Archivi autore: Massimiliano Greco

Informazioni su Massimiliano Greco

Appassionato di tradizioni e cultura stabiana, nonché profondo conoscitore di arte presepiale, è fondatore e presidente dell'A.S.A.P. (Associazione Stabiese dell'Arte e del Presepe).

Suor Maria Filosa

Personaggi stabiesi

Suor Maria Filosa

nei ricordi di Paola Greco

Buongiorno, vorrei condividere con voi un breve ricordo di Suor Maria Filosa, figlia di Castellammare di Stabia, in occasione del quarantesimo anniversario della sua scomparsa. Mi farebbe piacere dare testimonianza dell’opera meritoria alla quale si dedicò con fede e coraggio.

Sarebbe bello poter aggiungere le testimonianze e i ricordi delle persone che l’hanno conosciuta.

Paola Greco

Suor Maria Filosa alla fontanina

Suor Maria Filosa

Il lunedì era pasta e fagioli

Mia mamma, da sempre mattiniera, ogni giorno si alzava all’alba per dedicarsi ai suoi impegni di professionista del presepe e di casalinga tra i cui compiti c’era, naturalmente, anche quello di sfamare la famiglia.

Dunque, il lunedì si alzava alle 5 del mattino e per prima cosa metteva sul fuoco la pentola dei fagioli secchi, lasciati in ammollo la sera prima, e cominciava la sua routine quotidiana.

Il lunedì era anche il giorno di visita della sorella di mamma, al secolo Itala Romana Filosa, per noi zia Itala, per tutti Suor Maria.

Ora non saprei dire se, come nella storia dell’uovo e della gallina, sia venuta prima la pasta e fagioli e poi suor Maria o viceversa; sta di fatto che, nel tempo, le due cose erano diventate un’abitudine consolidata.

Nata il 7 ottobre 1915, zia Itala era l’ottava di una lunga schiera di fratelli. Era una donna alta e longilinea, energica, dalla battuta facile, un po’ come tutti i suoi fratelli, dal carattere talvolta irruento ed aspro, ma che sapeva stemperare le tensioni con un bel sorriso. Continua a leggere→

Il Diavoletto di San Gregorio Armeno

Il Diavoletto di San Gregorio Armeno

Il Diavoletto di San Gregorio Armeno

articolo di Pasquale Cirillo

Il Diavoletto di San Gregorio Armeno

Il Diavoletto di San Gregorio Armeno

La sera della Vigilia di un Natale di diversi anni fa, sui biglietti di accompagnamento dei regali, i miei preziosi  figli alla madre scrissero: “Alla Colonna della famiglia”, mentre a me: “Al Bambino dai capelli grigi”.

Ricordo che me la presi, ma poi mi passò subito. Un po’ perché credo di non essermi  mai sottratto ai miei doveri di padre e poi perché mi ricordai che quella dedica è il titolo di un racconto apparso sul CORRIERE DEI PICCOLI degli anni sessanta che avevo fatto leggere a mia figlia, la quale da lì aveva preso spunto.

E poi sì, non me ne vergogno, forse sono proprio un bambino coi capelli grigi (ora quasi bianchi) ed appartengo ad una tribù a rischio di estinzione come gli indios della Foresta Amazzonica. Noi di questa etnia minacciata ci perdiamo appresso a visioni di presepi, di pastori, ma non solo: alcuni di noi collezionano santini, scatole di latta, vecchi fumetti e tanto altro e, cosa più grave, senza farci un euro.  Il disagio è inevitabile quando incontriamo persone “pratiche”, soprattutto quelle impegnate a fare soldi e carriera. La gioia, invece, è grande quando incontriamo un nostro simile. Come è successo quando ho conosciuto, tanti anni fa, Antonio Greco. Continua a leggere→

'o Presebbio

‘O Presebbio

‘O Presebbio

di Massimiliano Greco 

'o Presebbio

‘o Presebbio (famiglia Greco)

