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Giuseppe Abbagnale e Giuseppe La Mura

Giuseppe Abbagnale

Giuseppe Abbagnale

di Giuseppe Zingone

Giuseppe (1)

Giuseppe Abbagnale

Abbagnale, una famiglia fucina naturale di atleti, che ha dato e continua a dare soddisfazioni ad un paese, l’Italia, assetato di vero sport, un Olimpo di medaglie raggiunto con disciplina e sacrificio. Tutto questo in un Sud che negli anni Ottanta si riscopre “Canottiere” e le cui parole più in voga sembrano essere “Due con”, una specialità che ci ha visto imperare nel mondo, uomini che hanno dato lustro ad una Città nella quale tutto parla di mare. Continua a leggere

Giovani canottieri stabiesi oggi come ieri (fotorendering Corrado Di Martino)

Il Circolo Nautico Stabia

a cura di Maurizio Cuomo

“Il Circolo Nautico Stabia, inaugurato il 23 aprile 1922, cominciò ad avere vita intorno al 1921, ad iniziativa dei proprietari dei Magazzini Generali, sigg. Enrietti e Cozzolino, che, occupando con uno chalet in legno l’area demaniale marittima in via Bonito, al tempo disponibile, vollero evitare l’eventuale sorgere di un doppione dell’attività commerciale già in piena efficienza, da essi realizzata, a lato della Capitaneria di Porto.

Giovani canottieri stabiesi: "Oggi come ieri" (fotorendering Corrado Di Martino)

Giovani canottieri stabiesi: “Oggi come ieri” (fotorendering Corrado Di Martino)

Sul motivo contingente c’era però una lodevole finalità sportiva, rispondente ai desideri della gioventù stabiese: far nascere e dare incremento allo sport nautico a remi. L’idea fece subito breccia, e fra i primi canottieri furono il dott. Carlo Vitelli, l’ing. Guglielmo Vanacore, il sig. Paolo Scognamiglio, gli avv. Guido e Nino Gaeta, il capitano di lungo corso Vincenzo Sorrentino, oggi tutti noti e stimati professionisti. E furono essi, sorretti dal primo presidente del Circolo, avv. Giuseppe Cozzolino (che poi ricoprì anche la carica di vice podestà al Comune) a dare localmente grande impulso all’attività nautica; la quale andò sempre più allargandosi e intensificandosi, continuando sempre ininterrotta, con la partecipazione a tornei e gare nazionali, conquistando primati e premi”1. Continua a leggere

  1. Tratto da “Stabiae e Castellammare di Stabia”, di Michele Palumbo – Aldo Fiory Editore Napoli, anno 1972, pag. 387.

La crociera dell’ardimento e della tenacia (ROMA-TRIPOLI IN CANÒA) estratto dall’Italia Marinara

La crociera dell’ardimento e della tenacia (ROMA-TRIPOLI IN CANÒA) estratto dall’Italia Marinara

di Piero Girace

Castellammare di Stabia, 4 Agosto 1930

La nuova del felice esito arriso al raid del cap. Sorrentino ci fu dato dal comm. Perugini, Podestà di Tripoli, con due magnifici messaggi inviati al duca di Bovino, Podestà di Napoli, ed al comm. Roberto Ausiello, Commissario Prefettizio di Castellammare. Messaggi che dicono in modo eloquente quanto faticosa ed ardua sia stata l’impresa nautica del nostro giovanissimo concittadino.
Vincenzo Sorrentino ormai può dire di aver realizzato il suo sogno che ai più sembrava «follia sperar»! Perché il raid in canòa Roma-Tripoli, brillantemente compiuto dal mio amico è stato veramente un sogno, un sogno che egli ha covato nell’animo con tutta la passione della sua calda giovinezza.
Io ne so la storia e la cronistoria, i sacrifici e le speranze, i dubbi e gli entusiasmi; e non mancherò forse di narrarli un giorno, facendo così opera illustrativa di una impresa nautica che è tra le più singolari e difficili di quelle fino ad oggi condotte a termine.
Vincenzo Sorrentino è un innamorato del mare.

