Archivi tag: san catello

San Catello e Sant’Antonino in solenne processione

San Catello e Sant’Antonino in solenne processione

Sant’Antonino saluta Castellammare: oggi il ritorno a Sorrento dopo la processione

articolo di Maurizio Cuomo

San Catello e Sant'Antonino (foto Enzo Cesarano)

San Catello e Sant’Antonino (foto Enzo Cesarano)

Oggi, domenica 11 maggio 2025, Castellammare di Stabia si prepara a vivere uno dei momenti religiosi più significativi dell’anno, in occasione del 1400º anniversario dalla morte di Sant’Antonino Abate, compatrono dell’Arcidiocesi di Sorrento-Castellammare di Stabia insieme a San Catello. Un evento che unisce spiritualità, tradizione e senso di comunità, celebrando l’esempio di amicizia e comunione vissuto dai due santi nella loro esperienza terrena. Continua a leggere

San Catello di fine '800

San Catello: galleria iconografica

San Catello: la galleria iconografica

a cura di Maurizio Cuomo

In questa galleria virtuale, dedicata con grande devozione e rispetto, presentiamo una raccolta ricca e variegata di immagini sacre e iconografie che raffigurano San Catello, figura di straordinaria importanza per la città di Castellammare di Stabia.

Vescovo e cittadino esemplare, è venerato non solo come guida spirituale, ma anche come fervente protettore della comunità stabiese.

Ultima immagine inserita:

Icona di san Catello di Francesco Francolangi

Icona di san Catello di Francesco Francolangi

Le immagini che compongono questa galleria provengono da vari periodi storici e tradizioni artistiche, offrendo uno spunto di riflessione sull’evoluzione del culto di San Catello e su come la sua figura è stata interpretata nel corso dei secoli.

Ogni opera, che sia un dipinto, una scultura o un’icona, racconta una storia, un frammento di fede che continua a ispirare i fedeli e a unire la Comunità.

La nostra galleria è in continuo aggiornamento, con nuove opere che si aggiungono periodicamente, e rappresenta uno spazio di condivisione e di valorizzazione del culto del Santo Patrono stabiese. Continua a leggere

L’eruzione del Vesuvio del 1906

Storia e Ricerche

L’eruzione del Vesuvio del 1906

articolo a cura di Maurizio Cuomo

In questa pagina presentiamo la cronaca dettagliata dell’eruzione del Vesuvio avvenuta nell’aprile del 1906, uno degli eventi più drammatici e solenni vissuti dalla comunità stabiese. L’eruzione, con la sua potenza distruttiva e il suo impatto emotivo, segnò profondamente la vita religiosa, sociale e culturale della nostra città. Migliaia di cittadini guardarono il cielo annerirsi, mentre le ceneri vulcaniche cadevano come pioggia sulla città, avvolgendo tutto in un’atmosfera surreale e inquietante.

Eruzione del Vesuvio con san Catello in esposizione

Particolare di un dipinto di Francesco Filosa (Cattedrale stabiese)

Le strade si riempirono di fedeli che pregavano in processione, implorando la protezione divina. Le campane della Cattedrale suonavano a lutto, ma anche a speranza. I sacerdoti, con coraggio e fede, guidavano il popolo tra le invocazioni e i riti sacri.

La statua del nostro San Catello portata in processione fece da guida come faro nelle tenebre.

In quei giorni drammatici, la spiritualità della città raggiunse un’intensità straordinaria. Le parole scritte allora testimoniano un sentimento collettivo di devozione e paura, ma anche di solidarietà e rinascita.

La cronaca che pubblichiamo è stata estrapolata da due preziosi scritti d’epoca, gelosamente custoditi negli archivi storici della Cattedrale di Castellammare di Stabia. Essa ci restituisce con forza le emozioni, le preghiere e i gesti di un’intera comunità che affrontò con fede uno degli eventi naturali più imponenti degli ultimi secoli. Condividerla oggi significa onorare la memoria di quei giorni e tramandare la forza spirituale che da allora anima ancora il cuore della nostra città. Continua a leggere

Osservazioni astronomiche al Monte Sant’Angelo a Tre Pizzi

“Per un’interpretazione naturalistica della miracolosa apparizione di San Michele Arcangelo al vescovo Catello e al monaco Antonino”

Il "Passo del diavolo" sulla via del Sant'Angelo a Tre Pizzi.

