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Cantilene e filastrocche…

… nella tradizione stabiese

( a cura di Maurizio Cuomo )

“Cantilene e filastrocche, sono ricche di ritmo, rime ed assonanze, e proprio il non-senso è il loro pregio. Giocano sull’immediatezza, e sulla festosità del ridere. Quando si è perduto il contatto con la fonte letteraria (perché c’è sempre un “autore individuo”, anche se anonimo), a tutte queste stroppole (frottole), è difficile dare un senso logico, proprio perché negli anni la loro originalità, quasi sempre, finisce per essere contaminata con l’uso di un linguaggio moderno ( prof. Luigi Casale )”.

Cantilene e filastrocche

Cantilene e filastrocche

Interamente dedicata ai più piccoli e alle future generazioni stabiesi, questa rubrica annovera alcune tra le più antiche cantilene ancora in uso nella città di Castellammare di Stabia.

Ultima filastrocca inserita:

Egregi amici di Liberoricercatore, buongiorno. Vi racconto di una antica filastrocca, dedicata a S. Catello, che mi diceva mia nonna quand’ero piccolo. Mia nonna, nonna Carmela, era nata nel 1885, cresciuta e vissuta nel centro antico, in piazza Fontana Grande, ed era molto devota al nostro protettore S. Catello. Il testo della filastrocca, ancora presente nei miei ricordi, è il seguente:

Santu Catiello

Santu Catiello,

addò staje tu

ca si’ vicchiariello?

 

Nuje te venimme a truvà

e tu tante grazie c’ha fa!

 

Cumm’ nostro prutettore,

ce fa grazie e favori.

Santu Catiello nun c’abbandona!


Alcuni anni fa, la declamai ad un vecchio sacerdote che incontrai nella chiesa cattedrale, per sapere se lui la conosceva e se era solo uno stralcio di una filastrocca più lunga. Lui mi disse, però, di non averla mai sentita.

Oggi, ho deciso di proporla alla vostra attenzione di “ricercatori” per avere qualche notizia più precisa e completa e, in ogni caso, per diffonderla, se volete.

Vi saluto, con sincero affetto e stima e vi auguro Buon S. Catello, per la festa di domani. Cordialmente, Antonio Fabbrocino.

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San Catello – la storia del nostro Santo Patrono

Personaggi stabiesi

San Catello

la storia del nostro Santo Patrono

a cura di Maurizio Cuomo

Busto di San Catello (opera del M° Luigi De Martino - laboratorio artigiano alla via Rispoli)

Busto di San Catello (opera del M° Luigi De Martino – laboratorio artigiano alla via Rispoli)

La storia di San Catello

La storia di Catello, vescovo di Stabia e patrono della città di Castellammare di Stabia, purtroppo, non è ben chiara. Avvolta nel mistero e per alcuni tratti contraddittoria, la vita del Santo, fu trascritta per la prima volta dall’Anonimo sorrentino in un manoscritto risalente alla fine del IX sec. Intento a raccontare la storia di Sant’Antonino abate di Sorrento (strettamente collegata alla vita di San Catello), l’anonimo nei suoi antichi scritti, menzionando le vicissitudini che legano i due Santi, ha rilasciato numerose tracce descrittive anche di San Catello.

San Catello (stampa d'epoca)

San Catello (stampa d’epoca)

L’incontro tra i due Santi avvenne nella seconda metà del VI secolo, quando Sant’Antonino (monaco benedettino), scampato alla furia devastante del popolo longobardo, dopo diversi giorni di profugo cammino, giunto a Stabia, fu accolto dal vescovo Catello. Continua a leggere

La biblioteca, la memoria e la Cultura negata

Editoriale stabiese

La biblioteca, la memoria e la Cultura negata

l’editoriale di

Enzo Cesarano & Maurizio Cuomo

Biblioteca di Castellammare di Stabia (foto Mimmo Iodice)

Biblioteca di Castellammare di Stabia (foto Mimmo Iodice)

La fotografia che pubblichiamo, realizzata nel 1977 dal grande fotografo Mimmo Iodice, ritrae la biblioteca del Palazzo del Fascio di Castellammare di Stabia.

