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Castagnaro (antichi mestieri)

Antichi mestieri

Castagnaro
( a cura di Maurizio Cuomo )

Venditore di Caldarroste: pastorello del presepe con cuoppo e pinze in mano ed una fornacella con teglia di caldarroste sul fuoco

Il venditore di caldarroste (presepe Maurizio Cuomo), omaggio del mio carissimo amico Massimiliano Greco.

Il venditore di castagne, noto come ” ‘o castagnaro “, è una figura iconica della nostra tradizione. Con poche risorse allestisce il suo banco nei primi freddi autunnali. Gli bastano un grande fornello, un pentolone annerito, una padella bucherellata e un panno di lana grezza. Così riesce a scaldare i passanti infreddoliti.

Caldarroste, allesse e castagne d’ ‘o prevete

L’offerta del castagnaro comprende due varianti classiche. Le prime sono le immancabili caldarroste, cotte sulla brace viva (un’arte tradizionale che potete approfondire anche leggendo l’articolo sulle caldarroste al sale grosso a cura di Ferdinando Fontanella). La buccia viene incisa con cura per evitare che il frutto bruci. Le seconde sono le delicate “allesse”. Si tratta di castagne lesse, cotte in un brodo aromatizzato con alloro, finocchietto selvatico e sale.

Nella memoria dei nostri vicoli si ricordano anche le “Castagne d’ ‘o prevete”. Esse subiscono un lungo processo di essiccamento e una successiva infornatura. Diventano così scure, dure e sfiziose da masticare. Un tempo erano reperibili soprattutto durante il periodo invernale e pasquale.

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La cura delle acque di Castellammare

Tradizioni stabiesi

La cura delle acque di Castellammare

di Maurizio Cuomo

Castellammare di Stabia, detta “Città delle acque” per il suo straordinario patrimonio idrologico, vanta nel suo bacino idrico, la presenza di ben 28 sorgenti di acque minerali differenti. La costante composizione fisico-chimica, che ha conferito ad ognuna di queste acque distinte proprietà terapeutiche e l’abbondante gittata delle fonti, consentono di eseguire cure idropiniche termali per svariati tipi di patologie.

Le Antiche Terme di Stabia

Le Antiche Terme di Stabia

Propongo la seguente tabella, come guida alle acque terapeutiche ancora in uso¹


ACQUA ACIDULA

Bicarbonato calcica ipotonica lievemente acidula. Azione digestiva, antinfiammatoria, diuretica. Indicata in tutte le forme legate a cattiva digestione, nelle gastriti iposecretive, nel diabete e nelle varie forme di renella.

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ACQUA FERRATA

Bicarbonato carbogassosa contenente sali di ferro. Indicata nelle anemie primarie e secondarie e nelle convalescenze; nelle malattie debilitanti, nelle astenie muscolari e nervose; nei processi da cattiva digestione anche accompagnati da irritazione della mucosa gastrica; nei disturbi della sfera genitale femminile, nello stentato sviluppo nell’epoca della pubertà, nel linfatismo e nel rachitismo.

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ACQUA DELLA MADONNA

Bicarbonato calcica ipotonica alcalina. Azione diuretica e dissolvente per i calcoli renali. Indicata nelle forme ascendenti delle vie urinarie, nella gotta, nella renella.

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ACQUA MAGNESIACA

Clorurato sodica ipotonica. Indicata nelle coliti spastiche, specie se di origine nervosa, nelle discinesie del grosso intestino (colon irritabile) e della cistifellea, nelle gastriti catarrali croniche e nelle gastroduodeniti croniche.

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ACQUA MEDIA

Clorurato sodica ipotonica. Azione lassativa, diuretica e purificatrice su tutte le ghiandole e mucose dell’apparato digerente: specie sul fegato svolge un’azione disintossicante di lavaggio dell’organismo e antinfiammatoria sui dotti biliari provocando secrezione biliare e correggendo quindi la stitichezza. E’ indicata nei processi morbosi cronici delle colecisti con o senza calcoli; nei soggetti operati di colecisti, di appendice e sull’intestino. E’ buona regola farla precedere da qualche bicchiere di Stabia calda.