Maronna mia, ca stammo ‘o mese ‘e luglio
e tu staje già penzanno a fà’ ‘o presebbio?
Ma nun te sfastarje, nun pierde ‘o tiempo,
ih che calore! Ma chi t’‘o fa fà’?
Nennè, ‘o presebbio è ‘na cosa seria,
nun è ‘nu palluncino ca s’abboffa.
Tu ancora cride ca è ‘na pazziella,
‘na jurnata ‘e fatica… et voilà?
‘O mio nun è presebbio ‘e quatte sorde,
doje tavule ‘e lignamme e ‘o ppoco ‘e carta;
chillo l’accatte ‘ncopp’‘e bancarelle
e doppo ‘a Ppifania ‘o vaje a jettà’.
Ce vo ‘o tiempo, ‘a pacienza e ‘a fantasia,
pe fà’ ‘na cosa ‘e grande qualità!
‘O suvero t’‘o guarde, l’accarizze,
‘o gire e vuote dint’‘e mmane toje,
‘nu colpo ‘e raspa e comme pe maggia,
stu piezzo è fatto apposta pe sta ccà.
‘Nu poco ‘a vota nasce ‘nu paese,
cu ‘e case, ‘e putechelle, ‘o ponte, ‘o sciummo.
‘Nu sfondo fatto ‘a ‘nu masto pittore,
cu ‘a tela fai ‘e muntagne e po ‘o culure…
ma nun è ‘nu foglio ca tu può nguacchià’.
Chist’anno ‘o Ninno nasce dint’‘a grotta
tra ‘na cascata ‘e angiule e puttine,
‘e zampugnare, quacche cherubbino,
stavota m’aggia proprio arrecrejà’. Continua a leggere→

Presepi da Guinness – L’opera di don Antonio Esposito

Storia e Ricerche

Presepi da Guinness – L’opera di don Antonio Esposito

articolo di Massimiliano Greco

Castellammare di Stabia vanta un’antica e radicata tradizione del presepe napoletano, per la collezione di pastori del ‘700 conservati nel Duomo, per la presenza di famiglie che hanno o hanno posseduto collezioni di pastori napoletani di grande pregio e per una folta schiera di artisti ed artigiani, alcuni di grande fama, che si sono dedicati e si dedicano tuttora  all’arte del presepe.

Presepe in Guscio d’uovo

Presepe in Guscio d’uovo

Tra i presepisti Stabiesi, un ruolo di spicco occupa di diritto don Antonio Esposito, un sacerdote schivo e riservato, il mago della micro miniatura, come lo ha definito il Prof. Angelo Stefanucci, presidente dell’Associazione Italiana Amici del Presepio.

Nato nel 1917, attratto dalla vocazione religiosa entra nell’ordine dei Barnabiti per poi passare al clero diocesano. Si cimenta nella realizzazione dei presepi per puro caso; è il Natale del 1941 e per sfogare in qualche modo il dolore per la perdita della mamma, decide di realizzare un presepe in una piccola scatola. Continua a leggere→

