Archivi autore: Raffaele Scala

Informazioni su Raffaele Scala

Nato a Castellammare di Stabia, laureato in sociologia, sposato con due figli, vive a Santa Maria la Carità, lavora a Napoli, è autore di diverse pubblicazioni di carattere storico incentrate sulla storia del movimento operaio stabiese e del suo circondario.

Elena Amalfi, una cattolica pasionaria di destra

Storia e Ricerche

Elena Amalfi, una cattolica pasionaria di destra

storia di donne, da Elena Amalfi a Ersilia Salvato

articolo del dott. Raffaele Scala

Elena Amalfi

Elena Amalfi

Premessa

Nella mia recente ricerca pubblicata il 2 giugno scorso sui siti web, www.nuovomonitorenapoletano.it e www.liberoricercatore.it, Elezione del 2 giugno 1946, sottotitolato, E per la prima volta le donne conquistano il diritto al voto, accennavo alla prima donna eletta nel consiglio comunale di Castellammare di Stabia, il 7 aprile 1946, Elena Amalfi, dando di lei scarne notizie, ponendo quindi una specie di appello ai miei quattro affezionati lettori; chi può darmi notizie su questa prima consigliera comunale mi contatti.

E i contatti ci sono stati, tra messaggi whatApp e telefonate, fatte e ricevute, dando inizio ad una specie di caccia al tesoro, offrendo ognuno una piccola traccia, un seme lasciato per terra affinché se ne potesse seguire il cammino, fino ad arrivare, passo dopo passo, dopo incredibili e tortuosi passaggi, a Michele Amalfi, figlio di Catello, che fu fratello maggiore di Elena e nipote del capostipite Michele. E questo è quello che ne è venuto fuori, aiutato nella scrittura del testo da qualche scarno documento, dalle mie tante ricerche su fatti, vicende e protagonisti della storia politica e sindacale stabiese pubblicate negli anni e da un pizzico di fantasia basata su fatti reali. Ovviamente sono state decisamente fondamentali due lunghe e simpatiche conversazioni con Michele Amalfi.

In ultimo chiariamo che forse abbiamo definito in maniera impropria Elena Amalfi, una pasionaria di destra. Pasionaria è un termine che da sempre si lega politicamente alle più accese militanti comuniste, a partire da Dolores Ibarruri (1895 – 1989), storica rivoluzionaria spagnola. Per le militanti cattoliche invece non esiste, a mia memoria e conoscenza, un termine riconosciuto e riconoscibile che le possa identificare come tali.

Potremmo definire Elena la combattiva pulzella conservatrice prestata alla politica? Non so, non conosco, non mi sovviene il corretto aggettivo qualificativo, ma qualunque sia il termine giusto per definirla, di certo fu una donna che dimostrò grande intelligenza, capacità di adattamento, combattiva e soprattutto mai doma, nonostante le avversità della vita. Eh si, e allora se per pasionaria intendiamo il significato che ne dà la Treccani: Donna che difende con passione le proprie convinzioni e i valori in cui crede. allora si, si s’addice alla nostra protagonista. E il titolo che gli abbiamo dato, coscienziosamente lo possiamo tranquillamente lasciare così.

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La guerra in Corea e lo Stabia

Storia e Ricerche

La guerra in Corea e lo Stabia

articolo del dott. Raffaele Scala

Guerra in Corea

Guerra in Corea

I primi anni Cinquanta furono catalizzati dalla guerra di Corea, scoppiata nel giugno 1950 e terminata soltanto tre anni dopo, nel luglio 1953, lasciando il mondo intero col fiato sospeso per la preoccupazione di un nuovo conflitto mondiale innescato dalla volontà degli Stati Uniti, intervenuto militarmente nel conflitto con altri 17 Paesi, tra cui Francia e Gran Bretagna, di fare uso della bomba atomica.

La sinistra di tutto il mondo, raccogliendo le parole d’ordine del Movimento dei Partigiani della Pace, sorto a Parigi nell’aprile 1949 e dell’Appello di Stoccolma di marzo 1950, si lanciò in una campagna antimperialista e a favore della pace con petizioni, ordini del giorno, manifestazioni, scioperi, fino a coinvolgere le stesse amministrazioni comunali coinvolte nell’approvazione di delibere contro la guerra, trovando in ciò la ferma opposizione delle prefetture chiamate ad annullarle e a redarguire sindaci e Giunte che fiancheggiavano la protesta pacifista.

