Il capitano Vincenzo Sorrentino e la sua imbarcazione "Lo Stabia" nella traversata Roma-Tripoli in canoa

A remi da Roma a Tripoli, in nome del Fascismo

A remi da Roma a Tripoli, in nome del Fascismo

a cura di Giuseppe Zingone

Il capitano Vincenzo Sorrentino e la sua imbarcazione "Lo Stabia" nella traversata Roma-Tripoli in canoa

Il capitano Vincenzo Sorrentino e la sua imbarcazione “Lo Stabia” nella traversata Roma-Tripoli in canoa

Nel 1930 un socio del Reale Circolo Canottieri Aniene di Roma “…si guadagnò l’attenzione di tutta l’Italia per un’impresa davvero indimenticabile: il raid Roma-Tripoli in canoa. Aiutato solo dai suoi muscoli possenti e da un cuore d’acciaio, Vincenzo Sorrentino partì per la fantastica impresa il 2 giugno, sospinto dall’entusiasmo dei suoi ammirati consoci. Egli si servì di una canoa regolamentare da passeggio, del tipo romano, adattata per l’impresa con piccole modifiche. Furono infatti creati, all’interno, per mezzo di paratie stagne, cinque compartimenti per far sì che gli indumenti e il materiale di scorta non fossero in pericolo. Abolito il posto del timoniere, fu sostituito con un cassone capace di contenere un serbatoio di 22 litri di acqua e al di sopra di questo fu installata una bussola illuminata da un lanternino (in modo da renderla visibile ventiquattro ore su ventiquattro). A prora fu anche applicata una lanterna ed ai lati dello scafo due alette tali che quando negli approdi di fortuna fosse stato costretto a tirare a terra da solo l’imbarcazione, avrebbero protetto il fasciame dallo strofinio contro il terreno evitando così possibili e facili avarie. Il raid, singolare e di difficile attuazione, fu autorizzato dalla Federazione Italiana Canottaggio ed ottenne il riconoscimento del C.O.N.I. Furono giorni difficili di crociera dura e faticosa vissuti con l’ideale di portate il saluto di Roma Capitale a Tripoli, capitale dell’Italia africana. Giorni e giorni vissuti circondato da un silenzio quasi mistico, Sorrentino affrontava se stesso combattendo una battaglia terribile non solo sul piano fisico ma anche mentale. Battaglia che doveva concludersi trionfalmente in terra d’Africa il 4 agosto 1930. Il giorno successivo tutti i giornali parlarono della grande vittoria di questo canottiere dell’Aniene” [1].

La Gazzetta dello Sport, martedì 5 agosto 1930

L’AUDACE CROCIERA IN CANOA
Roma – Tripoli portata a compimento da Vincenzo Sorrentino
Tripoli, 4. – Stamane è giunto a Tripoli il capo manipolo Vincenzo Sorrentino, che ha così concluso il suo audace viaggio in canoa per il quale era partito da Roma un paio di mesi fa. Il valoroso sportivo è stato accolto al suo arrivo da una grande folla, e da tutte le organizzazioni fasciste e sportive della colonia, dal podestà, dal rappresentante del Governo e dalla centuria avanguardista.
Il capo manipolo Sorrentino è stato salutato a nome di tutte le camicie nere dal console Marchior, che lo ha abbracciato affettuosamente. La folla ha fatto al valoroso navigatore accoglienze entusiastiche.

La Gazzetta dello Sport, mercoledì 6 agosto 1930 [2]

IMPRESE DI GIOVANI SPORTIVI
Sorrentino, il vogatore solitario della Roma-Tripoli
Napoli, agosto. – Tre mesi or sono, veleggiando tra Ischia e Capri, il nostro velocissimo cutter si incrociava con una canoa che procedeva rapida alla ritmica battuta […] del giovane, di cui io dovevo ammirare la regolarità di azione. Incuriosito domandai chi fosse al vecchio nostro pilota: – “Chillo? Chillo è Sorrentino!”. Nuovo dell’ambiente sportivo napoletano io ne sapevo, con ciò, meno di prima. Un amico, allora, mi spiegava come quel canottiere – che già erasi notevolmente distanziato – fosse un capitano superiore marittimo che si allenava per una crociera da compiersi nel maggio: Roma-Tripoli in canoa, appunto. Ancora mi spiegava che Vincenzo Sorrentino – tale era il nome del giovane – avesse già compiuto una fortunosa crociera nautica Napoli-Roma e come io – ove lo desiderassi – potessi trovarlo al Circolo Nautico di Castellammare di Stabia. Il meraviglioso tramonto rosseggiante, nel tepore dell’aura primaverile, mi distraeva e io godevo appieno, nell’incanto del golfo magnifico tutta la dolcezza della visione bellissima.

