Archivi tag: Giuseppe Zingone

San Gennaro a Castellammare (foto Enzo Cesarano)

San Gennaro a Castellammare

San Gennaro a Castellammare

di Giuseppe Zingone

San Gennaro a Castellammare (foto Enzo Cesarano)

San Gennaro a Castellammare (foto Enzo Cesarano)

Fu grazie a Carlo I d’Angiò1 che l’abitato di Castellammare venne cinto di mura, in tale occasione furono ampliati il castello ed il porto e fu ricostruito ed ampliato su un vecchio complesso risalente agli ultimi anni del dominio svevo, il Palazzo Reale, detto di Casasana o Quisisana, quello stesso edificio dove soggiornò nel 1316 Roberto figlio di Carlo recuperando il suo cattivo stato di salute.2

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  1. Francesco Alvino,Viaggio da Napoli a Castellammare con 42 vedute incise all’acquaforte, Napoli stamperia dell’Iride 1845, pag. 89.
  2. La presenza di Roberto D’Angiò a Castellammare è documentata nel 1316. In Guida d’Italia, Napoli e dintorni, pag. 582, Touring Club Italiano, sesta edizione, Milano 2001. Vedi anche: Catello Parisi, Cenno storico descrittivo della Città di Castellammare di Stabia, pag. 19-20, Firenze 1842.
fratelli Abbagnale

Giuseppe Abbagnale

Giuseppe Abbagnale

di Giuseppe Zingone

Giuseppe (1)

Giuseppe Abbagnale

Abbagnale, una famiglia fucina naturale di atleti, che ha dato e continua a dare soddisfazioni ad un paese, l’Italia, assetato di vero sport, un Olimpo di medaglie raggiunto con disciplina e sacrificio. Tutto questo in un Sud che negli anni Ottanta si riscopre “Canottiere” e le cui parole più in voga sembrano essere “Due con”, una specialità che ci ha visto imperare nel mondo, uomini che hanno dato lustro ad una Città nella quale tutto parla di mare. Continua a leggere

Adèle d’Affry a Castellammare

Adèle d’Affry a Castellammare

di Giuseppe Zingone

Edouard Théophile Blanchard, Portrait de la duchesse Castiglione, 1877, Musée d'art et d'histoire Fribourg

Edouard Théophile Blanchard, Portrait de la duchesse Castiglione, 1877, Musée d’art et d’histoire Fribourg

Quando si parla di scultura, in genere vengono in mente pochi nomi a cui fare riferimento tra questi spiccano Michelangelo, Gian Lorenzo Bernini, per i cultori di storia patria Giuseppe Sammartino, con il suo Cristo velato che oggi più che mai, incanta visitatori provenienti da tutto il mondo.

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Giovanna II d’Angiò

Giovanna II d’Angiò

di Giuseppe Zingone

Giovanna II di Napoli, immagine tratta da: Scipione Mazzella, Descrittione del Regno di Napoli, pag. 447, Napoli, 1601.

Tra i regnanti ai quali la nostra Città fu fedele nel tempo vi è la regina Giovanna II, figlia di Carlo III di Napoli e Margherita Durazzo. Nacque a Zara il 25 giugno 1373 e morì a Napoli il 2 febbraio 1435, le sue spoglie sono conservate nella Basilica dell’Annunziata1: “La sua lapide era costituita da una pietra semplice con sopra il suo nome, i titoli e la data della morte”.2

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  1. Giovan Antonio Summonte, Dell’Historia della Città, e Regno di Napoli, Tomo Secondo, Libro Quarto, pag. 618, Napoli MDCLXXV.
  2. Alan Ryder, Giovanna II d’Angiò, in Dizionario degli Italiani, Treccani, Volume 55, (2001).
Don Vincenzo Gargiulo

Il Canonico Don Vincenzo Gargiulo

Il Canonico Don Vincenzo Gargiulo

a cura di Giuseppe Zingone 

Don Vincenzo Gargiulo

Don Vincenzo Gargiulo

Sin da tempi antichissimi l’uomo ha cercato di proiettare il suo operato nell’avvenire e numerose sono le testimonianze a riguardo, dalle pitture nelle caverne alle piramidi, dalle opere d’arte alla scoperta dell’universo.
L’essere umano dunque sente questo impulso naturale verso il futuro, ma spesso il tentativo “di passare alla storia” è stato anche frutto di tragedie immani come le guerre.
Nella vita comune di ogni uomo c’è dunque lo sforzo di lasciare traccia di sé, basta guardare le tracce sui muri di ogni città, il bisogno di dire ciò che altri non hanno detto, di compiere gesta in cui nessuno si è ancora cimentato: ed ecco che alcuni decidono di adoperarsi per essere ricordati, dunque con un fine ben preciso di appagamento individuale; mentre altri si donano gratuitamente, spendono la loro vita per un valore più elevato, uno scopo che non ha come obiettivo il riconoscimento personale immediato.
È proprio per questo che vogliamo parlarvi di uno stabiese che in un momento difficilissimo della nostra storia nazionale diede il meglio di sé stesso dedicando la propria vita agli ultimi, ai poveri, ai diseredati, ai bisognosi. Quest’uomo è Don Vincenzo Gargiulo.

Ecco alcuni punti per meglio definire il contesto in cui dovette lavorare l’emerito canonico stabiese. Il milleottocento è un secolo straordinario, ricco di cambiamenti non solo politici, ma soprattutto sociali e tecnologici, è il secolo dei cambiamenti dovuti alla Rivoluzione Industriale. Un tempo difficile invece per la Chiesa Cattolica, tutti i suoi beni con l’unità d’Italia vengono incamerati dal nuovo stato, molti monasteri e diverse congregazioni religiose vengono soppresse, molti vescovi vengono mandati in esilio, come accadde per Mons. Francesco Saverio Petagna, vescovo di Castellammare di Stabia ai tempi del Gargiulo. Riportiamo a seguire il contenuto presente sul sito delle Suore Francescane Alcantarine (www.alcantarine.org) per la concisa e chiara biografia e una analisi della situazione della città di Castellammare di Stabia a metà Ottocento:

Libro XI Battezzati anno 1832-36 pag. 122 n.1 - Parrocchia dello Spirito Santo

Libro XI Battezzati anno 1832-36 pag. 122 n.1 – Parrocchia dello Spirito Santo

“Vincenzo Gargiulo nasce a Castellammare di Stabia, il 2 agosto 1834, decimo figlio di Catello e Maria Laura De Angelis. Continua a leggere