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Castellammare Dicembre 2014

Il Vesuvio negli occhi degli stabiesi

Il Vesuvio negli occhi degli stabiesi

di Giuseppe Zingone

Castellammare Dicembre 2014

Castellammare Dicembre 2014, foto Giuseppe Zingone

Si aggira sempre nella mia testa ogni qualvolta penso alla città natìa, è il Vesuvio;

Uno spettacolo che non è per tutti, e se mia suocera non abitasse in via Bonito, dovrei passeggiare in villa o salire in collina per ammirarlo. Eppure solo lontanamente riusciamo ad immaginare il Vesuvio, irato, fumante, con la sua colonna di fumo che si staglia nel cielo, qualche immagine ancora lo ricorda; ma come vivevano gli stabiesi le sue eruzioni, i tremori debordanti delle sue viscere? Continua a leggere

La crociera dell’ardimento e della tenacia (ROMA-TRIPOLI IN CANÒA) estratto dall’Italia Marinara

La crociera dell’ardimento e della tenacia (ROMA-TRIPOLI IN CANÒA) estratto dall’Italia Marinara

di Piero Girace

Castellammare di Stabia, 4 Agosto 1930

La nuova del felice esito arriso al raid del cap. Sorrentino ci fu dato dal comm. Perugini, Podestà di Tripoli, con due magnifici messaggi inviati al duca di Bovino, Podestà di Napoli, ed al comm. Roberto Ausiello, Commissario Prefettizio di Castellammare. Messaggi che dicono in modo eloquente quanto faticosa ed ardua sia stata l’impresa nautica del nostro giovanissimo concittadino.
Vincenzo Sorrentino ormai può dire di aver realizzato il suo sogno che ai più sembrava «follia sperar»! Perché il raid in canòa Roma-Tripoli, brillantemente compiuto dal mio amico è stato veramente un sogno, un sogno che egli ha covato nell’animo con tutta la passione della sua calda giovinezza.
Io ne so la storia e la cronistoria, i sacrifici e le speranze, i dubbi e gli entusiasmi; e non mancherò forse di narrarli un giorno, facendo così opera illustrativa di una impresa nautica che è tra le più singolari e difficili di quelle fino ad oggi condotte a termine.
Vincenzo Sorrentino è un innamorato del mare.

