Archivi categoria: Tradizioni

carbonaio

Gravunaro (antichi mestieri)

Antichi mestieri stabiesi

Conoscere il micro-passato (il normale quotidiano soggettivo) può essere utile a capire la crescita economica e culturale di una intera popolazione. Questa modesta ricerca degli antichi mestieri (estinti e sopravvissuti), potrebbe aiutare a delineare con più chiarezza una parte dimenticata di vita stabiese vissuta.

Maurizio Cuomo


Gravunaro (Cravunaro)
( a cura di Maurizio Cuomo )

(articolo del 12 gennaio 2014)

Un antico mestiere sempre più raro da vedersi è il “Gravunaro”. In origine la vendita di carboni e carbonelle, veniva effettuata da un ambulante solito girare per le case con delle grosse sacche trasportate a spalla. In seguito, alcuni “gravunari” scelsero una dimora fissa, per cui la vendita di questi combustibili (un tempo) indispensabili per alimentare il focolare di casa, avveniva molto più comodamente dalle buie botteghe.

carbonaio

Ormai rimpiazzato dai moderni fornelli da cucina (alimentati a gas), il ritiro dalla scena del vecchio focolare a carbone, di riflesso, ha causato anche la scomparsa di quasi tutti i “gravunari” stabiesi. Con molto piacere segnaliamo “Catello”, uno dei pochissimi mestieranti del carbone resistito agli eventi, che fa’ ancora bottega in via II De Turris (la via che da San Bartolomeo, porta alla piazzetta del Caporivo di Castellammare di Stabia).

Sant'Antonio Abate

Chi festeggia Sant’Antuono, tutto l’anno ‘o passa bbuono

articolo di Enzo Cesarano

Sant'Antonio Abate

Sant’Antonio Abate

L’iconografia tradizionale dipinge Sant’Antonio Abate circondato da donne seducenti e provocanti, oppure, come lo raffigura il pittore francese Paul Cézanne, da animali domestici come il maiale, di cui è il santo protettore.

Molte sono le leggende che ruotano attorno alla figura di S. Antonio Abate e al suo animaletto. La più diffusa è quella del santo che scende all’inferno, in compagnia del maialino, per rubare il fuoco al diavolo e donarlo agli uomini (come un novello Prometeo). Continua a leggere

'O juoco d''e nucelle

‘O juoco d”e nucelle

‘O juoco d”e nucelle
( Il gioco delle nocciole )

'O juoco d''e nucelle

‘O juoco d”e nucelle

Fino agli anni ‘60, era tradizione, per la maggior parte dei ragazzini, dei vari quartieri e rioni di Castellammare, giocare con le nocciole durante il periodo delle festività natalizie. Era un gioco semplice e senza grosse pretese, bastava avere soltanto una buona coordinazione oculo-manuale e naturalmente le nocciole. Ci si riuniva in gruppo, poi ogni partecipante doveva preparare il suo carrillo formato da tre nocciole poste una accanto all’altra sormontate da un’altra nocciola. I carrilli, così preparati, si mettevano insieme su uno spiazzo del cortile o della strada, poi si faceva ‘o tuocco cioè la conta e il designato dalla sorte, postosi ad una determinata distanza, tirava il primo colpo con una nocciola più grande delle altre chiamata menangola, e cercava di colpire e di far cadere il maggior numero di carrilli, che naturalmente vinceva. Continua a leggere

Segantini

Masterascio e Segatore

Antichi mestieri stabiesi

Conoscere il micro-passato (il normale quotidiano soggettivo) può essere utile a capire la crescita economica e culturale di una intera popolazione. Questa modesta ricerca degli antichi mestieri (estinti e sopravvissuti), potrebbe aiutare a delineare con più chiarezza una parte dimenticata di vita stabiese vissuta.

Maurizio Cuomo


Masterascio e Segatore
( a cura di Maurizio Cuomo )

Benché sostanzialmente differenti, annoveriamo in un’unica pagina questi due mestieri, che per decenni hanno costituito la fonte primaria di sostentamento di numerose famiglie stabiesi.

masterascio

Il “Masterascio” (Maestro d’ascia), sapiente ed esperto era specializzato in falegnameria nautica, abilissimo nell’intagliare, rifinire ed assemblare le assi (in taluni casi enormi), costituenti l’intelaiatura di vascelli e bastimenti.

Il “Segatore” (segantino), ricordato come un operaio dal fisico scarno e bruciato dal sole, lavorava solitamente in coppia ed aveva il faticoso compito di tagliare mediante una rudimentale sega (azionata in due a forza di braccia e a spinta alterna) i grossi tronchi grezzi d’albero.

SegantiniTracce di questo antico mestiere sono presenti anche nel mio personale “albero genealogico” nel quale è annoverato un avo appartenente alla chiesa dello Spirito Santo, a nome Cuomo Pasquale (1781 – 1841), di professione “Segatore”.

Ricordi nati in un supermercato

Gli anni ’30 a Castellammare
( nei ricordi dello stabiese Gigi Nocera )

Anche se già visto innumerevoli volte, lo spettacolo che ho notato nei giorni scorsi nel supermercato da me abitualmente frequentato mi ha particolarmente colpito. E mi ha fatto ricordare alcune cose da me vissute negli anni ‘30.
Fra gli scaffali colmi di ogni ben di Dio si aggiravano persone che, come formichine indaffarate, spingevano i loro carrelli piene di tanta merce, in special modo cibo e bevande di tutti i tipi in quantità tale da sfamare diverse famiglie numerose. Pane, biscotti, salumi, pesce, frutta in abbondanza, merendine, cioccolato, detersivi di tutti i generi e molte altre cose. E’ vero che alcune famiglie fanno la spesa una volta alla settimana. E quindi poteva essere la provvista per 7 giorni, ma considerando che oggi una famiglia media è composta in genere da tre o quattro persone al massimo, è facile dedurne che una parte di tanto ben di Dio, passato qualche giorno, viene buttato via. (Chi è quel bambino che dopo qualche giorno si mangia una di quelle 24 “brioscine” che nel frattempo sono diventate “seretecce”? E cosa importa se ogni anno in tutto il mondo 5 milioni di bambini muoiono per denutrizione (letteralmente “moreno ‘e famma”! Questi bimbi sono lontani nessuno li vede! Quindi per noi non esistono).
Ed ecco quindi le considerazioni che la mia memoria mi ha sollecitato a fare.
In quegli anni abitavo a Santa Caterina, poco distante dalla Chiesa della Pace. Al largo Gelso, quasi all’angolo con via Gesù, c’era un negozio di “coloniali”. Queste botteghe vendevano un po’ di tutto, ma principalmente caffé, zucchero, pepe e spezie varie; cioè merce che per lo più veniva da fuori Italia. Continua a leggere