I cantieri metallurgici

a cura di Sebastiano Vitolo

Targhetta CMI (collez. Catello Esposito Sansone)

Targhetta CMI (collez. Catello Esposito Sansone)

Cenni storici:

Le industrie C.M.I. (Cantieri Metallurgici Italiani) nel 1924 vengono assorbite dal Gruppo Falck di Milano. Già presenti al nord Italia dall’inizio del ‘900, più tardi si insediano ed operano in Campania fino al 1995. Rinomatissimi furono i cantieri (C.M.I.) di Castellammare di Stabia, che in particolare erano specializzati nella costruzione di carri merci, la riparazione di carrozze e la fabbricazione di raccordi in ghisa per idraulica a differenza dei cantieri di Napoli in cui veniva effettuata la banda stagnata, e la zincatura di laminati. Continua a leggere

Le navi varate a Castellammare

a cura di Gaetano Fontana

Breve prefazione d’autore:

Un tempo il Varo di una nave rappresentava un giorno di festa per tutta la città. Tutti gli stabiesi erano orgogliosi di quella Nave frutto del lavoro di coloro che (e non erano pochi) con grande maestria, dedizione e sacrificio lavoravano nel Cantiere Navale. Ogni cittadino quel giorno era ancora più orgoglioso di essere Stabiese. Questa rubrica ha un duplice scopo. Il primo è quello di ringraziare coloro che hanno lavorato e ancora oggi lavorano nel nostro Cantiere. Il secondo é quello di ravvivare l’orgoglio Stabiese che negli anni è andato ad affievolirsi. Per questo nasce e rimarrà una rubrica “aperta”. Siete tutti invitati a contribuire. Il materiale esistente è vastissimo (si pensi a quante navi sono state costruite nel Cantiere della nostra Città) e chi ne è in possesso può inviarlo in redazione per ampliare la rubrica.

Figurina edizione B.E.A. anni 50

Figurina edizione B.E.A. anni 50

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Una reliquia di San Catello

articolo del dott. Carlo Felice Vingiani

Reliquia di San Catello

Reliquia di San Catello

Il recente ritrovamento di una piccola teca di metallo, delle dimensioni di 3cm x 2,5cm, contenente un frammento di incerta natura, recante un’etichetta che lo identifica come reliquia del protettore di Stabia, San Catello, ha generato numerosi interrogativi circa la sua storia e, ovviamente, la sua eventuale autenticità.

Ma andiamo per ordine. Prima di tutto, cos’è una reliquia?
Col termine reliquia viene indicata una qualsiasi parte del corpo di un Santo o di un Beato, o un brandello di un suo indumento, oppure un oggetto appartenutogli, o in qualche modo strettamente legato alla sua vita o alla sua morte.
La venerazione delle reliquie, pratica esistente in quasi tutte le religioni, era riscontrabile già in epoca paleocristiana, ma trovò particolare diffusione nel Medioevo, allorché le città e le chiese che ospitavano reliquie di Santi importanti divennero meta di pellegrinaggi, raccogliendo offerte più generose. Per soddisfare le tante richieste, si cominciò a considerare venerabili anche le cosiddette reliquie da contatto, ossia degli oggetti che avevano semplicemente toccato le reliquie vere e proprie.
Purtroppo, in conseguenza della aumentata domanda di reliquie, attorno ad esse si sviluppò un vero e proprio mercato e, conseguentemente, si registrò la diffusione anche di falsi. Per porre un freno al dilagare di questi ultimi, la Chiesa Cattolica, in occasione del Concilio di Trento, dispose che tutte le reliquie, per essere considerate autentiche, dovessero riportare un sigillo apposto dall’autorità religiosa competente1.

