Archivi categoria: Storia e Ricerche

 

Storia e Ricerche

La sezione Storia e Ricerche è il cuore di Liberoricercatore.it. Qui vengono pubblicate storie e ricerche sulla città di Castellammare di Stabia.

Gli Articoli e Ricerche approfondiscono eventi storici, curiosità e tradizioni stabiesi. Ogni contributo è basato su fonti storiche, documenti e/o testimonianze dirette.

Nella sezione Personaggi Locali raccontiamo le vite di uomini e donne che hanno segnato la storia della città. Biografie e testimonianze ne ricostruiscono il contributo.

Questa rubrica è un archivio di memoria e cultura che invita appassionati e studiosi a scoprire le radici della nostra comunità.

Con “Storia e Ricerche”, Liberoricercatore.it vuole preservare e diffondere la storia stabiese. Ogni contributo aiuta a tramandare il passato alle future generazioni.

Il Giovedì Santo al… profumo di caffè

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Il Giovedì Santo al… profumo di caffè

a cura del dott. Tullio Pesola

Chiesa dello Spirito Santo – Fronte

Diversi anni fa, vale a dire quando la Parrocchia dello Spirito Santo (da molti conosciuta come la Chiesa di San Ciro) era retta dai Frati minori, chi vi accedeva la sera del Giovedì Santo o il giorno dopo, avvertiva un forte, ma gradevole odore di caffè.

In quell’oasi di pace e di preghiera tutti i fedeli che si alternavano nell’incontro con Cristo, si scambiavano sguardi interrogativi, ma nessuno riusciva a darsi una spiegazione e chi ci provava, concludeva –sorridendo – col dire che i frati fronteggiassero la stanchezza col sorbire diversi caffè e protrarre, così, la loro veglia di adorazione davanti alla “cappella della Reposizione”.

Il misterioso profumo di Caffè

Già! La “cappella” o anche – per talune chiese – l’ “altare” della Reposizione! Comunque, sia l’una che l’altro costituiscono, giusto per intenderci, quello “spazio” della chiesa allestito al termine della “Missa in Coena Domini” del Giovedì Santo destinato ad accogliere le specie eucaristiche consacrate e a conservarle fino al pomeriggio del Venerdì Santo, quando, al termine della liturgia penitenziale, vengono distribuite ai fedeli per la comunione sacramentale. Continua a leggere

Mario Della Sala, vittima stabiese delle foibe

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Mario Della Sala, vittima stabiese delle foibe in quel dannato 1943

(e il fratello Vincenzo, caduto nel 1938 nel corso della guerra civile spagnola)

Mario Della Sala

Mario Della Sala (fotografia tratta dal sito Metropolisweb.it)

Premessa

Tra gli stabiesi caduti vittime delle foibe istriane e dalmate non ci fu solo il capitano della guardia di finanza Repubblicana, 6° Legione, Giovanni Acanfora (10 febbraio 1911 – 3 maggio 1945) e altri elencati nella nota uno[1].

 Un altro concittadino, un altro rappresentante delle forze dell’ordine, l’agente di Pubblica Sicurezza, Mario Della Sala (1 giugno 1913 – 4 ottobre 1943), in servizio nella Questura di Pola, fu vittima della violenta rappresaglia dei partigiani di Tito – deciso a vendicarsi della occupazione nazifascista e dagli orrori  da questi perpetrati nei confronti della popolazione –  in quei tragici mesi che seguirono all’otto settembre 1943[2].

La famiglia Della Sala ha pagato a caro prezzo le follie di grandezza  mussoliniane, drogata dalla propaganda fascista che coinvolse una intera generazione cresciuta nel mito della Patria e dell’Impero costruito dall’Uomo del Destino, fino a pensare che il secondo conflitto mondiale era da intendere come guerra di liberazione dal gioco delle demoplutocrazie[3].

