Autore dell'articolo Enzo Cesarano

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Informazioni su Enzo Cesarano

Collaboratore di Redazione Appassionato di folklore, teatro e tradizioni locali. Amante della fotografia, è l’ideatore della rubrica “Banca della Memoria stabiese” ed autore di numerosi interessanti articoli a sfondo popolar-tradizionale. E' responsabile della pagina Facebook di LR.

C''a Madonna c'accumpagna! (foto Nando Fontanella)

Stabiesi in cammino…

a cura di Nando Fontanella & Enzo Cesarano

Castellammare ha bisogno di idee nuove, fresche: quanto meno adatte alla realtà stabiese e rifuggire dallo spaventoso bla bla bla del politichese svergognato, purtroppo, sempre e comunque ridicolo e fine a se stesso. Urgono fantasie nuove, nuove conoscenze che ci aiutino a ri-vivere, o meglio a rinascere. Con questa ferma convinzione, nel nostro piccolo, mettiamo in essere rubrica fotografica “Stabiesi in cammino…”. Questa rubrica serve anche a dimostrare la nostra presenza attiva sul territorio e tra la gente. Nella speranza che possa sensibilizzare, ispirare e invogliare ad un vero e fattivo “Post Fata Resurgo”.


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C''a Madonna c'accumpagna! (foto Nando Fontanella)

C”a Madonna c’accumpagna! (foto Nando Fontanella)


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Edicola via Cannavale

L’edicola votiva di via Cannavale

di Enzo Cesarano

Partendo da uno spunto dell’amico Nando Fontanella che ci ha segnalato la manutenzione di un’edicola votiva posta in via Cannavale (foto a corredo) dicendoci che il manufatto è in buono stato e non è andato perso grazie all’impegno appassionato di alcune famiglie del posto che, di tanto in tanto, si preoccupano di togliere le erbacce, ridipingere la cornice, imbiancare il muro… tenere una lucerna perennemente accesa per la gloria della figura sacra e per rischiarare il cammino dei viandanti che, ancora oggi, di là passano.

Edicola via Cannavale

Edicola via Cannavale

Da questa immagine, all’apparenza così scontata, dicevo, ho creduto opportuno fare una riflessione generale sulla capacità di noi stabiesi di conservare la bellezza.

Queste preziose tracce di fede popolare, di cui Castellammare di Stabia è ricca, possono insegnare: che tutti noi dovremmo cominciare a lavorare con impegno costante al recupero della città, a darci da fare fattivamente e non solo e sempre a chiacchiere. Non dovremmo dimenticare che i nostri avi ci hanno lasciato un’eredità bella, fragile e preziosa che non è un soprammobile, ma un lascito importante che richiede una costante manutenzione. Basterebbe partire da questa semplice constatazione per rimettere in ordine molte cose.

Prendiamo ad esempio questi stabiesi di via Cannavale che da anni, silenziosamente e caparbiamente, curano uno spicchio della città. Facciamolo da subito… curiamo le edicole votive, e manuteniamo tutti gli altri tesori trascurati. Per cominciare bene l’impresa salvifica, oltre al cuore mettiamoci anche la testa. Continua a leggere

Stabia: squadra e dirigenza (cartolina commemorativa "Mimì Paolercio")

Stabia promossa in serie B (anno 1951)

Stabia promossa in serie B (anno 1951)

23 giugno 2011 – sfiziosi aneddoti raccontati dal dottor Gaetano Cotticelli

Spett. le Redazione, al tripudio generale per la recente affermazione dei nostri colori desidero fornire un piccolo contributo di ricordi.
Essi mi derivano da mio padre Cotticelli Ciro, deceduto sette anni fa all’età di 80 anni, che negli anni della prima promozione dello Stabia del 1951 in serie B fu uno dei dirigente della squadra insieme ai suoi fratelli Silvio (detto Guido) e Nicola. Io sono nato nel 1954 e quello che vi riferisco lo attingo dai suoi racconti. Egli, trovandosi allo stadio di Firenze nella gara di spareggio per la B al secondo goal di Cereseto perse conoscenza per l’emozione e Vito Cormun ed un altro amico di cognome Masi, con un sifone del seltz tentarono di rianimarlo. Di tale evento esiste una foto che dovrebbe essere di proprietà della famiglia Cormun.
Un altro ricordo è legato alla salace battuta di mio zio Nicola Cotticelli anch’egli dirigente dello Stabia: la sera antecedente lo spareggio l’allenatore del Foggia fece pervenire nel ritiro stabiese una torta con su scritto Foggia batte Juve Stabia 2-1; all’indomani, dopo la vittoria, mio zio Nicola telefonava all’Hotel ove pernottava il Foggia e richiedendo dell’allenatore gli consigliava di far preparare una analoga torta per i suoi giocatori, ma di ben altra materia. Tale salace battuta venne riportata nella cronaca del Mattino o del Roma dell’epoca che citava: “…non è mancata una salace battuta di un ex maresciallo di marina”. Di tale giornale esiste una copia a casa di mio padre che spero di riuscire a recuperare per inviarvene una copia.