Tra le prime ad approvare un ordine del giorno contro la bomba atomica e contro l’eliminazione  della  guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali, con la conseguente destinazione delle spese militari in opere di civile progresso, fu l’amministrazione di sinistra di Castellammare di Stabia.[i]

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Elezioni del 2 giugno 1946 a Castellammare di Stabia

Storia e Ricerche

Elezioni del 2 giugno 1946 a Castellammare di Stabia

E per la prima volta le donne conquistano il diritto al voto

articolo del dott. Raffaele Scala

Elena Amalfi, anni 60

Elena Amalfi, anni 60

Premessa

    In questa ricerca sono presenti due figure, due protagonisti della storia di Castellammare di Stabia che meritano ulteriori approfondimenti, ma sui quali, purtroppo, non sono riuscito a trovare ulteriore documentazione.

Mi riferisco a Ernesto Barbato, Partigiano Combattente in Umbria, nato a Castellammare nel 1915 e qui scomparso nel 1960. Barbato fondò il 25 aprile 1947 la prima sezione stabiese dell’ANPI, l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, e ne fu il primo Presidente per diversi anni.

      Il secondo protagonista è una donna, Elena Amalfi, una donna nubile, candidata nel primo consiglio comunale ed eletta il 7 aprile 1946 e rimanendovi per sei consecutive consiliature, fino ad essere nominata assessore nella quinta, nella prima metà degli anni Sessanta. Anche su di  lei – in attesa che si riapra al pubblico l’Archivio Storico Comunale, di cui si avverte la pregnante mancanza –  mancano notizie certe, documentazione sicura sulla sua vita pubblica e privata.

Di lei, allo stato, rimane una foto conservata nell’Archivio, Immagini della Memoria di Libero Ricercatore che la ritrae nella prima metà degli anni Sessanta accanto a Enrico Pappalardo – entrambi assessori con il sindaco Francesco Saverio D’Orsi –  e circondata dai vigili urbani sulla scalinata della Cattedrale per una manifestazione ecclesiastica.

      Ecco un aiuto per reperire nuove, importanti, fondamentali notizie  su entrambi potrebbe venire dai lettori di questo importante, storico sito. Chiunque, dunque abbia notizie, conoscenza, documenti su Elena Amalfi e Ernesto Barbato può contattarmi tramite lo stesso sito di Libero Ricercatore, oppure direttamente scrivendomi sulla mail, raffaelescala1954@gmail.com.

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Il 1° Maggio a Castellammare di Stabia dalle origini al dopoguerra

Storia e Ricerche

Il 1° Maggio a Castellammare di Stabia dalle origini al dopoguerra

articolo del dott. Raffaele Scala

Il principio delle tre otto prevede
che otto ore siano destinate al lavoro,
otto ore alla svago e all’istruzione
e otto ore al sonno.

Il 1° Maggio a Castellammare: Il Quarto Stato (opera di Giuseppe Pellizza - anno 1901)

Il 1° Maggio a Castellammare: Il Quarto Stato (opera di Giuseppe Pellizza – anno 1901)

PREMESSA:

Quelli che seguono sono semplici appunti di un lavoro appena abbozzato, stralci rubati alle numerose ricerche effettuate negli anni, un puzzle composto alla meno peggio, ma sentivo la necessità di pubblicare qualcosa sulla Festa del 1° maggio, di dare un senso, al tempo del corona virus, a questa giornata un tempo così importante e ormai declassata a giorno di riposo, da trascorrere chiusi in casa, magari ad ascoltare musica, ovviamente leggera, scacciapensieri.

Così in fretta e furia ho provato a mettere insieme i primi maggio vissuti in una Città ex industriale, antica roccaforte rossa al punto da essere definita la Stalingrado del sud. Dai primordi al 1948. Ho provato poi a chiudere questa breve panoramica con delle riflessioni a caldo, non bene ponderate.

Ho deciso di lasciarle così, in attesa di una seconda, magari terza stesura che il tempo, la voglia e lo studio mi consentiranno di meglio definire. Perciò chiedo venia delle eventuali inesattezze, imprecisioni e perfino di alcuni acidi commenti ai quali mi sono dedicato in chiusura di questa mia breve panoramica.


