Archivi autore: Raffaele Scala

Informazioni su Raffaele Scala

Nato a Castellammare di Stabia, laureato in sociologia, sposato con due figli, vive a Santa Maria la Carità, lavora a Napoli, è autore di diverse pubblicazioni di carattere storico incentrate sulla storia del movimento operaio stabiese e del suo circondario.

Elezioni del 2 giugno 1946 a Castellammare di Stabia

Storia e Ricerche

Elezioni del 2 giugno 1946 a Castellammare di Stabia

E per la prima volta le donne conquistano il diritto al voto

articolo del dott. Raffaele Scala

Elena Amalfi, anni 60

Elena Amalfi, anni 60

Premessa

    In questa ricerca sono presenti due figure, due protagonisti della storia di Castellammare di Stabia che meritano ulteriori approfondimenti, ma sui quali, purtroppo, non sono riuscito a trovare ulteriore documentazione.

Mi riferisco a Ernesto Barbato, Partigiano Combattente in Umbria, nato a Castellammare nel 1915 e qui scomparso nel 1960. Barbato fondò il 25 aprile 1947 la prima sezione stabiese dell’ANPI, l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, e ne fu il primo Presidente per diversi anni.

      Il secondo protagonista è una donna, Elena Amalfi, una donna nubile, candidata nel primo consiglio comunale ed eletta il 7 aprile 1946 e rimanendovi per sei consecutive consiliature, fino ad essere nominata assessore nella quinta, nella prima metà degli anni Sessanta. Anche su di  lei – in attesa che si riapra al pubblico l’Archivio Storico Comunale, di cui si avverte la pregnante mancanza –  mancano notizie certe, documentazione sicura sulla sua vita pubblica e privata.

Di lei, allo stato, rimane una foto conservata nell’Archivio, Immagini della Memoria di Libero Ricercatore che la ritrae nella prima metà degli anni Sessanta accanto a Enrico Pappalardo – entrambi assessori con il sindaco Francesco Saverio D’Orsi –  e circondata dai vigili urbani sulla scalinata della Cattedrale per una manifestazione ecclesiastica.

      Ecco un aiuto per reperire nuove, importanti, fondamentali notizie  su entrambi potrebbe venire dai lettori di questo importante, storico sito. Chiunque, dunque abbia notizie, conoscenza, documenti su Elena Amalfi e Ernesto Barbato può contattarmi tramite lo stesso sito di Libero Ricercatore, oppure direttamente scrivendomi sulla mail, raffaelescala1954@gmail.com.

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Il 1° Maggio a Castellammare di Stabia dalle origini al dopoguerra

Storia e Ricerche

Il 1° Maggio a Castellammare di Stabia dalle origini al dopoguerra

articolo del dott. Raffaele Scala

Il principio delle tre otto prevede
che otto ore siano destinate al lavoro,
otto ore alla svago e all’istruzione
e otto ore al sonno.

Il 1° Maggio a Castellammare: Il Quarto Stato (opera di Giuseppe Pellizza - anno 1901)

Il 1° Maggio a Castellammare: Il Quarto Stato (opera di Giuseppe Pellizza – anno 1901)

PREMESSA:

Quelli che seguono sono semplici appunti di un lavoro appena abbozzato, stralci rubati alle numerose ricerche effettuate negli anni, un puzzle composto alla meno peggio, ma sentivo la necessità di pubblicare qualcosa sulla Festa del 1° maggio, di dare un senso, al tempo del corona virus, a questa giornata un tempo così importante e ormai declassata a giorno di riposo, da trascorrere chiusi in casa, magari ad ascoltare musica, ovviamente leggera, scacciapensieri.

Così in fretta e furia ho provato a mettere insieme i primi maggio vissuti in una Città ex industriale, antica roccaforte rossa al punto da essere definita la Stalingrado del sud. Dai primordi al 1948. Ho provato poi a chiudere questa breve panoramica con delle riflessioni a caldo, non bene ponderate.