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ACQUA MURAGLIONE

Clorurato sodica ipertonica. Azione purgativa; usata nella stitichezza ostinata, nella ossaluria, nella uricemia, nel diabete mellito e nella gotta.

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ACQUA POZZILLO

Medio minerale ipotonica clorurato sodica. Azione diuretica, lassativa, disintossicante, antidispeptica.

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ACQUA SAN VINCENZO

Clorurato sodica ipotonica. Azione blandamente lassativa, diuretica, antinfiammatoria. Indicata in tutti i processi cronici catarrali dell’intestino, dispepsie intestinali fermentative o non, coliti croniche, congestione emorroidaria.

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ACQUA SOLFUREA

Ricca di idrogeno solforato. Purgativa con azione antifermentativa intestinale. E’ indicata nella stitichezza cronica, nelle malattie allergiche, in molte malattie della pelle (eczema cronico, psoriasi e prurito), obesità e diabete.

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ACQUA SOLFUREA FERRATA

Bicarbonato carbogassosa contenente sali di ferro ed idrogeno solforato. Azione purgativa, ricostituente ed attivante il ricambio; indicata nella stitichezza abituale, nella gotta cronica e nella iperuricemia.

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ACQUA SOLFUREA CARBONICA

Bicarbonato carbogassosa ricca di acido carbonico. Purgativa con azione antifermentativa intestinale; indicata nella stitichezza cronica in soggetti con ipertensione arteriosa: trova impiego nella ipercolesterolomia e nel diabete.

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ACQUA STABIA

Clorurato sodica ipertonica. Azione lassativa, da usarsi nella stitichezza abituale, nelle enterocoliti croniche non diarroiche, nella congestione emorroidaria, nella obesità e nella piccola insufficienza epatica.


Avvertenze:

Le acque devono essere usate per bibita a digiuno in bicchieri da un quarto di litro nella dose di 2 – 8 bicchieri, impiegando per ogni bicchiere circa 15 minuti, con intervallo di cinque minuti tra un bicchiere e l’altro, sorseggiando e passeggiando.


Note:

1. non avendo alcuna competenza in materia, tengo a sottolineare che la suddetta tabella e il sottostante consiglio sono tratti liberamente dall’opuscolo: “Castellammare di Stabia e le sue Terme”.

Cantilene e filastrocche…

… nella tradizione stabiese

( a cura di Maurizio Cuomo )

“Cantilene e filastrocche, sono ricche di ritmo, rime ed assonanze, e proprio il non-senso è il loro pregio. Giocano sull’immediatezza, e sulla festosità del ridere. Quando si è perduto il contatto con la fonte letteraria (perché c’è sempre un “autore individuo”, anche se anonimo), a tutte queste stroppole (frottole), è difficile dare un senso logico, proprio perché negli anni la loro originalità, quasi sempre, finisce per essere contaminata con l’uso di un linguaggio moderno ( prof. Luigi Casale )”.

Cantilene e filastrocche

Cantilene e filastrocche

Interamente dedicata ai più piccoli e alle future generazioni stabiesi, questa rubrica annovera alcune tra le più antiche cantilene ancora in uso nella città di Castellammare di Stabia.

Ultima filastrocca inserita:

Egregi amici di Liberoricercatore, buongiorno. Vi racconto di una antica filastrocca, dedicata a S. Catello, che mi diceva mia nonna quand’ero piccolo. Mia nonna, nonna Carmela, era nata nel 1885, cresciuta e vissuta nel centro antico, in piazza Fontana Grande, ed era molto devota al nostro protettore S. Catello. Il testo della filastrocca, ancora presente nei miei ricordi, è il seguente:

Santu Catiello

Santu Catiello,

addò staje tu

ca si’ vicchiariello?

 

Nuje te venimme a truvà

e tu tante grazie c’ha fa!

 

Cumm’ nostro prutettore,

ce fa grazie e favori.

Santu Catiello nun c’abbandona!


Alcuni anni fa, la declamai ad un vecchio sacerdote che incontrai nella chiesa cattedrale, per sapere se lui la conosceva e se era solo uno stralcio di una filastrocca più lunga. Lui mi disse, però, di non averla mai sentita.