Quindi, la prima domanda che sorge è: sul reliquiario di San Catello, è presente un qualche sigillo che ne attesti l’autenticità? Continua a leggere

  1. Wikipedia, enciclopedia online a contenuto libero

Brevi note su San Catello, intervista a Giuseppe D’Angelo

San Catello nei pressi di Largo Spirito Santo

San Catello nei pressi di Largo Spirito Santo

Brevi note su San Catello, intervista a Giuseppe D’Angelo

di Corrado Di Martino

La devozione a San Catello è qualcosa di viscerale, di profondo; ho visto non credenti e bestemmiatori, rimanere attoniti in silenzio, al passaggio della “macchina da processione”. Ho visto fedeli piangere, altri, sentire scorrere dietro la schiena, quel brivido che tocca nel profondo, senza conoscerne la causa. Ho visto petali di fiori, lentamente, cadere dai balconi. Ho visto donne in preghiera, bambini con le mani giunte seguire il corteo del Santo, altri sventolare vessilli di carta o fazzoletti immacolati. Ho visto invalidi, sospinti da amorevoli parenti in processione o ai balconi, mostrare la propria devozione a San Catello. Ho visto, fotografi, cinereporter, curiosi, agenti delle forze dell’ordine, operai speranzosi, suore, mercanti e musicanti. Una liturgia ultra-generazionale, una liturgia eterna, se rapportiamo l’eternità alla nostra esistenza passata e futura. Ma quanto conosciamo il nostro Santo? Sappiamo da dove viene il nome Catello? 

In questa intervista, rilasciataci dal famoso storico stabiese e ricercatore di cultura e tradizioni locali; Giuseppe D’Angelo, viene spiegata, mentre la processione procede lenta, l’etimologia del nome Catello; è un nome latino o, etimologicamente, è greco? Intanto, riprendendo un’idea, un desiderio mai realizzato di don Gennarino Somma, il professor D’Angelo, invita la cittadinanza e le forze sane, a mobilitarsi per proporre San Catello, Patrono di Stabia, come Santo Protettore dei rifugiati, degli esuli, dei perseguitati da guerre e violenza. Il 15 gennaio di ogni anno, ricorre la giornata mondiale del rifugiato e del migrante, festeggiarne il Santo Protettore il 19, sarebbe un inestimabile vanto per la città.

Il San Catello di Viviani

a cura di Enzo Cesarano

“Oggi l’opera teatrale di Raffaele Viviani è considerata come l’unica affermazione realistica moderna”, con queste parole il critico Paolo Ricci, concluse la recensione altamente elogiativa, della sua opera “Padroni di Barche”, scritta nel 1937, lavoro dove l’azione nell’opera non ha valore figurativo, ma s’infrange come le onde del mare sugli scogli, nella realtà dei personaggi, i quali vanno a rappresentare la realtà generale di allora.
La trama di “Padroni di Barche” è ambientata a Castellammare di Stabia (città in cui l’autore è nato nel 1888) e il luogo prescelto è il porto, al quale si aggrappa il piccolo mondo dei protagonisti del dramma.

San Catello in processione (per gentile concessione della prof.ssa Maria Lucia Cervone)

San Catello in processione (per gentile concessione della prof.ssa Maria Lucia Cervone)

Evidenti sono i riferimenti alla città come le famose sorgenti d’acqua e i cantieri navali. Un particolare importante all’interno del lavoro teatrale, è il riferimento alla processione di San Catello, patrono della città. Nel primo atto dell’opera viene descritto il coro della processione che passa per le vie del porto dove, in un crescendo di intensità si arriva alla supplica di “Catiello Sansone”, uno dei personaggi principali, che rivolgendosi al santo, prega per ottenere la grazia per tutta quella povera gente che ogni anno ripete la processione portando per le strade di Castellammare la statua del patrono.
È un canto antico, come antica è la gestualità e i ritmi della processione che ripetendosi ciclicamente scandisce gli anni. È un inno che al primo ascolto può sembrare “aspro e duro”, sofferto e per alcuni versi struggente, che tutti noi stabiesi dovremmo conoscere e apprezzare:

“Catiello, campane a suna’:
jesce ‘o Sante pe’ tutt’a città!
‘A festa, ca ogne anno se fa,
tutt’a ggente s’‘o vene a pria’! 

Ogneduno lle vene a cerca’
chelli grazie, ca ‘o Sante c’‘e ffa’:
‘a fatica ca n’ha dda manca’:
previdenza, salute e magna’!

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