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Liberato De Filippo - 26 - 02 - 1977

 Liberato De Filippo, l’ultimo sindaco comunista

 Liberato De Filippo, l’ultimo sindaco comunista

 di Raffaele Scala   

Liberato De Filippo - 26 - 02 - 1977

Liberato De Filippo – Un Sindaco per la svolta (stralcio di articolo)

Premessa

Castellammare di Stabia ha avuto nella sua storia soltanto tre sindaci comunisti, Pasquale Cecchi (1893 – 1979), Eugenio Postiglione (1916 -1988) e Liberato De Filippo, nonostante che nell’immediato secondo dopoguerra e fino agli anni settanta si fosse meritata il titolo di Stalingrado del sud per la presenza di un forte e organizzato movimento operaio egemonizzato dal Pci e dalla Cgil. E’ pur vero che negli anni Novanta e, successivamente nel primo decennio del nuovo secolo, ci furono altri tre sindaci provenienti dal vecchio Partito Comunista, scomparso nel 1991 per dare vita a una nuova formazione politica. Nel 1993 venne eletto sindaco il docente universitario, Catello Polito, che resse la poltrona di primo cittadino per due consiliature, fino al 2002, nelle fila del Partito Democratico di Sinistra, quale diretta emanazione del vecchio Pci. Gli successe Ersilia Salvato, Già deputata e senatrice del vecchio Pci, una delle protagoniste del dissenso che aveva portato alla nascita di Rifondazione Comunista, anche se la sua elezione a sindaco avvenne sotto l’egida del Partito dei Comunisti Italiani, a sua volta nato dalla scissione da Rifondazione. Infine fu la volta di Salvatore Vozza, eletto sindaco nel 2005 sotto le insegne di Sinistra Democratica, ulteriore evoluzione del Partito democratico di Sinistra, che a sua volta non ebbe vita lunga. Infatti ben presto si scioglierà per dare vita al Partito Democratico, completando quella involuzione politica di spostamento verso il moderatismo che sta determinando il suo definitivo declino. Potremmo in realtà considerare Ersilia Salvato come ultimo sindaco di stirpe comunista, non fosse altro per il nome del Partito che la portò sullo scranno più alto della città stabiese, un partito che raccoglieva i duri e puri del vecchio Pci togliattiano, Continua a leggere

Storia di un sindacalista stabiese

Premessa

“In questi anni ho raccontato tante storie di tanti personaggi della nostra Castellammare, tanti volti, sconosciuti ai più, tanti fatti, pur importanti, ignorati dalla nostra comunità. Ormai siamo un popolo senza memoria, ma grazie a gente tenace come quelli di Libero Ricercatore, come tante formiche che accumulano scorte per fare fronte al lungo inverno, così riusciremo a lasciare tracce della storia della nostra Città e ai pochi o i tanti che leggono lasceremo il testimone della Castellammare che fu e che ci auguriamo continuerà ad essere. 

Ora mi permetto di lasciare una storia anomala, di fare un piccolo peccato di vanità, raccontando una storia diversa, quella di un personaggio di cui non faccio mai il nome ma del quale non ci vuole molto a capire chi sia in realtà. A suo modo ha percorso una strada importante, altra gliene resta, spero ancora per molto. In fondo a quelli che non credono in un’altra vita, l’unica speranza di immortalità consiste nel ricordo che riesce a lasciare di sé agli altri. Piccole vanità di piccoli comuni, umani mortali”.


Storia di un sindacalista stabiese

di Raffaele Scala

Venne al mondo un sabato, alle quattro del mattino, a Scanzano, nella casa al primo piano di via Santa Caterina, 17. Era l’anno in cui in Italia iniziarono le prime, timide trasmissioni televisive, la scatola magica destinata a trasformarsi nel nuovo focolare che avrebbe inchiodato sulla poltrona le famiglie di ogni ceto e classe sociale e portato alla chiusura di tante sale cinematografiche. Nacque in quel borgo di origine romana, sul colle del Solaro, allora ancora non offeso dal cemento delle Nuove Terme Stabiane, dall’albergo e dagli altri manufatti, ma fertile terreno coltivato dai contadini che si erano liberati degli antichi latifondisti negli anni successivi al primo conflitto mondiale.

Panorama dal colle del Solaro

Panorama dal colle del Solaro

Era il terzo di otto figli, il padre operaio in una fabbrica di legnami, la Rosa Rosa Legnami, e la madre casalinga. Frequentò le scuole elementari al Cicerone, nell’istituto appena inaugurato, le medie alla, Francesco Di Capua, la ragioneria alla Luigi Sturzo e l’Università alla Federico II, dove si laureò in Sociologia.
Racconta una leggenda familiare che tra gli otto figli era il più fortunato, o almeno era questa l’aurea di cui era circondato. Non si è mai saputo il motivo. Secondo la madre questo derivava dal fatto che appena nato era stato preso tra le braccia della bisnonna Nunzia, vedova da 36 anni. E lei ora, in quel fatidico anno della nascita del terzo pronipote, di anni già ne contava 77. Gliene restavano da vivere ancora tredici. Continua a leggere

Gaeta, il diabolico Achille

di Raffaele Scala

Tra i tanti protagonisti, veri o presunti, del socialismo stabiese, Achille Gaeta è sicuramente quello che ha mostrato maggiore ambiguità: uomo di sicura intelligenza, amante della bella vita, incallito dongiovanni, goliardico, cinico, provocatore nato, abile opportunista, amico dei potenti. Fu antifascista fin dalla prima ora, ma non per questo disdegnò l’amicizia dei gerarchi locali e nazionali, che seppe ben utilizzare. Si racconta che fosse un uomo senza scrupoli, maligno e vendicativo, per alcuni addirittura un uomo diabolico, così come lo definì uno dei suoi migliori amici, il famoso giornalista, scrittore e critico d’arte, Piero Girace (1904 – 1970), a sua volta un fascista della prima ora. La sua vita fu un avventura infinita, degna di essere raccontata in film e romanzi, un avventuriero cui non mancava un certo fascino. Insomma, oggi lo definiremmo, forse, una simpatica canaglia.

