Archivi tag: giochi d’infanzia

‘O juoco d”o Chirchio nella tradizione stabiese

Tradizioni stabiesi

Tradizioni stabiesi

‘O juoco d”o Chirchio nella tradizione stabiese
( Il gioco del Cerchio )

articolo di Enzo Cesarano

Un tempo le strade di Castellammare erano piene di bambini che giocavano all’aperto. Tra i passatempi più amati c’era ‘o chirchio. Si usava il cerchione di una bicicletta, senza i raggi. Per farlo muovere si spingeva con una bacchetta di ferro o un bastoncino di legno.

'O juoco d''o Chirchio nella tradizione stabiese

‘O juoco d”o Chirchio nella tradizione stabiese

Il gioco consisteva nel seguire il cerchio correndo dietro, guidarlo nelle curve, farlo correre in salita o in discesa. Era divertente e faticoso. Allenava agilità, velocità e resistenza. Chi possedeva un chirchio lo custodiva gelosamente: lo considerava un piccolo tesoro.

Nel napoletano e in molte comunità della Campania questo gioco faceva parte del vissuto quotidiano. Spesso si giocava nei vicoli, nei cortili, nelle piazze. Le regole variavano: dove fermarlo, come guidarlo, quanto veloce farlo correre. Ma la speranza e il divertimento comune restavano uguali. Continua a leggere

Giochi d’infanzia nella tradizione stabiese

Giochi d’infanzia nella tradizione stabiese

rubrica a cura di Maurizio Cuomo

Giochi d'infanzia (anno 1951)

Quando si giocava con quel poco che si aveva a disposizione

In una società moderna, fatta di: computer, video games e giochi tecnologicamente sempre più evoluti e costosi, i giochi della nostra infanzia (quelli fatti con poche risorse economiche e con tanta fantasia), purtroppo, non trovano più spazio.

Messi in disparte tacitamente e senza un motivo apparente, li possiamo, però, ancora trovare in qualche vago ricordo, che è destinato negli anni a far perdere del tutto le proprie tracce.

Una volta bastava poco per divertirsi: una corda, una biglia, un gessetto per disegnare una campana sull’asfalto o semplicemente un bastone per improvvisare una gara tra amici.

La strada, il cortile o la piazzetta sotto casa erano il nostro parco giochi, e il tempo sembrava non finire mai. C’era una magia semplice e spontanea che univa i bambini, un senso di condivisione che oggi appare sempre più raro.

Rispolverando virtualmente i Giochi d’infanzia, cercheremo di far rivivere i momenti di spensierata gioventù, quando si riusciva a dare valore alle piccole cose e si era comunque contenti per quel niente.

Un viaggio nella memoria che non vuole essere solo nostalgico, ma anche un modo per tramandare alle nuove generazioni un patrimonio fatto di semplicità, ingegno e autentica felicità.


Giochi d’infanzia, gli articoli disponibili:

‘A ballerina cu ‘o papagno

‘A pipparella cu’ ‘o ‘ranato

Uno ‘a luna (salto della cavallina)

‘O Juoco d”e nucelle

‘O juoco d”o Chirchio nella tradizione stabiese

Tartaruga dal guscio di noce

Zompa Cavaliere

'O juoco d''e nucelle

‘O juoco d”e nucelle

‘O juoco d”e nucelle
( Il gioco delle nocciole )

'O juoco d''e nucelle

‘O juoco d”e nucelle

Fino agli anni ‘60, era tradizione, per la maggior parte dei ragazzini, dei vari quartieri e rioni di Castellammare, giocare con le nocciole durante il periodo delle festività natalizie. Era un gioco semplice e senza grosse pretese, bastava avere soltanto una buona coordinazione oculo-manuale e naturalmente le nocciole. Ci si riuniva in gruppo, poi ogni partecipante doveva preparare il suo carrillo formato da tre nocciole poste una accanto all’altra sormontate da un’altra nocciola. I carrilli, così preparati, si mettevano insieme su uno spiazzo del cortile o della strada, poi si faceva ‘o tuocco cioè la conta e il designato dalla sorte, postosi ad una determinata distanza, tirava il primo colpo con una nocciola più grande delle altre chiamata menangola, e cercava di colpire e di far cadere il maggior numero di carrilli, che naturalmente vinceva. Continua a leggere

Il salto della cavallina (Uno ‘a luna…)

Uno ‘a luna… (il salto della cavallina)

articolo di Maurizio Cuomo

Il Salto della Cavallina, conosciuto anche come “Uno ‘a luna“, è un antico gioco tramandato attraverso generazioni, le cui origini risalgono probabilmente agli inizi del Novecento, sebbene non sia possibile identificarne con precisione l’epoca esatta di nascita.

