Archivi tag: castellammare si racconta

Scanzano negli anni ’50

Storie minime

Scanzano negli anni ’50

di Gioacchino Ruocco

orologio_scanzano

Orologio a Scanzano

Premessa dell’autore

Non so se chi vi comunica i soprannomi che pubblicate (nella rubrica dove ho ritrovato anche l’appellativo della famiglia di mia nonna “ ‘e Chiuvetielle” , che abitava a Vicolo Sorrentino, ‘ncopp’‘o Suppuorteco), vi fornisce anche una descrizione del soggetto di riferimento, che altrimenti potrebbe restare un nome astratto o solo di conoscenza di pochi.

Nella vostra carrellata ho notato alcuni soprannomi a me noti da quando ero ancora presente a Castellammare, ma tranne che per pochi, non sono sicuro di aver individuato con certezza la persona alla quale è riferito. Per quelli che vi invio ho tracciato un cenno biografico che potrebbe costituire un inizio di identikit da ampliare in una eventuale vostra pubblicazione.

A me per esempio, mentre frequentavo il nautico di Piano di Sorrento, affibbiarono il soprannome di ‘o Poeta, perché scrivevo poesie in napoletano che vennero pubblicate sul giornale locale “La voce di Stabia”, ma non so quanti si ricordano di queste pubblicazioni.
A seguire metto alla vostra attenzione alcuni soprannomi storici, i personaggi e gli usi e costumi relativi al territorio di Scanzano negli anni ’50. Continua a leggere

Via Conte Girolamo Giusso

Storia e Ricerche

Via Conte Girolamo Giusso
( tra passato, presente e possibile futuro )

di Antonello Ferraro

Via Giusso (foto Maurizio Cuomo)

Via Giusso (foto Maurizio Cuomo)

Nata per scopi commerciali, la strada che collega Castellammare di Stabia con Monte Faito si è rivelata nel tempo un’importante via di collegamento per l’intera Penisola Sorrentina. Peccato però che con tempo è stata dimenticata da tutti.

Conte Girolamo Giusso

Conte Girolamo Giusso

Questa ex mulattiera divenne strada per volere del conte Girolamo Giusso, antico proprietario del monte, che vendeva giù in città la neve accumulatasi sulla vetta durante l’inverno, trasportandola con carrettini trainati da asini.

Con il passare del tempo, e con l’invenzione del “frigorifero”, questa strada è servita per più nobili scopi. Con i suoi 13 Km di lunghezza è stata più volte l’unica alternativa alla strada che normalmente conduce da Castellammare di Stabia a Vico Equense e poi sale fino alla cima del Monte Faito, attraversando numerosi centri abitati (Bonea, Sant’Andrea, Massaquano, Moiano).

Quest’ultima strada, seppur più larga e meno ripida, è molto più lunga (26 Km di lunghezza fino al piazzale della stazione della funivia). Diverse volte in passato la S.S. Sorrentina, nel tratto che va da Pozzano (C/mare di Stabia) a Vico Equense, è rimasta chiusa per periodi prolungati, a causa del cedimento in più parti del costone roccioso franato a causa di piogge copiose (1). Continua a leggere

Lucia ‘a lavannara

Castellammare si racconta

Castellammare si racconta

Lucia ‘a lavannara
di Frank Avallone

Nell’immediato dopoguerra, fare il bucato non era cosa semplice; ricordo che a Fondi, paese dei miei nonni materni, le donne lavavano la biancheria nei vari corsi d’acqua. Molte volte, andando ai terreni dei nonni, in locazione quarto di san Pietro, passando su ponte selce ( pont sevece ) le vedevo al lavoro; piedi nell’acqua, alcune calzavano stivali di gomma, nasi rossi, mani e ginocchia infreddolite, battevano e lavavano la biancheria su rocce affioranti; cantavano vecchie filastrocche, forse per farsi coraggio o per dire: il lavoro non mi spaventa, io non sono una “spassosa” [termine fondano che significa non sono una sfaticata o scansafatiche] lavorare duramente era per queste donne, un motivo d’orgoglio. Queste, naturalmente, erano le puriste che lavavano solo in acqua corrente, mentre altre donne lavavano la biancheria “alla mola della corte”, un vecchio mulino, dove l’acqua veniva incanalata in un lavatoio di forma rettangolare, che poteva accomodare 30-40 donne per volta. Naturalmente l’acqua non era limpida, come nei ruscelli, ma i piedi erano all’asciutto, non dovevano inginocchiarsi su terreni ruvidi, insomma era molto più conveniente. Alla fine del bucato, arrotolavano una tovaglia a forma di ciambella, la mettevano in testa, come ammortizzatore e vi ponevano sopra la bagnarola di panni lavati, il resto lo ponevano in due secchi, che trasportavano a mano e via!
Era uno spettacolo osservare la destrezza di queste donne, che oberate da un peso non indifferente e senza mano, si muovevano con grazia principesca, che oggi farebbe invidia a modelle di alta moda; per poi farsi una camminata di un chilometro o due.