Ho deciso di lasciarle così, in attesa di una seconda, magari terza stesura che il tempo, la voglia e lo studio mi consentiranno di meglio definire. Perciò chiedo venia delle eventuali inesattezze, imprecisioni e perfino di alcuni acidi commenti ai quali mi sono dedicato in chiusura di questa mia breve panoramica.


La giornata internazionale per la riduzione dell’orario di lavoro

Il 1° maggio, quella che oggi conosciamo come festa dei lavoratori, nasce in realtà come giornata di mobilitazione per la conquista delle otto ore lavorative in un tempo in cui si era costretti a lavorare almeno 12/14 ore al giorno, con punte di sedici, per sei giorni alla settimana e spesso impiegati  anche la mattinata della domenica per la manutenzione degli impianti. Erano tempi in cui i diritti degli operai erano prossimi allo zero e perfino scioperare era considerato un reato da una legge matrigna che riconosceva esclusivamente i diritti dei padroni. Continua a leggere

Mario Della Sala, vittima stabiese delle foibe

Storia e Ricerche

Mario Della Sala, vittima stabiese delle foibe in quel dannato 1943

(e il fratello Vincenzo, caduto nel 1938 nel corso della guerra civile spagnola)

Mario Della Sala

Mario Della Sala (fotografia tratta dal sito Metropolisweb.it)

Premessa

Tra gli stabiesi caduti vittime delle foibe istriane e dalmate non ci fu solo il capitano della guardia di finanza Repubblicana, 6° Legione, Giovanni Acanfora (10 febbraio 1911 – 3 maggio 1945) e altri elencati nella nota uno[1].

 Un altro concittadino, un altro rappresentante delle forze dell’ordine, l’agente di Pubblica Sicurezza, Mario Della Sala (1 giugno 1913 – 4 ottobre 1943), in servizio nella Questura di Pola, fu vittima della violenta rappresaglia dei partigiani di Tito – deciso a vendicarsi della occupazione nazifascista e dagli orrori  da questi perpetrati nei confronti della popolazione –  in quei tragici mesi che seguirono all’otto settembre 1943[2].

La famiglia Della Sala ha pagato a caro prezzo le follie di grandezza  mussoliniane, drogata dalla propaganda fascista che coinvolse una intera generazione cresciuta nel mito della Patria e dell’Impero costruito dall’Uomo del Destino, fino a pensare che il secondo conflitto mondiale era da intendere come guerra di liberazione dal gioco delle demoplutocrazie[3].

Quella che raccontiamo è la storia di tre fratelli, Mario, Vincenzo e Luigi. Fortunatamente quest’ultimo, ufficiale degli alpini del genio Militare, arrestato a Bolzano dalla polizia fascista e dai nazisti per essere deportato, tornò a casa sano e salvo dalla dura prigionia di un lager polacco. Una storia che ha avuto modo di tramandare ai suoi figli e recentemente da loro pubblicata su Libero Ricercatore in occasione del Giorno della Memoria.

Nel racconto, Mario, Lucio e Maria Rosaria Della Sala, figli di Luigi, raccontano le peripezie vissute dal padre, l’ultimo nato della famiglia,

Il militare italiano conobbe gli orrori della prigionia vissuta nel lager di Deblin, in Polonia, ma fortunatamente vi sopravvisse, lasciando traccia di quegli anni bui in due libretti che aveva realizzato in prigionia con carta recuperata non so come e le copertine fatte della paglia che utilizzavano per dormire. 

Nella sua eccezionale testimonianza di deportato, fortunatamente sopravvissuto, Luigi racconta le sue traversie corredandole con disegni dei luoghi in cui rimase internato. Tornato a casa, nella sua città natale, metterà a frutto la sua laurea in architettura, realizzando, come ricorda un suo nipote, alcuni dei più bei negozi di Castellammare , molti dei quali, purtroppo non più esistenti, tra Piazza Principe Umberto, Corso Vittorio Emanuele e via Nocera. Erano i negozi del bar Cirillo, del biscottificio Riccardi, del negozio di abbigliamento Negri, di Arredo mobili, Lodi e tanti altri[4].


