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8 marzo: dalla Flora alla Donna di Stabia

Editoriale stabiese

8 marzo: dalla Flora alla Donna di Stabia

( alle donne di Castellammare di Stabia con stima e riconoscenza dalla redazione di LR )

L’8 marzo, giornata dedicata alla celebrazione della donna, rappresenta un momento di riflessione e di riconoscimento verso il ruolo fondamentale che le donne hanno avuto e continuano ad avere nella società.

Anche Castellammare di Stabia, città antica e ricca di storia, custodisce nella propria memoria simboli e testimonianze che sembrano parlare proprio di questa forza femminile che attraversa i secoli.

Dalla Flora alla Donna di Stabia

Tra i tesori restituiti dagli scavi dell’antica Stabiae vi è l’immagine della Flora, figura affrescata in epoca romana, che con la sua grazia e il suo gesto leggero richiama il mondo della natura, della rinascita e della vita che continuamente si rinnova.

La Flora, nella cultura antica, era la divinità dei fiori e della primavera. Rappresentava la rinascita, la fertilità e la vita che torna a germogliare dopo l’inverno.

Proprio da questa immagine antica nasce la nostra riedizione grafica. Abbiamo infatti reinterpretato la Flora dandole il volto realistico di una giovane donna. In questo modo abbiamo voluto creare un ponte simbolico tra la Stabia antica e la Castellammare di oggi.

Così, l’antica figura affrescata diventa quasi una donna del nostro tempo. Il suo sguardo sembra raccontare la stessa forza e la stessa grazia che riconosciamo nelle donne della nostra città.

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Operazione Batiscafo Trieste

Editoriale stabiese

Operazione Batiscafo Trieste: una storia che appartiene anche a Castellammare

articolo di Enzo Cesarano

Il docufilm Operazione Batiscafo Trieste, diretto da Massimiliano Finazzer Flory e commissionato dal Comune di Trieste, racconta una delle più grandi imprese scientifiche del Novecento.

Il 23 gennaio 1960 il batiscafo Trieste raggiunse i 10.900 metri di profondità nella Fossa delle Marianne. Gli esploratori toccarono così il punto più profondo del pianeta.

Fu un’impresa straordinaria, frutto della collaborazione tra Italia e Svizzera.
La sfera in acciaio fu realizzata dalle Acciaierie di Terni, lo scafo costruito a Monfalcone dai Cantieri Riuniti dell’Adriatico.

Il Batiscafo Trieste a Castellammare

Il Trieste a Castellammare

Ma c’è un passaggio fondamentale che ci riguarda da vicino:
l’assemblaggio finale del batiscafo avvenne presso il Cantiere Navale di Castellammare di Stabia, dove il Trieste fu varato il 26 agosto 1953.

Castellammare non è stata spettatrice di questa storia: ne è stata protagonista.
Qui si è compiuta una fase decisiva di quell’impresa che ancora oggi è simbolo di ingegno, coraggio e capacità industriale italiana.

Dopo l’anteprima a Trieste, il docufilm è in tournée tra Napoli, Milano, New York e Washington.

Proprio per questo, con spirito costruttivo e nel massimo rispetto istituzionale, chiediamo che anche le istituzioni di Castellammare di Stabia — e in particolare l’Assessorato alla Cultura — si attivino affinché venga organizzata una proiezione ufficiale in città.

Sarebbe un atto di riconoscimento verso la nostra storia, verso i lavoratori del cantiere, verso le scuole e le nuove generazioni che meritano di conoscere questa pagina straordinaria.

Non è solo un film. È memoria, identità, orgoglio stabiese.

Confidiamo in un segnale di attenzione da parte dell’Amministrazione, affinché questa storia possa essere raccontata anche nella città che contribuì a renderla possibile.


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La biblioteca, la memoria e la Cultura negata

Editoriale stabiese

La biblioteca, la memoria e la Cultura negata

l’editoriale di

Enzo Cesarano & Maurizio Cuomo

Biblioteca di Castellammare di Stabia (foto Mimmo Iodice)

Biblioteca di Castellammare di Stabia (foto Mimmo Iodice)

La fotografia che pubblichiamo, realizzata nel 1977 dal grande fotografo Mimmo Iodice, ritrae la biblioteca del Palazzo del Fascio di Castellammare di Stabia.

Un’immagine sobria e potente: tavoli ordinati, studenti concentrati ed immersi nello studio, scaffali di libri, silenzio. Un luogo vivo, attraversato dal sapere e dalla quotidianità.

La foto, reperita in rete e successivamente ripulita con l’ausilio dell’intelligenza artificiale, non è solo un documento visivo, ma una testimonianza storica. La foto mostra ciò che la biblioteca comunale è stata: uno spazio centrale nella vita culturale della nostra Castellammare.