Ma io non avevo dimenticato, […], l’audace canottiere e l’indomani mattina, d’improvviso, sono piombato al Circolo Nautico della graziosa cittadina brulicante di cantieri ove ferve, instancabile, il lavoro di questa salda popolazione campana. Non ho tardato a trovare la sede, elegante nella sua semplicità, del Circolo e, quanto mai fortunato, mi sono imbattuto nello stesso Sorrentino. Una volta tanto – ma questo succede solo con gli sportivi! – ho notato quasi la riluttanza, da parte del mio interlocutore, a «parlare». Tuttavia, di fronte alle insistenze, Sorrentino si è deciso:
«Acconsenta – mi ha detto – che prima di parlare della crociera io dica, seppure brevemente, qualcosa sui motivi che hanno dato origine ad essa.
Uno degli sports, dunque, in cui l’Italia, per la sua speciale posizione geografica, in confronto alle altre Nazioni continentali europee, è alquanto indietro, nei riguardi del numero di persone che ad esso si dedicano, è, senza dubbio, il canottaggio. Pur tuttavia l’Italia – e sia dato constatarlo con orgoglio -detiene i quattro titoli dei campionati europei da più di un anno [3]. Non escludo che molto si stia facendo, affinché questo sport riservato, un tempo, alle classi sociali più elevate, venga portato alla possibilità di tutte non escluse quelle dei lavoratori di tutte le categorie. Ma ancora molto devesi fare e occorre insistere tenacemente, fermamente nella propaganda per attirare la gioventù al remare senza dire che il canottaggio [.] può essere annoverato tra quegli sports che concorrono all’allevamento positivo dell’individuo. Nessun altro esercizio fisico, infatti, apporta maggior irrobustimento all’organismo e maggiore contributo alla formazione di quel carattere maschio e sereno che dovrà essere tra i primissimi attributi dell’italiano di oggi e, soprattutto di domani.
Orbene, una crociera Roma-Tripoli può efficacemente servire alla propaganda dello sport remiero e, precisamente, per quella riguardante il turismo nautico, tanto desiderato e invocato dalle gerarchie preposte alla direzione dello sport nautico.
Non scevra da un certo sentimentalismo è la scelta da me fatta della città di partenza e della città di arrivo: Roma, città imperiale; Tripoli, la fiorente, la bellissima colonia nella quale rifulgerà vieppiù il nome di Roma latina, di Roma fascista.
La crociera che io compierò nel prossimo maggio sarà la più lunga crociera, sinora tentata in canoa, a tappe periodiche giornaliere di venticinque miglia. Il suo percorso si aggira, a un dipresso, sulle 1200 miglia: circa 2200 chilometri .
L’itinerario prefisso è il seguente: Roma, Ostia, Anzio, Terracina, Mondragone, Napoli, Castellammare di Stabia, Amalfi, Agropoli, Palinuro, Scalea, Marina di Santo Stefano, Tropea, Santa Saba, Sant’Agata, Cefalù, Palermo, Terrasini, Trapani, Mazzara, Isola di Pantelleria, Ras el Mustafà, Hammamet, Susa, Mahdia, Mzarak, […], Mahares, La Skhirra , Gabes, […], Zarsis, Ras Agir, Zuara, Tripoli.