La famiglia Della Sala

 I  destini dei suoi genitori si erano incrociati a Castellammare di Stabia,  Carmine Della Sala, fabbro ferraro, poi operaio di marina, era nato a Mercato San Severino, mentre Clelia Manzone proveniva da Gallipoli. Si erano incontrati, innamorati ed infine convolati a nozze quel fatidico 15 marzo 1902. Lui aveva già 36 anni, lei soltanto 25. E da quel matrimonio nacquero nove figli, di cui solo cinque sopravvissero.

Il primogenito fu Sabato, nato il 10 maggio 1903, seguirono, tra quelli che sopravvissero, Salvatore, nato il 23 gennaio 1907, Vincenzo, 11 novembre 1910,   Mario, nato il 1 giugno 1913 ed infine Luigi, 22 luglio 1917. Continua a leggere

I Giorni della Memoria a Castellammare di Stabia

Storia e Ricerche

I Giorni della Memoria a Castellammare di Stabia

(25 luglio – 30 settembre 1943)

articolo del dott. Raffaele Scala

Premessa: caro Maurizio, dopo un lungo silenzio ritorno con una nuova inedita ricerca sui fatti del settembre 1943, utilizzando alcune, inedite relazioni dell’allora Segretario Generale del comune, poi Commissario Prefettizio ed infine Podestà, prima di ritornare al suo lavoro originario. Relazioni scritte a caldo, nel fuoco di quei giorni terribili che raccontano dell’orrore vissuto, della fame e della disperazione degli stabiesi, la crudeltà nazista, le complicità fasciste. Se vi sono testimonianze di quanti vissero quei giorni ed hanno voglia di raccontare, sono pronto a raccogliere le loro voci. Allego le foto di due protagonisti dell’antifascismo stabiese, immagini inedite di Guglielmo Perez, operaio ebanista e Luigi Blundo, impiegato.

Come sempre ringrazio per lo spazio che mi concedi. Raffaele Scala.

Guglielmo Perez

Guglielmo Perez (antifascista stabiese)

Luigi Blundo

Luigi Blundo (antifascista stabiese)

          Il 25 luglio 1943 fu un giorno traumatico per la metà del Paese, in tanti, i più, si liberarono di camice nere, distintivi e gagliardetti buttandoli nel più vicino bidone della spazzatura, rinchiudendosi in casa o mettendosi al sicuro da probabili, sicure vendette allontanandosi dalla propria città. Vi fu chi pianse, chi giurò vendetta contro il tradimento patito da Mussolini e pronto a dare la propria vita per riscattare l’onore del Paese. In gran parte furono i più giovani, quelli nati e cresciuti nel mito dell’Impero, attratti dal fascino delle parole d’ordine di cui erano pieni i muri dei mille e mille campanili d’Italia, gli altri che corsero a rafforzare la Repubblica di Salò erano i disperati, quelli consapevoli che per loro non c’era speranza di salvezza nel caso fossero caduti vivi nelle mani dei nuovi vincitori, assetati di giustizia e di vendetta. L’altra metà si lasciò andare a festeggiamenti di varia natura, invadendo le strade e brindando allegramente alla ritrovata libertà, lo fecero due volte, ripetendo il giubilo anche nella tarda serata dell’otto settembre, ma ben presto costretti a rinchiudersi nuovamente nelle loro case perché il peggio doveva ancora arrivare, con il suo lungo, interminabile, micidiale colpo di coda nazifascista.  La messa in minoranza del Duce d’Italia nel corso della drammatica riunione del Gran Consiglio e il suo successivo arresto fecero esplodere le mille contraddizioni di una Italia ormai allo stremo, stanca di una guerra che neanche Mussolini aveva in realtà voluta, almeno non nell’anno in cui fu effettivamente dichiarata, quando, ormai convinto della guerra lampo immaginata e voluto da Hitler, volle sedersi al tavolo dei vincitori con il minor danno possibile aggredendo la confinante Francia, già invasa dai nazisti. Continua a leggere