Negli anni successivi, con la necessità di intervenire sull’edificio del Palazzo del Fascio, si decise di trasferire provvisoriamente il patrimonio librario e le attività a Palazzo Alvino da molti appellato come Palazzo Vanvitelli.

Una soluzione temporanea che avrebbe dovuto garantire la continuità del servizio pubblico, in attesa del pieno recupero della sede originaria. Purtroppo, col passare del tempo, quel “provvisorio ripiego” si è protratto all’inverosimile, divenendo nella sua evoluzione attuale, un servizio pubblico mal gestito e poco fruibile.

A denunciare ciò, è l’associazione “Gli Amici della Filangieri”, con un comunicato divulgato il 21 ottobre 2025, che a seguire ci onoriamo di rimettere integralmente: Continua a leggere

Castellammare: tra simboli perduti e un futuro da ricostruire

Editoriale stabiese

Castellammare: tra simboli perduti e un futuro da ricostruire

editoriale di Enzo Cesarano

Le Nuove Terme di Stabia in rudere (foto Maurizio Cuomo)

Le Nuove Terme di Stabia in rudere (foto Maurizio Cuomo)

Al posto delle Terme del Solaro, costruite tra il 1964 e il 1967 per rilanciare il termalismo stabiese e portarlo a livello europeo, sorgerà un nuovo ospedale.
Un ospedale che, come ripetono i politici, sarà all’avanguardia, attrezzatissimo, di ultima generazione: una struttura moderna, pensata per colmare le croniche carenze della sanità di Castellammare e dei comuni vicini.

Fin qui tutto bene. Ma la domanda resta: era questo il luogo giusto?
Perché le Terme non erano solo edifici: erano un simbolo, un tassello identitario della città.

Oggi non ne resta più nulla. Abbandonate dopo il terremoto, vandalizzate e smembrate, delle Terme del Solaro non rimane neppure un rudere. E la vera ferita non è solo la perdita materiale, ma la cancellazione di una memoria collettiva. Il termalismo non è stato soltanto un settore economico: è stato parte del nostro DNA.

Negli ultimi anni, troppe volte Castellammare ha dovuto assistere alla scomparsa o al declino dei suoi simboli.
Il dramma della funivia, con le vittime dello scorso aprile, ha colpito al cuore la comunità stabiese, cancellando un altro emblema cittadino che difficilmente tornerà in funzione.
Cassarmonica versa in stato di abbandono e necessita di recupero e ristrutturazione.
Le Terme vecchie restano chiuse, e nessuno sa se un giorno l’acqua tornerà a scorrere e ad essere donata ai cittadini, e se potremo ancora bere l’“acqua della Madonna”. Continua a leggere

Stabia e le sue Acque tradite

Editoriale stabiese

Stabia e le sue Acque tradite

editoriale di Maurizio Cuomo

Stabia e le sue Acque tradite

Stabia e le sue Acque tradite

Castellammare di Stabia possiede un patrimonio idrogeologico unico al mondo. Eppure, negli ultimi decenni, una gestione politica miope e disattenta ha contribuito a disperdere questo inestimabile tesoro. Le responsabilità sono evidenti. Anche volendo riconoscere i timidi tentativi delle ultime Amministrazioni, è chiaro che gli sforzi compiuti non sono stati né all’altezza né risolutivi. Lo dimostra, senza possibilità di smentita, la drammatica condizione attuale.

Oggi serve onestà intellettuale: la gestione delle acque di Castellammare è stata a dir poco fallimentare.

Le sorgenti delle terme stabiane, un tempo vanto della città, giacciono nell’oblio più assoluto. Stabia, la “Regina delle Acque”, ahinoi, è oggi, uno sbiadito ricordo!

Un vero e proprio, insulto a madre natura, che qui ha riversato con generosità le sue risorse più preziose, e un’offesa alla memoria di chi, nei secoli, ha celebrato e valorizzato questa terra. Un patrimonio inestimabile, che noi, colpevolmente, non abbiamo saputo né valorizzare, né difendere.

Per un vero stabiese, tutto questo fa rabbia. Fa rabbia vedere un patrimonio sprecato, dimenticato, abbandonato. Ma ancora più raccapricciante è l’immobilismo di chi ha il dovere di agire e invece resta in silenzio a guardare. Intanto, siamo costretti a sorbirci ogni giorno la solita retorica: parole vuote, promesse ripetute, nessun progetto utile per un reale e concreto recupero.

Nella piena convinzione che senza consapevolezza non può esserci rinascita, Liberoricercatore, in quanto portale informativo, memoria storica e voce indipendente del territorio, da anni si è impegnato a sensibilizzare la cittadinanza su questa ed altre cause. Lo ha fatto con articoli, testimonianze, approfondimenti storici e appelli alla memoria collettiva. Continua a leggere