Archivi tag: Varo a Castellammare

Accadde Oggi (7 novembre)

Accadde Oggi a Castellammare di Stabia

a cura di Maurizio Cuomo

Accadde oggi a Castellammare di Stabia

Accadde Oggi


Accadde il 7 novembre

R. Nave Corazzata Benedetto Brin

R. Nave Corazzata Benedetto Brin

Nel 1901 viene varato il ‘Benedetto Brin’

Il 7 novembre 1901, nei cantieri navali di Castellammare di Stabia, veniva varata la corazzata Benedetto Brin, nave da battaglia della Regia Marina appartenente alla classe Regina Margherita. Progettata da Benedetto Brin e Ruggero Alfredo Micheli, entrò in servizio nel 1906 e partecipò alla guerra italo-turca.

La sua gloriosa carriera terminò tragicamente il 27 settembre 1915, quando un’esplosione nella santabarbara la distrusse nel porto di Brindisi. Morirono 454 uomini, tra cui l’ammiraglio Ernesto Rubin de Cervin e il comandante Fara Forni. Solo pochi si salvarono.

Le cause, chiarite solo nel 2015, furono attribuite all’instabilità di nuovi esplosivi sperimentali: una tragedia simile a quella che colpì altre marine europee nello stesso periodo.

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Accadde Oggi (9 agosto)

Accadde Oggi a Castellammare di Stabia

a cura di Maurizio Cuomo

Accadde oggi a Castellammare di Stabia

Accadde Oggi


Accadde il 9 agosto

Varo del Ruggiero di Lauria

Varo del Ruggiero di Lauria

Nel 1884 viene varata la corazzata Ruggiero di Lauria

Il 9 agosto 1884, a Castellammare di Stabia, fu varata la corazzata Ruggiero di Lauria, nave da guerra di 1ª classe. Il suo progetto ricordava quello del Duilio, ma con caratteristiche proprie.

Misurava 100 metri di lunghezza, 19,8 di larghezza e 11,423 di altezza dalla chiglia. L’immersione ordinaria era di 7,98 metri e il dislocamento di 10.500 tonnellate. Lo scafo, interamente in acciaio, era costruito a sistema cellulare. Murate e paratie trasversali erano corazzate, formando due ridotti sovrapposti: quello superiore proteggeva i quattro cannoni principali e gli uomini di manovra; quello inferiore salvaguardava macchine e Santa Barbara.

La protezione era completata da corazze compound spesse fino a 45 centimetri, estese orizzontalmente fino al primo ponte. Due macchine motrici da 8.000 cavalli ciascuna, costruite dalla ditta inglese Maudslay e figlio, garantivano la potenza necessaria.

L’armamento comprendeva 4 cannoni da 100 tonnellate su piattaforme girevoli, un cannone da 13 tonnellate a prua e uno a poppa, armi laterali di batteria e un doppio lancia-siluri subacqueo.

Potente e moderna, la nave portava il nome dell’ammiraglio Ruggiero di Lauria, eroe sempre vittorioso. Simbolo di forza e prestigio, issava alta l’italiana bandiera sui mari del mondo.

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A Castellammare le cartoline celebrano il varo

articolo del dott. Carlo Felice Vingiani

In un’epoca in cui non esistevano i telefoni cellulari con Facebook, Instagram e Whatsapp, ma neppure i vecchi telefoni via cavo, in un tempo in cui l’unico modo per dire “io c’ero” non era rappresentato da un tweet o da un post, né da una foto scattata e condivisa in tempo reale, chi voleva informare i propri cari dell’evento di cui era stato testimone spediva loro una cartolina: quel cartoncino rettangolare che celebrava l’epilogo del lavoro delle maestranze stabiesi, il culmine del loro sforzo e delle loro abilità nel trasformare semplici chiodi e bulloni, tavole di legno e lastre di acciaio in un gigante galleggiante, in una regina che avrebbe solcato e dominato i mari.

Il varo era orgoglio per gli operai, lo era per i loro familiari e per la cittadinanza  tutta. Il varo era una festa per Castellammare, era l’entusiasmo contagioso che coinvolgeva i villeggianti che affollavano numerosi la nostra città. Per le signore dell’alta borghesia era l’occasione per pavoneggiarsi negli abiti nuovi, per sfoggiare i cappelli e le acconciature, mentre con i loro mariti impettiti sfilavano per andare ad occupare i settori privilegiati delle tribune. Per la nobiltà di provincia era l’occasione per incontrare i membri della famiglia reale, che immancabilmente presenziavano all’evento. Continua a leggere

Don Peppino

articolo del dott. Tullio Pesola

Come sia affascinante ed emozionante assistere al battesimo di una nave è un sentimento che a noi Stabiesi appartiene particolarmente, è qualcosa di inesprimibile, come inesprimibile è quella sensazione che si avverte quando udiamo dire: “Madrina, in nome di Dio taglia!”.

Una particolare cerimonia, un particolare rito sono necessari quando si dà vita ad una materia inerte qual è l’informe quantità di lamiere o tavole di legname che, assemblate dalla sapienza del lavoro umano, danno infine forma a una nuova imbarcazione. Quella materia pesante e rozza, in apparenza a tutto idonea tranne che a galleggiare in acqua, si trasforma come per magia (la magia della tecnica umana!) in oggetti agili e sicuri fra le onde, perfino eleganti.

Don Peppino (foto - Tullio Pesola)

Don Peppino (foto – Tullio Pesola)

Occorre, quindi, amministrare il battesimo a quella imbarcazione con la benedizione religiosa e l’imposizione del nome prima del varo, ossia del suo primo ingresso in mare.

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