La Crociera dell'Ardimento

La Crociera dell’Ardimento

Sempre in acqua tutte le ore, sotto il cielo lattiginoso dell’alba e sotto il sole canicolare, al timone di una yole o nella sua fragile canòa.
Castellammare-Capri e ritorno, Capri-Gaeta e ritorno, erano per lui gite di piacere, le quali si compivano, secondo il suo dire, «cantando», ossia con grande comodità. Si trattava invece di exploits che avrebbero fatto impressione anche al più vecchio e provetto marinaio, adusato ad ogni aspra e dura fatica del mare.
La canòa del mio amico in poco tempo si rese famosa in tutto il Golfo di Napoli.
Dopo il primo successo ottenuto col raid Castellammare-Roma, sembrava che la sua febbre di navigare si fosse placata. Difatti le apparizioni della piccola canòa nel Golfo erano divenute pressocché rare, ed il Capitano Sorrentino era sempre in gran faccende tra Castellammare e Napoli, sempre carico di libri nautici e di grossi rotoli di carta, che a malapena riusciva a bilanciare sotto il braccio.
Forse — pensai — Vincenzo si prepara agli esami.
E mi sbagliavo invece di grosso. Perché — lo seppi dopo pochi giorni — l’esame per il quale si preparava era nient’altro che il raid in canòa Roma-Tripoli.
Quand’egli una sera, in una di quelle tranquille sere stabiesi che si trascorrono apaticamente andando su e giù per i viali della Villa Comunale, me lo annunziò, io trasecolai.
— Ma guarda che è semplicemente pazzesco!
— Credi tu? lo invece ti dimostrerò che non è pazzesco!
E mi parlò dei calcoli già fatti, della divisione delle tappe, dell’organizzazione, degli ostacoli, delle difficoltà da superare e di mille altre cose che non ricordo più. Volle così dimostrarmi con la sua dialettica rumorosa e che non da requie, che la cosa poi non era tanto difficile.
— Credi pure il raid io lo farò. Vieni a casa; ti farò vedere lo schema della crociera già abbozzato.
Soltanto allora compresi il perché del suo affaccendarsi coi libri ed i grandi rotoli delle carte nautiche, e dell’abbandono della canòa. Vennero giorni di passione e d’intenso lavoro, di dubbi e di amarezze; perché, anche gli amici che gli volevano bene, lo sconsigliavano, prospettandogli crudamente le infinite difficoltà dell’impresa.
— E’ rischiosissima! E’ pericolosissima ! Ma che vuoi fare? Ma sei impazzito?
Di tale natura erano presso a poco gli «incoraggiamenti» che gli davano quelli ai quali confidava il suo sogno nautico.
Ma Vincenzo Sorrentino, come sempre imperturbabile ed irremovibile, rispondeva:
— Voi forse avete ragione; ma io sono sicuro che ci riuscirò. Nel mese di maggio partirò per Tripoli.
Il raid era divenuto la sua febbre. Viveva soltanto per esso.
Due mesi prima della partenza a casa sua, mi dispiegò davanti tutto un apparato geografico: carte nautiche, schizzi, libri di scienza marittimi, disegni di imbarcazioni da lui ideate, bussole, ecc.
Aveva affissa alla parete del suo studio una grande carta nautica.
— Guarda — e mi mostrò la carta su cui risaltavano una metà dello Stivale ed un lembo dell’Africa italiana — io ho già stabilito le tappe Roma, Ostia, Anzio, Terracina, Gaeta, Napoli, Castellammare, Amalfi, Salerno…
Il suo indice correva sulla carta con un tremito nervoso, con frenesia, finché lo vidi finalmente fermarsi sull’ultimo punto geografico segnato con una bandierina tricolore: Tripoli.
Tripoli, la città dei suoi sogni, la méta ove la sua ansia di navigatore avrebbe potuto finalmente quietarsi!
Scommetto che quel punto microscopico della carta nautica ogni notte doveva più ingigantire nella sua fantasia come sfondo allo scenario vasto di fiumi, mari, golfi, insenature e stretti che bisognava attraversare e superare con la sola forza delle braccia.
Io l’ho visto sognare sulla carta!
Roma-Tripoli, ecco i termini entro cui si estenuava la sua fantasia!
Da solo si mise all’opera per preparare l’organizzazione. Inviò lettere alle Autorità sportive, partì per Roma onde ottenere l’autorizzazione delle superiori gerarchie del Partito e il patronato della Lega Navale, si recò a Livorno ove diresse i lavori per la costruzione della canòa, intervistò il prof. Eredia, capo dell’Osservatorio Meteorologico, parlò con competenti, con marinari, ecc.
Tutto ciò fece con un dinamismo sorprendente, animato da una volontà ferrea e ostinata. Poiché egli è veramente l’uomo della volontà, l’individuo per il quale non esistono difficoltà ed ostacoli di sorta.

