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Carnevale a Castellammare

Tradizioni stabiesi

Carnevale a Castellammare

Nostalgia di un passato non tanto remoto

articolo di Maurizio Cuomo

Rivedere questa vecchia foto di bambini travestiti per il Carnevale evoca un misto di nostalgia, tenerezza e una leggera malinconia. Questo scatto, seppur in bianco e nero, è come una finestra che si spalanca sui miei ricordi.

Il Carnevale a Castellammare, ieri:

L’immagine cattura un momento fugace di innocenza e gioia, con i bambini preparati a festa, immersi nella magia della trasformazione in personaggi fantastici.

Castellammare di Stabia: Carnevale anno 1970

Castellammare di Stabia: Carnevale anno 1970

Nelle foto, si possono osservare in tutta la loro semplicità ed innocenza, maschere ingenue e costumi fai-da-te creati con amorevole dedizione dalle mamme.

Questi bambini indossano con orgoglio abiti e maschere trasmettendo un’energia contagiosa che attraversa il tempo e la memoria di ognuno di noi. Continua a leggere

‘O vrasiere

Gli Anni '30 a Castellammare

‘O vrasiere
( nei ricordi dello stabiese Gigi Nocera )

Breve premessa dell’autore:

Caro Maurizio, come promesso ti mando un altro mio ricordo (Gli inverni a Castellammare negli anni “30”). Non mi resta quindi che fare a te, alla tua Famiglia, agli amici tutti che frequentano il tuo, il nostro Sito, gli auguri più sinceri e cari.

Un abbraccio, Gigi.


 ‘O vrasiere

Nnant’ ‘o vrasiere cummigliato ‘e cennere
Simmo rummase tutta na jurnata,
sentenne ‘a notte a ppoco a ppoco scennere
‘ncopp’ a sta casa fredda e abbandonata.

Nce ha cuòvete a’ ‘ntrasatta sta vernata!
Tengo n’aniello ‘argiento; o vaco a vennere
P’avè n’aceno ‘e fuoco. Stai gelata,
e cchiù te parlo, e meno me può ‘ndennere.

Vierno passato nun facette ‘a neva?
‘A casa tale e quale, senza fuoco,
ma pure – te ricorde? – ‘o fuoco ardeva.

E ardeva dint’a ll’uocchie tuoie lucente,
dint’ a ll’anema toia che a poco a poco
s’è fatta fredda, muta, ‘ndifferente.


'o vrasiere

‘o vrasiere

Questa bella poesia di Libero Bovio mi ha riportato indietro negli anni, quando negli anni ’30 l’inverno a Castellammare si presentava col suo freddo e noi l’affrontavamo con rimedi poco adatti: c’‘o vrasiere! Poiché penso che ne esistono ancora pochi in giro perché in disuso e quindi per i più giovani che forse non ne hanno mai visto uno cerco di descriverlo.
Normalmente era di rame, rotondo, col fondo basso e con il bordo che poggiava su una base di legno, anch’essa rotonda, sollevata dal pavimento una decina di centimetri da quattro supporti sempre di legno.

Dentro questo recipiente bruciava lentamente della carbonella. Per evitare che i bimbi più piccoli, o anche più grandicelli, ma maldestri nei giochi (cioè quei bambini che tenevano “l’arteteca” ) ci cascassero dentro, il tutto era coperto da una specie di cupola che poggiava sulla base di legno. In molte occasioni su questa cupola si mettevano ad asciugare dei piccoli indumenti. Questa protezione però molte volte non impediva che qualche bambino ci cascasse dentro con le mani o col sederino. Allora erano corse al San Leonardo, l’ospedale che si trovava nella Piazza del Municipio. Continua a leggere

Cantilene e filastrocche…

… nella tradizione stabiese

( a cura di Maurizio Cuomo )

“Cantilene e filastrocche, sono ricche di ritmo, rime ed assonanze, e proprio il non-senso è il loro pregio. Giocano sull’immediatezza, e sulla festosità del ridere. Quando si è perduto il contatto con la fonte letteraria (perché c’è sempre un “autore individuo”, anche se anonimo), a tutte queste stroppole (frottole), è difficile dare un senso logico, proprio perché negli anni la loro originalità, quasi sempre, finisce per essere contaminata con l’uso di un linguaggio moderno ( prof. Luigi Casale )”.

