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Terme-Stabiane-24

Acqua Stabia, caldo e dolori

Acqua Stabia, caldo e dolori
di Giuseppe Zingone

Troppa estate, fa caldo mi sento come un raviolo cotto al vapore. Sudate interminabili hanno l’unico scopo di minare il nostro stato di salute, altro che freddo, dolori, geloni. Datemi almeno un mese d’inverno in estate ed avrete per sempre la mia gratitudine. Ma non è una cattiveria?

Le Acque di Castellammare di Stabia (coll. Giuseppe Zingone)

Le Acque di Castellammare di Stabia (coll. Giuseppe Zingone)

Attendi per un anno l’agognato periodo delle vacanze estive, tra sogni e progetti e gli unici bagni che fai sono sul materasso della tua camera da letto. Boccheggi tra ventilatori, finestre aperte, condizionatori e che ci guadagni, una notte di ribaltamenti altro che salti mortali, poi quando il caldo allenta la morsa e vorresti riposarti realmente è già troppo tardi, l’inesorabile sveglia ti distrugge totalmente. È sopraggiunto  un altro giorno da dimenticare!

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Castellammare di Stabia (pitture nostrane)

La pagina raccoglie le pitture che ritraggono Castellammare di Stabia. Opere senza tempo di vari autori che hanno celebrato una bellezza paesaggistica unica al mondo.

a cura di:
Maurizio Cuomo & Giuseppe Zingone

Ultima opera inserita:


Tornati dalla pesca, Alessandro La Volpe

Artista: Alessandro La Volpe

Titolo: Tornati dalla pesca

Tecnica: Olio su tela

Dimensioni:  52.5 x 104.5 cm

Data: 1868

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Fig. 2 Ufficio Centrale Dazi e Consumi

La Portella del Quartuccio: una scoperta sorprendente.

La Portella del Quartuccio: una scoperta sorprendente

ricerca/studio di Lino Di Capua

Premessa:

La proposizione di questo estratto, anche se rivisto e con l’aggiunta di qualche ulteriore nota a corredo, è dettata dal furto culturale di cui sono stato vittima, il plagio perpetrato su uno pseudo sito storico, consiste nell’appropriazione di una scoperta da me fatta, a proposito dell’individuazione della “Porta del Quartuccio”. Su detto sito, si sono limitati a rielaborare il mio lavoro senza apportarvi alcun ulteriore contributo di originalità, ma al contrario, confermando quelle che erano state le mie deduzioni e conclusioni pubblicate, a maggio del 2019, nel libro “Castellammare oltre la porta del Quartuccio. Ritrovamenti e rinnovamenti”, curato da me e dalla professoressa Gelda Vollono [cit. pag. 73 e seguenti]. Se avessero avuto l’onestà intellettuale di citare il faticoso e pregiato lavoro svolto, ne avrei avuto piacere e orgoglio, purtroppo è stata preferita ancora una volta la via breve dello sfruttamento del lavoro altrui. Ancor più grave è che su questo sito, viene condivisa la primogenitura dell’individuazione della “Porta del Quartuccio”. Un’azione scorretta e disonesta tanto più pervenuta da persone che dovrebbero almeno immaginare quanta fatica richiede un vero lavoro di ricerca storica. Tutt’altro che acquistare vecchie cartoline da un rigattiere.


Studiando le cartografie settecentesche dell’area fuori le mura del Quartuccio[1], durante le ricerche sul lavoro del casamento cosiddetto lo Stallone e della zona su cui esso insisteva, notai un particolare singolare: la legenda a corredo della rappresentazione cartografica del Pacichelli indicava con una abbreviazione la porta del Quartuccio (fig. 1).

