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San Catello – la storia del nostro Santo Patrono

a cura di Maurizio Cuomo

La storia di San Catello, vescovo di Stabia e patrono della città di Castellammare di Stabia, purtroppo, non è ben chiara. Avvolta nel mistero e per alcuni tratti contraddittoria, la vita del Santo, fu trascritta per la prima volta dall’Anonimo sorrentino in un manoscritto risalente alla fine del IX sec. Intento a raccontare la storia di Sant’Antonino abate di Sorrento (strettamente collegata alla vita di San Catello), l’anonimo nei suoi antichi scritti, menzionando le vicissitudini che legano i due Santi, ha rilasciato numerose tracce descrittive anche di San Catello.

San Catello (stampa d'epoca)

San Catello (stampa d’epoca)

L’incontro tra i due Santi avvenne nella seconda metà del VI secolo, quando Sant’Antonino (monaco benedettino), scampato alla furia devastante del popolo longobardo, dopo diversi giorni di profugo cammino, giunto a Stabia, fu accolto dal vescovo Catello. Continua a leggere

San Catello: stampa antica custodita nella sagrestia della Concattedrale di Castellammare

San Catello: galleria iconografica

San Catello: la galleria iconografica

a cura di Maurizio Cuomo

In questa galleria esponiamo con orgoglio e devozione una raccolta di immagini sacre e iconografie raffiguranti San Catello: cittadino, vescovo e protettore di Castellammare di Stabia.

La rubrica, in costante aggiornamento, è aperta a quanti volessero contribuire per arricchirla con immagini dedicate al Santo. La redazione ringrazia anticipatamente per la collaborazione. Per eventuali contatti: liberoricercatore@email.it

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San Catello: stampa antica custodita nella sagrestia della Concattedrale di Castellammare

San Catello: stampa rara custodita nella sagrestia della Concattedrale di Castellammare


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Iconografia di San Catello: a seguire la foto gallery completa!

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Antico santuario di San Michele Arcangelo al Monte Sant'Angelo a Tre Pizzi.

San Catello e il tempio al monte Aureo

articolo di Maurizio Cuomo

Leggenda vuole che ritiratisi in preghiera nella quiete di una grotta sulle alture del monte Aureo (così nel Medioevo era appellato l’odierno “monte Faito”), in una notte buia, il vescovo Catello e l’abate Antonino ebbero la celeste visione dell’Arcangelo Michele, che ordinò loro di edificare un tempietto sulla cima del monte, laddove si vedeva ardere un grosso cero; i religiosi ubbidirono con assoluta devozione ed in breve edificarono sulla designata cima del monte (oggi monte Sant’Angelo, quota 1444 metri), un tempietto in legno in onore di San Michele Arcangelo, una piccola dimora consacrata a Dio ove giornalmente veniva officiata la Santa Messa.

San Catello: apparizione nella grotta

San Catello: apparizione nella grotta

Tutto volse per il meglio, fin quanto proprio per la sua condotta eremitica, il vescovo Catello fu vittima di una inattesa calunnia, con la quale lo si accusava di aver trascurato e abbandonato i fedeli e la sua chiesa. Il vescovo fu così sospeso e condotto prigioniero nelle carceri di Roma, perché giudicato colpevole da Papa Pelagio II.

Catello, uomo di straordinaria fede, si chiuse in contemplazione e in preghiera, e accolse la momentanea ingiusta decisione con ammirevole spirito di sopportazione. Stretto in continua meditazione ed ispirato da illuminazione divina, l’incarcerato Catello predisse al diacono suo temporaneo custode di cella che in un futuro non lontano, egli da carceriere, sarebbe stato elevato a pontefice, ma tale affermazione pur sortendo nel diacono sorpresa e perplessità, fu ben presto dimenticata. Alla morte di Papa Pelagio II (anno 590), la predizione fatta tempo addietro nelle carceri, ebbe ad avverarsi: il diacono carceriere di Catello, fu realmente eletto Papa con il nome di Gregorio Magno.
In seguito alle rivelazioni avute in sogno da un monaco benedettino (presumibilmente Sant’Antonino), Papa Gregorio Magno, novello Papa, ebbe in ricordo la predizione di Catello (fatta nelle carceri), e mosso a commozione lo riconobbe innocente. Finalmente scarcerato, Catello fu accolto festosamente dal popolo stabiese per essere immediatamente reintegrato a pieno diritto con la carica di vescovo di Stabia. Continua a leggere