Il “Passo del diavolo” sulla via del Sant’Angelo a Tre Pizzi (foto F. Fontanella).

Qualche tempo fa, su invito di alcuni amici ricercatori appassionati di storia locale, ho avuto modo di leggere una traduzione[1. D’Angelo G., 2009 – Anonimo Sorrentino – manoscritto del secolo nono – La più antica storia dei santi Antonino e Catello (II ed. riveduta, corretta e integrata). Pag. 87-89] dello scritto agiografico noto come Anonimo sorrentino. Cercavo, con la lettura, uno spunto naturalistico che potesse contribuire allo studio delle vicende narrate nel testo.

Tralasciando la bella e suggestiva descrizione del paesaggio, che in un primo momento aveva catalizzato il mio interesse, ho focalizzato l’attenzione sul racconto dell’apparizione di San Michele Arcangelo al vescovo Catello e al monaco Antonino.

“… la prova del loro comune sentire e dell’identico modo di esprimersi fu una visione angelica. A notte fonda infatti apparendo ad entrambi proprio uguale: Voglio, disse, che in quel luogo in cui siete soliti attendere con zelo alla preghiera e dove dinanzi vedeste un cero ardere, costruiate a mio nome un oratorio. Richiesto del nome rispose di essere l’Arcangelo Michele e disparve.” Continua a leggere

San Catello e il tempio al monte Aureo

Storia e Ricerche

San Catello e il tempio al monte Aureo

articolo di Maurizio Cuomo

Leggenda vuole che ritiratisi in preghiera nella quiete di una grotta sulle alture del monte Aureo (così nel Medioevo era appellato l’odierno “monte Faito”), in una notte buia, il vescovo Catello e l’abate Antonino ebbero la celeste visione dell’Arcangelo Michele, che ordinò loro di edificare un tempietto sulla cima del monte, laddove si vedeva ardere un grosso cero.

i religiosi ubbidirono con assoluta devozione ed in breve edificarono sulla designata cima del monte (oggi monte Sant’Angelo, quota 1444 metri), un tempietto in legno in onore di San Michele Arcangelo, una piccola dimora consacrata a Dio ove giornalmente veniva officiata la Santa Messa.

San Catello: apparizione nella grotta

San Catello: apparizione nella grotta

L’ingiusta accusa contro Catello

Tutto volse per il meglio, fin quanto proprio per la sua condotta eremitica, il vescovo Catello fu vittima di una inattesa calunnia, con la quale lo si accusava di aver trascurato e abbandonato i fedeli e la sua chiesa. Il vescovo fu così sospeso e condotto prigioniero nelle carceri di Roma, perché giudicato colpevole da Papa Pelagio II.

Catello, uomo di straordinaria fede, si chiuse in contemplazione e in preghiera, e accolse la momentanea ingiusta decisione con ammirevole spirito di sopportazione. Stretto in continua meditazione ed ispirato da illuminazione divina, l’incarcerato Catello predisse al diacono suo temporaneo custode di cella che in un futuro non lontano, egli da carceriere, sarebbe stato elevato a pontefice, ma tale affermazione pur sortendo nel diacono sorpresa e perplessità, fu ben presto dimenticata. Alla morte di Papa Pelagio II (anno 590), la predizione fatta tempo addietro nelle carceri, ebbe ad avverarsi: il diacono carceriere di Catello, fu realmente eletto Papa con il nome di Gregorio Magno.

In seguito alle rivelazioni avute in sogno da un monaco benedettino (presumibilmente Sant’Antonino), Papa Gregorio Magno, novello Papa, ebbe in ricordo la predizione di Catello (fatta nelle carceri), e mosso a commozione lo riconobbe innocente. Finalmente scarcerato, Catello fu accolto festosamente dal popolo stabiese per essere immediatamente reintegrato a pieno diritto con la carica di vescovo di Stabia. Continua a leggere