Natale in casa Greco 2

Natale in casa Greco 2

di Massimiliano Greco

A destra Bonifacio davanti alla natività

Del Natale della nostra infanzia ne ha parlato ampiamente mia sorella Paola in un articolo di qualche anno fa, “Natale in casa Greco“, per cui cimentarmi sullo stesso argomento sarebbe un’inutile ripetizione perché i nostri ricordi, al netto di qualche piccola sfumatura, collimano perfettamente.
Piuttosto vorrei soffermarmi brevemente sulle persone che frequentavano casa nostra, argomento appena sfiorato in quell’articolo.
Ovviamente casa Greco era frequentata in prevalenza da appassionati del presepe provenienti da tutta la Campania con prevalenza dalla fascia costiera che va da Sorrento a Napoli; amici, conoscenti, appassionati o semplici acquirenti, anche negozianti di quella San Gregorio Armeno, completamente diversa da quel che è oggi e da ciò che si racconta fosse. Ma questa è un’altra storia che prima o poi dovrà essere raccontata.
Esclusa la politica, argomento trattato molto raramente ed in occasioni diciamo molto particolari, e l’argomento calcio che a mio padre non interessava affatto, l’unica volta che l’ho visto appena contento per il risultato di una partita che non aveva nemmeno visto fu l’11 luglio del 1982, finale Italia – Germania ai mondiali di Spagna e solo perché avevamo battuto gli “odiati” tedeschi, l’unico argomento che teneva banco in casa era il presepe.
Da casa nostra negli anni saranno passate un numero imprecisato di persone: collezionisti, antiquari, storici, professionisti e tanta gente comune.

La natività, Giuseppe

L’elenco sarebbe lunghissimo per cui mi limiterò a citarne alcuni scusandomi fin da ora per le eventuali dimenticanze:
I Catello, noti collezionisti napoletani, Gennaro Borrelli, Vincenzo e Teodoro Fittipaldi, Alfonso Laino con il figlio Alfredo e la moglie Lina, i Parlato, la signora Gargiulo che aveva un negozio di antiquariato al corso nei pressi della stazione e tutti gli appassionati/collezionisti di Sorrento, i Buono di Sant’Agnello, il prof. Umberto De Martino di Meta di Sorrento che per anni ha insegnato a Castellammare, don Mimì Giannotti noto commerciante napoletano, don Luigi Acanfora, Michele Tuoro, gli allora giovanissimi fidanzati Salvatore Sabatino e Ornella Iezzone e gli amici presepisti di Torre del Greco, Pietro “Giosuè” Romano di Torre Annunziata o Giacchinopoli come diceva mio padre per prenderlo in giro e con il quale litigava, per così dire, per la proprietà dello scoglio di Rovigliano, Pasquale Cirillo e molti altri di cui non ricordo il nome.
E poi gli amici storici di Castellammare: Ulderico Meledandri con la moglie Jolanda, Vittorio Esposito con la moglie Angela, Tonino Milano con la moglie Maria, don Ciccio Acanfora, Ciccillo De Angelis che abitava a Villa Vollono, Raffaele Puglia con la moglie Leonina, Saverio De Angelis, Ciro Vanni. Pasquale Stigliano di cui ricordo la bravura di miniaturista e il numero di matricola tatuato sull0avambraccio sinistro, triste regalo del nazifascismo. Don Antonio Esposito, il sacerdote mago della microminiatura presepiale ed ultimo ma non per importanza, Mario Vanacore, amico fraterno e a tutti gli effetti ottavo membro della famiglia Greco-Filosa.
E mentre gli uomini discutevano di pastori e presepi, accalorandosi proprio come fanno i tifosi di calcio, le mogli si intrattenevano con mia mamma e i figli con noi ragazzi.
Ovviamente le visite si ricambiavano e noi tre figli, Francesco era più grande e già autonomo, abbiamo conosciuto e frequentato le abitazioni di tutti i presepisti.
Ricordo come se fosse ieri le visite a Napoli dai Giannotti a vico Santa Luciella, una stradina che collega San Gregorio Armeno a San Biagio dei Librai.
Mentre mio padre si intratteneva con don Mimì per parlare di pastori e affari e mamma con la moglie Elena, noi tre insieme ai figli Carlo, Enzo ed Elisa, passavamo le ore a giocare nell’androne del palazzo.
Ricordo anche diversi personaggi, alcuni molto particolari e tra questi: quello che etichettammo come ‘o mbrellino ‘e seta, perché puntiglioso fino all’eccesso, ‘mpicciuso insomma, il tipo che ogni volta che acquistava o ritirava un pastore restaurato chiedeva sempre: “Antò, e nun ce mettimmo niente mmano a stù pastore!”, come se i finimenti cioè gli accessori che servono a completare un pastore o una scena non avessero un costo e quello con la voce da gagà, parlava quasi come ‘o Barone di Operazione San Gennaro, che ogni volta che vedeva qualcosa che gli piaceva in maniera particolare esclamava: don Antonio, è veramente bellillo.
E poi la nota scrittrice di cui non dirò né il nome né la città perché sarebbe facilmente identificabile, che pretendeva che mia mamma le vestisse un pupazzo molto in voga negli anni ‘70, il monaco che premuta la testa, tirava fuori tutta la sua virilità.
Alla richiesta, mia mamma lle facette na cera e la liquidò con eleganza.
Non di rado, veniva a farci visita anche Francesco Paolo Bonifacio, ai tempi Presidente della Corte costituzionale, stabiese DOC e politico di alta levatura morale.
E una sua visita per vedere i presepi mi rimanda ad un altro ricordo; una Natività e due storie che seppur lontane negli anni l’una dall’altra, in qualche modo si legano.
Siamo nella seconda metà degli anni ’70, i cosiddetti anni di piombo.
Il rione Spiaggia dove abitavamo era tutto sommato tranquillo; nulla di eclatante a parte qualche litigio dovuto a qualche “capa scarfata” e le scorribande di una “chiorma ‘e fetienti” quali eravamo.
Qualche personaggio un po’ naïf e tanta brava gente.