La stampa periodica a Castellammare di Stabia

                                                                                                                                                                            Storia e Ricerche

La stampa periodica a Castellammare di Stabia. 1860 – 2020.*

articolo del dott. Raffaele Scala

Premessa

     Questa breve rassegna, largamente incompleta, è scritta senza nessuna pretesa, vuole soltanto essere uno stimolo ad approfondire quando di buono ha prodotto questa nostra Città nel campo della carta stampata, fonte inesauribile di notizie, fatti e persone,  altrimenti perse per sempre. Colgo quindi l’occasione per lanciare un appello ai pochi o tanti lettori che si soffermeranno a leggere queste righe per chiedere loro di contattare l’autore nel caso avessero notizie su giornali, periodici od altri stampati a Castellammare e, in particolare, se hanno possibilità di approfondire quanto qui si è provato a ricostruire per arricchire questo modesto presente, mero elenco.

Contattare l’autore tramite posta elettronica, raffaelescala1954@gmail.com


     A Castellammare di Stabia non si hanno notizia di pubblicazioni di giornali prima dell’Unità d’Italia ed i pochi che circolavano provenivano direttamente dalla capitale partenopea, tra i quali ricordiamo, Il Monitore delle due Sicilie, quotidiano politico del regime napoleonico, pubblicato tra il 1811 e il 1815. Con il rientro dei Borboni, fino al 1860, sono poco più di 70 i periodici, poche pagine, di solito non più di quattro, fogli in larga misura di varietà e di evasione.   Nella Città delle Acque tra i primi ad uscire, risalente al 1860, è sicuramente La luce del Popolo, giornale filo garibaldino diretto da Agatino Previtera[1] e nato proprio sul finire di quell’estate sull’onda del trionfale ingresso a Napoli, il 7 settembre, dell’Eroe dei due mondi, mentre tra i più diffusi e longevi troviamo il bisettimanale Stabia, Gazzetta dei comuni del Circondario, pubblicato due volte a settimana, ogni giovedì e domenica, in quattro grandi pagine, come tutti i giornali, importanti e non, editi in quella fase in qualche modo ancora pionieristica della carta stampata. Come lo stesso giornale recitava, la direzione ed amministrazione è sita al Corso Vittorio Emanuele, palazzo della Sotto Prefettura, pianterreno a sinistra. Di tendenza istituzionale, il giornale Stabia era stato fondato nel 1877 e diretto fino all’ultimo dall’avvocato Federico Ciampitti (1830 – 1899), un uomo soprattutto buono, di un’onestà che l’ha portato mendico fino alla tomba[2]. Considerato il decano dei giornalisti stabiesi, Federico Ciampitti scompare il 29 marzo 1899, all’età di sessantanove anni per cirrosi epatica, dopo una malattia durata tre mesi. Con la sua morte, scomparirà, dopo 22 anni, anche il giornale nonostante un timido, immediato tentativo di continuarne la pubblicazione, in quella primavera del 1899, sotto la testata di Nuova Stabia il cui Gerente Responsabile era Alfonso Penna (poi Gennaro Ciampitti) e pubblicato dalla Tipografia Vollono con  sede  in Via Nuova.