La lavandaia - olio su tela di fine '800 (immagine tratta dal web)

La lavandaia – olio su tela di fine ‘800 (immagine tratta dal web)

A Castellammare di Stabia, nel rione Fontana Grande, fare il bucato era ancora più complicato; non avevamo acqua in casa, ruscelli d’acqua corrente non ne avevamo, trasportare l’acqua con secchi era faticoso e creava il problema di dove versare l’acqua insaponata.
Così le nostre donne lavavano la biancheria nei pressi della fontana pubblica, che per noi era situata sulla salita ponte, vicino al palazzo del serraglio. Continua a leggere

‘O Vuttaro

Antichi mestieri

‘o Vuttaro
( a cura di Maurizio Longobardi )

Vuttaro

Vuttaro (immagine generata con IA)

Introduzione dell’autore
A distanza di qualche annetto torno su questa rubrica per portare un brandello di collaborazione. Da qualche giorno ho ripreso, nelle pause del lavoro, a scivolare tra le pieghe di questo bellissimo sito per annusare l’aria, sentire il sapore, vedere scorci, ascoltare le voci della mia amata terra. E così mi sono imbattuto nella rubrica “Antichi mestieri”, densa di godibile materiale.
Rimuginando, poi, ho recuperato un ricordo della mia adolescenza che, credo, sia degno di una menzione all’interno del decalogo da Voi elaborato.

I Costuttori di Botti, in dialetto napoletano i Vuttari

I Costuttori di Botti, in dialetto napoletano i Vuttari

‘O Vuttaro ( il bottaio, ovvero l’artigiano che fabbrica le botti )

Voglio ricordare che Castellammare ha avuto un suo “epigono” esperto di tale attività, uno degli ultimi in Campania e forse in tutta l’Italia del Sud. Il personaggio in questione, ma sul nome i miei ricordi sono vaghi, tale Don Ciro o Don Ciccio… (un nostro visitatore, Umberto Pepe, avendo letto con attenzione il presente articolo, a onor di cronaca, ci comunica in data 07/05/08, che l’artigiano in questione si chiama Mario Esposito, oggi ottantenne che vive tutt’ora in via Raiola.

Accudito amorevolmente dalla propria moglie Lucia De Martino e dai suoi tre figli, Luigi, Roberto e Lucia), è rimasto in attività fino ai miei 18-20 anni (oggi ne ho 44 ahimè!!!) ed operava in via Raiola che in illo tempore era meglio nota come via Napoli o, più espressivamente, “‘A via d’‘o cimitero) più o meno all’altezza del civico 19, ma sul lato opposto della strada (in sintesi, abitava ed operava di fronte casa mia, attuale residenza dei miei cari vecchietti). Continua a leggere

Ricordo d’infanzia (da Santa Caterina alla Fontana Grande)

Ricordo d’infanzia da Santa Caterina alla Fontana Grande

articolo di Andrea Barbero

Ricordo d'infanzia: Fontana Grande (foto M. Cuomo).

Ricordo d’infanzia: Fontana Grande (foto M. Cuomo).

La stradina che dal vicolo Santa Caterina, dove io ho abitavo fino all’età di sei anni, conduce “fore ‘a funtana”, era da me percorsa più di una volta al giorno sia all’andata che al ritorno. Si era nei primi anni cinquanta (io sono nato nel 1949).

Ogni angolo di quella via rappresenta un dolce ricordo della mia infanzia. Abitavo precisamente al primo piano del portone che si trova subito dopo il forno che s’incontra sulla destra entrando nel vicolo proprio dove c’è quel lungo balcone con tre camere. Il percorso di cui vi parlavo mi conduceva al negozio di barbiere di mio padre che inizialmente si trovava di fronte alla fontane grande e successivamente fu trasferito di fronte all’acqua acidula.

Il ricordo d’infanzia

I miei ricordi sono fatti di luoghi e di odori che incontravo strada facendo. All’uscita dal portone sentivo subito il profumo del pane cotto con le fascine e appena sfornato. Giravo l’angolo ed altri profumi mi avvolgevano questa volta di sfogliatelle e torte varie provenienti dalla pasticceria Acanfora. Facevo qualche passo ed ecco la signora che dietro una grossa pentola situata su un fuoco ardente che d’inverno era un piacere, ti vendeva il panino col soffritto. Poi più avanti l’odore dei “cuppetielli” di orzo abbrustoliti con cui le donne riempivano dei cestini di vimini per venderli ai passanti.

Finalmente la frescura dell’imponente cascata della fontana grande e l’apertura ad uno scenario più ampio che faceva intravedere il porto.

Purtroppo io non abito più a Castellammare perché la vita mi ha portato prima a Torino poi a Roma ed ora parzialmente a San Paolo del Brasile, ma non dimenticherò mai la mia città natale anche se quando ho l’opportunità di ritornare mi piange il cuore vedendo come l’hanno ridotta.

Devo infine complimentarmi con lei per l’attenzione che ha riservato al mio carissimo zio Carluccio. Soprattutto mi ha colpito l’acume con cui ha colto l’indole di una personalità libera e pervasa da un’infinita saggezza da cui tutti abbiamo imparato qualcosa e che tanto ancora avrebbe saputo insegnarci se l’inaridimento che affligge il nostro tempo non ci avesse privato per sempre della presenza.

Lui rimarrà sempre l’uomo libero e saggio e coloro che ne hanno fermato il cammino saranno prigionieri di se stessi anche se di ciò non si renderanno mai conto perché nel loro animo c’è soltanto deserto.

Cordiali Saluti, Andrea BARBERO.


P.S.: Gradirei gentilmente un suo recapito perché mi piacerebbe venirla a trovare quando capiterà.