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Il torroncino dei morti

Il “torroncino dei morti”

a cura di Maurizio Cuomo

Il torroncino dei morti

Il torroncino dei morti

Quest’oggi parleremo del “torroncino dei morti”, un tradizionale dolciume dal cuore tenero, che dalle nostre parti, il 2 di novembre, giorno della Commemorazione dei defunti, si usa regalare alla donna della propria vita. Ebbene, per quanto abbia potuto ricercare, sembra che: il dove, il come e il quando abbia avuto origine questa usanza non è del tutto ben chiaro (qualcuno dalle nostre parti ha azzardato nel dire che la suddetta usanza risalga almeno a 150 anni fa, personalmente non avendone certezza e soprattutto non avendone avuto alcun riscontro documentario, preferisco evitare datazioni di sorta), per cui mi limiterò nel dire che per testimonianza orale tramandata, questa usanza era in auge dalle nostre parti già a fine ‘800, tradizione peraltro radicata un po’ in tutta la regione Campania. Continua a leggere

Testo musicale: "Quanto è bello 'stu Paese" collezione privata "Bonuccio Gatti"

Testo musicale: Quanto è bello ‘stu Paese

Tiempe belle ‘e ‘na vota

“Tiempe belle ‘e ‘na vota, tiempe belle addó’ state? Vuje nce avite lassate, ma pecché nun turnate?”, parafrasando per intero il ritornello di una vecchia canzone di Aniello Califano, rimettiamo all’attenzione degli affezionati lettori la presente rubrica in cui vengono raccolti, numerosi documenti che testimoniano in modo semplice ed affascinante un passato stabiese non molto remoto. Un passato che sembra essere distante anni luce dai giorni nostri e dal nostro moderno modo di vivere (o sopravvivere) in una società sempre più frenetica e opprimente, che impone un modus vivendi affannoso e alla continua ricerca della modernità o di una acclamata effimera moda del momento. Al fine di salvaguardare, in una vera e propria “banca del ricordo”, il passato tracciato dai nostri padri (il cui solco, purtroppo, per i motivi di cui sopra, sembra svanire e perdersi come le tracce sulla sabbia di un bagnasciuga battuto dalle onde di un incontrollabile burrascoso progresso), verranno qui raccolte e proposte delle rare immagini, locandine d’epoca e quant’altro possa testimoniare l’indiscutibile e fervente attività economica svolta a Castellammare di Stabia, nei bei tempi che furono…

Maurizio Cuomo

Testo musicale: "Quanto è bello 'stu Paese" (collezione privata "Bonuccio Gatti").

Testo musicale: “Quanto è bello ‘stu Paese” (collezione privata “Bonuccio Gatti”).

Testo musicale: “Quanto è bello ‘stu Paese” (collezione privata “Bonuccio Gatti”).

"L'Artistica Fontana", oggi... (foto Bonuccio Gatti).

L’Artistica Fontana della Scuola “Basilio Cecchi”

a cura  del prof. Bonuccio Gatti

Panoramica della scuola

Panoramica della scuola

I lavori per la costruzione dell’edificio scolastico denominato “Basilio Cecchi”, attualmente sede del I Circolo Didattico di Castellammare di Stabia, iniziarono nel 1910 nel luogo chiamato “Fondo San Catello”, appartenente già dal 1314 alla Famiglia Coppola, divenuto poi nel ‘900, proprietà del Comune. In questo luogo furono realizzati anche il Mercato Ortofrutticolo, il Palazzo dei Mutilati ed altri edifici per civili abitazioni. Questo edificio è stato la prima struttura scolastica costruita a Castellammare e, fino al 1958, sede dell’unica Direzione Didattica della nostra città.

Anni '50: l'ingresso della Scuola Elementare "Basilio Cecchi"

Anni ’50: l’ingresso della Scuola Elementare “Basilio Cecchi”

Nel 1933 nel cortile principale di questa Scuola, che all’epoca era intitolata a “Sandro Mussolini”, fu realizzata, grazie all’impegno dell’allora Direttore Didattico Michele Palumbo, un’Artistica Fontana su cui troneggiavano due pregevoli sculture in marmo dell’inizio del ‘600: un leone che lotta con un’idra ed una leonessa nell’atto di proteggere i cuccioli. I due gruppi marmorei una volta si trovavano sulle colonne del cancello d’ingresso ai Boschi di Quisisana.