Achille Gaeta (tessera del Partito Nazionale Fascista - anno 1923)

Achille Gaeta (tessera del Partito Nazionale Fascista – anno 1923)

Il nostro Achille nacque a Castellammare di Stabia il 22 gennaio 1892, figlio dell’albergatore Francesco Paolo (1851 -1925), celibe impenitente, e da madre ignota, ma secondo un primo rapporto dei carabinieri, poi negato, la madre era Luisa Folari, una donna che, a suo tempo, fece molto parlare di sé. Uno dei fratelli del padre era il celebre pittore Errico Gaeta (1840 – 1887), a sua volta grande seduttore e per questa sua passione morto ammazzato da un contadino geloso. Aveva anche una sorella di nome Maria Grazia, andata via di casa in giovane età per andare ad abitare a Napoli e un fratello, Giorgio (1886 – 1950). Il nonno, meglio conosciuto come Monsù Ciccio (1803 – 1885), possedeva e gestiva, fin dalla prima metà dell’Ottocento un, Albergo e Trattoria dell’Antica Stabia, poi ereditato dal padre e dai suoi tre fratelli, Catello, Luigi e Gaetano. L’albergo aveva dieci stanze situate in un unico grande appartamento al 1° piano di Palazzo Cioffi, sulla strada Marina, oggi via Bonito. Continua a leggere

I nostalgici del Regno delle due Sicilie

articolo del dott. Raffaele Scala

Caro Maurizio, ti invio una nuova ricerca sulla nostra Castellammare, pochi spunti ma importanti per ricostruire un periodo e una storia poco nota della città stabiese e di alcuni suoi protagonisti. Come sempre, con amicizia. Raffaele Scala.

Castellamare nel 1860 (coll. Gaetano Fontana)

Castellamare nel 1860 (coll. Gaetano Fontana)

Tra il 18 novembre 1864 e il 31 gennaio 1865 la Sottoprefettura del circondario di Castellammare di Stabia aveva provveduto a schedare una serie di cittadini accompagnati dalla fama d’essere reazionari filo borbonici o, addirittura, sovversivi dell’ordine costituito da poco instaurato.[1] In quei mesi gli arresti di legittimisti borbonici e di oppositori clericali si susseguivano senza soluzione di continuità in tutto il Mezzogiorno, ma nel circondario di Castellammare i personaggi messi sotto inchiesta (14 stabiesi, uno di Torre Annunziata, tale Mauro Imparato d’anni 38, soprintendente agli scavi archeologici, registrato come reazionario [2] e uno di Casola, Catello Mosca, un notaio 40enne schedato come oppositore costituzionale), avevano poco o nulla da spartire con le trame di Francesco II e della sua inconsolabile consorte, incapaci di accettare la fine del loro regno e per questo motivo registi non tanto occulti dei vari tentativi di sobillazione fatti anche attraverso il brigantaggio. Continua a leggere

1869. La breve vita della I Internazionale a Castellammare di Stabia

di Raffaele Scala

L’antefatto: i licenziamenti nel Regio Cantiere Navale

Il decennio successivo all’unificazione del Paese non fu uno dei più tranquilli per la classe operaia stabiese, sconvolto da licenziamenti a catena che falcidiarono l’occupazione nel Regio Cantiere

(…) a seguito dell’abolizione pressoché immediata delle vecchie tariffe protezionistiche, dall’ottobre 1960, esponendo di colpo buona parte delle industrie dell’ex Regno alla concorrenza esterna mettendola in grave difficoltà e costringendo, talora, le più deboli alla chiusura.

com’ebbe a scrivere Piero Bevilacqua nella sua Breve storia dell’Italia meridionale. E, infatti, a Castellammare, negli anni successivi all’unificazione, gran parte degli opifici legati al capitale straniero, come l’industria tessile e conciaria – diventata famosa in tutta Italia e in alcuni casi esportata perfino all’estero grazie ad alcuni abili imprenditori – chiusero una dopo l’altro, non trovando più la convenienza ad investire nell’area stabiese e nel Mezzogiorno in generale[1].

La crisi economica, con il vertiginoso aumento del costo della vita e il dilagare della disoccupazione, si fece sentire in tutta la sua gravità fin dai primi mesi del nuovo regime, oscurando ben presto la gioia di quanti avevano salutato il nuovo ordine politico invadendo festosamente le strade per accogliere degnamente le camicie rosse di Garibaldi. Dappertutto salutati come autentici liberatori – i vincitori d’ogni tempo, luogo e colore, sono sempre salutati come liberatori – salvo pentirsene amaramente, il popolo minuto innanzi tutto, quando si resero conto che il cambiamento tanto auspicato tardava a farsi vedere. Continua a leggere