
Halloween passa, ma resti la Memoria per i nostri Defunti*
L’Editoriale di Maurizio Cuomo
In questi ultimi anni ho rilevato a malincuore che Halloween si è insediato anche da noi. Si tratta di un’amara realtà che nulla ha a che vedere con la nostra storia, ma che dilaga sempre più come una estemporanea parentesi commerciale di svago e leggerezza.
Con tutto il rispetto per le usanze altrui, ma qui si rischia di forzare e di contaminare la nostra tradizione con qualcosa di veramente estraneo. Ci s’inchina a uno stereotipo anglosassone che nulla ha a che fare con il patrimonio storico/culturale stabiese.
Tra urla festanti e il fatidico “Dolcetto, o scherzetto?” ripetuto con innocenza a ogni angolo, comprendo la voglia di spensieratezza dei più giovani. Tuttavia, chi porta nel cuore il buon nome di Castellammare di Stabia deve riflettere. L’occasione invita a un pensiero più profondo su cosa sta accadendo, sul valore di ciò che ci appartiene e su ciò che rischiamo di perdere.
La sostanza della nostra stabianità
Quando i riflettori di questa effimera festa d’importazione si spengono e i ragazzi mettono da parte i costumi, a rimanere è quel tempo solenne che la nostra gente dedica da sempre alla Commemorazione dei Defunti. Questo tempo non si consuma nel giro di una notte, ma affonda le sue radici nella sostanza stessa della nostra stabianità.
Prima che l’immaginario d’oltreoceano prendesse il sopravvento, vivevamo questi giorni con un rispetto intimo, sacro e profondo nella nostra Castellammare. Per noi figli di questa terra, l’inizio di novembre ha sempre avuto un profumo preciso: quello dei crisantemi, dei torroncini stabiesi e dei lumini accesi che rischiaravano il nostro Cimitero.
La nostra tradizione non celebrava la paura o il macabro. Al contrario, riannodava i fili della nostra storia insieme a quei padri e a quelle madri che hanno fatto grande la nostra Città con il lavoro alle fonti termali, nei Cantieri Navali, nei biscottifici e nelle botteghe cittadine.
La ricchezza del patrimonio stabiese
I vicoli del centro antico che salgono verso Scanzano, Pozzano e Quisisana, con le loro pietre secolari e la maestosità del Faito, non hanno bisogno di finzioni americane per raccontare il mistero o il senso del tempo. In ogni fotografia d’epoca che custodisco nei nostri archivi, in ogni parola del nostro dialetto, in ogni aneddoto di vita vissuta, scorgo un tassello insostituibile della nostra anima stabiese.
Il vero pericolo dei nostri tempi non riguarda le maschere della notte di Halloween, ma l’oblio. La vera perdita per un popolo fiero come il nostro sarebbe permettere che l’omologazione culturale e la frenesia del presente cancellino la ricchezza del nostro patrimonio umano e spirituale.
‘O pesce fete d”a capa
Perchè scomodo questo detto verace e antico? Ve lo spiego in due righe: ho notato che la forzatura subdola e “traseticcia”, di questa usanza a noi del tutto estranea, è figlia dei tempi e di ciò che ci propina l’accattivante, ma cattiva informazione mediatica.
Una usanza del tutta estranea al nostro DNA, accettata con piacere, dapprima nelle scuole per poi dilagare con la tacita accettazione delle mamme, che in alcuni casi sembrano addirittura essere entusiaste e compiaciute di quella che a mio avviso e con tutto il rispetto per le tradizioni del fiero popolo irlandese, da noi sembra essere diventata una carnevalata fuori periodo.
Riscoprire chi siamo
Accogliamo pure la spensieratezza dei più giovani, se serve a regalare un sorriso. Nel silenzio che segue, però, invito tutti a ricordare chi siamo e da dove veniamo.
Halloween passa, ma la Memoria resta. Questa memoria vive nel rispetto per chi ci ha preceduto, nella difesa della nostra identità e nel ricordo dei nostri Defunti: l’eterna bussola di ogni vero stabiese.
Nota:
* La transitorietà del divertimento e la profondità dei legami:
Halloween è una festa ormai globale, fatta di maschere, divertimento, leggerezza e consumismo. È un momento di svago che arriva, dura il tempo di una notte e poi svanisce rapidamente, lasciando spazio alla routine.
La Memoria dei Defunti (che si celebra il 2 novembre), invece, appartiene a un registro completamente diverso: è silenziosa, intima, duratura e non legata alle mode del momento. La frase sottolinea che, passati gli eccessi e le maschere della festa anglosassone, ciò che resta davvero impresso nella nostra vita e nella nostra cultura è il legame autentico e indelebile con chi non c’è più.

Fondatore e Direttore Responsabile di liberoricercatore.it
Giornalista pubblicista, iscritto all’Ordine Nazionale dei Giornalisti con tessera n° 146480. Appassionato ricercatore di storia e di tradizioni locali. Dal 2016 gestisce anche NonSoloRisparmio.it, portale dedicato a guide pratiche su economia domestica, risparmio sostenibile e tutela dei consumatori.