La giornata internazionale per la riduzione dell’orario di lavoro

Il 1° maggio, quella che oggi conosciamo come festa dei lavoratori, nasce in realtà come giornata di mobilitazione per la conquista delle otto ore lavorative in un tempo in cui si era costretti a lavorare almeno 12/14 ore al giorno, con punte di sedici, per sei giorni alla settimana e spesso impiegati  anche la mattinata della domenica per la manutenzione degli impianti. Erano tempi in cui i diritti degli operai erano prossimi allo zero e perfino scioperare era considerato un reato da una legge matrigna che riconosceva esclusivamente i diritti dei padroni. Continua a leggere

Mario Della Sala, vittima stabiese delle foibe

Storia e Ricerche

Mario Della Sala, vittima stabiese delle foibe in quel dannato 1943

(e il fratello Vincenzo, caduto nel 1938 nel corso della guerra civile spagnola)

Mario Della Sala

Mario Della Sala (fotografia tratta dal sito Metropolisweb.it)

Premessa

Tra gli stabiesi caduti vittime delle foibe istriane e dalmate non ci fu solo il capitano della guardia di finanza Repubblicana, 6° Legione, Giovanni Acanfora (10 febbraio 1911 – 3 maggio 1945) e altri elencati nella nota uno[1].

 Un altro concittadino, un altro rappresentante delle forze dell’ordine, l’agente di Pubblica Sicurezza, Mario Della Sala (1 giugno 1913 – 4 ottobre 1943), in servizio nella Questura di Pola, fu vittima della violenta rappresaglia dei partigiani di Tito – deciso a vendicarsi della occupazione nazifascista e dagli orrori  da questi perpetrati nei confronti della popolazione –  in quei tragici mesi che seguirono all’otto settembre 1943[2].

La famiglia Della Sala ha pagato a caro prezzo le follie di grandezza  mussoliniane, drogata dalla propaganda fascista che coinvolse una intera generazione cresciuta nel mito della Patria e dell’Impero costruito dall’Uomo del Destino, fino a pensare che il secondo conflitto mondiale era da intendere come guerra di liberazione dal gioco delle demoplutocrazie[3].

Quella che raccontiamo è la storia di tre fratelli, Mario, Vincenzo e Luigi. Fortunatamente quest’ultimo, ufficiale degli alpini del genio Militare, arrestato a Bolzano dalla polizia fascista e dai nazisti per essere deportato, tornò a casa sano e salvo dalla dura prigionia di un lager polacco. Una storia che ha avuto modo di tramandare ai suoi figli e recentemente da loro pubblicata su Libero Ricercatore in occasione del Giorno della Memoria.

Nel racconto, Mario, Lucio e Maria Rosaria Della Sala, figli di Luigi, raccontano le peripezie vissute dal padre, l’ultimo nato della famiglia,

Il militare italiano conobbe gli orrori della prigionia vissuta nel lager di Deblin, in Polonia, ma fortunatamente vi sopravvisse, lasciando traccia di quegli anni bui in due libretti che aveva realizzato in prigionia con carta recuperata non so come e le copertine fatte della paglia che utilizzavano per dormire. 

Nella sua eccezionale testimonianza di deportato, fortunatamente sopravvissuto, Luigi racconta le sue traversie corredandole con disegni dei luoghi in cui rimase internato. Tornato a casa, nella sua città natale, metterà a frutto la sua laurea in architettura, realizzando, come ricorda un suo nipote, alcuni dei più bei negozi di Castellammare , molti dei quali, purtroppo non più esistenti, tra Piazza Principe Umberto, Corso Vittorio Emanuele e via Nocera. Erano i negozi del bar Cirillo, del biscottificio Riccardi, del negozio di abbigliamento Negri, di Arredo mobili, Lodi e tanti altri[4].


La famiglia Della Sala

 I  destini dei suoi genitori si erano incrociati a Castellammare di Stabia,  Carmine Della Sala, fabbro ferraro, poi operaio di marina, era nato a Mercato San Severino, mentre Clelia Manzone proveniva da Gallipoli. Si erano incontrati, innamorati ed infine convolati a nozze quel fatidico 15 marzo 1902. Lui aveva già 36 anni, lei soltanto 25. E da quel matrimonio nacquero nove figli, di cui solo cinque sopravvissero.

Il primogenito fu Sabato, nato il 10 maggio 1903, seguirono, tra quelli che sopravvissero, Salvatore, nato il 23 gennaio 1907, Vincenzo, 11 novembre 1910,   Mario, nato il 1 giugno 1913 ed infine Luigi, 22 luglio 1917. Continua a leggere