La Crociera dell'Ardimento

La Crociera dell’Ardimento

Sempre in acqua tutte le ore, sotto il cielo lattiginoso dell’alba e sotto il sole canicolare, al timone di una yole o nella sua fragile canòa.
Castellammare-Capri e ritorno, Capri-Gaeta e ritorno, erano per lui gite di piacere, le quali si compivano, secondo il suo dire, «cantando», ossia con grande comodità. Si trattava invece di exploits che avrebbero fatto impressione anche al più vecchio e provetto marinaio, adusato ad ogni aspra e dura fatica del mare.
La canòa del mio amico in poco tempo si rese famosa in tutto il Golfo di Napoli.
Dopo il primo successo ottenuto col raid Castellammare-Roma, sembrava che la sua febbre di navigare si fosse placata. Difatti le apparizioni della piccola canòa nel Golfo erano divenute pressocché rare, ed il Capitano Sorrentino era sempre in gran faccende tra Castellammare e Napoli, sempre carico di libri nautici e di grossi rotoli di carta, che a malapena riusciva a bilanciare sotto il braccio.
Forse — pensai — Vincenzo si prepara agli esami.
E mi sbagliavo invece di grosso. Perché — lo seppi dopo pochi giorni — l’esame per il quale si preparava era nient’altro che il raid in canòa Roma-Tripoli.
Quand’egli una sera, in una di quelle tranquille sere stabiesi che si trascorrono apaticamente andando su e giù per i viali della Villa Comunale, me lo annunziò, io trasecolai.
— Ma guarda che è semplicemente pazzesco!
— Credi tu? lo invece ti dimostrerò che non è pazzesco!
E mi parlò dei calcoli già fatti, della divisione delle tappe, dell’organizzazione, degli ostacoli, delle difficoltà da superare e di mille altre cose che non ricordo più. Volle così dimostrarmi con la sua dialettica rumorosa e che non da requie, che la cosa poi non era tanto difficile.
— Credi pure il raid io lo farò. Vieni a casa; ti farò vedere lo schema della crociera già abbozzato.
Soltanto allora compresi il perché del suo affaccendarsi coi libri ed i grandi rotoli delle carte nautiche, e dell’abbandono della canòa. Vennero giorni di passione e d’intenso lavoro, di dubbi e di amarezze; perché, anche gli amici che gli volevano bene, lo sconsigliavano, prospettandogli crudamente le infinite difficoltà dell’impresa.
— E’ rischiosissima! E’ pericolosissima ! Ma che vuoi fare? Ma sei impazzito?
Di tale natura erano presso a poco gli «incoraggiamenti» che gli davano quelli ai quali confidava il suo sogno nautico.
Ma Vincenzo Sorrentino, come sempre imperturbabile ed irremovibile, rispondeva:
— Voi forse avete ragione; ma io sono sicuro che ci riuscirò. Nel mese di maggio partirò per Tripoli.
Il raid era divenuto la sua febbre. Viveva soltanto per esso.
Due mesi prima della partenza a casa sua, mi dispiegò davanti tutto un apparato geografico: carte nautiche, schizzi, libri di scienza marittimi, disegni di imbarcazioni da lui ideate, bussole, ecc.
Aveva affissa alla parete del suo studio una grande carta nautica.
— Guarda — e mi mostrò la carta su cui risaltavano una metà dello Stivale ed un lembo dell’Africa italiana — io ho già stabilito le tappe Roma, Ostia, Anzio, Terracina, Gaeta, Napoli, Castellammare, Amalfi, Salerno…
Il suo indice correva sulla carta con un tremito nervoso, con frenesia, finché lo vidi finalmente fermarsi sull’ultimo punto geografico segnato con una bandierina tricolore: Tripoli.
Tripoli, la città dei suoi sogni, la méta ove la sua ansia di navigatore avrebbe potuto finalmente quietarsi!
Scommetto che quel punto microscopico della carta nautica ogni notte doveva più ingigantire nella sua fantasia come sfondo allo scenario vasto di fiumi, mari, golfi, insenature e stretti che bisognava attraversare e superare con la sola forza delle braccia.
Io l’ho visto sognare sulla carta!
Roma-Tripoli, ecco i termini entro cui si estenuava la sua fantasia!
Da solo si mise all’opera per preparare l’organizzazione. Inviò lettere alle Autorità sportive, partì per Roma onde ottenere l’autorizzazione delle superiori gerarchie del Partito e il patronato della Lega Navale, si recò a Livorno ove diresse i lavori per la costruzione della canòa, intervistò il prof. Eredia, capo dell’Osservatorio Meteorologico, parlò con competenti, con marinari, ecc.
Tutto ciò fece con un dinamismo sorprendente, animato da una volontà ferrea e ostinata. Poiché egli è veramente l’uomo della volontà, l’individuo per il quale non esistono difficoltà ed ostacoli di sorta.

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Per riuscire bisogna volere. Vincenzo Sorrentino, infatti, ha dimostrato con il suo raid che anche nelle cose in cui pare che solo la forza ed il fisico robusto siano necessari, l’unica cosa veramente necessaria è la volontà. Quella grande forza morale, capace di far conseguire ad un giovane di fisico più che modesto come il suo, ciò che un monarca della forza bruta non avrebbe forse mai potuto conseguire.
Piccolo di statura e tutto nervi, egli ha un dinamismo volitivo eccezionale. Mi raccontò un giorno che quando compì il suo primo raid Castellammare-Roma, i bravi romani rimasero alquanto delusi e stupiti vedendolo scendere dalla sua fragile canòa.
Essi si aspettavano forse di veder comparire sulle acque del Tevere un colosso dalla muscolatura erculea, come si ammirano nei film, e non un giovanottino dai capelli castani, tutto ilare e sorridente.
— Lei è il capitano Sorrentino?
Questa la domanda che tutti indistintamente gli rivolsero con un palese senso di diffidenza e di incredulità. E ce ne volle per convincerli che lui, proprio lui, era quel capitano Sorrentino di cui i giornali avevano annunciato l’ardimentoso raid.
Ora io, nel rammentarmi di questo episodio, mi figuro la maraviglia che avranno provato i coloniali all’arrivo di Sorrentino a Tripoli.
Era partito di qui accompagnato dallo scetticismo di tutta la cittadinanza, compresi i suoi amici più cari, che non gli vollero risparmiare gli ultimi incoraggiamenti;
— Stà attento! — Pensaci bene! — L’impresa è rischiosissima!

