Archivi tag: libero ricercatore

Via Brin antica - Coll. Vingiani su LR

La caserma Cristallina

La caserma “Cristallina”

articolo del dott. Tullio Pesola

Imboccando via B. Brin, dopo esserci lasciati alle spalle piazza Amendola, quel considerevole slargo conosciuto per i due grandi colossi della nostra Città, le Terme ed i Cantieri Navali, e percorso appena un breve tratto, notiamo sulla nostra sinistra una struttura che un tempo si ammantava di un particolare fascino di cui oggi solo a pochi, purtroppo, è dato custodire un pallido e flebile ricordo: la caserma “Cristallina”.

Via Brin antica - Coll. Vingiani su LR

Via Brin antica – Coll. Vingiani su LR

Concordo, ovviamente, con quanti ritengano alquanto strano che un tale complesso possa essere stato identificato nel tempo con un nome decisamente insolito. In linea di massima, infatti, tali assetti vengono dedicati alla memoria di persone che si siano distinte in eventi particolari, persone alle quali sia stata conferita un’onorificenza a riconoscimento di meriti straordinari. Per capire, quindi, cosa abbia spinto in tal senso coloro che ne furono gli artefici, bisogna risalire a quando tale edificio, prima che prendessero ad alloggiarvi marinai ed ufficiali della Marina Militare, era adibito ad altra funzione, ovverosia a quello di una cristalleria, che affonda le proprie radici in epoca borbonica. Non avendo chiare notizie in merito, mi fa piacere pensare che per svariati anni in tale complesso ci si sia dedicati all’arte del vetraio visto come maestro di forgia di una materia viva, calda… (Continua a leggere)

Impepata di cozze

L’Impepata di cozze

l’antica ricetta per voce di popolo
(a cura di Maurizio Cuomo)

Impepata di cozze

Impepata di cozze

Questo piatto tipico delle città di mare è molto apprezzato e valorizzato anche dalla cucina tradizionale stabiese. Semplice e di poche pretese, la sfiziosa impepata trova largo utilizzo nei primi mesi estivi, ovvero quando le cozze sono al massimo della maturazione. Continua a leggere

Giovanni Celoro Parascandolo

Giovanni Celoro Parascandolo: elogio funebre

ELOGIO FUNEBRE
DEL
Gr. Uff. Dott. Giovanni Celoro Parascandolo

di Gaetano Pagano

 

   Il dottor Giovanni Celoro Parascandolo è stato un medico e uno storico.
Come medico ha svolto la sua professione con attento scrupolo e caloroso zelo. Si apriva alla persona intera che a lui si rivolgeva e non soltanto ai sintomi della malattia, coinvolgeva se stesso fino alla completa guarigione del paziente ed esigeva il rispetto assoluto delle sue prescrizioni. Sapeva aprirsi alle urgenti richieste dei sofferenti nel corpo e questa disponibilità, questa apertura, questa condivisione del dolore poteva dirsi segno non solo di maturità professionale e di rispetto della deontologia medica, ma anche segno di una fede operosa. Egli, quindi, dava vitalità, arricchimento e calore umano alle regole che governano l’esercizio della scienza medica, ponendosi sulla scia luminosa del professore Giuseppe Moscati, il grande santo di cui era particolarmente devoto.

Libero D'Orsi e il dottor Giovanni Celoro Parascandolo, immagine di copertina di Come ritrovai l'antica Stabia

Eccelsi ricercatori stabiesi: Il dottor Giovanni Celoro Parascandolo con il preside Libero D’Orsi.

  Come storico ha riordinato documenti, ha portato contributi alla storiografia di Castellammare e delle città che la circonda­no. Ha elaborato dati, notizie, cronache, saggi e studi sulla Chiesa stabiana (Vescovi della Diocesi. Vicari Capitolari, monasteri e chiese), ha indagato su eventi particolari, portando alla luce cose che ora possono considerarsi (così come le opere del grande e indimenticabile Mons. Prof. Francesco di Capua) pilastri portanti della storiografia locale. E ciò gli ha meritato l’appartenenza alla Società Napoletana di Storia Patria. Continua a leggere

Banca della Memoria dei Marinai

Banca della Memoria dei Marinai

( archivio Antonio Cimmino )

Un archivio aperto che si prefigge di raccogliere e di arricchirsi giorno per giorno con le vostre testimonianze.

Banca della Memoria dei Marinai del Compartimento Marittimo di Castellammare di Stabia

Banca della Memoria dei Marinai del Compartimento Marittimo di Castellammare di Stabia

“Da secoli, Castellammare è legata alla Marina, a cominciare dall’Armata di Mare, passando per la Regia Marina per approdare alla Marina Militare. Migliaia di suoi cittadini hanno servito, in pace ed in guerra, sulle navi e nelle postazioni a terra, indossando il solino blu. Centinaia di essi sono morti e riposano in fondo al mare ed altrettanti sono stati decorati per episodi di valore legati principalmente alla solidarietà che tra la gente di mare trova la sua massima espressione. Estremamente affascinato da questo mondo ho iniziato a raccogliere: foto, storie e testimonianze, sia dai diretti interessanti che dai loro familiari, ed ho riscontrato con stupore che tutte palesano il profondo amore che gli stabiesi nutrono per la Marina e l’indissolubile legame per il naviglio varato nel nostro glorioso cantiere”.

Antonio Cimmino


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Madonna di Pozzano

Santa Maria di Pozzano

a cura di Maurizio Cuomo

Il rito delle “incoronazioni mariane” si fa risalire al nobile Alessandro Sforza Pallavicini, il quale lasciò cospicui beni al Capitolo di San Pietro in Vaticano purché dopo la sua morte, come scritto nel testamento del 3 luglio 1636, provvedesse a incoronare le immagini più celebri della Vergine1.

A Castellammare ci sono sei Immagini della Madonna che, per i loro pregi artistici, per l’antichità e per la grande devozione dei fedeli, sono state incoronate con decreto del Rev.mo Capitolo Vaticano, in accoglimento del desiderio del popolo stabiese. A seguire ve le proponiamo corredate da una breve descrizione.


Le immagini incoronate della Madonna:

Madonna di Pozzano

Madonna di Pozzano

Titolo dell’Immagine: Santa Maria di Pozzano
Data del rito d’Incoronazione: 2 luglio 1874
Prelato che ha proceduto al rito: (*) Vescovo Francesco Saverio Petagna


Note:

(*) da Michele Palumbo – Stabiae e Castellammare di Stabia – Aldo Fiory Editore Napoli 1972;

  

  1. da: Luoghi dell’Infinito – “Val d’Ega, la fede delle Dolomiti”, articolo di Paolo Simoncelli