Gli Scavi di Stabia

Gli Scavi di Stabia, la donna che bacchettò Winckelmann

di Giuseppe Zingone

La Principessa della Rocca, immagine rivisitata con AI

Embden Heine, Maria de Voss, principessa della Rocca d’Aspro (1835 – 1908), moglie del principe Michele Cito Filomarino,1 (patrizio napoletano) fu una prolifica articolista e collaboratrice della rivista L’Illustrazione Italiana tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, nipote da parte materna del poeta tedesco Heinrich Heine.2

Contesto storico

In un’epoca in cui il giornalismo era dominato dagli uomini, Maria della Rocca riuscì a ritagliarsi uno spazio importante come osservatrice attenta della società, del costume e della cultura cosmopolita. I suoi articoli erano veri e propri spaccati della vita aristocratica e borghese europea. Scriveva spesso da capitali estere, portando ai lettori italiani il gusto e le tendenze di Parigi o Vienna.
Collaborava recensendo opere e partecipando al dibattito intellettuale che la rivista L’Illustrazione Italiana (edita da Treves) portava avanti con firme del calibro di D’Annunzio e Carducci.

La principessa Maria della Rocca era legata alla nobiltà napoletana e al Sud Italia. Il suo titolo e il legame con la famiglia di Rocca D’Aspro la collocano nel contesto dell’aristocrazia meridionale che, dopo l’Unità d’Italia, manteneva fortissimi legami culturali con le grandi capitali europee. Questa sua vita partenopea è fondamentale per comprendere il suo interesse per l’archeologia e per i siti vesuviani, che descriveva con la competenza di chi conosceva profondamente il territorio e la sua storia, oltre all’amore e alla passione per l’arte e la devozione per i pittori napoletani, che affidò al suo libro: L’arte moderna in Italia. Studii, biografie e schizzi Napoli.3

Gli Scavi di Stabia

Corrispondenza per il libro, tra la principessa e Cesare Cantù

L’articolo sugli Scavi di Stabia e il libro di Michele Ruggiero

Gli scavi di Stabia

L’Illustrazione Italiana

All’epoca, gli scavi di Stabia stavano vivendo fasi alterne di riscoperta.4 La Contessa utilizzò le pagine della rivista per sensibilizzare il pubblico colto nazionale (la rivista era letta in tutta Italia) sulla bellezza e l’importanza storica delle ville stabiesi. L’Illustrazione Italiana era la rivista della “nuova Italia”. Avere una donna che scriveva di archeologia con taglio giornalistico e culturale, aiutò a togliere queste scoperte dai soli circoli accademici, rendendole parte del bagaglio culturale di ogni italiano istruito.

Nel secolo passato e propriamente verso il 1749 il Re Carlo III fece dare inizio a quegli scavi, che poi, interrotti sotto il regno di Ferdinando III nel 1762, ricominciarono nel 75 e furono continuati fino all’82.

Ne fu affidata la direzione a due uffiziali del Genio militare, Rocco di Alcubierre, come capo, e Carlo Weber svizzero, come ingegnere subalterno, solerti ed accurati entrambi, ma di cose archeologiche ed artistiche tanto digiuni da scambiare Mercurio con Vespasiano, e da attribuire a Platone e sua moglie, i busti di Bacco e d’Arianna.

Francesco Vega successe al Weber, ed ebbe molto a lottare col vecchio Alcubierre, fino a che, morto questi nel 1880,5 non ne venne a lui interamente commessa la direzione e poté più assennatamente proseguire il lavoro.

Siamo debitori al Vega di un accuratissimo giornale, in cui giornalmente ci descrive l’andamento degli scavi e lo arricchì di piante e diligentissimi profili degli edifici, nonché dei disegni di parecchi utensili; e fu lui il primo a meglio intendere e rettamente investigare il modo e gl’istrumenti usati dagli antichi nel far l’olio ed il vino.

Carlo III aveva ordinato che ogni settimana gli venisse fatta una minuta relazione di quanto accadeva o si ritrovava negli scavi, ed era tanto geloso di essere il primo a far pubblicare le fatte scoperte, che queste relazioni riposte nell’archivio della Segreteria di Stato erano a tutti tenute celate.

Lo stesso Winckelmann con tutta l’autorità del suo nome dovè molto spendere, pregare e penare primachè gli fosse conceduto di vedere le piante del Weber. Nè degli scavi potette avere facili e certe notizie, avendo nei suoi scritti affermato cose diverse dal vero; come a cagione di esempio, quando dice ritrovati a Stabia quattro dipinti, che in realtà lo erano stati ad Ercolano, e l’avere affermato che gli stabiani altra acqua non avessero a dissetarsi, che quella caduta loro dal cielo. I resti invece dell’acquedotto, visibili ancora ai dì nostri nella cupa di S. Marco, la moltitudine dei condotti e zampilli e le due fontane, attestano chiaramente il contrario.

