Nel Parco della Reggia di Quisisana
a cura di Enzo Cesarano
Castellammare di Stabia – frammenti di un’eleganza perduta
Un tempo, la nostra città non era solo bella. Era nobile.
Era la Castellammare dei Borbone, dei soggiorni regali, dei ricevimenti in villa, degli intellettuali in villeggiatura.
Una città scelta non per caso, ma per vocazione. La natura aveva già fatto il suo: il mare, i monti, le sorgenti. Ma non bastava. Per servire la corte, l’aristocrazia napoletana e la borghesia colta, serviva anche una bellezza costruita, una grazia composta.
Castellammare non era una città stagionale. Era una città scenografia, dove ogni angolo doveva essere all’altezza di chi l’abitava o la visitava.
Ville, statue, fontane, giardini all’italiana: ogni cosa parlava il linguaggio della misura, del gusto, della civiltà. Era una città che viveva per e con il bello.
Oggi restano tracce. Silenziose, ma ancora eloquenti.
Testimonianze di ciò che siamo stati. Di ciò che potremmo ancora essere, se solo volessimo ricordare.