Quella che raccontiamo è la storia di tre fratelli, Mario, Vincenzo e Luigi. Fortunatamente quest’ultimo, ufficiale degli alpini del genio Militare, arrestato a Bolzano dalla polizia fascista e dai nazisti per essere deportato, tornò a casa sano e salvo dalla dura prigionia di un lager polacco. Una storia che ha avuto modo di tramandare ai suoi figli e recentemente da loro pubblicata su Libero Ricercatore in occasione del Giorno della Memoria.

Nel racconto, Mario, Lucio e Maria Rosaria Della Sala, figli di Luigi, raccontano le peripezie vissute dal padre, l’ultimo nato della famiglia,

Il militare italiano conobbe gli orrori della prigionia vissuta nel lager di Deblin, in Polonia, ma fortunatamente vi sopravvisse, lasciando traccia di quegli anni bui in due libretti che aveva realizzato in prigionia con carta recuperata non so come e le copertine fatte della paglia che utilizzavano per dormire. 

Nella sua eccezionale testimonianza di deportato, fortunatamente sopravvissuto, Luigi racconta le sue traversie corredandole con disegni dei luoghi in cui rimase internato. Tornato a casa, nella sua città natale, metterà a frutto la sua laurea in architettura, realizzando, come ricorda un suo nipote, alcuni dei più bei negozi di Castellammare , molti dei quali, purtroppo non più esistenti, tra Piazza Principe Umberto, Corso Vittorio Emanuele e via Nocera. Erano i negozi del bar Cirillo, del biscottificio Riccardi, del negozio di abbigliamento Negri, di Arredo mobili, Lodi e tanti altri[4].


La famiglia Della Sala

 I  destini dei suoi genitori si erano incrociati a Castellammare di Stabia,  Carmine Della Sala, fabbro ferraro, poi operaio di marina, era nato a Mercato San Severino, mentre Clelia Manzone proveniva da Gallipoli. Si erano incontrati, innamorati ed infine convolati a nozze quel fatidico 15 marzo 1902. Lui aveva già 36 anni, lei soltanto 25. E da quel matrimonio nacquero nove figli, di cui solo cinque sopravvissero.

Il primogenito fu Sabato, nato il 10 maggio 1903, seguirono, tra quelli che sopravvissero, Salvatore, nato il 23 gennaio 1907, Vincenzo, 11 novembre 1910,   Mario, nato il 1 giugno 1913 ed infine Luigi, 22 luglio 1917. Continua a leggere

I Giorni della Memoria a Castellammare di Stabia

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I Giorni della Memoria a Castellammare di Stabia

(25 luglio – 30 settembre 1943)

articolo del dott. Raffaele Scala

Premessa: caro Maurizio, dopo un lungo silenzio ritorno con una nuova inedita ricerca sui fatti del settembre 1943, utilizzando alcune, inedite relazioni dell’allora Segretario Generale del comune, poi Commissario Prefettizio ed infine Podestà, prima di ritornare al suo lavoro originario. Relazioni scritte a caldo, nel fuoco di quei giorni terribili che raccontano dell’orrore vissuto, della fame e della disperazione degli stabiesi, la crudeltà nazista, le complicità fasciste. Se vi sono testimonianze di quanti vissero quei giorni ed hanno voglia di raccontare, sono pronto a raccogliere le loro voci. Allego le foto di due protagonisti dell’antifascismo stabiese, immagini inedite di Guglielmo Perez, operaio ebanista e Luigi Blundo, impiegato.

Come sempre ringrazio per lo spazio che mi concedi. Raffaele Scala.

