Archivi tag: Giuseppe Zingone

Sunettiatata a Castellammare

Sunettiata a Castellammare

di Giuseppe Zingone

Michele Paturzo, Sunettiata a Castellammare, copertina

Michele Paturzo, Sunettiata a Castellammare, copertina, disegno di Antonio Asturi

La ricerca è come il “Filo di Arianna“, dietro l’angolo c’è sempre una novità. Dal periodoco Echi di Stabia è riemerso il nome di Giuseppe Lauro Aiello, dal suo articolo Sunettiata a Castellammare, è venuto fuori il nome del capitano Michele Paturzo di Piano di Sorrento, dal contatto da me avuto con la Biblioteca storica sorrentina, che qui ringraziamo, per la gentile concessione abbiamo recuperato l’opuscolo: Sunettiata a Castellammare.

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Tony Donnarumma un uomo di mondo

Tony Donnarumma un uomo di mondo

di Giuseppe Zingone

Qualche tempo fa, cercammo di aiutare Tony Donnarumma a ritrovare informazioni sull’incidente occorso a suo padre Luigi nel 1951, a bordo della nave Sidney, in restyling nei cantieri navali di Castellammare, fu questo il momento in cui ad otto anni, per la perdita del padre al giovane Tony fu chiesto di crescere in fretta. Tony oggi ha 82 anni e vive con la sua compagna Tang a Hua Hin in Tailandia.

Ogni tanto con Tony facciamo una chiacchierata e così ho saputo da lui, che agli inizi di gennaio è stato intervistato da una giornalista australiana, che ha cercato di sintetizzare, per quanto la cosa sia possibile tutte le vicissitudini di un’esistenza così tragica e longeva.

Tony però, su mia sollecitazione, ha evidenziato che nell’articolo c’erano degli errori e delle frasi poco chiare, inoltre gli ho chiesto anche di qualche aggiunta fatta da FELICITEE LAWRIE nel suo Humans of Hua Hin su Tony Donnarumma che abbiamo corretto.

Tony Donnarumma un uomo di mondo

Tony Donnarumma

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Un respiro sospeso

Un respiro sospeso

di Giuseppe Zingone 

Un sospiro sospeso

Dalla terrazza del Quisisana

Guardate questa fotografia. Non è solo carta e sali d’argento è un respiro sospeso. È quella “napoletanità” che non si urla, ma che si siede a tavola con la compostezza di chi sa che la bellezza, in fondo, è per noi un diritto di nascita.

Siamo sulla terrazza della Reggia di Quisisana, che pare un palcoscenico. Sopra di noi, quel tendone a strisce arancioni non serve solo a riparare dal sole: è un filtro magico che trasforma la luce del Golfo in una carezza color miele. E fuori? Fuori c’è “Lui”, il Vesuvio, che osserva sornione come un vecchio pescatore che aspetta il caffè alla fine del pranzo, avvolto in una foschia azzurrina che confonde il mare con il cielo.

Osservate i commensali. C’è una dignità antica in queste giacche chiare, in queste acconciature composte che resistono alla brezza marina che sale dall’azzurro specchio sottostante. Non è solo un pranzo, è un rito.

Il bambino ci guarda, ci interroga e si mette in posa per rubare lo scatto che lo sta per immortalare, si fa beffa di noi, ci sfida, pare quasi chiederci “E voi, che ne sapete di questa pace?”.

Le donne, con quella severità dolce che nasconde la saggezza di chi regge le fila di intere dinastie tra una forchettata di maccheroni e un consiglio sussurrato, sono le nostre polene, che tagliano la storia del mondo.

Qui sulla terrazza del Quisisana, non si mangia per nutrirsi, si mangia per stare al mondo. C’è quella “lentezza pensante” tanto cara alla gente del sud, a quella non fretta che si gode ogni bicchiere di vino. È una virgola in un discorso infinito sulla vita, ogni sguardo verso l’orizzonte è un punto esclamativo di gratitudine.

È nostalgia del presente. Guardando questa immagine, sentiamo la mancanza di un tempo che forse non abbiamo nemmeno vissuto, ma che ci appartiene nel DNA. È la Castellammare delle grandi occasioni, della “matinée” che diventa pomeriggio, dell’odore di mare che si mescola al ragù che ancora profuma nell’aria.

View of Vesuvius from Villa Quisisana, natinalmuseum Sweden

Johan Christian Dahl,View of Vesuvius from Villa Quisisana,

Questa terrazza è il nostro Albergo dell’Anima. Questa terrazza sfidava il Vesuvio. Siamo qui in un mondo che oggi corre senza sapere dove va, mentre questi signori seduti ci insegnano che il paradiso non è un luogo lontano, ma un tavolo apparecchiato con cura, una sedia di paglia, una buona compagnia e il Vesuvio che ti fa da testimone.

Vedete, certi angoli di Castellammare non sono fatti di mattoni, sono fatti di sguardi. E finché ci sarà qualcuno pronto a guardare questa foto con l’emozione di chi ritrova una vecchia lettera d’amore, Quisisana rimarrà aperta. Il tavolo è ancora apparecchiato, il Vesuvio è sempre lì a fare da testimone, e noi siamo ancora quegli stabiesi che, davanti a tanta bellezza, sanno restare in silenzio. Per rispetto.

Articolo del 27 febbraio 2026


Luigi Denza

Personaggi stabiesi

Luigi Denza

di Giuseppe Zingone

Ultimo brano inserito: Giulia, Taurino Parvis, baritono; E. Randegger, paroliere, Luigi Denza, Compositore

“Al Signor Luigi Nocera, per il suo smisurato amore dell’Opera e della musica Classica,
ma soprattutto della VITA”.

Luigi Denza, ritratto

Luigi Denza, ritratto

All’incirca due anni fa, nel periodo delle festività pasquali (che sono solito trascorrere con i miei a Castellammare), decisi di rubare un po’ di sonno al mio dormire per recarmi in giro a curiosare, proprio quando tutti dormono e la città è quieta e tranquilla, pacifica, dormiente, come una splendida donna sdraiata su un divano. Il compito dell’innamorato allora è quello di osservare e ritenere nella mente questi magici momenti, che il turchino chiarore della giornata che inizia, rende ancestrali e le ombre che ancora l’ammantano, restituiscono questa Città all’unisono, malinconica e indicibilmente affascinante. Continua a leggere

La Nave Scuola Amerigo Vespucci

Storia e Ricerche

La Nave Scuola Amerigo Vespucci

a cura di Giuseppe Zingone

La Nave Scuola Amerigo Vespucci: Radiorama, Maggio 1959, Copertina

Radiorama, Maggio 1959, Copertina

Vanto della Marina italiana e della città di Castellammare di Stabia, tutti gli articoli che la riguardano vedono sempre interessati noi di Liberoricercatore, nella salvaguardia della memoria stabiese. Non fa eccezione questo articolo sulla Vespucci, apparso sul mensile Radiorama del 1959. Continua a leggere