Stabia: squadra e dirigenza (cartolina commemorativa "Mimì Paolercio")

Stabia: squadra e dirigenza (cartolina commemorativa “Mimì Paolercio”)

Dall’album dei ricordi è comunque emersa questa foto della squadra e della dirigenza (di cui vi invio copia dell’originale in mio possesso) essa reca sul retro il timbro del fotografo (il mitico Paolercio) ed il timbro datario sbiadito con la data del 01 luglio 1951. Continua a leggere

Motto Vespucci (foto Maurizio Cuomo)

Non chi comincia ma quel che persevera

l’editoriale di Enzo Cesarano

Motto Vespucci (foto Maurizio Cuomo)

Motto Vespucci (foto Maurizio Cuomo)

«Non chi comincia, ma quel che persevera»… nei legni della nave scuola “Amerigo Vespucci”, vi è inciso uno splendido aforisma di Leonardo da Vinci, un motto quello adottato dal “veliero più bello del mondo”, che racchiude tanta sagacia e infinita saggezza.

Celebre frase quella di Leonardo che dovrebbe essere ben chiara a tutti, in maniera particolare a noi stabiesi che a breve (per l’ennesima volta), avremo il delicato compito di votare i futuri governanti della nostra Città. Un motto che dovrebbe essere ben chiaro a noi, colpevoli di aver distrutto e dissipato l’enorme patrimonio che avevamo ricevuto in eredità dai nostri nonni. Continua a leggere

Lettera alla città nuova

Chiesa Concattedrale – Castellammare di Stabia – 12 maggio 2018

Appello alla Città nuova di don Antonino D'Esposito a nome dei parroci stabiesi (foto Enzo Cesarano)

Appello alla Città nuova di don Antonino D’Esposito a nome dei parroci stabiesi (foto Enzo Cesarano)

Lettera alla città nuova

Consapevoli come cristiani che la partecipazione alla cosa pubblica, è un’esigenza di fede che si iscrive nel comandamento dell’amore del prossimo, per non rimanere nel vago e offrire a tutti alcune piste di riflessione e di confronto, indichiamo alcuni punti importati:

  1. Chiediamo ai cristiani laici delle nostre comunità, di vivere il loro sacerdozio battesimale, non al riparo delle mura del tempio, ma nel mondo e per il mondo, scegliendo di impegnarsi nella vita pubblica, con competenza e passione. Non si può stare alla finestra a guardare, salvo poi chiudersi in una sterile e comoda lamentazione.
  2. Ricordiamo a tutti che il rinnovamento della politica esige che i partiti e i movimenti, siano consapevoli di derivare la loro legittimità etica e giuridica dall’essere politici, impegnati, cioè, nel curare gli interessi della città, non quelli di parte, individuali, di gruppo o di partito.
  3. Diciamo con chiarezza che gli elettori hanno il grave dovere morale di scegliere candidati onesti. L’onestà dei candidati al governo della città deve misurarsi soprattutto dalla disponibilità al servizio, dal culto del bene comune, dal rispetto della legalità, dal gusto della gratuità e anche dal coraggio fino all’eroismo, necessario per resistere a condizionamenti di ogni tipo, inclusi quelli della violenza camorristica.
  4. Facciamo attenzione che oltre alla onestà, i candidati abbiano dato prova anche di una reale competenza e capacità di impegno. Un “buon uomo” senza competenza può fare disastri nella pubblica amministrazione, magari diventando burattino utile nelle mani di abili e spregiudicati burattinai.
  5. Lavoriamo tutti insieme, per far crescere una cultura della legalità e della solidarietà, promuovendo la crescita della vita civile ed economica, promuovendo percorsi e luoghi di formazione umana, soprattutto per i giovani, al fine di togliere terreno fertile alla mala pianta della Malavita e della diffusa illegalità. Un’attenzione particolare va data alla famiglia, con le sue fragilità e risorse, che resta la prima società da tutelare e aiutare con scelte concrete di sostegno.
  6. La comunità civile, nella quale la comunità ecclesiale si impegna a portare i valori del Vangelo con la Parola e la testimonianza, oggi deve aiutare gli amministratori della “Cosa pubblica” verificando costantemente e chiedendo conto del loro operato. Inoltre, non deve mai mancare il sostegno della comunità a coloro che si impegnano, con onestà e competenza per il bene comune. Nella parabola evangelica della vedova che chiede giustizia al giudice ingiusto, vediamo la forza che ha la debolezza insistente della povera donna, rispetto al potere dell’autorità. Oggi la vedova può essere la comunità, che con perseveranza, sprona le autorità a compiere fino in fondo il compito loro affidato: “C’era in una città un giudice, che non temeva Dio e non aveva riguardo per nessuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: Fammi giustizia contro il mio avversario. Per un certo tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: Anche se non temo Dio e non ho rispetto di nessuno, poiché questa vedova è così molesta le farò giustizia, perché non venga continuamente a importunarmi”. (Luca 18,1-6)