     Altro periodico dalla vita non breve e sicuramente letto era il settimanale, L’Amico del Popolo, la cui amministrazione si trovava al n° 16 di Via Nocera e successivamente al Corso Vittorio Emanuele 81, ed era diretto da un giovanissimo ex seguace di Mazzini, il barone Francesco Girace, un personaggio cui non mancavano le ambizioni letterarie, al punto da pubblicare a puntate, sul suo stesso settimanale, un romanzo sociale intitolato Febbri d’anima. Il giornale usciva ogni domenica dal 1882 – quando l’intraprendente direttore aveva soltanto 24 anni  – ma mise ben presto da parte le annacquate idee repubblicane del suo fondatore e divenne organo del partito di Catello Fusco (1839 – 1904), eterno deputato mancato – candidato nel 1882 e nel 1886 nel collegio Napoli IV ed eletto al secondo tentativo ma subito dichiarato decaduto per presunti brogli – oscillante inutilmente fra la Destra, il Centro e la Sinistra – costume assai diffuso ieri come oggi – ma in ogni modo tre volte sindaco nel 1890, 1892 e 1896, morto poi suicida a seguito di una crisi esistenziale.

   In seguito questo settimanale si legò al partito del suo rivale politico, Giovanni Greco, già Primo cittadino di Castellammare nel 1882, nel 1887 e nel 1895; e quando i due, infine, si allearono amministrando insieme il Comune nelle elezioni del 1887, coalizzandosi contro l’imbattibile deputato del collegio, schierato sulle posizioni della sinistra liberale, Tommaso Sorrentino[3] (1830 – 1900), già consigliere provinciale dal 1866 e ininterrottamente eletto alla Camera fin dal 1870, il giornale si pose in opposizione del duo Fusco – Greco, legandosi alla politica del parlamentare di Gragnano. Lo stesso Giovanni Greco nel 1883, al tempo in cui si contrapponeva a Catello Fusco, aveva favorito la nascita di un giornale pronto a sostenerlo, Il Popolo, un settimanale nato …col proposito di appoggiare il partito dell’attuale maggioranza municipale.., inizialmente diretto dal professor Nicola De Rosa.

  Nell’aprile 1889 usciva il settimanale, La Riscossa, giornale politico amministrativo, diretto da Arturo Bergamo, genovese d’origini siciliane e da poco trapiantato a Napoli, subito definito dal Girace un socialista rivoluzionario. La definizione, pubblicata sul numero del 24 marzo, annunziando la nascita del nuovo periodico, provocò strascichi velenosi e pretestuose polemiche con denuncia finale al commissariato di pubblica sicurezza per minacce; una pericolosa diatriba spenta sul nascere dal nuovo Sottoprefetto, il conte Leopoldo Thunn Hohenstein. L’alto funzionario aveva preso possesso del suo nuovo incarico il 21 marzo 1889, proprio alla vigilia delle tensioni che accompagnarono la preparazione del primo numero di quest’organo politico, definendole semplice contesa giornalistica, nella quale a mio subordinato avviso conviene che l’ufficio di P.S. si tenga assolutamente estranea. Di certo Arturo Bergamo era stato, almeno nel periodo genovese, notoriamente socialista ma a Castellammare il suo nuovo giornale nasceva sotto l’egida del duo Fusco – Greco per farne l’organo ufficiale a sostegno della maggioranza, come del resto si evinse fin dai primi numeri, dove difendeva aprioristicamente ogni scelta dell’amministrazione comunale e contrastare L’Amico del Popolo, passato all’opposizione. Lo stesso Bergamo, annunciando a sua volta l’uscita di un nuovo giornale stabiese, Combattiamo! affermò senza problemi come il suo settimanale, La Riscossa, rappresentasse il partito liberale istituzionale cittadino e cioè i suoi due maggiorenti, Catello Fusco e Giovanni Greco[4].

La Riscossa era stampata dalla Tipografia Stabiana, la cui sede era posta in via Nuova 17. Il Gerente Responsabile era Domenico Gaeta.

  Dello stesso periodo, tra il 1885 e il 1890, è il settimanale, La Gazzetta, giornale circondariale amministrativo letterario , stampato dalla Tipografia Elzeviriana sita al Corso Vittorio Emanuele.