Un’immagine sobria e potente: tavoli ordinati, studenti concentrati ed immersi nello studio, scaffali di libri, silenzio. Un luogo vivo, attraversato dal sapere e dalla quotidianità.

La foto, reperita in rete e successivamente ripulita con l’ausilio dell’intelligenza artificiale, non è solo un documento visivo, ma una testimonianza storica. La foto mostra ciò che la biblioteca comunale è stata: uno spazio centrale nella vita culturale della nostra Castellammare.

Negli anni successivi, con la necessità di intervenire sull’edificio del Palazzo del Fascio, si decise di trasferire provvisoriamente il patrimonio librario e le attività a Palazzo Alvino da molti appellato come Palazzo Vanvitelli.

Una soluzione temporanea che avrebbe dovuto garantire la continuità del servizio pubblico, in attesa del pieno recupero della sede originaria. Purtroppo, col passare del tempo, quel “provvisorio ripiego” si è protratto all’inverosimile, divenendo nella sua evoluzione attuale, un servizio pubblico mal gestito e poco fruibile.

A denunciare ciò, è l’associazione “Gli Amici della Filangieri”, con un comunicato divulgato il 21 ottobre 2025, che a seguire ci onoriamo di rimettere integralmente: Continua a leggere

La statua lignea di San Catello

Storia e Ricerche

La statua lignea di San Catello

articolo di Maurizio Cuomo

San Catello (foto Michele Sarcinelli)

San Catello (foto Michele Sarcinelli)

La statua lignea di San Catello, un tempo interamente dorata, si trova sull’altare della cappella omonima nella Concattedrale di Castellammare di Stabia. I fedeli stabiesi la portano in processione ogni 19 gennaio, durante la festa liturgica, e la seconda domenica di maggio, in occasione della celebrazione del patrocinio.

Nel 1604, le autorità religiose commissionarono l’opera allo scultore napoletano Giovanni Battista, che la consegnò a Castellammare il 16 gennaio 1609. La statua raffigura il Santo Vescovo inginocchiato su un cuscino, con la testa alta e fiera, le braccia incrociate sul petto e vestito con abiti pontificali: Mitra, Piviale e Pastorale. L’espressione del volto e l’atteggiamento comunicano preghiera a Dio, incoraggiamento e conforto al popolo.

La Sacra Congregazione dei Riti approvò ufficialmente il culto di San Catello il 13 settembre 1729, riconoscendolo patrono di Castellammare di Stabia. Ancora oggi, la popolazione stabiese dimostra profondo affetto e devozione per il Santo, venerando da secoli questa preziosa e simbolica scultura.

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Antico decotto (febbre e raffreddore)

Piatti tipici stabiesi

Piatti tipici stabiesi

Antico decotto (febbre e raffreddore)

dai ricordi del sig. Sabato Capriglione

antico decotto

antico decotto

Questa antica tisana, tramandata di generazione in generazione, curava la tosse e il raffreddore nelle campagne di Castellammare, in quella che oggi conosciamo come via Schito.

Le famiglie raccoglievano con attenzione gli ingredienti e li conservavano con cura, in modo da averli sempre a disposizione durante l’anno, pronti per ogni necessità.

A occuparsi di questa operazione erano esclusivamente le donne anziane della famiglia, vere custodi di un sapere antico e prezioso, maturato nel tempo attraverso l’osservazione e l’esperienza.

Queste donne, esperte nelle virtù delle erbe officinali, conoscevano perfettamente quali foglie, radici o fiori utilizzare e in quali proporzioni mescolarli. Quando serviva, preparavano con gesti lenti e sapienti un efficace calmante naturale, espressione concreta della tradizione contadina e della conoscenza tramandata a voce.

In effetti, non serviva ricorrere a farmaci costosi o difficili da reperire: quella semplice miscela d’erbe rappresentava senza dubbio la migliore alternativa, non solo per la sua efficacia, ma anche per l’amore e la cura con cui veniva realizzata.


Ingredienti per ½ litro d’acqua:

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