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Giacinto Gigante, Ruderi del Castello, acquerello, datato 17 giugno 1851, Immagine tratta dal catalogo d’asta Giovanni Tesorone, asta tenutasi a Roma nel 1909 opera gentilmente segnalata da Massimiliano Greco

Il castello in rudere

di Massimiliano Greco

articolo pubblicato il 16 giugno 2018

Con estremo piacere segnalo a tutti gli amici di liberoricercatore.it un bellissimo dipinto che ho avuto modo di rintracciare e di apprezzare dal catalogo d’asta Giovanni Tesorone (asta tenutasi a Roma nel 1909).

Ruderi del castello

Paesaggio con ruderi

Il dipinto, uno stupendo acquerello (40×28 cm) di Giacinto Gigante datato 17 giugno 1851, come riportato nella nota che rimetto in scansione a seguire, mostra una rarissima immagine dei ruderi del castello di Castellammare di Stabia. Continua a leggere

Le corone della statua della Madonna del Carmine

( a cura di Massimiliano Greco ) 

La Madonna del Carmine portata a spalla

La Madonna del Carmine portata a spalla

Sul culto della Madonna del Carmine e sulla statua custodita nella chiesa del Gesù, hanno già scritto importanti studiosi. Nell’ottantesimo anniversario dell’incoronazione, vorrei condividere con gli amici di liberoricercatore.it i ricordi di mia madre relativi alla realizzazione delle corone, cesellate da suo padre Michele Filosa, orafo nonché tecnico di precisione del Regio Cantiere Navale di Castellammare di Stabia. Mio nonno che all’epoca abitava in via Nuova, ricevette l’incarico da Mons. Pandolfi e fu preferito a diversi orafi napoletani e milanesi, probabilmente anche per una questione di natura economica.

Statua della Madonna del Carmine

La raccolta e la fusione dell’oro fu fatta lungo la calata via Gesù dove, con un furgoncino, fu trasportata l’attrezzatura necessaria. Era il 24 maggio del 1933. L’oro fu raccolto grazie alla generosità della popolazione: chi donava un anello, chi un paio di orecchini, chi altri oggetti preziosi.
Mio nonno, aiutato dal figlio Mario che anni dopo ebbe il laboratorio in piazzetta Quartuccio, asportava le pietre e metteva il metallo prezioso nel crogiolo per ricavare i lingotti che in seguito sarebbero serviti per realizzare le corone, su disegno dell’architetto Giuseppe Pandolfi, fratello del prelato. Questi, pur abitando di fronte all’abitazione di mio nonno e nonostante gli facesse visita spesso e volentieri per verificare lo stato dei lavori, amava ammirare le fasi della lavorazione per mezzo di un cannocchiale per cui mio nonno, a richiesta, doveva posizionare i manufatti in modo tale che questi potesse guardarli da casa sua.
Mia madre, unica ancora in vita della numerosa famiglia, ricorda che fu un lavoro massacrante visti i tempi richiesti per la consegna. Il fratello, che all’epoca aveva poco più di vent’anni, per alleviare il dolore alla schiena dovuto alle ore passate curvo sul banco a lavorare di traforo, era costretto a dormire sul pavimento. A lavoro ultimato, ricevettero la visita di tutti i sacerdoti di Castellammare, una vera e propria processione. Continua a leggere

Il Presepe Stabile Stabiano

Il Presepe Stabile Stabiano

IL PRESEPE STABILE STABIANO

articolo di Massimiliano Greco

Premessa:

Il progetto del Presepe Stabile Stabiano non è un’operazione nostalgia[1] ma l’inizio di un percorso imprenditoriale che vuole salvaguardare e valorizzare un’opera d’arte patrimonio di Castellammare di Stabia e del territorio circostante di cui rischiavamo di perdere le tracce, un unicum nel suo genere perché nessuna altra città, nemmeno  Napoli che tra le sue immense ricchezze annovera i celeberrimi presepi di Santa Maria in Portico e del Gesù Vecchio, il cosiddetto presepe di don Placido, può vantare un insieme così numeroso di pastori a grandezza quasi naturale.

Il Presepe Stabile Stabiano

Il Presepe Stabile Stabiano (foto Corrado Di Martino)

Da ragazzi camminavamo nel presepe. Era enorme, occupava l’intera navata di destra, dalla cappella di San Catello fino alla cappella di San Michele.

