1930 – Scuola… di nuoto all’Acqua della Madonna

Gli anni ’30 a Castellammare
( nei ricordi dello stabiese Gigi Nocera )

PORTO SALVOAcqua della Madonna (anno 1933)

Avevo allora 7 anni e la mia famiglia abitava nel Palazzo dell’Acqua della Madonna, proprio di “rimpetto” alla fonte dove sgorgava ininterrottamente, giorno e notte, questa buonissima acqua. E, cosa importante, tutti se ne potevano approvvigionare senza pagare nulla. Certo, i signori incaricavano chi il portiere del palazzo, chi l’acquaiuolo più vicino casa, chi uno spicciafaccenda che per guadagnare qualche soldino si prestava a buttarsi nella mischia che si formava sulla banchina per accedere alla fonte che si trovava quasi a livello del mare, dopo essere scesi una scaletta scivolosa di 5/6 scalini. Gli stabiesi venivano da tutti i rioni, anche da quelli più lontani. Considerando però che la città non era estesa come lo è oggi, i più distanti erano quelli che abitavano verso Piazza Ferrovia. Per quelli della Caperrina o di Santa Caterina, di via Bonito o via Duilio giungervi era uno scherzo. Naturalmente dipendeva dalla capacità del contenitore che si voleva riempire (una “mummara”, un fiasco, una bottiglia, una damigianella). Continua a leggere

Immagini della Memoria (scolaresche)

Le Immagini della Memoria
(le scolaresche):

Scuole elementari Piazza Municipio anno 1947 3° classe maestro Gennaro TurcioScuole elementari Piazza Municipio – 3° classe – maestro Gennaro Turcio (anno 1947)
Scuole elementari Piazza Municipio anno 1949 5° classe m aestro Gennaro TurcioScuole elementari Piazza Municipio – 5° classe – maestro Gennaro Turcio (anno 1949)

Queste due bellissime immagini d’epoca vengono gentilmente concesse
dallo stabiese Michele Ferraiuolo dalla provincia di Bergamo.


 Archivio scolaresche:

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Il Solstizio…

Il Solstizio…

di Corrado Di Martino

Un’attenta lettura, e l’altrettanto attenta considerazione di un fatto miracoloso descritto in un testo antico; hanno avviato nel naturalista Nando Fontanella, una geniale intuizione.

La chiesa di san Michele al Molare (riprodotta fedelmente dal geom. Esposito Sansone Catello)La chiesa di san Michele al Molare (riprodotta fedelmente dal geom. Esposito Sansone Catello)

Il testo antico è L’Anonimo Sorrentino, un volume antico, del nono secolo, pervenutoci ad opera del teatino Antonio Caracciolo, che lo aveva tratto a sua volta nel 1626 da un remoto codice beneventano, che in una sorta di latino medievale, narrava la vita dell’abate Antonino. Questo testo, è stato condotto in traduzione ai più e a noi, dal professor Giuseppe D’Angelo: -già dal II secolo dopo Cristo e fino a tutta la seconda metà del 500, si susseguirono scorrerie barbariche,  che portarono lentamente alla caduta, la parte occidentale dell’Impero Romano. La piana del Sarno, fiume al tempo navigabile, gli acquitrini e le paludi che lo circondavano, resero vani gli attacchi della cavalleria longobarda; inutilizzabile anche per gli efficaci livelli di difesa allestibili sui monti Lattari. L’antica città stabiana, quindi, acquisì un’importanza vitale per quanti vi si sarebbero rifugiati, per sottrarsi alla ferocia barbara. In questo tratto temporale, si leva alla storia la figura del Vescovo di Stabia, Catello; particolarmente incline all’accoglienza solidale è detto “Santu Catiello, ‘o santo d”e furastiere”; il patrono dei forestieri. Le incursioni longobarde, fra 580 e 589,  arrivarono a razziare e devastare, finanche, il monastero di Montecassino, fu così che l’abate Antonino,  riparò presso il vescovo della Chiesa di Stabia. Nacque un sodalizio indissolubile, basato su stima e fiducia reciproca. Dediti alla preghiera sul monte Faito, i due santi ebbero una visione, l’Arcangelo Michele, gli esprimeva un volere: – Volo, inquit, ut in quo loco vos orationibus insistere soletis, et ubi cereum ardentem nuper vidistis, oratorium sub meo nomine construatis. Che il professor D’Angelo, in questo breve contributo, ci traduce in- Voglio, che in quel luogo in cui siete soliti attendere con zelo alla preghiera e dove dianzi vedeste un cero ardente, costruiate a mio nome un oratorio…

Il cero ardente, potrebbe essere il Molare che durante il solstizio d’inverno (20-:-25 dicembre di ogni anno) al passare del sole, assume l’aspetto di una candela accesa. Il gruppo Escursionisti Stabiesi e la troupe de’ l’Altra Rete project, hanno filmato il fenomeno, la suggestione vissuta ha davvero dello straordinario; buona “visione”.

Palazzo Farnese

Palazzo Farnese
( a cura del prof. Giuseppe D’Angelo, testo tratto da: “Rivivi la Città” )
Palazzo FarnesePalazzo Farnese

Nel 1566 don Ottavio Farnese, duca di Parma e Piacenza, dal 1541 signore di Castello a Mare di Stabia decise in seguito alle suppliche dei cittadini, di assicurare alla città un degno luogo per la sede della Corte del Governatore. Così la scelta cadde su un vetusto e antico casamento ad un piano, situato tra il Duomo e la strada Coppola. Dopo numerose ed ingarbugliate vicende, nel 1820 vi fu trasferita la sede dell’Amministrazione comunale, Nell’anno 1871, su progetto dell’Arch. Luigi d’Amora, la casa comunale fu ingrandita ed abbellita. Agli inizi del ‘900 fu costruito il secondo piano e rifatto lo stucco esterno, con il torrino laterale. L’Amministrazione comunale vi restò ininterrottamente sino all’ottobre del 1964, quando fu deciso il passaggio nei locali dell’ex Banca d’Italia (attuale Banca Stabiese) e il Palazzo Farnese fu abbandonato per circa un ventennio. Trascorso tale periodo il Palazzo Farnese dopo degna ristrutturazione è tornato ad ospitare la sede del Comune.

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