Guglielmo Perez

Guglielmo Perez (antifascista stabiese)

Luigi Blundo

Luigi Blundo (antifascista stabiese)

          Il 25 luglio 1943 fu un giorno traumatico per la metà del Paese, in tanti, i più, si liberarono di camice nere, distintivi e gagliardetti buttandoli nel più vicino bidone della spazzatura, rinchiudendosi in casa o mettendosi al sicuro da probabili, sicure vendette allontanandosi dalla propria città. Vi fu chi pianse, chi giurò vendetta contro il tradimento patito da Mussolini e pronto a dare la propria vita per riscattare l’onore del Paese. In gran parte furono i più giovani, quelli nati e cresciuti nel mito dell’Impero, attratti dal fascino delle parole d’ordine di cui erano pieni i muri dei mille e mille campanili d’Italia, gli altri che corsero a rafforzare la Repubblica di Salò erano i disperati, quelli consapevoli che per loro non c’era speranza di salvezza nel caso fossero caduti vivi nelle mani dei nuovi vincitori, assetati di giustizia e di vendetta. L’altra metà si lasciò andare a festeggiamenti di varia natura, invadendo le strade e brindando allegramente alla ritrovata libertà, lo fecero due volte, ripetendo il giubilo anche nella tarda serata dell’otto settembre, ma ben presto costretti a rinchiudersi nuovamente nelle loro case perché il peggio doveva ancora arrivare, con il suo lungo, interminabile, micidiale colpo di coda nazifascista.  La messa in minoranza del Duce d’Italia nel corso della drammatica riunione del Gran Consiglio e il suo successivo arresto fecero esplodere le mille contraddizioni di una Italia ormai allo stremo, stanca di una guerra che neanche Mussolini aveva in realtà voluta, almeno non nell’anno in cui fu effettivamente dichiarata, quando, ormai convinto della guerra lampo immaginata e voluto da Hitler, volle sedersi al tavolo dei vincitori con il minor danno possibile aggredendo la confinante Francia, già invasa dai nazisti. Continua a leggere

Raffaele Viviani

Raffaele Viviani, grande indimenticato stabiese

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Raffaele Viviani, grande ed indimenticato stabiese

a cura della Redazione di Libero Ricercatore

Busto Viviani, proprietà G. Fontana

Poeta, commediografo, scrittore e attore, nacque a Castellammare di Stabia il 9 gennaio 1888, in un fabbricato dell’odierna Via Viviani. Poco più che un bambino, diede prove delle capacità e del suo grande talento, Thàlia già lo prese sotto protezione. Il piccolo Papilluccio (così lo chiamavano in famiglia poiché anche il padre si chiamava Raffaele), si imbevve della passione paterna, e già a 4 anni comparve sulla prima scena della sua vita (siamo intorno al 1892, nel teatro Nuovo San Carlino), al fianco della sorella Luisella, vestito di un buffo frack rosso, iniziava a portare il pane a casa.

Atto di nascita di Raffaele Viviano, Archivio di Stato, atto numero 57, pagina 20, del 10 Gennaio 1888

 La vita di Viviani fu segnata fin dall’inizio dagli stenti, dalle privazioni, dopo la scomparsa del padre, quando non aveva ancora 12 anni, patì realmente la fame. La sua volontà, il suo talento, la sua maturità precoce, lo videro importante autore di versi e musica dei suoi spettacoli, sembra che fischiasse i motivi delle canzoni per farsele scrivere su pentagramma da un musicista compiacente. La strada del successo era intrapresa, occorreva solo macinare passo dopo passo, quanta maggiore distanza era capace di compiere, fino al 22 marzo del 1950, giorno della sua scomparsa. Continua a leggere

Vincenzo Carrese: Orgoglio Stabiese

Personaggi stabiesi

Vincenzo Carrese: Orgoglio Stabiese

a  cura di Gaetano Fontana

1930 Carrese agli inizi della carriera

Vincenzo Carrese nasce a Castellammare di Stabia il 20 marzo 1910.

Il padre Pietro, professore di matematica, è stato sindaco nel 1920 (una centralissima strada cittadina porta il suo nome).

Ma chi era Vincenzo Carrese?

Possiamo senza dubbio dire che è stato il primo fotoreporter italiano anche se non amava definirsi un fotografo, ma manager della fotografia.

A 17 anni il padre lo manda a Milano dallo zio Ferdinando D’Amora (altro stabiese illustre poco conosciuto dagli stabiesi) direttore della “Domenica del Corriere” dal 27 luglio 1924 al 1929 (anno in cui è morto per infarto). Continua a leggere