Questo è il ricordo di don Ciro Esposito, ex parroco della Cattedrale di Castellammare di Stabia e promotore del restauro della magnifica e purtroppo poco conosciuta raccolta di pastori databili tra la fine del XVIII  e l’inizio del XIX secolo, statue alte quasi al naturale[2], di grande valore artistico.

Il cosiddetto presepe di Mons. Petagna ha avuto una storia molto travagliata; “oggetto delle mire di popolani ribelli e avidi di danaro, spinti dalla cupidigia e predatori di professione”[3] prima, e dei creditori del presule quando questi passò a miglior vita poi:

“L’eccessivo mecenatismo lo ridusse in stato di indigenza; morì in ristrettezza e sembra che alla morte qualche creditore pretese dalla sorella alcuni pezzi tra i più belli tra cui un cavallo dei Magi, che ora sono solo due”[4].

Emblematica la storia del Bambino Gesù che, ceduto dalla sorella di monsignor Petagna, dopo un lungo giro è rientrato nella proprietà della Curia ed attualmente è in affidamento alle Suore di San Vincenzo.

Bambin Gesù (foto Maurizio Cuomo)

Bambin Gesù (foto Maurizio Cuomo)

Il presepe ha subito i danni indiretti causati da due guerre mondiali, è stato dimenticato, maltrattato, ha sopportato perdite e furti soprattutto dei pastori di secondo piano e di lontananza, quelli più appetibili dai collezionisti, ed è stato oltraggiato con gravissime manomissioni.

Ma, nonostante ciò, è arrivato fino a noi così numeroso, ottanta pezzi superstiti di cui: sessantacinque pastori, tre puttini e dodici animali, compreso i due cavalli, grazie anche alla cura e alla passione di Mario Vanacore, memoria storica della Cattedrale, che li ha protetti e custoditi. Continua a leggere

Massimiliano Greco (poetica stabiese)

Caro Maurizio, ogni anno sui social assistiamo ad inutili e spiacevoli discussioni su Fratièlle e Surelle, spesso accompagnate da offese anche pesanti. C’è chi non cambierebbe una virgola, chi è infastidito dai botti potenti che vengono fatti esplodere. In pratica, fiumi di parole senza arrivare ad una soluzione logica e condivisa. Quest’anno, poi, la gli animi si sono accesi ancora di più  a causa di una provocazione lanciata dal Pippo Pelo show, addirittura con  l’hashtag: #nofratielleesurelle! Come mi insegni, la storia di questa antica tradizione è incerta e, in ogni caso, non credo proprio che ai tempi si usassero i fuochi d’artificio per richiamare i fedeli. Da tradizionalista quale sono, la voce votiva non si discute ma, sarebbe auspicabile un po’ di comprensione, un piccolo passo indietro da parte di tutti per la soddisfazione reciproca.


Il presepe dell'Immacolata (opera del m° Franco Liguori)

Il presepe di “Fratièlle e surelle” – Opera del m° Franco Liguori (Proprietà Enzo Cesarano)

Fratièlle e Surelle

Tenìmme na tradizione assaje bella,
ca se chiamma “Fratielle ‘e surelle”!
Uòmmene e femmene cu tanta devozione
rinnovano a tant’anne ‘a tradizione

e pe’ dudece juorne ‘int’’a nuttata,
vanno ‘mprucessione p’‘a Nuvena ‘a ‘Mmaculata.
Ma ‘a storia e chesta fede mo’ è cagnata
e ogni anno è sempre ‘a stessa ‘ntussecata.

Chi se lamenta p’’o troppo rummore
chi mmece s’arrecrea e nun vede l’ora
e sèntere ‘a voce ogni matìna,
d’’a Spiaggia, da ‘e Cantiere o ‘a Caperrina. Continua a leggere

Madonna col Bambino dormiente di Giovan Battista Salvi detto il Sassoferrato

Evocazioni

di Antonio Greco*

Madonna col Bambino dormiente di Giovan Battista Salvi detto il Sassoferrato

Madonna col Bambino dormiente di Giovan Battista Salvi detto il Sassoferrato

LLa casa grande e vuota gelava il cuore più che la fredda coltre di neve che copriva i monti e la squallida, circostante campagna.
Sebbene limitato alla sola capanna poggiata sul buffet, il Presepio acuiva la nostalgia struggente delle cose passate.
Ero solo e invocavo la mamma.
Risentivo le sue carezze sfiorarmi il viso e scaldarmi l’animo. Continua a leggere