La natività, Maria

Vedere un’auto blu di grossa cilindrata con tanto di lampeggianti ed i carabinieri con i mitra spianati ai lati del nostro portone impressionò non poco i nostri vicini.
Signora Clizia, chiesero il giorno dopo a mia madre, cosa è successo, cosa facevano i carabinieri a casa vostra?
E mia madre: Non è successo nulla, abbiamo ricevuto la visita di un amico.
Torno indietro di qualche anno, precisamente a dicembre 1959, viaggio di nozze dei miei genitori, un dicembre freddo e piovoso.

I signori Greco in viaggio di nozze a Roma

Dopo vari giorni di pioggia e di freddo, la brillante idea di mio padre: Clizia, visto il tempo inclemente, torniamo a casa, il viaggio lo continuiamo un’altra volta.
Fermiamoci a Napoli e andiamo a comprare due impermeabili.
Camminando per Napoli, per caso ma non ci giurerei più di tanto, arrivarono a via Costantinopoli, la nota strada degli antiquari.
Mia mamma, santa donna, aveva mangiato la foglia ma stette al gioco.
Quando papà con aria tra l’indifferente e il consapevolmente colpevole uscì dal negozio dell’antiquario con due cartocci in mano, aveva comprato una Madonna ed un San Giuseppe di legno, del tipo a manichino snodabile alla Pinocchio alti una settantina di centimetri, mia mamma gli disse: “Antò, quanno chiove, ce mettimmo ‘a Madonna e San Giuseppe ‘ncapa!”.
L’elemento che lega in qualche maniera queste due storie è questa Natività comprata a Napoli e la foto che allego, ritrae l’onorevole Bonifacio proprio davanti ad essa.
Oggi tanti amici di mio padre legati al mondo del presepe e sparpagliati in tutta Italia sono diventati miei amici.
Ciò che mi rende infinitamente orgoglioso dei miei genitori è constatare che hanno lasciato un ottimo ricordo, è sentire l’affetto che ancora oggi gli amici e quelli che li hanno conosciuti, nutrono nei loro confronti.
Ricevere a distanza di anni sinceri attestati di stima anche da persone a me sconosciute che mi dicono di aver conosciuto mamma e papà, è per me la gioia più grande.

Tutto il materiale in oggetto appartiene alla Famiglia Greco, si ringrazia Massimiliano Greco per la gentile concessione.

Articolo pubblicato il giorno 16 dicembre 2024