Immagini della Memoria (archivio)

Immagini della Memoria

Le Immagini della Memoria
(galleria completa delle immagini):

Le Immagini della Memoria raccontano Castellammare di Stabia attraverso fotografie d’epoca. Libero Ricercatore, cura con passione questo prezioso archivio, che raccoglie scatti storici e frammenti visivi del passato stabiese.

Queste immagini provengono da fonti diverse. Alcune arrivano da giornali e vecchie riviste locali. Altre emergono da opuscoli dimenticati o da collezioni private. Ogni fotografia apre una finestra su un’epoca ormai lontana, ma ancora viva nel ricordo collettivo.


Ultima foto inserita (12 febbraio 2026):

Famiglia-Coraggio-al-Mercato-ortofrutticolo

Famiglia-Coraggio-al-Mercato-ortofrutticolo

Castellammare di Stabia (anno 1946): la famiglia Coraggio, storici operatori del mercato ortofrutticolo al posteggio dove oggi distribuiscono i sacchetti x la spazzatura.

Da sx: zio Ciccio, Antonio junior, nonno Antonio e Nicola Coraggio. Foto (restaurata ed acquerellata) gentilmente concessa dal carissimo Franco Coraggio.


I volti segnati dal tempo, le strade acciottolate, le botteghe di quartiere e le processioni religiose raccontano storie silenziose ma intense.

L’archivio non è statico. Al contrario, cresce nel tempo. Infatti, la selezione si arricchisce gradualmente grazie a continue ricerche e nuovi ritrovamenti. Ogni aggiunta rafforza il valore storico e culturale del progetto, trasformando semplici fotografie in tasselli di una memoria condivisa. Ogni immagine viene scelta con cura, valutata, contestualizzata e presentata con il rispetto che merita.

Lo scopo è chiaro: conservare la memoria visiva della città e condividerla con chi ama Castellammare. Grazie a questo lavoro, possiamo riscoprire volti, strade, edifici e momenti che altrimenti andrebbero perduti. Inoltre, le fotografie aiutano a comprendere meglio l’identità stabiese e il suo percorso nel tempo. Offrono spunti di riflessione, emozioni sincere e un senso di appartenenza profondo.

In sintesi, Le Immagini della Memoria non è solo un archivio. È un viaggio emotivo, una testimonianza visiva, un ponte tra passato e presente. E continuerà a crescere, foto dopo foto, per raccontare ancora e sempre Castellammare di Stabia.


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In ricordo di Luigi Casale

In ricordo di Luigi Casale

( la Redazione di LR )

Con sincera tristezza apprendiamo della scomparsa del prof. Luigi Casale, validissimo collaboratore di Libero Ricercatore.
La triste notizia ci viene comunicata dal fraterno amico Alfonso Santarpia, al quale va il nostro sentito ringraziamento per aver condiviso con noi questo doloroso momento.

Ho conosciuto la generosità del compianto Luigi, proprio a casa di Alfonso, quando all’incirca una trentina di anni fa, fece conoscere a noi, poco più che ventenni, “La Cantata dei Pastori”, opera della tradizione popolare a cui lui teneva particolarmente. Lì in quella particolare occasione, tra una riflessione ed un approfondimento, letteralmente affascinato dalle sue spiegazioni, forse furono gettate le radici per quello che poi sarebbe diventato il comparto “Tradizioni” di liberoricercatore.

Il prof. Luigi Casale

Il prof. Luigi Casale

Nato a Torre Annunziata, classe 1943, il prof. Casale è stato docente di liceo di latino e greco, pubblicista iscritto all’Ordine dei Giornalisti, uomo di fede e studioso appassionato del dialetto napoletano, del quale indagava con rigore e curiosità l’etimologia e la storia delle parole.

Generoso e sempre disponibile ad aiutarci, nel suo percorso di collaborazione con liberoricercatore.it ha curato la rubrica Pillole di cultura, partecipando con entusiasmo alla produzione di “Storie minime” e offrendo contributi presenti anche nelle sezioni dedicate a detti, motti e tradizioni locali. La sua presenza si è sempre distinta per la serietà dell’approccio, la generosità intellettuale e la disponibilità al dialogo umano e culturale.

Accanto all’insegnamento, che ha rappresentato una vera missione civile, ha coltivato una costante attività poetica, attenta ai suoni, ai ritmi della natura, al tempo e alla memoria. La sua scrittura, essenziale e meditativa, trova espressione nella raccolta «Cose così… fatte parole», da cui riportiamo questi versi:

Alba
Le ombre notturne
dileguano…

Nell’ora in cui i sogni
si perdono…

Tu limpida sempre
mi appari.

Alba!

(Luigi Casale, da «Cose così… fatte parole»)


Alla famiglia giungano le più sentite condoglianze: tutta la redazione si stringe in cordoglio per la perdita del caro Luigi, ricordandone con gratitudine la statura umana e culturale.