Cantilene e filastrocche

Cantilene e filastrocche

Interamente dedicata ai più piccoli e alle future generazioni stabiesi, questa rubrica annovera alcune tra le più antiche cantilene ancora in uso nella città di Castellammare di Stabia.

Ultima filastrocca inserita:

Egregi amici di Liberoricercatore, buongiorno. Vi racconto di una antica filastrocca, dedicata a S. Catello, che mi diceva mia nonna quand’ero piccolo. Mia nonna, nonna Carmela, era nata nel 1885, cresciuta e vissuta nel centro antico, in piazza Fontana Grande, ed era molto devota al nostro protettore S. Catello. Il testo della filastrocca, ancora presente nei miei ricordi, è il seguente:

Santu Catiello

Santu Catiello,

addò staje tu

ca si’ vicchiariello?

 

Nuje te venimme a truvà

e tu tante grazie c’ha fa!

 

Cumm’ nostro prutettore,

ce fa grazie e favori.

Santu Catiello nun c’abbandona!


Alcuni anni fa, la declamai ad un vecchio sacerdote che incontrai nella chiesa cattedrale, per sapere se lui la conosceva e se era solo uno stralcio di una filastrocca più lunga. Lui mi disse, però, di non averla mai sentita.

Oggi, ho deciso di proporla alla vostra attenzione di “ricercatori” per avere qualche notizia più precisa e completa e, in ogni caso, per diffonderla, se volete.

Vi saluto, con sincero affetto e stima e vi auguro Buon S. Catello, per la festa di domani. Cordialmente, Antonio Fabbrocino.

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I vestiti in eredità

Gli Anni '30 a Castellammare

I vestiti in eredità
 nei ricordi dello stabiese Gigi Nocera

Proprio come un bene immobile, una volta i vestiti dismessi dal nonno o dal padre venivano… ereditati dal maggiore dei nipoti o del figlio. Questa abitudine era invalsa nelle famiglie di modeste condizioni economiche, e non era soggetta… a vincoli legali o notarili; il passaggio di…proprietà avveniva quando il nipote o figlio, lasciata l’età della adolescenza diventava un giovanotto; quando cioè incominciava a disgustarsi la bocca con la prima sigaretta e con l’infatuarsi dalla ragazza ritenuta la più bella del rione.

vestiti in eredità

vestiti in eredità

L’abbigliamento quindi non poteva essere la solita maglietta e i pantaloncini corti, ma ci si doveva vestire da uomo. Stante le ristrettezze economiche della maggioranza delle famiglie si ricorreva quindi alla suddetta… eredità.Il vestito così smesso veniva affidato alle sapienti mani del sarto del rione. E lui, con pazienza lo rivoltava e portava all’esterno quello che era interno e viceversa. Quindi lo adattava al fisico del giovanotto.

Ma il trucco di far apparire nuovo quello che nuovo non era, veniva svelato da un piccolo insignificante particolare: una asola, una piccola asola che ultimato il…restauro non si trovava più nel suo posto originale. Continua a leggere

‘O juoco d”e nucelle

Tradizioni stabiesi

Tradizioni stabiesi

‘O juoco d”e nucelle
( Il gioco delle nocciole )

'O juoco d''e nucelle

‘O juoco d”e nucelle

Fino agli anni ‘60, era tradizione, per la maggior parte dei ragazzini, dei vari quartieri e rioni di Castellammare, giocare con le nocciole durante il periodo delle festività natalizie e anche oltre.

Era un gioco semplice e senza grosse pretese, bastava avere soltanto una buona coordinazione oculo-manuale e naturalmente le nocciole.

Ci si riuniva in gruppo, poi ogni partecipante doveva preparare il suo carrillo formato da tre nocciole poste una accanto all’altra sormontate da un’altra nocciola. I carrilli, così preparati, si mettevano insieme su uno spiazzo del cortile o della strada, poi si faceva ‘o tuocco cioè la conta e il designato dalla sorte, postosi ad una determinata distanza, tirava il primo colpo con una nocciola più grande delle altre chiamata menangola, e cercava di colpire e di far cadere il maggior numero di carrilli, che naturalmente vinceva. Continua a leggere