
L’esule savoiardo all’ombra del Faito
di Giuseppe Zingone
Xavier de Maistre (1763–1852), nacque a Chambéry (Savoia) in una famiglia aristocratica fedele ai sovrani di Sardegna, la sua vita cambiò radicalmente nel 1792, quando le truppe rivoluzionarie francesi invasero la sua terra. Xavier, ufficiale dell’esercito sardo, rifiutò di servire i nuovi padroni e scelse la via dell’esilio.
Si arruolò nell’esercito dello Zar, seguendo il generale Suvorov. In Russia fece una brillante carriera militare (diventando generale), combattendo nelle guerre napoleoniche. Tuttavia, l’esilio fu per lui una ferita sempre aperta, addolcita solo dal suo matrimonio con una nobildonna russa, Sofia Zagriajski.
Nonostante il successo militare, la sua vita fu funestata dalla morte di tutti i suoi figli. Fu proprio il tentativo di salvare gli ultimi due, malati di tisi, a portarlo in Italia tra il 1826 e il 1838, soggiornando a lungo tra Napoli e Castellammare, dove sperava che il clima mite facesse il miracolo che la medicina russa non poteva compiere.1
Il testo di riferimento per questa breve ricerca è: OEUVRES INEDITES DE XAVIER DE MAISTRE, Con uno studio e appunti Di EUGENE REAUME, PARIS ALPHONSE LEMERRE, ÉDITEUR 1877, opere in due tomi. Trattandosi di due volumi, e per evitare noiose lungaggini, abbiamo volutamente riportato solo i punti in cui si parla di Castellammare.
Nel primo volume, Réaume analizza la corrispondenza e la vita privata del generale, evidenziando il ruolo terapeutico e affettivo della nostra città.
Il rifugio dell’anima: Castellammare viene descritta come il luogo in cui de Maistre ritrovò una parvenza di felicità domestica, nonostante il presagio della tragedia. Lì formò un sodalizio strettissimo con la famiglia di Marcellus.
«C’est à Naples et à Castellamare qu’il vécut comme un hôte aimé… Il y formait, avec la famille de M. de Marcellus, une sorte di petite cour…» (Tomo I, p. 116).
La motivazione del soggiorno: Viene esplicitato il motivo del suo stabilirsi nelle nostre zone: la salute dei figli. Castellammare non era dunque solo una meta turistica, ma l’ultima trincea contro la malattia.
«Il espérait que l’air d’Italie sauverait ses deux derniers enfants… il passa douze ans à Naples, à Castellamare…» (Tomo I, p. 115).
La nostalgia del sole: Una volta tornato in Russia, il ricordo di Castellammare divenne per lui un’ancora di salvezza mentale contro la solitudine e il gelo.
«…ce soleil de Castellamare dont le souvenir le réchauffait encore dans le désert de glace du Nord.» (Tomo I, p. 117).
I Riferimenti a Castellammare nel Tomo II: Scienza, Mito e Arte
Il secondo volume raccoglie, invece, frammenti e testimonianze dirette di chi condivise con lui i giorni stabiesi, rivelando il de Maistre scienziato e sognatore.
L’osservazione scientifica: Il Conte di Marcellus racconta come Xavier, durante le escursioni nei pressi di Castellammare, applicasse il suo rigore scientifico ai fenomeni naturali. Celebre è l’analisi della luce azzurra in una grotta marina.
«À Castellamare, nous cherchions ensemble la source d’Artacie… Xavier m’expliquait avec la précision d’un physicien les jeux de la lumière sur l’onde.» (Tomo II, p. 432).
La sovrapposizione col mito omerico: De Maistre, uomo di profonda cultura classica, amava immaginare che le sorgenti di Castellammare fossero le stesse descritte da Omero nell’Odissea, in particolare la fonte Artacia.
«Il se plaisait à retrouver les traces d’Ulysse sur ces bords… voyant dans nos sources de Castellamare la véritable Artacie.» (Tomo II, p. 433).
Il pennello dell’esule: Oltre alla scrittura, Xavier fu un talentuoso miniaturista e paesaggista. Il volume cita i suoi taccuini pieni di vedute di Castellammare e dei Monti Lattari, descritti con la precisione di chi vuole “fermare” la bellezza per portarla con sé.2
«Ses portefeuilles se remplissaient de vues prises à Castellamare et à Sorrente…» (Tomo II, p. 435).
