CURIOSITA’ ANTIFASCISTE DELL’ACOUA ROSSA!?
( su gentile concessione della dott.ssa Maria Francesca Ruggiero )
L’articolo pubblicato a seguire è ricavato da un documento dattiloscritto inedito.
I vecchi stabiesi di 59 anni fa (gente fiera e religiosissima, ospitale e parsimoniosa) nelle lunghe serate invernali narravano, tra l’altro, le virtù meravigliose dell’acqua rossa guariva il male agli occhi, (forse congiuntiviti, infiammazioni e simili) bastava berne una giarra (circa 2/3 di litro) per far seomparire lo stato di ubbriachezza alcolica e, sia detto a sommesso avviso, anche quello di incipiente gravidanza nelle donne incinte. (Altro che pillola!)
E’ un’acqua gradevole-acidula-frizzante, colore in rosso-ruggine le pietre su cui scorre, ritenuta fortemente radioattiva (?) e forse se ne ignora ancora Ia sus composizione chimica. Molti la ricordano sgorgante in un incavo di una parete rocciosa e, l’attingevano con circospezione in fonde ad un terraneo al N°65 di via Brin; per tradizione si dice efficace nelle infermità oculari, nell’ebbrezza alcolica e anticoncezionale.
Nei primi anni del periodo fascista, si vuole che il locale segretario politico, avesse perduto il sonno e l’appetito a causa dell’acqua rossa; non a torto ritenuta politicamente antifascista per il colore e tecnicamente antidemografien per l’effetto. Ahimè! Ben due volte in opposizione alla campagna fascista per l’incremento delle nascite! Naturalmente l’uomo in orbace con mano libera e passo leste corse ai ripari fece senz’altro inquinare la parte prossima alla fonte mediante il passaggio di una conduttura fecale. Da allora non si è più parlato dell’acqua rossa, la quale, innocente perseguitata politica, attende ancora la com-pleta riabilitazione che gli è dovuta!
L’episodio sostanzialmente ridicolo, se da un lato mette il buon umore, dall’ altro ci permette di constatare come da allora, molta acqua rossa sia passate sot-to il pavimento della latteria “da Mario” e del terraneo Nº 65 di via Brin, entram-bi attigui allo smistamento delle acque imbottigliate dell’I.A.Μ.Μ.- In effetti, il provvedimento fascista, ancora in vigore, giovò esclusivamente all’acqua rosse, indisturbata dalle manipolazioni dell’uso, non certamente all’incremento demografico e tanto meno alla carriera fascista di quel segretario politico!
V.S. deve scusare se ancora per poco si sofferma la Sua cortese attenzione, su quanto gli annali di Stabia ci dicono in proposito Plinio, nella sun Historia Naturalis dice:…. “fra le tante acque, di un’acqua chiamata Dimitia”; in seguito meglio chiarita dal Dr. De Majo che “trattavasi di un’acqua acidula che tingeva in rosso le pietre e per la sua posizione centrale, fu detta Dimitia”. Anche Eliodoro parla di un’acqua rossa sgorgante dal monte Gauro (Faito) usata dagli stabiesi quale rimedio nelle malattie degli occhi.
Il segretario fascista senza saperlo, aveva avuto 185 anni prima (anche se per motivi diversi) un valido alleato nel Dr. Luca Raffone, medico (et cerusico) del Vescovo di Stabia Mons. Falcoja (1740). Quell’antico sanitario contrario o allergico a tutte le acque minerali della n/s Città, così sentenziava: “Quanti la bevevano, tutti sarebbero morti in autunno, perchè velenose et perniciosissi-me, etc.” In quell’epoca la conoscenza poco nota, scientificamente, delle acque stabiano, fa ritenere che le ragioni di quell’affermazione (oggi balorde) poteva no essere due motivé religioso connesso alla necessità essenziale di popolare il n/s territorio troppo grande con una popolazione troppo piccola di appena 9 mila abitanti circa, Motivi questi che confermerebbero in capacità anticoncezione-le dell’acqua rossa, constatata casualmente nel ‘700, nota e usata con molte ri-servatezza (quacchern) nell’800.
Intento l’acqua rossa, non v’è dubbio, indifferenten tutte le vicende, da tempo immemorabile scorre ancora a corso perenne; silenziosamente va a mescolarsi nel mare poco lontano, accompagnata dai nostri migliori auguri che non se ne perda il ricordo della sua innocente esistenza medicamentosa e non maliziosa co-me la pillola! Per ora non rimane che da chiedersi se l’acqua rossa agorgasse a Fiuggi, Montecatini o in altre Stazioni termali, sarebbe ignorata e dimentica-ta come a C/mare di Stabia ?!

PROMEMORIA.
Sia consentito di esporre a V.S. una situazione che non potrebbe essere trascurata e rinviata.