Dall’originaria ubicazione furono tolti ed abbandonati nel viale d’ingresso al Palazzo Reale fra terreno umido, sterpaglie e rifiuti vari, perché, probabilmente le intemperie e forse l’incuria degli uomini li avevano resi bisognosi di qualche restauro. Il Direttore Palumbo, previa autorizzazione della Soprintendenza ai Monumenti, recuperò le due sculture, le fece restaurare a proprie spese per poterle poi sistemare sulla costruenda Fontana. I lavori per la realizzazione della Fontana furono diretti dall’Architetto Giuseppe Pandolfi ed eseguiti dall’appaltatore Giuseppe De Simone che lavorò gratuitamente con la sua squadra di operai la domenica. Il materiale da costruzione fu fornito gratuitamente dalla Ditta Vincenzo Cosenza e figlio, mentre le piante che abbellivano la struttura furono in gran parte donate dalla Nobildonna Renata Lucina Fusco, la spesa approssimativa per la realizzazione di quest’opera d’arte, che una volta conferiva decoro e bellezza alla nostra Scuola, fu di quattordicimila lire (gli attuali sette euro).

13 luglio 1933: gli alunni sfilano all'inaugurazione dell'artistica fontana

13 luglio 1933: gli alunni sfilano all’inaugurazione dell’artistica fontana

La Fontana fu inaugurata nel pomeriggio del 13 luglio 1933 con una solenne cerimonia con l’intervento delle Autorità cittadine e della popolazione e valse come cerimonia di chiusura dell’anno scolastico. Dopo la benedizione pontificale impartita, su delega di S. E. il Vescovo della Diocesi, dall’Ispettore di religione Monsignor Don Francesco Pandolfi, la madrina, figlia del Podestà dell’epoca, infranse la rituale bottiglia di spumante gentilmente offerta dalla Ditta Iazzetta di Castellammare di Stabia. Continua a leggere

Tariffe carrozzelle - anno 1953 (coll. Bonuccio Gatti)

Tariffe carrozzelle – anno 1953

Tiempe belle ‘e ‘na vota

“Tiempe belle ‘e ‘na vota, tiempe belle addó’ state? Vuje nce avite lassate, ma pecché nun turnate?”, parafrasando per intero il ritornello di una vecchia canzone di Aniello Califano, rimettiamo all’attenzione degli affezionati lettori la presente rubrica in cui vengono raccolti, numerosi documenti che testimoniano in modo semplice ed affascinante un passato stabiese non molto remoto. Un passato che sembra essere distante anni luce dai giorni nostri e dal nostro moderno modo di vivere (o sopravvivere) in una società sempre più frenetica e opprimente, che impone un modus vivendi affannoso e alla continua ricerca della modernità o di una acclamata effimera moda del momento. Al fine di salvaguardare, in una vera e propria “banca del ricordo”, il passato tracciato dai nostri padri (il cui solco, purtroppo, per i motivi di cui sopra, sembra svanire e perdersi come le tracce sulla sabbia di un bagnasciuga battuto dalle onde di un incontrollabile burrascoso progresso), verranno qui raccolte e proposte delle rare immagini, locandine d’epoca e quant’altro possa testimoniare l’indiscutibile e fervente attività economica svolta a Castellammare di Stabia, nei bei tempi che furono…

Maurizio Cuomo

Tariffe carrozzelle - anno 1953 (coll. Bonuccio Gatti)

Tariffe carrozzelle – anno 1953 (coll. Bonuccio Gatti)

Tariffe carrozzelle – anno 1953

(coll. Bonuccio Gatti)

'O juoco d''e nucelle

‘O juoco d”e nucelle

‘O juoco d”e nucelle
( Il gioco delle nocciole )

'O juoco d''e nucelle

‘O juoco d”e nucelle

Fino agli anni ‘60, era tradizione, per la maggior parte dei ragazzini, dei vari quartieri e rioni di Castellammare, giocare con le nocciole durante il periodo delle festività natalizie. Era un gioco semplice e senza grosse pretese, bastava avere soltanto una buona coordinazione oculo-manuale e naturalmente le nocciole. Ci si riuniva in gruppo, poi ogni partecipante doveva preparare il suo carrillo formato da tre nocciole poste una accanto all’altra sormontate da un’altra nocciola. I carrilli, così preparati, si mettevano insieme su uno spiazzo del cortile o della strada, poi si faceva ‘o tuocco cioè la conta e il designato dalla sorte, postosi ad una determinata distanza, tirava il primo colpo con una nocciola più grande delle altre chiamata menangola, e cercava di colpire e di far cadere il maggior numero di carrilli, che naturalmente vinceva. Continua a leggere