Terremoto: quando la memoria diventa costruttiva

23_11_1980

La data del terremoto che nel 1980 devastò la Campania e la Basilicata, causando migliaia di morti e ingenti danni in numerose località, deve restare scolpita nella mente come un comandamento nella pietra. La memoria storica è la base per pianificare razionalmente la nostra vita, affinché i danni che potrebbe provocare un nuovo evento sismico siano ridotti al minimo. Il ricordo quindi non deve essere inteso come un’àncora al passato ma, piuttosto, un trampolino verso il futuro.

Approfittiamo di questa ricorrenza per chiedere all’esperto sismologo Giuseppe Luongo, professore emerito di Geofisica della terra solida presso l’Università di Napoli Federico II, di chiarire alcuni aspetti legati alla sismicità del nostro territorio.

Prof. Giuseppe LuongoProf. Giuseppe Luongo

Per ragioni legate all’evoluzione geologica della Terra, l’Appennino – spiega il prof. Luongo – è un’area dove si accumula tensione nelle rocce che, per questo motivo, sono soggette a compressioni, stiramenti e piegamenti. Di tanto in tanto, le rocce sottoposte a queste tensioni si fratturano o si spostano, liberando l’energia accumulata che si propaga sotto forma di onde. I tremolii che noi chiamiamo terremoto non sono altro che il manifestarsi di queste onde sulla superficie terrestre. Il tratto di catena appenninica che più ci interessa, per quanto riguarda gli effetti della sismicità della provincia di Napoli e della fascia costiera campana, è il cosiddetto Appennino Campano-Molisano e la parte Lucana.

Ovviamente – precisa il sismologo – da questo scenario sono esclusi i terremoti che potrebbero originarsi dall’attività vulcanica. Generalmente però il vulcanismo produce eventi di minore energia che, tuttavia, potrebbero essere comunque pericolosi perché più superficiali. Un esempio classico per questo tipo di eventi è il terremoto di Casamicciola del 1883 o, volendo andare più in dietro nel tempo, il sisma che colpì Pompei e le altre città vesuviane nel 62 d.C., 17 anni prima della grande eruzione del 79. Continua a leggere

Le immagini della memoria

( della città di Castellammare di Stabia )

Nella rubrica “Le immagini della memoria”, esponiamo per il piacere di poterle rivivere (sia pur soltanto mentalmente), alcune vecchie immagini (inquadrature inedite, particolari interessanti e scorci suggestivi) della città di Castellammare di Stabia.

ultime immagini inserite:

Inaugurazione dell'autolavaggio di Via Mantiello (anni '70)Inaugurazione dell’autolavaggio di Via Mantiello (anni ’70)

Anni ’70 (inaugurazione dell’autolavaggio in via Mantiello (via Carrese)

( si ringrazia il sig. Catello De Riso per la gentile concessione )

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Presepi da Guinness – L’opera di don Antonio Esposito

articolo di Massimiliano Greco

Castellammare di Stabia vanta un’antica e radicata tradizione del presepe napoletano, per la collezione di pastori del ‘700 conservati nel Duomo, per la presenza di famiglie che hanno o hanno posseduto collezioni di pastori napoletani di grande pregio e per una folta schiera di artisti ed artigiani, alcuni di grande fama, che si sono dedicati e si dedicano tuttora  all’arte del presepe.

Presepe in Guscio d’uovoPresepe in Guscio d’uovo

Tra i presepisti Stabiesi, un ruolo di spicco occupa di diritto don Antonio Esposito, un sacerdote schivo e riservato, il mago della micro miniatura, come lo ha definito il Prof. Angelo Stefanucci, presidente dell’Associazione Italiana Amici del Presepio.

Nato nel 1917, attratto dalla vocazione religiosa entra nell’ordine dei Barnabiti per poi passare al clero diocesano. Si cimenta nella realizzazione dei presepi per puro caso; è il Natale del 1941 e per sfogare in qualche modo il dolore per la perdita della mamma, decide di realizzare un presepe in una piccola scatola. Continua a leggere

‘a Panarella (ovvero la funivia del Faito)

a cura di Maurizio Cuomo

Michelangelo Gargiulo, un nostro caro, assiduo frequentatore, che da molti anni vive in provincia di Varese, non ha esitato nemmeno un attimo a segnalarci questa sua piccola scoperta, che per noi sa di dolce amarcord e che di certo farà piacere a moltissimi dei nostri visitatori.

Castellammare di Stabia - 'a PanarellaCastellammare di Stabia – ‘a Panarella

Ma andiamo per gradi: circa un anno fa, Michelangelo ci scrive per segnalare di aver rivisto la “panarella” del nostro Faito; fin qui tutto liscio (spesso capita di rivederne una su riviste d’epoca o su cartoline), ma quando lui, nella sua e-mail precisa che la “panarella” (quella vera, che ogni buon stabiese vissuto a Castellammare tra gli anni ’60 e ’80, ha visto in funzione), oggi fa bella mostra di sé, nel museo dei trasporti “Ogliari” di Ranco (riconosciuto dall’UNESCO patrimonio dell’umanità), ho provato stupore e immenso piacere. Chiaramente la notizia era talmente bella per lasciarla cadere nel dimenticatoio, senza per altro darle la giusta considerazione e la benché minima rilevanza, che chiesi subito a Michelangelo di documentare questa sua piccola graditissima scoperta, con qualche immagine, ed ecco che pochi giorni fa, a distanza di quasi un anno, Michelangelo ci scrive nuovamente, per corredare con qualche foto la sua segnalazione. Continua a leggere