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Colombo, Vespucci e la corderia

Colombo, Vespucci e la corderia

Prendendo spunto da una cartolina commemorativa donataci da Attilio Maglio dell’Associazione “Libero Tempo”, abbiamo deciso di dedicare un montaggio storico-documentale, alle  fabbriche stabiesi protagoniste da centinaia di anni della storia industriale e non solo del nostro paese. Non si immagina quanto possa essere evocativa una cartolina, una di quelle che vi può capitare di comprare in una località turistica o da un rigattiere. Immagini antiche, che ben osservate fanno capire una parte dell’evoluzione del mondo del lavoro, riuscendo a trasmettere anche le fatiche di uomini di impegno e di buona volontà come sono stati nel tempo i componenti le maestranze del Cantiere Navale Stabiese. Un grazie di cuore al signor Nino Di Maio

Corderia, Colombo e Vespucci – YouTube

Il varo della Vespucci

Gli anni ’30 a Castellammare
( nei ricordi dello stabiese Gigi Nocera )

Caro Maurizio, nel febbraio del 1931, 18 di qual mese avevo compiuto 8 anni, durante la festa di compleanno un mio zio, Antonio Celotto, che era impiegato al Cantiere non so con quali incarichi, mi promise che qualche giorno dopo mi avrebbe portato ad assistere al varo della Vespucci. E difatti, così avvenne. Quattro giorni dopo, mia madre mi addobbò di tutto punto e preso per mano da questo mio parente entrammo al Cantiere, dove subito mi portò sul palco posato accanto alla nave. La stessa vista da vicino e dal basso ai miei occhi di bambino mi sembrava enorme. Dopo poco giunsero le autorità e iniziò la cerimonia. Ascoltai alcuni discorsi dei quali non capii nulla, sia per la pessima acustica (sai allora non esistevano i mezzi tecnici appropriati), sia per la lontananza da chi parlava. Dopo pochi minuti vidi questo gigante muoversi prima lentamente poi più velocemente, ma non tanto, da non ammirarlo nella sua grandiosità e bellezza. Fra grida di gioia ed entusiasmo dei presenti sul palco me lo vidi sfilare davanti, maestoso. Avendo avuto il tempo e la possibilità di ammirarlo da vicino, mi avevano colpiti certi particolari, come per esempio i fregi che adornavano la prora e la poppa, seppur non completati. Io sono sempre stato molto curioso, fin da piccolo, e per completare la mia “conoscenza” della nave chiesi a mio zio se potevo andarci a bordo. E una delle domeniche successive, quando non erano presenti gli operai addetti all’allestimento, mi porto a bordo mentre la nave riposava placida nella rada davanti allo scalo.

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