Ecco i passaggi più significativi dove Xavier de Maistre apre il suo cuore sulla nostra città, riporto la traduzione tratta da alcune epistole del II Tomo.
L’affanno per la casa (Aprile 1831):
“Non vi spaventate per le mie troppe lettere, ma oggi ho proprio bisogno di conforto. Tutti i nostri progetti per Castellammare sono saltati: una maledetta inglese… ha affittato la villa durante la nostra lenta corrispondenza. Quella casa vicino a M. de La Ferté, che conoscevamo e ci piaceva tanto! Ne ho pianto e ne piangerò a lungo… Gli inglesi arrivano come le cavallette in Egitto da quando è tornata la pace in Ausonia [Italia].”
Il Paradiso Terrestre (Maggio 1831):
“Se non troveremo alloggio in quel paradiso terrestre che è Castellammare, ne usciremo come Adamo ed Eva, piangendo… Se voi sarete a Castellammare e noi a Napoli, sarà un dolore incurabile che si rinnoverà a ogni levar del sole.”
La vita da “villeggiante” (Giugno 1834):
“Castellammare è sempre sublime, nonostante il maltempo; una tempesta di tre giorni ha fatto grandi danni, i bagni sono stati quasi tutti portati via… A Napoli una tromba d’aria ha rovesciato i bagni della Marinella… Io non avevo mai visto nuvole simili, il Vesuvio non si vedeva più: era superbo!”
La gioia sulla terrazza (Luglio 1834):
“Non è per farvi invidia, cara amica, se metto tanti punti esclamativi dopo la data: Castellammare!!! È un piccolo moto di vanità che provo quando mi trovo in una situazione piacevole… Passeggio orgoglioso sulla mia bella terrazza di fronte al Vesuvio e mi pavoneggio al sole calante, con le braccia incrociate come Napoleone, ma io uso meglio il mio tempo: penso a voi.”
Il fascino del luogo (Settembre 1834):
“O sublime contrada, seconda patria di tutti gli stranieri che hanno un’anima! Ogni giorno l’amo di più e non so come potrò separarmene. Venite, cara figlia, venite ad abbellirla ancora con la vostra dolce amicizia.”
Leggete queste righe e andate a passeggiare per i sentieri dei nostri boschi; forse, tra un soffio di scirocco e un tramonto, sentirete ancora il pennello del Conte che accarezza la tela.
Spero che questa sintesi vi faccia sentire un po’ più vicini a quel passato glorioso che la nostra Castellammare ha sempre offerto ai viandanti dello spirito!
Articolo del 3 maggio 2026
1. Xavier de Maistre non si considerava uno scrittore di professione, eppure le sue poche opere hanno lasciato un segno indelebile:
- L’invenzione del “Viaggio da fermo”: Il suo capolavoro, Viaggio intorno alla mia camera (Voyage autour de ma chambre, 1794), fu scritto mentre era agli arresti domiciliari a Torino per un duello. È un’opera rivoluzionaria: de Maistre insegna che non serve attraversare gli oceani per viaggiare; basta l’immaginazione per esplorare gli oggetti della propria stanza e, attraverso essi, i ricordi e le emozioni. È il precursore di molta letteratura psicologica moderna.
- L’empatia verso gli “ultimi”: Con Il lebbroso della città d’Aosta (1811), scrisse un dialogo di straordinaria umanità tra un ufficiale e un malato emarginato. Il merito di quest’opera è la capacità di trattare il dolore e la solitudine con una dignità e una mancanza di retorica rarissime per l’epoca.
2. I suoi dipinti e disegni si trovano oggi principalmente in Collezioni Private in Russia: Una parte significativa della sua produzione artistica, in particolare i taccuini e i portafogli pieni di vedute realizzate a Castellammare e Sorrento, è rimasta in Russia. Queste opere sono spesso conservate all’interno di collezioni private appartenenti a discendenti o collezionisti legati alla nobiltà russa del tempo.

Collaboratore di Redazione
Insegna a Roma, vive a Ladispoli, nutre molti interessi, come: la storia religiosa, l’arte, la fotografia e l’amore per la sua Castellammare di Stabia.