Una reliquia di San Catello

articolo del dott. Carlo Felice Vingiani

Reliquia di San Catello

Reliquia di San Catello

Il recente ritrovamento di una piccola teca di metallo, delle dimensioni di 3cm x 2,5cm, contenente un frammento di incerta natura, recante un’etichetta che lo identifica come reliquia del protettore di Stabia, San Catello, ha generato numerosi interrogativi circa la sua storia e, ovviamente, la sua eventuale autenticità.

Ma andiamo per ordine. Prima di tutto, cos’è una reliquia?
Col termine reliquia viene indicata una qualsiasi parte del corpo di un Santo o di un Beato, o un brandello di un suo indumento, oppure un oggetto appartenutogli, o in qualche modo strettamente legato alla sua vita o alla sua morte.
La venerazione delle reliquie, pratica esistente in quasi tutte le religioni, era riscontrabile già in epoca paleocristiana, ma trovò particolare diffusione nel Medioevo, allorché le città e le chiese che ospitavano reliquie di Santi importanti divennero meta di pellegrinaggi, raccogliendo offerte più generose. Per soddisfare le tante richieste, si cominciò a considerare venerabili anche le cosiddette reliquie da contatto, ossia degli oggetti che avevano semplicemente toccato le reliquie vere e proprie.
Purtroppo, in conseguenza della aumentata domanda di reliquie, attorno ad esse si sviluppò un vero e proprio mercato e, conseguentemente, si registrò la diffusione anche di falsi. Per porre un freno al dilagare di questi ultimi, la Chiesa Cattolica, in occasione del Concilio di Trento, dispose che tutte le reliquie, per essere considerate autentiche, dovessero riportare un sigillo apposto dall’autorità religiosa competente1.

Quindi, la prima domanda che sorge è: sul reliquiario di San Catello, è presente un qualche sigillo che ne attesti l’autenticità? Continua a leggere

  1. Wikipedia, enciclopedia online a contenuto libero

San Catello, Santo protettore dei migranti

In prossimità della festa civica del nostro Santo Patrono, Libero Ricercatore intende affrontare un problema molto attuale, oggetto spesso di divisioni ideologiche, oltre che filosofico-dottrinali: – La “migrazione”– La questione viene trattata dal compianto prof. D’Angelo storico stabiese di inarrivabile spessore, con la documentata serietà di sempre. D’Angelo, nel raccontare brevemente la missione di San Catello, ci riporta un’idea, un progetto, di don Gennarino Somma. Don Gennarino intendeva promuovere una richiesta a sua Santità il Papa, per nominare San Catello, Santo Protettore dei migranti, di tutti i migranti.

San Catello, il Santo Protettore dei Forestieri, aiutava coloro che fuggivano dalle razzie, poiché vessati e logorati nel corpo e nell’anima, profughi, esuli, migranti dalla violenza. Questa riconosciuta base storica, potrebbe sorreggere l’affascinante proposta.

Anche Gesù, Maria e Giuseppe, minacciati da Erode, abbandonarono la propria terra, la propria identità, per salvarsi. Maria, Giuseppe, Gesù non erano pericolosi, erano in pericolo.

Don Gennarino, e con lui Pippo D’Angelo, aveva colto nel comportamento di San Catello, il messaggio evangelico dell’accoglienza, messaggio drammaticamente attuale, mentre interi popoli sono in movimento in tutto il pianeta, dall’Africa, al vicino Oriente, dall’Asia centrale all’Asia del Pacifico, dal Sud al Nord delle Americhe.

Libero Ricercatore, sensibile a queste tematiche, invita le Istituzioni Civili e Religiose, a fare propria questa proposta, supportandola fino a portarla a compimento.