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Nessuno voleva o poteva capacitarsi che Vincenzo, il loquace Vincenzo Sorrentino sarebbe stato capace di portare a termine una impresa cosi ardua. Ed oggi, a raid compiuto, quando tutti i giornali del Regno elogiano il gesto di questo valoroso nostro concittadino, Castellammare finalmente si ricrede, esulta ed inorgoglisce.
PIERO GIRACE

Il capitano Vincenzo Sorrentino

Il capitano Vincenzo Sorrentino

a cura di Giuseppe Zingone

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Il capitano Vincenzo Sorrentino

Il nome di Vincenzo Sorrentino, oggi ci è quasi estraneo; eppure questo giovane stabiese fu protagonista di un’impresa incredibile che destò inoltre l’ammirazione delle grandi potenze europee.
Il capitano Vincenzo Sorrentino è un giovane canottiere stabiese, dalla corporatura modesta, un uomo discreto ma d’azione, come si leggerà nei documenti, che a cavallo tra gli anni venti e trenta del Novecento, stupì la nazione intera, per la sue consecutive imprese in solitaria.
Questo giovane “Davide” del remo nostrano, amante del mare suscitò l’ammirazione dei cittadini della capitale con la solitaria in canoa Castellammare – Roma, ma l’evento che lo segnerà maggiormente è un’impresa straordinaria per quei tempi, il raid Roma – Tripoli in canoa, a tale motivo Vincenzo Sorrentino è da considerare un antesignano degli odierni iron-men, in seguito fu anche allenatore del Circolo Nautico Stabia.
L’atleta Vincenzo Sorrentino è, tuttavia, conteso anche da un altro importante circolo sportivo italiano, la Canottieri Aniene di Roma, proprio lo stesso club dal cui pontile, Sorrentino, muove il suo raid verso la città Libica (1), questo club romano ha una storia antichissima ed ancora oggi continua a far parlare di sé attraverso i suoi atleti, tra cui spicca la nuotatrice Federica Pellegrini, oltre il canottaggio e il nuoto, in questo luogo si pratica anche canoa, tennis e vela (2).
Naturalmente Vincenzo Sorrentino viene presentato dalla Canottieri Aniene, come un proprio associato e per tale motivo qualche mese fa, inviai una mail alla Canottieri Aniene, datata sabato 13 febbraio 2010, nella quale chiedevo di poter condividere la documentazione dell’iscrizione a socio del Sorrentino giacente (presumo) nel loro archivio, non avendo ricevuto risposta, forse per gli impegni di questa pluriblasonata società, ho pensato fosse utile a tutti rendere note le notizie riprese dal loro sito ed affiancarle alle nostre, di modo che esse, rispolverate, ci mostrino un quadro completo di questo straordinario atleta più avvezzo al mare che alla terraferma.
Se Sorrentino al termine della sua carriera agonistica, diviene allenatore dei canottieri stabiesi, certamente coltiva, da sportivo estremo quale era, un altro sogno, un’altra impresa, s’immerge infatti anima e corpo in una nuovo progetto che lo avrebbe visto velista in solitaria intorno al mondo.
E’ del 20 Marzo 1935 un cinegiornale dell’Istituto LUCE nel quale Vincenzo Sorrentino è ripreso all’interno del Regio cantiere navale, dove gli operai si apprestano a calare in mare per le prove di stabilità e velatura, l’imbarcazione realizzata dalle maestranze stabiesi. Sorrentino ha in mente di compiere una crociera intorno al mondo proprio con questa imbarcazione, a cui viene impartito il nome Espero.
In un successivo cinegiornale del 16 Giugno1937 stavolta girato a Napoli, la principessa di Piemonte, Maria Josè, si appresta a varare l’Espero che il comandante Sorrentino ha ideato e realizzato a Castellammare, per la crociera di circumnavigazione a vela del mondo (3).
La mancanza di documenti sull’esito di questa nuova impresa voluta da Sorrentino ci permette di concludere, che con molta probabilità essa non ebbe luogo, ma va sicuramente lodato il genio del giovane stabiese, il valore delle sue gesta, la perseveranza nelle proprie scelte, il coraggio; un uomo che sicuramente non merita di essere dimenticato.
Inutile dire che al regime fascista le imprese del nostro Sorrentino portarono notorietà, gloria e l’attenzione degli altri paesi europei, così ben rappresentate dall’uomo ideale del Regime Fascista a metà tra soldato ed atleta (4).
A mio modo di vedere, Vincenzo Sorrentino è stato dimenticato proprio perché appartiene ad un passato scomodo, quello del Fascismo, che al di là degli errori commessi (non pochi) diede comunque nuova linfa alle arti in genere, anche se in esse si celebrava il mito dell’ideologia delle camicie nere.
Penso inoltre che Vincenzo Sorrentino pur figlio di quell’epoca, si distacchi fortemente dal pensiero egemone del tempo, racconta al giornalista che lo intervista, anzi spera, che lo sport (il canottaggio in particolare) possa essere praticato da tutti gli strati sociali della popolazione italiana.
L’Italia, appare oggi un paese sempre più lacerato da politici inetti ed egoisti, che perseguono solo interessi personali e familiari, corrosi dai vizi e lontani dal bene comune almeno quanto la terra dista dal sole; siamo figli di un paese che ha da poco celebrato i 150 dell’unificazione nazionale, ma il divario esistente tra Nord e Sud è più vivo che mai.
Nel meridione questa percezione di abbandono istituzionale è ancora maggiore e in alcune aree fortemente tangibile; anche in ambito sportivo i nostri giovani non hanno mai potuto godere di strutture ed impianti sportivi sufficienti e all’altezza delle loro capacità, potremmo dire che lo sport al Sud è “fai da te”.
La testimonianza di Vincenzo Sorrentino è sicuramente da ricondurre alla volontà dei presidenti e dei soci del Circolo Nautico Stabia, con sicurezza Sorrentino si è nutrito da quei sani valori, proprio crescendo nella società giallo-blu, sentire cioè il dovere di permettere a tutti di accostarsi al canottaggio gratuitamente, questi sono i punti fermi che hanno reso e continuano a rendere i risultati inaspettati per la nostra Città.
Ogni uomo (già da bambino) dovrebbe poter accedere liberamente e senza spesa a qualsiasi sport egli diriga il proprio interesse, ma in un paese, in una società dove tutto è mercificato anche l’attività fisica diviene un elemento di emarginazione e di esclusione delle classi meno abbienti a cui viene negata la possibilità di contribuire e partecipare al progredire della società civile.
Continua…