Fig. 1 Portella del Quartuccio

Fig. 1 Portella del Quartuccio

Fino a quel momento, nessuno storico e nessun documento avevano mai riportato, quando si riferivano al varco del Quartuccio, la presenza di una portella[2]: era questa la interpretazione da dare a quella abbreviazione, secondo gli studiosi da me consultati, primo fra tutti l’archeologo e medievalista Domenico Camardo. Tale denominazione mi portava a sviluppare tutta una serie di congetture prima fra tutte, che questa fosse un’entrata più piccola, cosa verosimile, data l’esiguità dello spazio esistente tra la porta stessa e l’arenile, e che fosse adibita, a passaggio pedonale, soprattutto  la sera, dopo la chiusura del varco principale; al transito di piccole carrette molto leggere ed agili, adatte a raggiungere la parte alta della città; considerando, inoltre, la vicinanza all’ufficio della bagliva[3], poteva essere utilizzata per il disbrigo dei dazio alla risoluzione di controversie di trascurabile entità. Di conseguenza, per l’ingresso dei carri trainati dagli animali era logico immaginare, che si utilizzasse un varco più grande.

Avevo finalmente trovato la prova, che il compianto dott. Giovanni Celoro Parascandolo ed io avevamo cercato per tanti anni, allorché ipotizzavamo, che l’ingresso in città della Porta principale del Quartuccio non era dove solitamente veniva posizionato. Continua a leggere

Sant'Anna

Jolanda e la sua Sant’Anna

articolo di Enzo Cesarano

Sant'Anna

Sant’Anna

Questa storia minima è ambientata nella Licerta1 del secondo dopoguerra, dove viveva Jolanda, madre di 11 figli, di cui: 6 femmine e 5 maschi. Le femmine erano già sposate tranne l’ultima, Concetta, ma il tempo del matrimonio venne anche per lei, infatti, si sposò col pancione. Il periodo di gestazione era quasi al termine e subito si aprì una discussione tra Jolanda e il genero, il motivo era che tutte le altre figlie avevano partorito nella sua casa non perché era molto grande o spaziosa, ma perché era protetta da una statua enorme di sant’Anna, una icona molto miracolosa, che lei custodiva gelosamente nella sua stanza da letto. In effetti, la prima cosa che si notava, se entravi in quella stanza da letto, era la grande statua di Sant’Anna, di circa 90 centimetri d’altezza, poggiata su una base in legno dorata, era situata su un mobile che in origine doveva essere stato un cassettone per la biancheria, un pezzo di arredamento che ormai era diventato un tutt’uno con la statua, ed aveva, secondo Jolanda, la sua  parte di divinità. Il motivo del disguido fra i due era che il marito di Concetta aveva imposto alla moglie di non partorire a casa della mamma, ma nella propria abitazione e ciò fu l’origine delle tante discussioni, nonostante ciò gli sposi erano fermi nella loro decisione e cosi fu! Quando i dolori incominciarono Concetta fu circondata sia dell’aiuto delle sorelle che dall’amore di sua madre, insieme alla quale le procurarono prima di tutto l’occorrente necessario, poi chiamarono l’ostetrica più conosciuta di allora: ‘a cummara Consalvo, che già aveva aiutato a partorire le altre sorelle. Insomma, tutto era pronto, l’ostetrica faceva il suo mestiere e Jolanda Continua a leggere

  1. Da “Le Strade di Castellammare di Stabia: i luoghi, i personaggi, le storie” del prof. Giuseppe D’Angelo (pag. 78), apprendiamo che l’antico toponimo “licerta” deriva dalla presenza dell’antica ed estinta famiglia nobile stabiese “Certa” che abitava nella zona, per cui si diceva “luogo dove abitano li Certa” cioè quelli della famiglia Certa.

Fiorenza Calogero: Elena Ledda e Viviani

Fiorenza Calogero: Elena Ledda e Viviani

A fine maggio eravamo stati sul primo set del videoclip “Si vide all’animale”, con Fiorenza Calogero. Domenica 27 giugno, l’avvicinamento di Fiorenza a “Vico Viviani” continua, nella sala di posa del teatro Supercinema, Fiorenza con attori e comparse completa le riprese di “Si vide all’animale”. In quella occasione siamo riusciti ad intervistare il maestro Marcello Vitale, chitarrista e rielaboratore delle musiche del progetto. Progetto che via, via, continua la sua crescita l’undici luglio con Fiorenza Calogero ed Elena Ledda negli studi Elios di Castellammare di Stabia. Un incontro interessante e appassionante quello con Elena Ledda, popolarissima artista sarda, grande interprete anche di Musica Word.

qui le interviste: Fiorenza Calogero Vico Viviani II^ parte – YouTube