La S. Messa in suffragio avrà luogo giovedì 12 febbraio alle ore 15, presso la chiesa parrocchiale Joseph Freinademetz a Millan (Bressanone).

Seguirà il funerale in forma privata nel cimitero di Maria am Sand. La recita del S. Rosario si terrà mercoledì 11 febbraio alle ore 19.

Maurizio Cuomo
Direttore Responsabile
liberoricercatore.it

Accadde Oggi (11 febbraio)

Accadde Oggi a Castellammare di Stabia

a cura di Maurizio Cuomo

Accadde oggi a Castellammare di Stabia

Accadde Oggi


Accadde il 11 febbraio

L'Annunziatella

L’Annunziatella

Dal 1876 nella chiesa dell’Annunziatella si celebrano matrimoni e battesimi

L’11 febbraio 1876 è una data significativa per la memoria religiosa del territorio stabiese. Da questo giorno, infatti, i registri attestano che nella chiesa rurale dell’Annunziatella si celebrano stabilmente matrimoni e battesimi.

Un servizio pastorale rivolto alle famiglie delle campagne circostanti, allora ancora distanti dai principali centri parrocchiali.

In questo contesto, il piccolo edificio sacro consolida la propria funzione istituzionale. Non solo luogo di devozione, dunque, ma anche presidio religioso riconosciuto, capace di accompagnare i momenti fondamentali della vita comunitaria.

Così, tra fede e quotidianità, l’Annunziatella diventa riferimento per generazioni di abitanti del comprensorio rurale stabiese, contribuendo a definirne la storia locale.

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L’album di Ciro Denza

L’album di Ciro Denza

di Giuseppe Zingone

Ciro Denza, autoritratto in tarda età, Collezione privata, immagine ricolorata

Ciro Denza è stato un pittore italiano vissuto tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo. Nacque a Castellammare di Stabia l’8 febbraio 1844 e vi morì il 10 febbraio 1915.

Il giorno 7 aprile 1894, il giornalista Jalin, informa sul giornale Folchetto che una parte dei Congressisti medici della sezione idrologia e climatologia, il giorno 10 alle ore 13.00 andranno in visita al complesso termale di Castellammare, ai Bagni di Pozzano e sulla collina di Quisisana. Continua a leggere

‘O vrasiere

Gli Anni '30 a Castellammare

‘O vrasiere
( nei ricordi dello stabiese Gigi Nocera )

Breve premessa dell’autore:

Caro Maurizio, come promesso ti mando un altro mio ricordo (Gli inverni a Castellammare negli anni “30”). Non mi resta quindi che fare a te, alla tua Famiglia, agli amici tutti che frequentano il tuo, il nostro Sito, gli auguri più sinceri e cari.

Un abbraccio, Gigi.


 ‘O vrasiere

Nnant’ ‘o vrasiere cummigliato ‘e cennere
Simmo rummase tutta na jurnata,
sentenne ‘a notte a ppoco a ppoco scennere
‘ncopp’ a sta casa fredda e abbandonata.

Nce ha cuòvete a’ ‘ntrasatta sta vernata!
Tengo n’aniello ‘argiento; o vaco a vennere
P’avè n’aceno ‘e fuoco. Stai gelata,
e cchiù te parlo, e meno me può ‘ndennere.

Vierno passato nun facette ‘a neva?
‘A casa tale e quale, senza fuoco,
ma pure – te ricorde? – ‘o fuoco ardeva.

E ardeva dint’a ll’uocchie tuoie lucente,
dint’ a ll’anema toia che a poco a poco
s’è fatta fredda, muta, ‘ndifferente.


'o vrasiere

‘o vrasiere

Questa bella poesia di Libero Bovio mi ha riportato indietro negli anni, quando negli anni ’30 l’inverno a Castellammare si presentava col suo freddo e noi l’affrontavamo con rimedi poco adatti: c’‘o vrasiere! Poiché penso che ne esistono ancora pochi in giro perché in disuso e quindi per i più giovani che forse non ne hanno mai visto uno cerco di descriverlo.
Normalmente era di rame, rotondo, col fondo basso e con il bordo che poggiava su una base di legno, anch’essa rotonda, sollevata dal pavimento una decina di centimetri da quattro supporti sempre di legno.

Dentro questo recipiente bruciava lentamente della carbonella. Per evitare che i bimbi più piccoli, o anche più grandicelli, ma maldestri nei giochi (cioè quei bambini che tenevano “l’arteteca” ) ci cascassero dentro, il tutto era coperto da una specie di cupola che poggiava sulla base di legno. In molte occasioni su questa cupola si mettevano ad asciugare dei piccoli indumenti. Questa protezione però molte volte non impediva che qualche bambino ci cascasse dentro con le mani o col sederino. Allora erano corse al San Leonardo, l’ospedale che si trovava nella Piazza del Municipio. Continua a leggere