Una delle particolarità degli scavi di Stabia si è la scoperta d’un ospedale, cosa che non si era mai incontrato né a Pompei, né altrove. L’edificio ha un lungo cortile ed è diviso in piccole cellule di cui ancora ben si veggono i muri.

Mercè condotti che si allacciavano all’acquedotto, l’acqua era quivi portata in abbondanza.

Per le tante vicende politiche avvenute nel regno in sullo scorcio del passato secolo ed in questo, i documenti che si riferiscono a Stabia, andarono tutti dispersi. Parte si ritrovano nel Grande Archivio dello Stato, altri capitarono alla soprintendenza degli scavi del Museo, altri si ricuperarono alla morte del chiarissimo canonico Jorio, presso cui non saprei dire come né perchè si ritrovassero. Un volume conservasi fra i libri della Società di storia patria napolitana, come pure altri tre nella preziosa raccolta di memorie nostre, legate non ha guari dal diligente Vincenzo Cuorno al Municipio napolitano.

Dei disegni del Weber, che alla sua morte passarono tutti nelle mani del Vega, ed erano meglio che cento, non se n’era saputo più nulla, senonché nel 1879 con altre carte di Pompei ed Ercolano, furono dal nostro Ruggiero comperati per la Società Reale Archeologica.

La fortunata ricuperazione di questi ignoti documenti, unita a coscienziose ricerche fatte nel Grande Archivio di Stato, han messo il comm. Ruggiero in grado di occuparsi di Stabia e di ricomporre quasi per intiero la storia di quei lavori; salvo qualche interruzione nel primo tempo, di che mancano le relazioni, e nei tre anni dal 70 al 72, di cui andarono perduti i disegni.

Il dotto lavoro del comm. Ruggiero, che ora è uscito alla luce,* è accompagnato da una carta topografica dell’intera contrada, disegnata in buona proporzione e che mostra distintamente i vari poderi coi nomi degli antichi possessori. Fu una impresa né facile né breve e venne condotta con rara pazienza del valente ingegnere Giacomo Pascone.

(Da Napoli). P.ssa DELLA ROCCA.


* Degli scavi di Stabia dal 1749 al 1782, notizie raccolte e pubblicate da MICHELE RUGGIERO, architetto direttore degli scavi di antichità del Regno, pubblicato il giorno delle Palilie 21 aprile 1882. — Grande in-4 (XXVI, 366 pag.), con molte tavole e figure nel testo — L. 50.6

Gli Scavi di Stabia

Gli Scavi di Stabia, articolo, L’Illustrazione Italiana

Articolo terminato il 18 aprile 2026


1Don Michele Cito Filomarino (20-3-1837 – 18-07-1899), 4° Marchese di Torreano; Marchese di Torrepalazzo dal 1849, Patrizio Napoletano; 13° Principe di Rocca d’Aspro, Principe di Bitetto, Principe di Mesagne, 13° Duca di Perdifumo, Marchese di Capurso, Marchese di San Chirico, Marchese di Carpignano, 13° Conte di Castello e Patrizio Napoletano, Nobile con il predicato di Rulu (titoli riconosciuti con Decr. Ministeriali del 17/XI 1882, 9 VII 1887 e 21 IX 1887). Londra 12-VII-1854 Marie Embden Heine (Amburgo 5-VIII-1835 + Napoli 8-V-1908). Informazioni tratte dal sito: Libro d’Oro della nobiltà Mediterranea. Voce: Cito e Cito Filomarino.

2. Christian Johann Heinrich Heine, Düsseldorf, 13 dicembre 1797 – Parigi, 17 febbraio 1856, è stato un poeta tedesco, il più importante nel periodo di transizione tra il romanticismo e la Giovane Germania. La principessa della Rocca dedicò al poeta tedesco anche una biografia, Ricordi della Vita intima di Enrico Heine, Firenze, G. Barbera 1880, pagg. 137.

3. Maria Della Rocca, L’arte moderna in Italia. Studii, biografie e schizzi Napoli,  FRATELLI TREVES, EDITORI, 1883, pagg. 371.

4. Michele De Ruggiero, Degli scavi di Stabia dal MDCCXLIX al MDCCLXXXII, Napoli 1881, pagg. 222.

5. Si tratta probabilmente di un refuso, leggi 1780. Roque Joaquín de Alcubierre, nacque a Saragozza, 16 agosto 1702 e morì a Napoli il 14 marzo 1780 è stato un ingegnere e archeologo spagnolo, che si occupò delle esplorazioni archeologiche delle città di Pompei, Ercolano e Stabia.

6. Gli Scavi di Stabia, della Principessa Della Rocca. In: L’Illustrazione Italiana, Anno IX, numero 19 del 7 maggio 1882, pag. 330.

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