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Per riuscire bisogna volere. Vincenzo Sorrentino, infatti, ha dimostrato con il suo raid che anche nelle cose in cui pare che solo la forza ed il fisico robusto siano necessari, l’unica cosa veramente necessaria è la volontà. Quella grande forza morale, capace di far conseguire ad un giovane di fisico più che modesto come il suo, ciò che un monarca della forza bruta non avrebbe forse mai potuto conseguire.
Piccolo di statura e tutto nervi, egli ha un dinamismo volitivo eccezionale. Mi raccontò un giorno che quando compì il suo primo raid Castellammare-Roma, i bravi romani rimasero alquanto delusi e stupiti vedendolo scendere dalla sua fragile canòa.
Essi si aspettavano forse di veder comparire sulle acque del Tevere un colosso dalla muscolatura erculea, come si ammirano nei film, e non un giovanottino dai capelli castani, tutto ilare e sorridente.
— Lei è il capitano Sorrentino?
Questa la domanda che tutti indistintamente gli rivolsero con un palese senso di diffidenza e di incredulità. E ce ne volle per convincerli che lui, proprio lui, era quel capitano Sorrentino di cui i giornali avevano annunciato l’ardimentoso raid.
Ora io, nel rammentarmi di questo episodio, mi figuro la maraviglia che avranno provato i coloniali all’arrivo di Sorrentino a Tripoli.
Era partito di qui accompagnato dallo scetticismo di tutta la cittadinanza, compresi i suoi amici più cari, che non gli vollero risparmiare gli ultimi incoraggiamenti;
— Stà attento! — Pensaci bene! — L’impresa è rischiosissima!

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Nessuno voleva o poteva capacitarsi che Vincenzo, il loquace Vincenzo Sorrentino sarebbe stato capace di portare a termine una impresa cosi ardua. Ed oggi, a raid compiuto, quando tutti i giornali del Regno elogiano il gesto di questo valoroso nostro concittadino, Castellammare finalmente si ricrede, esulta ed inorgoglisce.
PIERO GIRACE

Il capitano Vincenzo Sorrentino e la sua imbarcazione "Lo Stabia" nella traversata Roma-Tripoli in canoa

A remi da Roma a Tripoli, in nome del Fascismo

A remi da Roma a Tripoli, in nome del Fascismo

a cura di Giuseppe Zingone

Il capitano Vincenzo Sorrentino e la sua imbarcazione "Lo Stabia" nella traversata Roma-Tripoli in canoa

Il capitano Vincenzo Sorrentino e la sua imbarcazione “Lo Stabia” nella traversata Roma-Tripoli in canoa

