Archivi tag: Gigi Nocera

Nostalgia: il bagno nella tinozza di zinco

Nostalgia

Gli anni ’30 a Castellammare
( nei ricordi dello stabiese Gigi Nocera )

Caro Maurizio, la tua risposta mi ha veramente commosso. Io che credo di essere di scorza dura anche stavolta mi sono venute le lacrime agli occhi. E ciò accade tutte le volte che qualsiasi evento mi ricorda il mio paese, i miei genitori, la breve vita (rispetto all’età che ho adesso) trascorsa nella mia bella Stabia. Quando ascolto sovente le canzoni napoletane e che mi ricordano quando la domenica, mentre mio padre (abitavano all’Acqua della Madonna in uno stabile che da tempo è stato abbattuto, di fronte alle fonti dell’Acqua Acidula) in una tinozza di zinco ci lavava completamente, io e mio fratello bambini di 5/6 anni.

Nostalgia: il bagno nella tinozza di zinco

Nostalgia: il bagno nella tinozza di zinco

E lui cantava nel mentre le canzoni di allora (“L’accordo in fa”, “Uocchie c’arragiunate”, “Palomma e notte”, “Funtana all’ombra”) Quanta malinconia ora mi prende! Continua a leggere

Funtana all'ombra alle antiche terme di Castellammare

Funtana all’ombra

Gli anni ’30 a Castellammare
( nei ricordi dello stabiese Gigi Nocera )

Funtana all'ombra alle antiche terme di Castellammare

Funtana all’ombra alle antiche terme di Castellammare

Cari amici del Libero Ricercatore, come sapete non sono più un ragazzo di primo pelo, quindi l’esperienza della vita avrebbe dovuto corazzarmi verso certi inganni. Ma come si dice dalle nostre parti “chi è nato tunno nun po’ murì quadro”, io ingenuamente sono caduto in un tranello tesomi da due cari amici che identifico in Don Chisciotte e Sancio Pancia e i cui veri nomi non li rivelerò neanche sotto tortura. Se volete cercateveli da soli. Don Chisciotte una ventina di giorni fa mi chiese qual era la canzone napulitana che mi piaceva di più. Io, pur ritenendo in quel momento strana e inappropriata la sua domanda, gliela indicai. Qualche giorno dopo riferii di questa richiesta a Sancio Pancia e lui (furbo come una faina!), per sviare qualche mio sospetto, mi disse: “Nun ‘o da’ aurienzo… chillo è pazzo!”.
Fu grande quindi la mia sorpresa quando, il 18 febbraio, su questo sito, in occasione del mio compleanno, i primi a farmi gli auguri furono proprio loro, declamando e cantando i versi di quella bella e famosa canzone “Funtana all’ombra”. Continua a leggere

Gigi al bar Fontana (foto G. Zingone)

I figli

Gli anni ’30 a Castellammare
( nei ricordi dello stabiese Gigi Nocera )

Tra le cose ancora da fare, con Gigi, vi era un piccolo scritto da redigere a quattro mani sui “figli”, sulla loro importanza nella famiglia di ieri e nella società di oggi, il progetto come ben comprenderete si è fermato di colpo, ma i tratti che ne emergono sono un quadro chiaro, sintetico, sereno ed equilibrato della persona di Gigi Nocera.

Gigi al bar Fontana (foto G. Zingone)

Gigi al bar Fontana (foto G. Zingone)

Il Liberoricercatore nei suoi primi anni di vita aveva bisogno di un padre ed il buon Gigi ci “adottò”, nel nostro piccolo e in modi diversi siamo stati per Gigi dei buoni figli e credo che TUTTI siamo coscienti di aver goduto di un grande Padre”.