   E’ un periodo fecondo questo per la stampa locale, settimanali e quindicinali si susseguono senza soluzione di continuità, la maggior parte si spengono dopo pochi numeri, ma ciò nulla toglie alla voglia di fare, di scrivere, di assumere iniziative letterarie o pseudo tali, in gran parte legati all’uno o all’altro personaggio politico, oppure al mondo clericale. Vediamo così nascere il 29 ottobre 1890, L’Avvenire,  giornale del popolo politico amministrativo, stampato dalla Tipografia Vollono, mentre è di novembre 1893 il quindicinale, Mente e Cuore, periodico giovanile scientifico letterario, stampato dalla Tipografia Elzeviriana. Da rilevare per la sua connotazione politica il mensile, Lega fra gli insegnanti elementari, periodico  dell’associazione omonima, il cui primo numero esce a giugno del 1893, stampato dalla Tipografia, G. Maggi di Torre Annunziata. Il 26 febbraio 1893 vede invece la luce il Don Chisciotte, periodico politico, letterario, artistico illustrato, Tipografia Fratelli Vollono, seguito a ruota da, Il Pensiero, giornale letterario quindicinale, diretto da Amerigo Vespucci Maresca, il cui primo numero esce il 2 marzo 1893 per i tipi dello Stabilimento Tipografico Elzeviriano. E’ del 10 luglio 1898 invece, Il Fonografo stabiese, periodico estivo, stampato dalla Tipografia Vollono, era diretto dall’avvocato Adolfo Limarzi (1873 -1956), poi destinato a diventare Segretario Generale del comune e figura di spicco del mondo culturale, e non solo, locale. Stando al suo celebre genero, Silvio Gava, Limarzi era una delle prime, se non la prima personalità di Castellammare,[5] mentre dal suo acerrimo nemico, il professor Catello Langella fu definito, il solito nemico della città, e per questo querelato per diffamazione.[6] Non contento, Limarzi  editerà pure, Il Fonografo del circondario di Castellammare di Stabia, Tipografia De Meo.

    E’ di luglio 1893, invece, il primo numero del quindicinale Alessandro Manzoni, periodico giovanile scientifico letterario, diretto dal parroco Elia Rotondo e pubblicato dalla Tipografia Vollono situata in via Nuova. Il sacerdote, membro dell’Accademia Nazionale, era nato a Napoli nel 1868, ma stabiese di adozione, aveva insegnato nel Seminario per anni ed era parroco della chiesa del SS Salvatore in Scanzano.[7]  Tra i numerosi collaboratori, ricordiamo, tra gli altri, Monsignor Pietro Jorio (1841 – 1921), arcivescovo di Taranto ed infine di Nicomedia, odierna città turca di Izmit, l’ecclesiastico  stabiese, Catello Longobardi, curatore di una rubrica sulle tradizioni e il folclore religioso stabiese, il canonico Antonio Evangelisti, dottore in Sacra Teologia, professore di filosofia nel Liceo del Seminario Stabiano e diversi insegnanti quali Filippo Trillo, Vito de Jorio ed altri.

Quest’ambiziosa, corposa rivista, di 14-16 pagine, diffusa tra il clero e gli intellettuali cattolici per il suo carattere prevalentemente religioso, visse per diversi anni, fino a quando, le gravi vicende della guerra, non lo privarono di collaboratori e abbonati. Cessate le pubblicazioni, le riprese nel 1923, nel cinquantenario della scomparsa del grande scrittore e poeta dal quale la rivista traeva il nome. Uscì sicuramente almeno fino al 1926. Alcune copie sono consultabili nei siti web di Libero Ricercatore e Archivio Plaitano, oltre che nell’Archivio Storico Comunale di Castellammare.

Segnaliamo, infine, Gil Blas, periodico diretto da tale Marchini edito nell’estate del 1897 ma di cui, allo stato, non sappiamo altro. Probabilmente l’ambizioso intento era di seguire la falsa riga del più importante Gil Blas, pubblicato a Parigi fin dal 1887 e dove si cimentavano con i loro scritti i più autorevoli scrittori e poeti d’oltralpe. Anche a Napoli ci fu nel 1889 una rivista dalla stessa denominazione.