La crociera è stata riconosciuta e autorizzata dalla Regia Federazione Italiana di canottaggio, sotto l’alto patrocinio della Lega Navale che hanno ben compreso come io intenda, soltanto, stabilire un primato per l’Italia in questo genere di turismo, e preservare l’iniziativa da qualsiasi speculazione personale (potrei, forse, asserire il contrario) e da qualsiasi scopo di lucro.
La crociera viene effettuata sotto i colori del Fascio Nautico di Castellammare – mia città natale – il cui Presidente cavaliere Folleno si è preoccupato attivamente della parte finanziaria della organizzazione. Per l’organizzazione lungo tutto il percorso validissima mi è stata la collaborazione dell’ammiraglio Marzo, Vice- commissario della Lega Navale Italiana e dell’ammiraglio Capon [4].
Attraverso il Ministero delle Comunicazioni è stato possibile ottenere l’appoggio di tutte le Capitanerie di Porto e delle Delegazioni di spiaggia lungo l’intero percorso, nonché l’avviso ai naviganti da diramare nei giorni della traversata da Mazzara del Vallo a Ras el Mustafà. Il Ministero della Marina, da parte sua, ha assicurato l’ausilio del servizio semafori e una parte del materiale necessario alla navigazione. Il Ministero degli Esteri ha concesso l’autorizzazione occorrente al viaggio e disposto perché io venga, ove occorra, aiutato dai delegati italiani delle coste tunisine. Il Ministero delle Colonie, invece, ha provveduto alla organizzazione dei servizi lungo la costa libica. Il Ministero dell’Aeronautica, infine – a mezzo dell’Ufficio presagi – organizzerà il quotidiano servizio meteorologico poche ore prima della partenza di ogni tappa per quella successiva. Così anche la Federazione dei medici sportivi si è interessata di sorvegliare, di continuo, il mio allenamento e lo svolgersi della crociera, sottoponendomi ad una serie di osservazioni dalle quali potrà dedursi gli effetti sul fisico che vengono prodotti da un tale lavoro.
L’imbarcazione con la quale effettuerò la crociera è una normale canoa da passeggio opportunamente modificata e divisa in parecchi compartimenti stagni, ove troveranno comoda sistemazione il corredo dell’imbarcazione stessa, della mia persona, gli strumenti di navigazione, le riserve di acqua e di viveri. Vale a dire: una imbarcazione di caucciù, un sacco a pelo, una bussola, binocolo, carte nautiche, portolani, una pistola lanciarazzi, ecc.
Il sistema di allenamento è stato basato su un percorso medio giornaliero variabile tra le quattordici e le quindici miglia, ogni otto giorni intercalato da un percorso di oltre trenta miglia. La remata ha un ritmo da ventuno o ventidue colpi al munito, il che permette una buona economia di percorso al giorno e una velocità variabile dalle quattro alle quattro miglia e mezzo all’ora.
Lo svolgimento della crociera, tempo permettendo, è stato calcolato sulla carta in quarantotto giorni. Io porterò un messaggio di S.E. Turati ai fascisti della Tripolitania; un messaggio del Governatore dell’Urbe; il guidone della Lega Navale Italiana al Governatore di Tripoli; un messaggio della Federazione Italiana Canottaggio alla Federazione di Tripoli».
L’intervista era finita. Era giunta l’ora dell’allenamento quotidiano.
In un istante l’ardito giovane, dall’aspetto quasi da adolescente, ma dai muscoli saldissimi, che si rivelan appieno ad ogni movimento della sua figura asciutta, slanciata, si sbarazzava del maglione che indossava ed era a bordo della leggerissima imbarcazione. Un altro saluto, ancora, ed eccolo, in poche palate, già lontano da riva, puntando verso Napoli. Qualche minuto dopo la canoa e il vogatore non erano più – come suol dirsi – che un puntolino evanescente nello splendore dell’azzurrissimo mare.

Il camerata Vincenzo Sorrentino non è nuovo a un tal genere di prove. Nella scorsa estate, infatti, egli se ne partiva, un bel giorno, tutto solo, in una leggera canoa, da Santa Lucia diretto a Roma, alla velocità oraria di quattro miglia e mezzo e, attraverso indicibili peripezie, raggiungeva la foce del Tevere e Roma ove da quei canottieri gli venivano rivolte le più festose accoglienze.
Fu questa, senza dubbio, una bella prova, fu la chiara dimostrazione di quel che valga la gioventù italiana e di quel che sia il fascino per le prove sportive le più aspre, le più avventurose.
Così egli si è preparato alla prova che ora ha superato arditamente e serenamente.
Vittorio Foschini

[1] Tratto dal sito internet del Circolo Canottieri Aniene ( http://www.ccaniene.com voce “ La Storia /Gli anni d’oro” ).

[2] Molte parole illeggibili nel testo originario sono state desunte dal saggista.

[3] Le vittorie italiane ai Campionati Europei del 1929 furono in realtà cinque: 2 con, 2 senza, 4 con, 4 senza e 8 con; il due di coppia, inoltre, giunse secondo (fonte: “Annuario 2007” della Federazione Italiana Canottaggio).

[4] L’ammiraglio Capon, di religione ebraica, dopo la promulgazione delle leggi razziali da parte del regime fascista nel 1939, ebbe un mandato di espulsione dai ruoli della riserva e, arrestato successivamente nell’ottobre 1943, fu deportato ad Auschwitz, dove venne ucciso. Nel frattempo, la figlia Laura sposata con il fisico Enrico Fermi, era fortunosamente riuscita ad emigrare negli Stati Uniti assieme al marito.

 

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Collaboratore di Redazione
Insegna a Roma, vive a Ladispoli, nutre molti interessi, come: la storia religiosa, l'arte, la fotografia e l'amore per la sua Castellammare di Stabia.

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