Giuseppe Zingone

I figli *
Lunedì 21 novembre 2011, ore 18:16

Da qualche tempo alcuni cari amici mi chiedono lumi sul perché negli anni “30” del 1900 si mettevano al mondo tanti figli e si cambiava sovente abitazione. Su questo argomento, facendo un semplice calcolo, la mia famiglia cambiava alloggio ogni due anni. Ma voglio soffermarmi sul primo fenomeno: il numero dei figli che si mettevano al mondo.
Limitandomi alla mia famiglia preciso che la famiglia di mio padre era composta da 7 figli: 4 maschi e 3 femmine. Quella di mia madre era composta da 5 figli. Ognuno di questi figli, sia dell’una che dell’altra famiglia, a sua volta ne ha generato almeno altri 5. Un fratello di mio padre ne ebbe 7! E’ vero che a ciò concorsero anche alcuni ridicoli provvedimenti presi dal governo fascista durante la guerra d’Etiopia: a ogni reduce da questa avventura che al rientro metteva al mondo un figlio veniva concesso un premio di 2 mila lire, detto “premio di natalità”.
Altri motivi, meno forzosi ma più naturali, concorsero a questo fenomeno.
Per esempio l’assenza di svaghi, diciamo, “alternativi”: Allora non esisteva la televisione e gli apparecchi radio non erano alla portata delle classi più modeste economicamente. Inoltre la scarsità di igiene aveva una importanza fondamentale così come la mancanza di anticoncezionali, meccanici e chimici. Per interrompere una gravidanza non voluta si doveva ricorrere alle cosiddette “mammane”. Le stesse, in ambienti tutt’altro che sterilizzati e igienicamente attrezzati, operavano con attrezzi rudimentali e quindi altamente pericolosi per la salute della donna sottoposta a tale barbaro trattamento.
Per concludere quindi nessun interesse venale induceva ad avere una numerosa figliolanza. Questa convinzione è da sfatare in quanto superficiale e per niente attendibile. I genitori non pensavano egoisticamente che questo bambino, crescendo, potesse portare un incremento economico alle scarse risorse della famiglia. Anzi, crescendo questi bimbi rappresentavano un aggravio economico. Bisognava vestirli adeguatamente, mandarli a scuola (anche se soltanto alle elementari) e naturalmente nutrirli come la loro età richiedeva.

Gigi Nocera


P.S.: Caro Giuseppe, queste poche righe rappresentano un primo abbozzo di quanto volevo dire. Te lo mando affinché tu lo possa esaminare, integrare, correggerlo se lo ritieni necessario. Quindi rimandamelo che lo completerò se non con altri argomenti, con una più corretta stesura. In attesa ti porgo una buona serata.

* Questo scritto conservato dall’amico fraterno Giuseppe Zingone, viene messo in pubblicazione come opera postuma, nel trigesimo della scomparsa del caro Gigi.

Francesco Filosa - L'antica Piazza Mercato

‘Mmiez”o Rilorgio

Gli anni ’30 a Castellammare
( nei ricordi dello stabiese Gigi Nocera )

Come ho scritto altre volte, sono nato a Castellammare tanto, tanto tempo fa, in Piazza dell’Orologio: il mio luogo dell’anima. Aperta verso il mare e con il Vesuvio come fondale si trova quasi al centro della città, nella parte antica, o meglio, storica di Castellammare. Naturale quindi che molti abitanti della zona, specialmente uomini, confluissero in essa appena il sole, superato il Faito, la inondava di luce e di calore. D’inverno poi era una vera delizia sostarvi, facendosi scaldare la schiena mentre si guardavano le navi manovrare per avvicinarsi alle banchine. Quelle che recavano cereali attraccavano al molo di fronte alla Capitaneria di Porto. Là le idrovore aspiravano dalle stive le granaglie per depositarle negli alti silos; che esistono ancora adesso ma, mi dicono, inoperosi. Altre navi (in verità erano velieri, senza motori) con carichi meno impegnativi attraccavano alla banchina proprio di fronte alla Piazza. Alcune trasportavano “sciuscelle” altre “chiancarelle”. Queste ultime non erano altro che listelli di legno lunghi un paio di metri, larghi e spessi pochi centimetri. Venivano sovrapposti, incrociati uno sull’altro, in modo da formare dei parallelepipedi alti più di due metri, che per noi bambini diveniva il luogo ideale per giocare a nascondino. Quanti giochi ha visto questa Piazza: gli antistanti binari del treno, ad esempio, si prestavano per il gioco del “carrillo” (per il quale occorrevano le nocciole); oppure il “cavalluccio”, che consisteva nello scavalcare un compagno piegato sul busto a 90°, chi aveva scavalcato a sua volta si piegava per permettere al compagno di scavalcarlo a sua volta; e così, un salto dietro l’altro, fra i binari si arrivava fino all’Acqua della Madonna. Un altro gioco che si faceva era il seguente: si tracciava una linea perpendicolare ai binari e vinceva chi lanciava più vicina alla stessa dei dischetti d’alluminio grossi come una moneta. Da dove provenivano questi dischetti? In quasi tutte le vecchie case del rione, nell’androne o per le scale esistevano delle nicchie votive dove erano poste delle riproduzioni o delle statuette di Santi e della Madonna. Davanti a queste effigi baluginava la incerta fiamma di un lumino. A me, fin da piccolo, e specialmente di sera, questo chiarore scialbo e intermittente metteva un poco di paura addosso: sembrava di essere in un cimitero. Ma mentre nella fantasia di Totò (‘A livella) il malcapitato testimone annotava impassibile il diverbio fra le anime del nobile e del netturbino, io in quel semibuio quasi me la facevo sotto. Dicevo dei lumini, questi cilindretti di cera affogato nel mezzo avevano lo “stoppino” (un sottile cordoncino di stoppa) che da una parte sporgeva per qualche centimetro per accendere la fiamma e dall’altra (il fondo), era trattenuto da un dischetto d’alluminio; quando la cera del lumino si consumava rimaneva questo dischetto, che non si buttava, ma si dava ai bambini per giocare. Fra i binari giocavamo anche allo “strummolo”, che non sto a descrivere perché molto conosciuto.

