Il Trieste a Castellammare (a sinistra si nota il forte borbonico prima della sua demolizione)

Il batiscafo Trieste

a cura di Antonio Cimmino

Il Trieste a Castellammare (a sinistra si nota il forte borbonico prima della sua demolizione)

Il Trieste a Castellammare (a sinistra si nota il forte borbonico prima della sua demolizione)

Nel 1953 il cantiere navale di Castellammare di Stabia registrò un interessante avvenimento scientifico e tecnologico: l’assemblaggio del batiscafo Trieste.
Il Trieste, progettato dallo scienziato svizzero August Piccard era formato da due elementi: lo scafo ed una sfera di acciaio spesso più di 12 centimetri. Lo scafo era stato costruito nel cantiere navale di Monfalcone mentre la sfera era stata costruita, in due pezzi, dalla Società delle Fucine di Terni.La professionalità delle maestranze del cantiere e la profondità del Golfo di Napoli presso Capri e Procida, furono determinanti per la composizione dell’originale battello atto a scendere a migliaia di metri nelle profondità del mare.
Piccard trovò l’entusiastica collaborazione di tecnici ed operai stabiesi nei difficili lavori di saldatura delle due semisfere e nell’adattamento allo scafo.

Galleria Immagini:

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Castellammare, Carl Wilhelm Götzloff

Castellammare di Stabia (pitture nostrane)

La pagina raccoglie le pitture che ritraggono Castellammare di Stabia. Opere senza tempo di vari autori che hanno celebrato una bellezza paesaggistica unica al mondo.

a cura di:
Maurizio Cuomo & Giuseppe Zingone

Ultima opera inserita:


Castellammare, Carl Wilhelm Götzloff

Castellammare, Carl Wilhelm Götzloff

Autore: Carl Wilhelm Götzloff

Titolo: Castellammare

Tecnica: Olio su tela

Dimensioni: 15 x 21,5 cm

Data: 1830/1840 circa

Opera apparsa su: Neumeister.com

Nota: Opera segnalata dall’architetto Salvatore Gallo, venduta assieme ad un secondo dipinto erroneamente segnata come Ischia.

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Stabiae-book

Rubrica a cura di Gaetano Fontana

Stabiae-book

Grafica di Adriano Landolfi

Con la presente rubrica ci pregiamo di rendere fruibile direttamente on-line una ricca collezione di volumi d’epoca curata da Gaetano Fontana, tale raccolta messa spontaneamente a disposizione dal curatore e diversi altri collezionisti (che per scelta personale preferiscono comunque rimanere nell’anonimato), è messa in essere per venire incontro alle esigenze di studenti, ricercatori  e studiosi che dovessero intraprendere delle ricerche a tema. La biblioteca virtuale terrà conto esclusivamente di pubblicazioni d’epoca preziose e introvabili di autori conosciuti e non, che hanno dato lustro alla città di Castellammare di Stabia. E’ possibile scaricare il file pdf di ciascun libro e poterlo stampare liberamente in sintonia con il principio fondamentale del nostro sito che la cultura deve essere accessibile a tutti in particolare quella che riguarda le nostri origini.


Ultimi e-book inseriti:

AAVV

Statuto della Società di Mutuo Soccorso dei Cantieri Metallurgici Italiani in Castellammare di Stabia (1918)

Si ringrazia il dott. Carlo Vingiani per aver messo a disposizione l’opera.

File pdf

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AAVV

Celebrazione cinquantenaria della Adorazione Perpetua nella Chiesa di S.Bartolomeo in Castellammare di Stabia (1974)

File pdf

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stabia di capua

Francesco Di Capua

Ricerche su Stabia e le sue acque (1929)

File pdf

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Elia Rotondo 

Alla cara memoria di Mons. Vincenzo Maria Sarnelli (1898)

Si ringrazia il dott. Carlo Vingiani per aver messo a disposizione l’opera.

file pdf

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Tutti i Volumi

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Allegoria di Stabia - particolare (foto Maurizio Cuomo)

Allegoria di Stabia

a cura di Maurizio Cuomo

Da una lettera inviataci dal prof. Luigi Casale (di Bressanone), si evincono le tante perplessità che una persona può incontrare nell’ammirare la statua (si veda il sottostante rif. fotografico), posta in villa Comunale, a cui, purtroppo, “il vandalo” di turno, penso per una bravata, ha divelto la targhetta illustrativa.

Allegoria di Stabia (foto Maurizio Cuomo)

Allegoria di Stabia (foto Maurizio Cuomo)

Come vedremo la lettera, scritta da Luigi, in quanto persona colta (per supposizioni e interpretazioni) non si discosta poi tanto dalla realtà e con un po’ di fantasia, dà al lettore, nuovi interessanti motivi di riflessione. Ma il prof. Casale di certo rappresenta un caso raro, di certo non tutti, siamo in grado di interpretare cosa voglia esprimere con esattezza un artista con una determinata opera, e quindi mi chiedo: cosa potrà mai capire di questa statua, un turista di medio livello culturale, che non conosce affatto la storia della nostra Castellammare? Faccio pertanto appello, e ringrazio anticipatamente gli amministratori locali se vorranno investire qualche centesimo per allocare nuovamente ai piedi della statua una targhetta illustrativa, a beneficio di quanti, nel visitare Castellammare dovessero ammirare quello che per ora può considerarsi solo un “anonimo” monumento.


Ecco la lettera inviataci dal prof. Luigi Casale:

“Caro Maurizio, esiste una esplicitazione univoca (quella dell’artista oppure quella del committente) dei simboli della statua ritratta in foto, collocata alla fine del lungomare?
Il soggetto è evidente: una madre fugge e protegge il bambino da un mostro minaccioso. E’ fango o fuoco quello che le avvolge i piedi?

Certo, tra gli elementi simbolizzati c’è la vita (la maternità); se vuoi: la storia. E in entrambi i casi, quale che sia il rimando simbolico, di conseguenza anche l’affanno. Ma anche l’amore, la speranza, il progredire (che è pure progresso) verso un punto di salvezza. Naturalmente. Tutto questo nell’atteggiamento ansioso della mamma e nel fiducioso abbandono del figlio. La donna potrebbe rappresentare le mamme di Castellammare, o la Mamma, in generale. Esse proteggono i figli, e per essi si prodigano nel tentativo di offrirgli una prospettiva di vita più sicura e più serena. O è la stessa città, Castellammare, come compagine civile e sociale, storicamente definita (per esempio: quella romana, quella medievale, quella attuale e presente) che, già toccata dal male che l’afferra, proietta il figlio verso una riconquistata sicurezza.
E quel mostro personificato chi rappresenta? Dall’indicazione della donna (mano, sguardo) si direbbe il Vesuvio. O il mare. E se quel diavolo dalla testa alata invece di essere una forza della natura, fosse un’entità morale, o sociale? Un mostro che vive in noi, individui e collettività, e proprio per questo ci insidia da vicino? Qualcosa che la società stessa produce. Non dirmi che sono acqua e vento quelli che avvolgono la donna. Per cortesia, procurami ragguagli e notizie della sua collocazione: storiche, estetiche, sociologiche, e politiche.

Un saluto affettuoso. Luigi Casale”.


Corrispondenza di risposta:

Carissimo Luigi, la statua, da lei fotografata in villa Comunale, è intitolata “Allegoria di Stabia”. Questo monumento in bronzo fuso, opera dello scultore molisano Alessandro Caetani, fu inaugurato il 13 aprile 2003. La statua raffigura una donna che tenta di sfuggire alle ire del Vesuvio (gioia e dolori della storia cittadina stabiese). Continua a leggere