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Mo vene Natale!

Mo vene Natale!

a cura di Tullio Pesola

Mo vene Natale - Filastrocche popolari

“Mo vene Natale”! Sapeste quante volte tale espressione mi è echeggiata da bambino nelle orecchie.

Era un escamotage, una trovata intelligente alla quale, anche quando per tale evento bisognasse che passasse ancora molto tempo, mia zia Carmela si richiamava per impossessarsi della nostra attenzione (mia e dei miei cugini), al fine di risolvere, così, le situazioni del momento, quando, cioè, le nostre manifestazioni di ardore andavano palesemente di là dei limiti di ogni misura ragionevole ed inconsapevolmente ci facevano apparire fastidiosi e, talvolta, anche insopportabili agli occhi dei nostri familiari.

All’introduzione di rito, ovviamente, non poteva mancare da parte nostra fare eco con il canto di una filastrocca a tema.

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Fiamma Olimpica – il Ritorno

Fiamma Olimpica – Il ritorno.

a cura di Corrado Di Martino

Ancora una volta Castellammare di Stabia è tornata nella storia dello Sport. L’appuntamento di lunedì 22 dicembre, ha visto centinaia di curiosi e sostenitori emozionati assieparsi lungo il percorso di tedofori e fiaccola. Un evento simile si disputò nel 1960, in occasione della Grande Olimpiade di Roma, vi parteciparono giovani sportivi stabiesi fra cui Ciccio Cesarano Campione Italiano di canottaggio nel 1959, Antonio Ammendola, Benito Cavaliere, Ginetto Buonocore, Enzo Giordano.

Qui la video intervista a Ciccio Cesarano  Francesco Cesarano il TEDOFORO STABIESE

La fiaccola, imbolo di unità e pace, davanti al maestoso Palazzo Farnese ha iniziato il suo percorso cittadino. Erano 25 i tedofori l’uno più orgoglioso ed emozionato dell’altro che hanno condotto la fiamma verso Marina di Stabia.

Il momento clou dell’evento è stato quello delle 17.15, quando i tedofori partiti da Piazza Giovanni XXIII sede di Palazzo Farnese hanno dato inizio al loro cammino. Villa Comunale, Cassa Armonica, Corso Garibaldi e Via del Marinaio (altezza Hotel Miramare) ed infine Marina di Stabia sono state illuminate dalla fiamma olimpica.

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Lucia ‘a lavannara

Castellammare si racconta

Castellammare si racconta

Lucia ‘a lavannara
di Frank Avallone

Nell’immediato dopoguerra, fare il bucato non era cosa semplice; ricordo che a Fondi, paese dei miei nonni materni, le donne lavavano la biancheria nei vari corsi d’acqua. Molte volte, andando ai terreni dei nonni, in locazione quarto di san Pietro, passando su ponte selce ( pont sevece ) le vedevo al lavoro; piedi nell’acqua, alcune calzavano stivali di gomma, nasi rossi, mani e ginocchia infreddolite, battevano e lavavano la biancheria su rocce affioranti; cantavano vecchie filastrocche, forse per farsi coraggio o per dire: il lavoro non mi spaventa, io non sono una “spassosa” [termine fondano che significa non sono una sfaticata o scansafatiche] lavorare duramente era per queste donne, un motivo d’orgoglio. Queste, naturalmente, erano le puriste che lavavano solo in acqua corrente, mentre altre donne lavavano la biancheria “alla mola della corte”, un vecchio mulino, dove l’acqua veniva incanalata in un lavatoio di forma rettangolare, che poteva accomodare 30-40 donne per volta. Naturalmente l’acqua non era limpida, come nei ruscelli, ma i piedi erano all’asciutto, non dovevano inginocchiarsi su terreni ruvidi, insomma era molto più conveniente. Alla fine del bucato, arrotolavano una tovaglia a forma di ciambella, la mettevano in testa, come ammortizzatore e vi ponevano sopra la bagnarola di panni lavati, il resto lo ponevano in due secchi, che trasportavano a mano e via!
Era uno spettacolo osservare la destrezza di queste donne, che oberate da un peso non indifferente e senza mano, si muovevano con grazia principesca, che oggi farebbe invidia a modelle di alta moda; per poi farsi una camminata di un chilometro o due.

La lavandaia - olio su tela di fine '800 (immagine tratta dal web)

La lavandaia – olio su tela di fine ‘800 (immagine tratta dal web)

A Castellammare di Stabia, nel rione Fontana Grande, fare il bucato era ancora più complicato; non avevamo acqua in casa, ruscelli d’acqua corrente non ne avevamo, trasportare l’acqua con secchi era faticoso e creava il problema di dove versare l’acqua insaponata.
Così le nostre donne lavavano la biancheria nei pressi della fontana pubblica, che per noi era situata sulla salita ponte, vicino al palazzo del serraglio. Continua a leggere

Il Santuario di San Michele

Storia e Ricerche

Il Santuario di San Michele

di Giuseppe Zingone

Padre Antonio Vivoda e Alcide De Gasperi, 1 Gennaio 1951, Grand Hotel Monte Faito, immagine restaurata

Vorrei intrecciare questa breve ricerca, sia con altri articoli precedenti, aventi lo stesso argomento, sia con un’interessante approfondimento comparso nelle pagine de IlMediano.com a firma di Alessandro Masulli: Padre Antonio Vivoda, l’eremita del Monte Faito. Continua a leggere

Ettore Fieramosca

Storia e Ricerche

Ettore Fieramosca

a cura di Giuseppe Zingone

Ettore Fieramosca, pirofregata di II rango

Breve storia: Pirofregata a ruote, del Regno delle Due Sicilie Ettore Fieramosca, istituita a Castellammare di Stabia il 12 febbraio 1849, varata il 13 novembre 1850, si unì il 6 settembre 1860 (cioé) disertò a favore del Regno di Sardegna e il 24 gennaio 1861 fu inserita nella flotta come fregata a vapore su ruote Ettore Fieramosca. Il 17 marzo 1861 fu introdotta nella Regia Marina Italiana, ammodernata nel 1861 a Tolone.

Dal 14 giugno 1863, divenne una corvetta a vapore di 2° grado (Corvetta a ruote di II ordine), ammodernata nel 1878. Nel 1881 divenne Nave idrografica soppressa il 5 dicembre 1883,adibita a blocco di addestramento a Napoli e successivamente adibita a magazzino galleggiante per razzi e lanciarazzi, venne demolita nel 1895.1 Continua a leggere