P.S.: a ragione del giusto e del vero trovo doveroso dare la meritata visibilità al dottor Paolo Rastrelli a alla sua ricca e documentata risposta. Speriamo che questa possa essere la prima mail di un ben più ricco approfondimento sul capitano Vincenzo Sorrentino. Buon lavoro a tutti Giuseppe Zingone e grazie dottor Rastrelli:

“Il filmato comprova che la barca è stata a Castellammare dove sarebbe avvenuto l’allestimento seguito direttamente da Sorrentino.
Se la barca è stata costruita a Lussinpiccolo non del tutto completa, quindi non navigabile, è plausibile che sia stata trasportata via ferrovia a Castellammare come si era soliti fare all’epoca (ci sono le foto della spedizione in Germania a Kiel nel 1936 dell’imbarcazione “Italia” lunga fuori tutto 14,75 metri). Dunque potrebbe essere scesa in mare per la prima volta a Castellammare.
Inoltre non risulta che il Regio Cantiere di Castellammare abbia costruito naviglio minore, cosa invece che ha fatto molto egregiamente il Cantiere Martinolich che di queste unità era uno specialista.
Poi ci sono le foto che mostrano la barca al Molosiglio presso il Circolo Canottieri Napoli con la presenza della principessa di Piemonte. Certamente da Castellammare a Napoli la barca è andata via mare e si può pensare che quella sia stata la cerimonia dell’inizio della spedizione di cui non si sa nulla, almeno finora. Le ricerche per le dovute conferme non finiscono mai, ovviamente.
È stato un piacere contattarla. Cordialmente. Paolo Rastrelli”.

Note:

(1) Già nel 1912 la presenza italiana a Tripoli è formalmente avvenuta ma solo nel 1923 tale occupazione viene riconosciuta con il Trattato di Losanna. L’Italia gestì Tripoli fino al 1943 anche se la conduzione della vita pubblica, del commercio e dell’industria da parte degli italiani si protrasse fino al 1970, cioè fino all’avvento di Gheddafi.

(2) Per maggiori approfondimenti e per le curiosità relative alla storia passata e recente del Circolo Canottieri Aniene, si rimanda al sito http://www.ccaniene.com Nella sezione “La storia” e nella sottosezione “Gli anni d’oro” a pag. 4 c’è un’affascinante descrizione del nostro Vincenzo Sorrentino e della sua impresa.

(3) Nell’Archivio Luce, http://www.archivioluce.com digitando nel motore di ricerca il nome di Vincenzo Sorrentino, gli vengono annoverati 2 cinegiornali e ben nove foto d’epoca dove s’intravede il nostro atleta nella sua imbarcazione proprio mentre è in procinto di partire per il suo raid Roma-Tripoli, dal fiume Tevere, datate 2 Giugno 1930.

(4) Per un approfondimento sull’argomento citiamo l’articolo di Remo Bassetti, Lo Sport e il Fascismo