Carciofi di Schito (foto M. Cuomo)

Carciofo di Schito

a cura di Maurizio Cuomo

Pietanze, bevande e dolciumi quali: pizza napoletana, gnocchi alla sorrentina, torta caprese, vini vesuviani, pomodori San Marzano, pasta e vino di Gragnano; sono solo alcune delle decine di specialità campane conosciute in Italia ed all’estero per l’eccellente qualità. Castellammare di Stabia contribuisce notevolmente ad arricchire questa lista con diversi prodotti locali tra i quali vanno ricordati: l’acqua della Madonna, il carciofo degli orti di Schito, la galletta stabiese ed i tipici biscotti di Castellammare.


 

Il carciofo di Schito

Carciofo di Schito (foto M. Cuomo)

Carciofo di Schito (foto M. Cuomo)

Coltivati nelle campagne della periferia nord di Castellammare di Stabia (Orti di Schito), questi carciofi, di cui un tempo abbondava la produzione, sono ancor oggi, rinomati per l’eccellente qualità. Il segreto di tale successo è senza dubbio da ricercarsi nel terreno bonificato (in origine paludoso) rimasto oggi estremamente fertile.

Il “Carciofo degli Orti di Schito”, commemorato nel periodo della sua raccolta con la “Sagra del Carciofo” è legato per tradizione, alla secolare ricorrenza della Festa religiosa di “Maria Santissima Annunziata”, celebrata la seconda domenica dopo la Pasqua, nell’omonima parrocchia (situata al bivio che da via Annunziatella, conduce a via Schito e a via Pioppaino).

Lettere alla Redazione (anno 2021)

Lettere alla Redazione

Lettere alla Redazione


Venerdì, 16 aprile (Francesco Cosenza)

Sono scanzanese doc e seguo da anni L.R. e oggi più che un commento vorrei chiedere se esiste una vostra rubrica come vocabolario delle antiche parole napoletane non più in uso. Io ho due vocabolari molto buoni e quando sono in difficoltà li consulto. Penso però che molte persone siano in difficoltà quando leggono poesie napoletane antiche in cui si trovano vocaboli non più in uso corrente e perciò credo possa essere utile un aiuto da parte di L.R.
Aut. Antonio Salzano – Nap-Ita e Ita-Nap con nozioni di metrica e rimario – Ediz. Del Giglio – 1979.
Aut. Raffaele Andreoli – Nap.-Ita. – Ediz. Aturo Berisio – 1966.
Grazie per la cortese attenzione e ancora grazie per la passione con cui lavorate a Libero Ricercatore.

Risposta di LR: Gentilissimo Francesco, questa sua richiesta ci dà l’opportunità di segnalare, a beneficio di quanti non la conoscono, la rubrica: “Vocabolario dialettale“, in cui sono contemplati numerosi vocaboli dialettali di uso comune e non più in uso, utilizzati qui a Castellammare.

Nella speranza le sia utile e gradita. Porgo i più cordiali saluti. Maurizio Cuomo (Direttore Responsabile di LR).


Martedì, 13 aprile (Stefano Arioni)

In riferimento alla rubrica “Catalogo carrozzelle ditta Scala“: Io sono Arioni Stefano un discendente di questa famiglia, zio Peppe, zio Catello, zio Nicodemo Gentile e zio Franco Gentile mi sono appena stati ricordati da mia mamma (figlia di Anna Gentile) e sorella degli Zii. Grazie per questa pubblicazione e i complimenti riferiti alla famiglia.


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Archivio Fotografico “Nino Cuccurullo”

a cura di Gaetano Fontana

Si ringrazia il sig. Giustiniano Cuccurullo per averci permesso di pubblicare queste foto scattate dal padre Nino.

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C’era una volta

Gli anni ’30 a Castellammare
( nei ricordi dello stabiese Gigi Nocera )

No! Sto sbagliando tutto. Sono soltanto le favole a lieto fine che iniziano così; invece…a Castellammare una volta esisteva, proprio nel centro cittadino, una bellissima spiaggia. La sua sabbia era di origine vulcanica, ma non so dirvi se fu creata dalla eruzione del Vesuvio del 79 d.C. (eruzione descritta da Plinio il vecchio che in quei giorni si trovava a Stabiae proprio per osservare e studiare quel fenomeno). Ma lasciamo perdere questi cenni storici e veniamo alla realtà odierna. Dunque esisteva fino a qualche decennio fa questa bellissima spiaggia. Si allungava, suppergiù, dall’altezza della cassa armonica fino alla via che da Corso Garibaldi porta alla stazione delle FF.SS. Era larga più o meno 20/25 metri per poi rastremarsi ai due lati estremi. Il mare lambiva la murata che sosteneva e tuttora sostiene il terrapieno della Villa comunale. La base di questa murata era concava in modo tale da permettere alle onde che la lambivano di scivolare via con una debole risacca. Naturalmente era completamente coperta da erbe marine.