Nel 1930 un socio del Reale Circolo Canottieri Aniene di Roma “…si guadagnò l’attenzione di tutta l’Italia per un’impresa davvero indimenticabile: il raid Roma-Tripoli in canoa. Aiutato solo dai suoi muscoli possenti e da un cuore d’acciaio, Vincenzo Sorrentino partì per la fantastica impresa il 2 giugno, sospinto dall’entusiasmo dei suoi ammirati consoci. Egli si servì di una canoa regolamentare da passeggio, del tipo romano, adattata per l’impresa con piccole modifiche. Furono infatti creati, all’interno, per mezzo di paratie stagne, cinque compartimenti per far sì che gli indumenti e il materiale di scorta non fossero in pericolo. Abolito il posto del timoniere, fu sostituito con un cassone capace di contenere un serbatoio di 22 litri di acqua e al di sopra di questo fu installata una bussola illuminata da un lanternino (in modo da renderla visibile ventiquattro ore su ventiquattro). A prora fu anche applicata una lanterna ed ai lati dello scafo due alette tali che quando negli approdi di fortuna fosse stato costretto a tirare a terra da solo l’imbarcazione, avrebbero protetto il fasciame dallo strofinio contro il terreno evitando così possibili e facili avarie. Il raid, singolare e di difficile attuazione, fu autorizzato dalla Federazione Italiana Canottaggio ed ottenne il riconoscimento del C.O.N.I. Furono giorni difficili di crociera dura e faticosa vissuti con l’ideale di portate il saluto di Roma Capitale a Tripoli, capitale dell’Italia africana. Giorni e giorni vissuti circondato da un silenzio quasi mistico, Sorrentino affrontava se stesso combattendo una battaglia terribile non solo sul piano fisico ma anche mentale. Battaglia che doveva concludersi trionfalmente in terra d’Africa il 4 agosto 1930. Il giorno successivo tutti i giornali parlarono della grande vittoria di questo canottiere dell’Aniene” [1].

La Gazzetta dello Sport, martedì 5 agosto 1930

L’AUDACE CROCIERA IN CANOA
Roma – Tripoli portata a compimento da Vincenzo Sorrentino
Tripoli, 4. – Stamane è giunto a Tripoli il capo manipolo Vincenzo Sorrentino, che ha così concluso il suo audace viaggio in canoa per il quale era partito da Roma un paio di mesi fa. Il valoroso sportivo è stato accolto al suo arrivo da una grande folla, e da tutte le organizzazioni fasciste e sportive della colonia, dal podestà, dal rappresentante del Governo e dalla centuria avanguardista.
Il capo manipolo Sorrentino è stato salutato a nome di tutte le camicie nere dal console Marchior, che lo ha abbracciato affettuosamente. La folla ha fatto al valoroso navigatore accoglienze entusiastiche.

La Gazzetta dello Sport, mercoledì 6 agosto 1930 [2]

IMPRESE DI GIOVANI SPORTIVI
Sorrentino, il vogatore solitario della Roma-Tripoli
Napoli, agosto. – Tre mesi or sono, veleggiando tra Ischia e Capri, il nostro velocissimo cutter si incrociava con una canoa che procedeva rapida alla ritmica battuta […] del giovane, di cui io dovevo ammirare la regolarità di azione. Incuriosito domandai chi fosse al vecchio nostro pilota: – “Chillo? Chillo è Sorrentino!”. Nuovo dell’ambiente sportivo napoletano io ne sapevo, con ciò, meno di prima. Un amico, allora, mi spiegava come quel canottiere – che già erasi notevolmente distanziato – fosse un capitano superiore marittimo che si allenava per una crociera da compiersi nel maggio: Roma-Tripoli in canoa, appunto. Ancora mi spiegava che Vincenzo Sorrentino – tale era il nome del giovane – avesse già compiuto una fortunosa crociera nautica Napoli-Roma e come io – ove lo desiderassi – potessi trovarlo al Circolo Nautico di Castellammare di Stabia. Il meraviglioso tramonto rosseggiante, nel tepore dell’aura primaverile, mi distraeva e io godevo appieno, nell’incanto del golfo magnifico tutta la dolcezza della visione bellissima.