  Da ricordare Nicola Scognamiglio, il primo socialista eletto nel consiglio comunale stabiese, che nell’ottobre 1901 istituì la Scuola Tecnica Stabiese, poi trasformata in Scuola Tecnica Pareggiata Giuseppe Bonito, con pochi altri professori di Castellammare, tra cui Michele D’Auria.  Scognamiglio fondò e diresse il periodico Il Corriere di Stabia, le cui prime notizie risalgono al 1894, quando è citato in una corrispondenza estiva del Mattino come giornale in grado di offrire sempre notizie freschissime. Periodico dalle alterne vicende, vide nuova luce il 21 febbraio 1904 e accusato, da subito di fare da cassa di risonanza degli interessi politici di Alfonso Fusco. Tra i suoi redattori troviamo Adolfo Limarzi. Il Corriere di Stabia uscirà fino al 1907, stampato dalla Tipografia Elzeviriana ubicata al Corso Vittorio Emanuele. Nell’ottobre 1908 si ha notizia di un nuovo Corriere di Stabia stavolta al servizio dell’ammiraglio Augusto Aubry, gestito dalla stessa sottoprefettura guidata da Vittorio Peri, contro Alfonso Fusco per la candidatura delle elezioni politiche generali del 7 marzo 1909 (Sull’argomento vedi anche La Verità).

   Fu stampato fino al 1908, anno della sua morte. Autore di uno studio critico letterario su Manzoni e di una biografia su Padre Luigi Aiello, maestro e tutore dei sordomuti, lo stesso Scognamiglio si occupò di ..questi infelici cui dedicò con affetto e carità l’opera sua occupandosi del loro insegnamento e dei gravi problemi didattici e pedagogici che si agitano intorno alla loro educazione, come ebbe a dire il consigliere comunale, Eduardo De Lutiis, rievocando brevemente la sua vita in maniera commossa, anche se con enfasi retorica.  Scomparso prematuramente, a soli 42 anni, il 23 febbraio 1908, sarà commemorato il successivo 16 marzo, nel primo consiglio comunale convocato all’indomani delle elezioni amministrative del 1° marzo[8].

  Di questo scorcio di fine Ottocento ricordiamo, infine, Il Corriere del Circondario, giornale politico amministrativo, settimanale uscito nel 1897, con sede al Corso Vittorio Emanuele 81 e stampato dalla Tipografia Elzeviriana,, con Alfonso Penna Gerente Responsabile e Vincenzo Fornaro, Redattore Capo.

   Risale al 1913 il settimanale satirico, La Cuccagna, pubblicato nel 1913

Raffaele Gaeta

Raffaele Gaeta

Lotta Civile, organo del Psi

  Il 12 aprile del 1903 esce Lotta Civile il primo giornale autenticamente socialista pubblicato a Castellammare di Stabia ed aveva come direttore l’avvocato Raffaele Gaeta. La redazione era composta dal professore di matematica, Pietro Carrese, l’avvocato Vincenzo De Rosa, il notaio Alfonso De Martino, il professore di francese, Andrea Luise e Vincenzo Varone che ne curava l’amministrazione[9]. Organo quindicinale socialista del circondario, porterà avanti alcune importanti campagne moralizzatrici contro i monarchici, il clero cittadino, ma soprattutto contro il clan dei Fusco, la cui famiglia dominava politicamente la città, prima con Catello Fusco e successivamente con i fratelli Alfonso ed Ernesto Fusco Il periodico uscirà a fasi alterne, vendendo circa 400 copie a numero, senza comunque riuscire a sopravvivere al suo primo anno di vita, travolto dalla stessa crisi che portò, nel corso del 1904, alla chiusura della sezione socialista. Continua a leggere