Banchina ‘e zì Catiello

Banchina ‘e zì Catiello

I ragazzi che dalla “Banchina ‘e zì Catiello” volevano raggiungere la spiaggia dovevano necessariamente passare su questo tappeto di alghe. Era quindi facile scivolare, cosa che avveniva sovente, e che molte volte è capitato anche a me, per fortuna sempre senza danni. Verso la fine della primavera/inizio estate sulla spiaggia venivano montati su palafitte due stabilimenti balneari, con relative rotonde e cabine spogliatoio. Queste si protendevano verso il mare per una decina di metri oltre la spiaggia. Sono certo che uno di questi stabilimenti si chiamava “La limpida”; l’altro, mi sembra, “Il moderno”. Continua a leggere

Allegoria di Stabia - particolare (foto Maurizio Cuomo)

Allegoria di Stabia

a cura di Maurizio Cuomo

Da una lettera inviataci dal prof. Luigi Casale (di Bressanone), si evincono le tante perplessità che una persona può incontrare nell’ammirare la statua (si veda il sottostante rif. fotografico), posta in villa Comunale, a cui, purtroppo, “il vandalo” di turno, penso per una bravata, ha divelto la targhetta illustrativa.

Allegoria di Stabia (foto Maurizio Cuomo)

Allegoria di Stabia (foto Maurizio Cuomo)

Come vedremo la lettera, scritta da Luigi, in quanto persona colta (per supposizioni e interpretazioni) non si discosta poi tanto dalla realtà e con un po’ di fantasia, dà al lettore, nuovi interessanti motivi di riflessione. Ma il prof. Casale di certo rappresenta un caso raro, di certo non tutti, siamo in grado di interpretare cosa voglia esprimere con esattezza un artista con una determinata opera, e quindi mi chiedo: cosa potrà mai capire di questa statua, un turista di medio livello culturale, che non conosce affatto la storia della nostra Castellammare? Faccio pertanto appello, e ringrazio anticipatamente gli amministratori locali se vorranno investire qualche centesimo per allocare nuovamente ai piedi della statua una targhetta illustrativa, a beneficio di quanti, nel visitare Castellammare dovessero ammirare quello che per ora può considerarsi solo un “anonimo” monumento.


Ecco la lettera inviataci dal prof. Luigi Casale:

“Caro Maurizio, esiste una esplicitazione univoca (quella dell’artista oppure quella del committente) dei simboli della statua ritratta in foto, collocata alla fine del lungomare?
Il soggetto è evidente: una madre fugge e protegge il bambino da un mostro minaccioso. E’ fango o fuoco quello che le avvolge i piedi?

Certo, tra gli elementi simbolizzati c’è la vita (la maternità); se vuoi: la storia. E in entrambi i casi, quale che sia il rimando simbolico, di conseguenza anche l’affanno. Ma anche l’amore, la speranza, il progredire (che è pure progresso) verso un punto di salvezza. Naturalmente. Tutto questo nell’atteggiamento ansioso della mamma e nel fiducioso abbandono del figlio. La donna potrebbe rappresentare le mamme di Castellammare, o la Mamma, in generale. Esse proteggono i figli, e per essi si prodigano nel tentativo di offrirgli una prospettiva di vita più sicura e più serena. O è la stessa città, Castellammare, come compagine civile e sociale, storicamente definita (per esempio: quella romana, quella medievale, quella attuale e presente) che, già toccata dal male che l’afferra, proietta il figlio verso una riconquistata sicurezza.
E quel mostro personificato chi rappresenta? Dall’indicazione della donna (mano, sguardo) si direbbe il Vesuvio. O il mare. E se quel diavolo dalla testa alata invece di essere una forza della natura, fosse un’entità morale, o sociale? Un mostro che vive in noi, individui e collettività, e proprio per questo ci insidia da vicino? Qualcosa che la società stessa produce. Non dirmi che sono acqua e vento quelli che avvolgono la donna. Per cortesia, procurami ragguagli e notizie della sua collocazione: storiche, estetiche, sociologiche, e politiche.

Un saluto affettuoso. Luigi Casale”.


Corrispondenza di risposta:

Carissimo Luigi, la statua, da lei fotografata in villa Comunale, è intitolata “Allegoria di Stabia”. Questo monumento in bronzo fuso, opera dello scultore molisano Alessandro Caetani, fu inaugurato il 13 aprile 2003. La statua raffigura una donna che tenta di sfuggire alle ire del Vesuvio (gioia e dolori della storia cittadina stabiese). Continua a leggere