Ma io non avevo dimenticato, […], l’audace canottiere e l’indomani mattina, d’improvviso, sono piombato al Circolo Nautico della graziosa cittadina brulicante di cantieri ove ferve, instancabile, il lavoro di questa salda popolazione campana. Non ho tardato a trovare la sede, elegante nella sua semplicità, del Circolo e, quanto mai fortunato, mi sono imbattuto nello stesso Sorrentino. Una volta tanto – ma questo succede solo con gli sportivi! – ho notato quasi la riluttanza, da parte del mio interlocutore, a «parlare». Tuttavia, di fronte alle insistenze, Sorrentino si è deciso:
«Acconsenta – mi ha detto – che prima di parlare della crociera io dica, seppure brevemente, qualcosa sui motivi che hanno dato origine ad essa.
Uno degli sports, dunque, in cui l’Italia, per la sua speciale posizione geografica, in confronto alle altre Nazioni continentali europee, è alquanto indietro, nei riguardi del numero di persone che ad esso si dedicano, è, senza dubbio, il canottaggio. Pur tuttavia l’Italia – e sia dato constatarlo con orgoglio -detiene i quattro titoli dei campionati europei da più di un anno [3]. Non escludo che molto si stia facendo, affinché questo sport riservato, un tempo, alle classi sociali più elevate, venga portato alla possibilità di tutte non escluse quelle dei lavoratori di tutte le categorie. Ma ancora molto devesi fare e occorre insistere tenacemente, fermamente nella propaganda per attirare la gioventù al remare senza dire che il canottaggio [.] può essere annoverato tra quegli sports che concorrono all’allevamento positivo dell’individuo. Nessun altro esercizio fisico, infatti, apporta maggior irrobustimento all’organismo e maggiore contributo alla formazione di quel carattere maschio e sereno che dovrà essere tra i primissimi attributi dell’italiano di oggi e, soprattutto di domani.
Orbene, una crociera Roma-Tripoli può efficacemente servire alla propaganda dello sport remiero e, precisamente, per quella riguardante il turismo nautico, tanto desiderato e invocato dalle gerarchie preposte alla direzione dello sport nautico.
Non scevra da un certo sentimentalismo è la scelta da me fatta della città di partenza e della città di arrivo: Roma, città imperiale; Tripoli, la fiorente, la bellissima colonia nella quale rifulgerà vieppiù il nome di Roma latina, di Roma fascista.
La crociera che io compierò nel prossimo maggio sarà la più lunga crociera, sinora tentata in canoa, a tappe periodiche giornaliere di venticinque miglia. Il suo percorso si aggira, a un dipresso, sulle 1200 miglia: circa 2200 chilometri .
L’itinerario prefisso è il seguente: Roma, Ostia, Anzio, Terracina, Mondragone, Napoli, Castellammare di Stabia, Amalfi, Agropoli, Palinuro, Scalea, Marina di Santo Stefano, Tropea, Santa Saba, Sant’Agata, Cefalù, Palermo, Terrasini, Trapani, Mazzara, Isola di Pantelleria, Ras el Mustafà, Hammamet, Susa, Mahdia, Mzarak, […], Mahares, La Skhirra , Gabes, […], Zarsis, Ras Agir, Zuara, Tripoli.

