Una pipa in terracotta riemerge dal passato
il ritrovamento nella chiesetta di San Raffaele Arcangelo
articolo di Maurizio Cuomo
Nel corso di ricerche sul campo, non di rado, mi è capitato di rinvenire dei reperti, utili a descrivere e a corredare lo studio approntato. Scritte murarie, grossi chiodi arrugginiti, cocci di suppellettili e frammenti di riggiole, molto spesso sono lì e attirano la nostra attenzione.
In linea di massima, l’oggetto, una volta fotografato e repertato, è lasciato sul posto, nella stessa identica posizione in cui è stato rinvenuto. Questa scelta nasce dalla consapevolezza che, così facendo, lo stato dei luoghi rimarrà inalterato, a beneficio di chi in futuro sopraggiungerà per eventuali ricerche.
Oggi vi voglio parlare di un ritrovamento singolare fatto molti anni fa, durante uno dei nostri sopralluoghi esplorativi sulla zona collinare di Castellammare di Stabia.
Nei pressi del Santuario della Madonna della Libera, tra le rovine della chiesetta sconsacrata di San Raffaele Arcangelo, una pipa in terracotta d’epoca riemerse da una parete danneggiata e consumata dal tempo.
La pipetta color cuoio, sporgeva timida da un pezzo di parete, ormai crollato e consunto dal tempo. Staccatosi dalla muratura erosa dalle intemperie, questo modesto pezzo di muratura privo della sua malta di finitura, giaceva in un cumulo di calcinacci, lasciando intravedere una porzione di pipa in esso inglobata.
Da ciò, è apparso chiaro che qualcuno, forse uno dei muratori, o lo stesso committente, aveva posto volutamente la pipa quando il muro della cappella era ancora fresco e non si era ancora consolidato..
La pipa, pur segnata dal tempo, a uno sguardo attento, conserva intatti i suoi tratti essenziali. Realizzata in terracotta, ed ornata da fregi artistici, è di manifattura antecedente al periodo in cui fu costruita la chiesetta, oggi in rovina.
- Pipa in terracotta (particolare del fregio)
- Pipa in terracotta (particolare del fregio)
Questo piccolo ritrovamento, lascia immaginare un gesto simbolico, forse rituale: un’ultima fumata, una “preghiera” e l’inserimento nell’impasto cementizio ancora fresco della parete.
Il luogo del ritrovamento, un tempo carico di spiritualità e silenzio, rende ancora più suggestiva questa presenza. Abbiamo documentato l’oggetto con fotografie dettagliate, lo abbiamo repertato e oggi, a distanza di anni dal suo rinvenimento lo custodiamo, a futura memoria.
Questa pipa non è solo un oggetto antico. È una traccia, una memoria concreta. È il segno silenzioso di un tempo che continua a parlare a chi sa ascoltare.
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