Nella storia del Regno delle Due Sicilie, Sir Henry Elliot, fu una figura chiave nelle vicende del 1860 poiché rappresentò la superpotenza mondiale del tempo, l’Inghilterra. La sua testimonianza ci racconta di una importante e purtroppo deleteria trasformazione della nostra città.
Ebbene, Elliot, così come il suo collega francese Brenier, viveva a Castellammare di Stabia. In effetti, Castellammare fu in quegli anni il teatro in cui si svolsero pagine importanti della storia dell’Unità d’Italia. L’ambasciatore viveva in prossimità dei cantieri navali, nella zona che corrisponde all’incirca alla salita per Quisisana. Continua a leggere

Salvatore Fergola
di Giuseppe Zingone
Salvatore Fergola, nasce a Napoli il 24 aprile 1796 e qui muore il 7 marzo 1874, è considerato il pittore della veduta borbonica.
Fergola è tra i maggiori esponenti della pittura di paesaggio nell’Italia meridionale dell’Ottocento. Figlio di Luigi Fergola, incisore e pittore paesaggista, ispirato da Jakob Philipp Hackert, Salvatore proseguì la tradizione familiare, specializzandosi nella rappresentazione di vedute e paesaggi. Continua a leggere

Il naviglio borbonico varato a Castellammare
Le principali navi da guerra costruite nel Regio Cantiere di Castellammare fino al 1861
a cura di Antonio Cimmino
Tra le acque del Golfo di Napoli, Castellammare di Stabia si affermò, fin dal XVIII secolo, come un fulcro nevralgico della cantieristica navale. Qui, sotto il vessillo del Regno delle Due Sicilie, nacquero le più imponenti navi da guerra dell’Armata di Mare. Grazie alla perizia dei maestri d’ascia stabiesi e alla lungimiranza della monarchia borbonica, il Regio Cantiere navale divenne una vera e propria fucina di potenza e prestigio.
Antonio Cimmino, storico appassionato e profondo conoscitore della tradizione marinara stabiese, accompagna il lettore in un viaggio tra vele, cannoni e scafi possenti. Attraverso una serie di agili schede, egli ricostruisce la genesi delle principali unità navali costruite a Castellammare fino al 1861, anno che segnò la fine dell’indipendenza borbonica e l’inizio di una nuova epoca.
Cimmino non si limita a elencare dati tecnici; al contrario, restituisce voce e dignità a ogni bastimento varato. Così, nave dopo nave, emerge il profilo di una flotta che fu non solo strumento bellico, ma anche simbolo di una nazione orgogliosa del proprio mare.
In conclusione, la rubrica curata da Antonio Cimmino non solo documenta, ma illumina una pagina fondamentale della storia navale italiana. Le navi costruite a Castellammare non furono semplici imbarcazioni: esse solcarono i mari come testimoni di un’epoca, forgiate con sudore e maestria in una città che ha sempre guardato all’orizzonte.
Schede disponibili:
Per approfondimenti scrivere a: cimanto57@libero.it

Il vascello Monarca
a cura di Maurizio Cuomo
Il vascello Monarca, poi rinominato Re Galantuomo, appartenne inizialmente alla Real Marina del Regno delle Due Sicilie. Successivamente, la Regia Marina ne acquisì il controllo dopo l’Unità d’Italia.
Nel 1846, l’ingegnere Sabatelli progettò il vascello. I cantieri navali di Castellammare di Stabia iniziarono subito la costruzione. Il 5 giugno 1850, vararono l’unità alla presenza di Ferdinando II e della regina Maria Teresa.
Cinque giorni dopo, i tecnici rimorchiarono il Monarca all’Arsenale di Napoli. Lì completarono l’allestimento. La nave entrò in servizio nel novembre 1852.
In origine, il Monarca era una nave di linea a tre ponti, con propulsione esclusivamente a vela. Montava tre alberi a vele quadre. Lo scafo era in legno, con carena rivestita in rame.
L’armamento comprendeva 84 bocche da fuoco: 50 cannoni da 30 libbre, 28 obici Paixhans con palla incendiaria e 6 cannoni Myllar da 60 libbre. Tutti a canna liscia. I pezzi erano distribuiti su tre ponti, due dei quali chiusi.
L’equipaggio contava 15 ufficiali e 688 tra sottufficiali, fanti di marina e marinai. All’epoca, il Monarca risultava la più grande nave da guerra italiana. Tuttavia, la mancanza di motore lo rese presto superato.
Per colmare questa lacuna, nel 1858 il Monarca tornò ai cantieri di Castellammare. I tecnici installarono quattro caldaie tubolari e una macchina alternativa a vapore Maudslay & Field da 450 CV. Aggiunsero un’elica bipala, poi sostituita con una quadripala. Ridussero l’armamento a 64 pezzi ad avancarica.
Infine, il 10 luglio 1860, il Monarca rientrò in servizio. In quel momento era in corso la spedizione dei Mille. La nave fu coinvolta nelle operazioni che portarono al crollo del Regno delle Due Sicilie e all’Unità d’Italia.
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