La crociera è stata riconosciuta e autorizzata dalla Regia Federazione Italiana di canottaggio, sotto l’alto patrocinio della Lega Navale che hanno ben compreso come io intenda, soltanto, stabilire un primato per l’Italia in questo genere di turismo, e preservare l’iniziativa da qualsiasi speculazione personale (potrei, forse, asserire il contrario) e da qualsiasi scopo di lucro.
La crociera viene effettuata sotto i colori del Fascio Nautico di Castellammare – mia città natale – il cui Presidente cavaliere Folleno si è preoccupato attivamente della parte finanziaria della organizzazione. Per l’organizzazione lungo tutto il percorso validissima mi è stata la collaborazione dell’ammiraglio Marzo, Vice- commissario della Lega Navale Italiana e dell’ammiraglio Capon [4].
Attraverso il Ministero delle Comunicazioni è stato possibile ottenere l’appoggio di tutte le Capitanerie di Porto e delle Delegazioni di spiaggia lungo l’intero percorso, nonché l’avviso ai naviganti da diramare nei giorni della traversata da Mazzara del Vallo a Ras el Mustafà. Il Ministero della Marina, da parte sua, ha assicurato l’ausilio del servizio semafori e una parte del materiale necessario alla navigazione. Il Ministero degli Esteri ha concesso l’autorizzazione occorrente al viaggio e disposto perché io venga, ove occorra, aiutato dai delegati italiani delle coste tunisine. Il Ministero delle Colonie, invece, ha provveduto alla organizzazione dei servizi lungo la costa libica. Il Ministero dell’Aeronautica, infine – a mezzo dell’Ufficio presagi – organizzerà il quotidiano servizio meteorologico poche ore prima della partenza di ogni tappa per quella successiva. Così anche la Federazione dei medici sportivi si è interessata di sorvegliare, di continuo, il mio allenamento e lo svolgersi della crociera, sottoponendomi ad una serie di osservazioni dalle quali potrà dedursi gli effetti sul fisico che vengono prodotti da un tale lavoro.
L’imbarcazione con la quale effettuerò la crociera è una normale canoa da passeggio opportunamente modificata e divisa in parecchi compartimenti stagni, ove troveranno comoda sistemazione il corredo dell’imbarcazione stessa, della mia persona, gli strumenti di navigazione, le riserve di acqua e di viveri. Vale a dire: una imbarcazione di caucciù, un sacco a pelo, una bussola, binocolo, carte nautiche, portolani, una pistola lanciarazzi, ecc.
Il sistema di allenamento è stato basato su un percorso medio giornaliero variabile tra le quattordici e le quindici miglia, ogni otto giorni intercalato da un percorso di oltre trenta miglia. La remata ha un ritmo da ventuno o ventidue colpi al munito, il che permette una buona economia di percorso al giorno e una velocità variabile dalle quattro alle quattro miglia e mezzo all’ora.
Lo svolgimento della crociera, tempo permettendo, è stato calcolato sulla carta in quarantotto giorni. Io porterò un messaggio di S.E. Turati ai fascisti della Tripolitania; un messaggio del Governatore dell’Urbe; il guidone della Lega Navale Italiana al Governatore di Tripoli; un messaggio della Federazione Italiana Canottaggio alla Federazione di Tripoli».
L’intervista era finita. Era giunta l’ora dell’allenamento quotidiano.
In un istante l’ardito giovane, dall’aspetto quasi da adolescente, ma dai muscoli saldissimi, che si rivelan appieno ad ogni movimento della sua figura asciutta, slanciata, si sbarazzava del maglione che indossava ed era a bordo della leggerissima imbarcazione. Un altro saluto, ancora, ed eccolo, in poche palate, già lontano da riva, puntando verso Napoli. Qualche minuto dopo la canoa e il vogatore non erano più – come suol dirsi – che un puntolino evanescente nello splendore dell’azzurrissimo mare.

Il camerata Vincenzo Sorrentino non è nuovo a un tal genere di prove. Nella scorsa estate, infatti, egli se ne partiva, un bel giorno, tutto solo, in una leggera canoa, da Santa Lucia diretto a Roma, alla velocità oraria di quattro miglia e mezzo e, attraverso indicibili peripezie, raggiungeva la foce del Tevere e Roma ove da quei canottieri gli venivano rivolte le più festose accoglienze.
Fu questa, senza dubbio, una bella prova, fu la chiara dimostrazione di quel che valga la gioventù italiana e di quel che sia il fascino per le prove sportive le più aspre, le più avventurose.
Così egli si è preparato alla prova che ora ha superato arditamente e serenamente.
Vittorio Foschini

[1] Tratto dal sito internet del Circolo Canottieri Aniene ( http://www.ccaniene.com voce “ La Storia /Gli anni d’oro” ).

[2] Molte parole illeggibili nel testo originario sono state desunte dal saggista.

[3] Le vittorie italiane ai Campionati Europei del 1929 furono in realtà cinque: 2 con, 2 senza, 4 con, 4 senza e 8 con; il due di coppia, inoltre, giunse secondo (fonte: “Annuario 2007” della Federazione Italiana Canottaggio).

[4] L’ammiraglio Capon, di religione ebraica, dopo la promulgazione delle leggi razziali da parte del regime fascista nel 1939, ebbe un mandato di espulsione dai ruoli della riserva e, arrestato successivamente nell’ottobre 1943, fu deportato ad Auschwitz, dove venne ucciso. Nel frattempo, la figlia Laura sposata con il fisico Enrico Fermi, era fortunosamente riuscita ad emigrare negli Stati Uniti assieme al marito.