Allora questi erano i giocattoli a disposizione della maggioranza dei bambini. Non c’erano videogiochi, computer ed altre sofisticherie del genere, ma roba povera, semplice. E non credo che senza questi aggeggi elaborati e costosi i bambini di una volta fossero più stupidi di quelli di adesso. Anzi! La “strada”, per chi ha saputo far tesoro dei buoni insegnamenti e delle esperienze che essa forniva, è stata una vera maestra di vita: ha aiutato a sviluppare l’istinto per affrontare adeguatamente le vicissitudini della nostra esistenza; ha forgiato il carattere e la sensibilità; ha insegnato a riconoscere l’amico dal nemico; in una parola: ha fatto divenire lo “scugnizzo” un UOMO! Ma nella Piazza non c’erano soltanto i bambini. Attorno alla torre dell’orologio sostavano carrozzelle, traini, carretti, facchini, tutti in attesa di clienti.

Francesco Filosa - L'antica Piazza Mercato ('Mmiez''o Rilorgio)

Francesco Filosa – L’antica Piazza Mercato (‘Mmiez”o Rilorgio)

I cavalli con la testa immersa nel sacco del mangime (avena, biada, carrube) pigramente ogni tanto battevano le “ciampe” sul “vasoli” che costituivano la pavimentazione della Piazza. Questi “vasoli” bruniti e resi lisci dal tempo e dall’uso ora sono stati sostituiti dai cosiddetti sampietrini posati con disegni geometrici, che snaturano la bellezza, la caratteristica e la originalità del luogo. Continua a leggere

'O Lunnedì 'e Pozzano (foto anni '30)

‘O Lunnerì ‘e Puzzano

Gli anni ’30 a Castellammare
( nei ricordi dello stabiese Gigi Nocera )

Durante il corso della vita molte volte capita di ricordare fatti e avvenimenti del passato che ci hanno visto, non sempre inconsapevolmente testimoni o protagonisti. Per esempio, quando avevo 10/12 anni ricordo molto bene il varo di due navi, la “Amerigo Vespucci” e la “Giovanni delle Bande Nere”; navi divenute poi famose chi per un verso chi per l’altro. Oggi però non voglio parlare di questo; semmai lo farò un’altra volta.


Oggi, in occasione delle festività per la Resurrezione di Cristo, voglio ricordare come la maggioranza dei cittadini trascorreva il lunedì del dopo Pasqua.
Srotolando la matassa dei miei ricordi inerenti quei giorni, due fatti sono risaltati netti: il primo bagno di mare e la gita a Pozzano con relativa merenda.
Il primo tuffo in mare avveniva regolarmente a mezzogiorno del Sabato Santo, quando le sirene del Cantiere e quelle delle navi in porto annunciavano la Resurrezione. In quel momento, puntualmente, dall’amata e mai dimenticata “Banchina ‘e zì Catiello” ci buttavamo a mare, pur col brutto tempo. Nella nostra interessata concezione era un rito e si doveva rispettare.
Della gita a Pozzano lo spunto me lo ha dato anche una bella cartolina degli anni “30” che l’amico Enzo Cesarano mi ha fatto pervenire nei giorni scorsi.

'o Lunnerì 'e Puzzano (cartolina di Enzo Cesarano)

‘o Lunnerì ‘e Puzzano (cartolina di Enzo Cesarano)

In questa cartolina si vedono, sul piazzale della Basilica, numerose bancarelle che espongono e vendono giocattoli, bibite e leccornie varie. Queste modeste e disadorne bancarelle erano schierate anche, una dietro l’altra, sulla salita che porta alla chiesa. Dato che la strada era stretta (in terra battuta e naturalmente polverosa), erano schierate soltanto su un unico lato. Continua a leggere