Oggi, ho deciso di proporla alla vostra attenzione di “ricercatori” per avere qualche notizia più precisa e completa e, in ogni caso, per diffonderla, se volete.

Vi saluto, con sincero affetto e stima e vi auguro Buon S. Catello, per la festa di domani. Cordialmente, Antonio Fabbrocino.

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Solachianiello (antichi mestieri)

Antichi mestieri

Solachianiello
a cura di Maurizio Cuomo

Solachianiello

Solachianiello (immagine generata con IA)

Tra i mestieri antichi praticati un tempo a Castellammare di Stabia, di certo merita menzione il solachianiello. Questo termine dialettale, derivato da “sola” (suola) e “chianiella” (pantofola), identificava il maestro calzolaio che per pochi spiccioli riparava le scarpe. Operava sia a domicilio che nella sua bottega, servendo una clientela che preferiva, per motivi economici, far riparare le proprie calzature anziché sostituirle.

Questi artigiani si distinguevano per l’uso di strumenti semplici come: martello, semmenzelle (chiodi tipici da ciabbattino), colla, punteruolo e ago.

Così nell’articolo ‘O solachianiello, nella sua rubrica “Gli anni ’30 a Castellammare“, il compianto Gigi Nocera, rievocava in un suo ricordo la figura di un ciabattino stabiese:

“Quello che ho conosciuto io, esercitava in Via Santa Caterina, a destra per andare alla Fontana Grande, subito dopo l’Arco della Pace. Era un ometto piccolo e segaligno e in quel “basso” aveva casa e bottega. Chi esercitava questo mestiere era benedetto dalle famiglie numerose e con scarso reddito. Difatti i bambini, i giovanotti, consumavano le scarpe molto rapidamente. Giocando a pallone (con palle di pezza) nelle vie e nelle piazzette della città, oppure sulla spiaggia. In molte occasioni la suola si staccava dalla tomaia“.

Nel contesto attuale, dove l’approccio all’usura e alla riparazione è cambiato con la cultura dell’usa e getta, mestieri come quello del solachianiello sono progressivamente scomparsi. Le poche botteghe che resistono, spesso tramandate di generazione in generazione, rappresentano un’anomalia nostalgica in un mondo che valorizza il nuovo su ciò che può essere riparato.

Questa figura dell’artigiano delle scarpe non solo conservava un mestiere, ma anche un pezzo di storia locale. Le botteghe rimaste (pochissime nell’intera provincia) ancora oggi evocano e mantengono viva una tradizione che racconta di abilità artigianali e di una comunità che una volta si affidava alle mani esperte di chi conosceva il valore del lavoro fatto con cura e dedizione.


Antichi mestieri stabiesi

Conoscere il micro-passato (il normale quotidiano soggettivo) può essere utile a capire la crescita economica e culturale di una intera popolazione. Questa modesta ricerca degli antichi mestieri (estinti e sopravvissuti), potrebbe aiutare a delineare con più chiarezza una parte dimenticata di vita stabiese vissuta.

Maurizio Cuomo

Franfelliccaro (antichi mestieri)

Antichi mestieri

Franfelliccaro
a cura di Maurizio Cuomo

(articolo del 26 maggio 2025)

Franfelliccaro

Franfelliccaro (immagine generata con IA)

La domenica mattina, mentre le famiglie stabiesi passeggiavano in Villa comunale, il franfelliccaro prendeva posto con la sua bancarella improvvisata. Tra i profumi del mare e le risate dei bambini, il suo arrivo segnava un piccolo rito festoso. Bastava un’occhiata ai barattoli colmi di caramelle e zuccherini perché gli occhi dei più piccoli si illuminassero di meraviglia.

Il franfelliccaro non vendeva solo dolciumi o caramelle. Offriva franfellicchi, piccoli zuccheri colorati, confetti artigianali, liquirizie e bastoncini all’anice, sistemati con cura e pronti a tentare anche i più grandi. Intanto, con un sorriso furbo e una filastrocca in dialetto, conquistava la curiosità dei passanti. Continua a leggere→