 

Massimo Paradiso

a cura di Annamaria Paradiso

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massimo paradiso

Massimo Paradiso, classe 1968, ha vogato da 1984 al 1988 con il Circolo Nautico Stabia e dal 1989 al 1996 con il III° reparto atleti delle Fiamme Gialle di Sabaudia. Complessivamente fra nazionali ed internazionali ha disputato complessivamente circa 350 regate. E’ stato insignito dal CONI di N.2 medaglie d’oro al valore atletico e della sua più prestigiosa onorificenza, il Collare d’oro al merito sportivo che puo’ essere assegnato ad un atleta una sola volta nell’arco della sua carriera.
Come grinder ha partecipato con Mascalzone Latino alla 31esima America’ s Cup svoltasi nel 2003 ad Auchland (NZ) ed alla 32esima edizione svoltasi nel 2007 a Valencia. Con Shosholoza, sempre come grinder, ha partecipato ad una edizione speciale della Louis Vitton svoltasi nel 2008 ad Auckland, in attesa della risoluzione della disputa fra Alinghi e Oracle. Lasciato il canottaggio ed il III Reparto Atleti delle Fiamme Gialle, in qualità di maresciallo della Guardia di Finanza di mare ha prestato servizio come Comandante di unità navali presso il Comando Sezione Operativa Navale di Brindisi dal luglio 1999 al 2007 ed ha partecipato nel 2003 alla Missione Bilaterale Interni presso il Comando Polizia di Frontiera isola di Saseno (Albania). Attualmente presta servizio presso il Gruppo Navale Logistico della Guardia di Finanza di Napoli.

 

Titoli di Campione d’Italia vinti:

1984 Milano CAMPIONATI ITALIANI CATEGORIA RAGAZZI due di coppia
1985 Piediluco CAMPIONATI ITALIANI JUNIORES quattro di coppia
1986 Piediluco CAMPIONATI ITALIANI ASSOLUTI quattro di coppia
1987 Caccamo CAMPIONATI ITALIANI SENIOR B due di coppia
1987 Milano CAMPIONATI ITALIANI ASSOLUTI quattro di coppia
1988 Sabaudia CAMPIONATI ITALIANI SENIOR B due di coppia
1989 Milano CAMPIONATI ITALIANI SENIOR B otto
1990 Piediluco CAMPIONATI ITALIANI SENIOR B otto
1991 Mantova CAMPIONATI ITALIANI ASSOLUTIquattro con timoniere
1992 Napoli CAMPIONATI ITALIANI ASSOLUTI otto
1993 Milano CAMPIONATI ITALIANI ASSOLUTI quattro con timoniere
1994 Levico T. CAMPIONATI ITALIANI ASSOLUTI INDOOR remoergometro individuale
1994 Milano CAMPIONATI ITALIANI ASSOLUTI otto
1995 Milano CAMPIONATI ITALIANI ASSOLUTIdue di coppia quattro di coppia
1996 Milano CAMPIONATI ITALIANI ASSOLUTI quattro con timoniere otto

Giochi del Mediterraneo vinti:

1991 Joannina Grecia quattro di coppia
1993 Beaucaire Francia quattro di coppia

Campionati Mondiali:

1994 Indianapolis (USA) Campionati mondiali assoluti 1° Oro quattro di coppia
1995 Tampere (FIN) Campionati mondiali assoluti 1° Oro quattro di coppia
1991 Vienna (AU) Campionati mondiali assoluti 2° Arg quattro di coppia
1986 Praga (CZ) Campionati mondiali juniores 3° Bro due di coppia
1990 Tasmania (NZ) Campionati mondiali assoluti 3° Bro quattro di coppia
1993 Praga (CZ) Campionati mondiali assoluti 3° Bro quattro di coppia
1985 Berlino (DDR) Campionati mondiali juniores 4° quattro di coppia
1987 Copenaghen (DN) Campionati mondiali assoluti 4° quattro di coppia

Olimpiadi:

1988 Seul riserva quattro di coppia
1992 Barcellona riserva quattro di coppia
1996 Atlanta Batteria 1° Semifinale 1° – Finale 4° quattro di coppia