Questo gioco rappresenta un’espressione di intelligenza, agilità e coordinazione, ed è stato praticato principalmente da ragazzi di sesso maschile in età preadolescenziale.

salto della cavallina

salto della cavallina

La dinamica del gioco è sorprendentemente simile a quella dello sport olimpionico del salto del cavallo. Il nome “Uno ‘a luna” suggerisce un’immagine poetica e intrisa di folklore locale, evocando l’idea di un salto elegante e senza tempo sotto la luce della luna.

Nel contesto della cultura giovanile locale, il Salto della Cavallina rappresentava non solo una sfida fisica, ma anche un rituale sociale che rafforzava il senso di comunità tra i giovani.

Attraverso questo gioco, si trasmettevano abilità tradizionali e si creavano legami di amicizia e competizione tra i partecipanti.

Ancora oggi, il Salto della Cavallina continua a suscitare interesse e nostalgia tra coloro che hanno vissuto l’esperienza di questo antico passatempo.

Tesoro di cultura locale, questo gioco merita di essere preservato e raccontato nelle narrazioni delle tradizioni di Castellammare di Stabia.


Svolgimento del gioco del Salto della Cavallina

I giocatori stabiliscono chi farà da “cavallina” attraverso una semplice conta. Il prescelto si piega in avanti, poggia le mani sulle ginocchia e abbassa la testa, proteggendola da eventuali urti.

In questa posizione stabile, simile a quella dell’attrezzo ginnico, resta immobile e funge da punto d’appoggio.

Gli altri, a turno, prendono una breve rincorsa e si preparano al salto. Correndo verso la cavallina, appoggiano con decisione le mani sulla sua schiena. Con uno slancio agile, saltano a gambe divaricate e cercano di superarla senza toccarla o cadere.

Il gioco richiede forza, precisione e un perfetto senso dell’equilibrio.

Per non essere penalizzati a fare la “cavallina“, i saltatori non devono toccare l’avversario in nessun altro modo, se non con le mani sul dorso.

Ciò che però rende questo gioco caratteristico, distinguendolo da una qualsiasi prova ginnica, è la “voce” che ciascun saltatore è tenuto a dare come accompagnamento al proprio salto.

La “voce“, data prettamente in dialetto, differisce a secondo del turno e descrive in che modo verrà eseguito il salto.

Nel corso degli anni questo gioco ha subito innumerevoli modifiche, per cui di seguito illustriamo una delle tante versioni di “Uno ‘a luna“, descrivendo le voci che caratterizzano i sedici turni: Continua a leggere

Castellammare: indiani e foglie di Castagno

(di Stanislao e Ferdinando Fontanella)

Gli indiani e le foglie del Castagno

Gli indiani e le foglie del Castagno

Solo i ragazzi che hanno vissuto l’infanzia negli anni del dopoguerra serbano del Castagno una conoscenza che va oltre l’aspetto utilitaristico dell’ottimo legname e i saporiti frutti.

In quel tempo di grandi privazioni materiali, ma estremamente ricco di opportunità umane, la fantasia era l’unico strumento per trascorrere con letizia i lunghi pomeriggi estivi. Alimento indispensabile per la fervida immaginazione era la lettura dei fumetti di Tex Willer, personaggio ideato da Gian Luigi Bonelli nel 1948, e la visione di pellicole americane come “Sentieri selvaggi” e “Un dollaro d’onore”, in cui il mitico John Wayne agiva da protagonista indiscusso. Scontato dire, perciò, che tra i giochi preferiti c’era la guerra tra indiani e cowboy.

Tuttavia il grosso limite per chi vive alle falde del Monte Faito e sogna di essere un Apache o un Sauk, delle grandi Pianure o delle Montagne Rocciose del Texas, era abbigliarsi nel modo adeguato. I ragazzi riuscivano a sopperire alla mancanza degli originali copricapi piumati dei Nativi Americani con le abbondanti e comunissime foglie del Castagno. Continua a leggere