Nelle due riunioni relative al 2º Piano Regolatore Generale (P.R.G.) della n/s Città, il prof. Bequinot riscosse indubbiamente il maggior consenso dei partecipanti. Fu affermato, tra l’altro, che per i vecchi edifici sono previsti lavori di ristrutturazione, bonifica e simili, da realizzarsi (sembra) nel futuro imprecisato; ma che è indispensabile abbreviare sollecitamente con assolutn priorità sui nuovi edifici che andranno a costruirsi e a ristrutturarsi.
Non tutti i fabbricati ultracentenari sono in condizioni di attendere la prevista ristrutturazione. Tra questi si annovera all’attenzione di V.S., l’isolato prospi-ciente sulle antiche Terme, composto di sei vecchi edifici fatiscenti, che formano un corpo unico di fabbricato di 240 vani e 74 proprietari. Ospita altrettante famiglie, che vivono di vita riflessa dell’attività stagionale dell’anti-co stabilimento termale.
L’isolato presenta delle lesioni che interessano le due cantonnte estreme, in piazza Amendola (inizio di via Brin) visibili dall’esterno e al vico Cristallina, parzialmente crollato nel 1944. le lesioni vengono aggravate dalle conti-nue vibrazioni prodette dalle scorrimento del traffico veloce e pesante. Incorporato nell’isolato, v’è pei, la vanella Cristallina, tristemente famosa, fonte di brutture malsane e di fetore, assolutamente antigienica e maleodorante per le abitazioni che la circondano, si affacciano e vi immettono le proprie condutture fecali.
L’iniziativa dei proprietari interessati di provvedere al robustamento dell’edificio più esposto in piazza Amendola 4, è inibite da due paure uguali e contrarie quella certa di dover finanziare i lavori, quando non si hanno i mezzi economici e quella incerta di un crollo potenziale, ma possibile! A favore della prima partecipa il dubbio circa la convenienza delle riparazioni, ritenute inutili dal definitivo smembramento dell’isolato previsto dai precedenti P.R.G.; senza tener conto degli atteggiamenti negativi (sfiducia, pessimismo e diffiden-za)di molti, ai quali appare sospetto persino l’interessamento di chi volesne tutelare i comuni beni immobiliari !
Invero, nel 1954 non maneò l’iniziativa dei proprietari del detto edificio, di ripararlo con il contributo dello Stato sui danni di guerra, subiti nel bombardamento navale del 1944; fu prodotta persino la documentazione, ma per motivi burocratici ed economici il proposito fu definitivamente abbandonato. Occorreva, tra l’altro, eseguire prima le opere a proprie spese, per ottenere poi, a tempo imprecisato un contributo di circa un terzo delle spese realmente sostenute.
In queste condizioni di stagnante autolesionismo gli errori non sono nê pochi, nè di lieve entità; evidenziano infatti varie componenti del problema: la tutela dell’incolumità verso terzi e chi abita gli edifici staticamente com-promessi, la turbativa da evitare al vicino termalismo, già ridotto, all’intenso traffico veicolare etc. D’altra parte l’intervento d’ufficio degli organi tecnici comunali, con i soliti provvedimenti di sgombro e recinzione, sono quanto mai inadatti. Non risolverebbero interamente la questione, che rimarrebbe anch’essa aperta, come la ristrutturazione, per il futuro imprecisato con tutte le conseguenze che comporterebbe lo sgombro degli edifici e la recinzione di sicurezza al bivio stradale.
Si potrebbe ritenere idoneo solo un provvedimento straordinario del comune, di far eseguire in vin eccezionale le opere di robustamento da un’impresa edile; le spese anticipate per conto dei proprietari, potrebbero essore versate ratenlmente dagli stessi, con la medesima sendenza delle imposte dirette di fondiaria.

Nei limiti della legge sull’edilizia economica e popolare, qualora la volon-tà politica, con un salto di qualità, patrocinasse a favore della ricostru-zione dell’isolato, il problema di avere finalmente una casa sana e decente nell’antico rione termale, sarebbe definitivamente risolto nel migliore dei modi; con esso certamente anche quello di eliminare lo spopolamento della zona, di cui il malessere abitativo è causa primaria.
In realtà, la ristrutturazione di questo isolate, importante per la collocazione sua per, potrebbe redimere o mutare la situazione antigienica preesistente nelle sue stesse strutture?
Molti si chiedono “l’isolato sarà ristrutturato, ricostruito o de-finitivamente abbattuto? Una precisa risposta sarebbe necessaria per gli orientamenti che il caso propone con urgenza e compendia nel binomio: casn malsana, senza prospettive !
Non sembra superfluo formulare l’augurio che il P.R.G. della n/s Città, possa essere davvero, (nella sua attuazione, lo strumento di disciplina urbanistica al servizio dei cittadini, collocati al centro dei piani particolareggiati e non ai margini! I precedenti P.R.G. rappresentarono l’espres-sione di una sfiducia generale, che i loro autori ampiamente meritarono !
C/mare di Stabia, 23 ottobre 1971
Collaboratore di Redazione
Appassionato di immagini d’epoca di Castellammare è curatore di diverse rubriche, tra cui: “Le stampe antiche” e “Le navi varate a Castellammare”.

